Nel recente volume “Il Torinese nelle storie di Topolino“, tra i vari redazionali ce n’è uno che mostra le volte che Torino è stata protagonista (o co-protagonista) nelle avventure pubblicate sul settimanale Topolino.
Se per caso ne conosci altre che non sono state citate, fammelo sapere, così completiamo la lista, nel caso fosse incompleta!
Prima che tu me lo chieda, sì, ovviamente c’è anche la mia (coi disegni del caro Giampiero Ubezio) che percorre diverse zone di Torino.
Va notato che, se non erro, è stata la prima, dopo quella antica del 1956 di Martina e Bottaro, a proporre un racconto in una città reale italiana come Torino e non è stato casuale. Ecco come andò.
Ormai tantissimi anni fa, Franco Fossati, nel corso di una amabile conversazione fra operatori del settore che si lamentavano della mancanza di sceneggiatori adeguati al ruolo in Italia, mi chiese di scrivere (anzi mi obbligò dicendo che era un mio dovere morale) qualcosa per Topolino e dare il buon esempio.
All’epoca (inizio anni ’90 del secolo scorso) il responsabile per le sceneggiatore non era più lui ma il buon Massimo Marconi. Ma prima di proporgli qualcosa sentii gli amabili e bravissimi colleghi e amici torinesi Bruno Sarda e Giorgio Figus (che già da tempo lavoravano per Topolino) perché mi dicessero cosa NON bisognava assolutamente proporre, pena essere rifiutato. Il mio recondito intento (un piano diabolico) era semplice: fare, sia pure con la massima professinalità, esattamente tutto quel che NON si doveva fare, in modo che Marconi rifiutasse la mia proposta e io avessi la coscienza a posto con l’amico Franco senza dover davvero mettermi a scrivere per il mio “mito Topolino” che ritenevo “troppo” per me.
Tra le cose che non erano gradite all’epoca, specie se ti presentavi per la prima volta, c’era proprio anche l’ambientare storie in una città italiana reale (e proporre storie con Topolino, inventare personaggi nuovi e altre varie cosette che ti risparmio qui). Ambientai quindi il mio soggetto a Torino, la mia città, e sviluppai la storia tutta in luoghi reali, inventando personaggi nuovi (tra cui Oscar Boom, il mio buon professore di sanscrito, il grande orientalista Oscar Botto) e feci tutto quel che non si doveva assolutamente fare. Massimo, ricevuto il plico, mi telefonò a casa e io, quando lo sentii, ero pronto a dire “eh, pazienza, ci ho provato, sarà per un’altra volta, grazie lo stesso”. Invece no. Mi disse “va benissimo, quando è pronta la sceneggiatura? Fai presto!”… Fregato ero. Ma fu divertente, ovviamente.
Così è la vita. Mai fare piani senza averne di riserva. 😉
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