Con l’uscita del volumetto Disney Grandi Autori – l’eredità di Luca Boschi (in anteprima, in coda a questo articolo), dedicato al mio buon amico e gigantesco esperto Disney (ma non solo, di Fumetto in generale e di cultura) morto il 3 maggio del 2022, vien da chiedersi, per l’ennesima volta: che ne è della sua eredità culturale e fisica? Ci sarà mai una Fondazione a suo nome, con i suoi lavori, le sue opere, i suoi originali, le tantissime cose che aveva raccolto e tutto il resto?
Quest’anno avrebbe compiuto 70 anni e se ci fosse arrivato avrebbe continuato a lavorare per il Fumetto (sotto pagato, quando non gratis), e per il bene dell’umanità, e a distribuire in grandi dosi cultura, gentilezza e generosità.
Mi manca, come mi manca il buon Franco Fossati (che morì di mala sanità a soli 50 anni), altro grande amico e super esperto di Fumetto la cui mancanza non mi è certo stata attenuata dal fatto che per lui una Fondazione la mettemmo in piedi. Ma almeno per il resto del mondo qualcosa di lui e della sua opera ancora vive, in qualche modo, oltre al ricordo di chi gli ha voluto bene.
Con ambedue (e altri amici noti, per lo più anche loro non più tra noi fisicamente) si parlava spesso delle sorti, non delle loro eredità, ma del Fumetto per bambini, ragazzini e famiglie. Quello che, se realizzato in ottima qualità e quantità, aiuta a crescere sempre nuove generazioni di lettori consapevoli, critici e abituati al bello, al buono e al contenuto vero. Come quei fumetti (ormai vecchi, visto che l’inizio della fine in Italia coincise con l’avvento della squalificante dequalificazione dell’era berlusconiana) cui erano abituati gli anziani decrepiti come me, cresciuti con veri giornali dotati di veri giornalisti in redazione, colti e preparati all’arduo compito di parlare in modo serio e onesto e schietto della vita, dell’umanità e del mondo ai loro giovani lettori, con veri grandi esperti di fumetti e veri grandi autori di fumetto, per giovanissimi e giovani lettori. Erano delle antologie settimanali di fumetti di eccelsa qualità e contenuti, di ogni genere e stile, creati da autori che sarebbero poi stati definiti “Maestri del Fumetto Mondiale” molto più avanti, ma che allora si consideravamo umilmente degli onesti artigiani. Se ti vengono in mente, giusto come esempi, il Corriere dei Piccoli e il Corriere dei Ragazzi, non sbagli…
Purtroppo con la citata squalificazione capitalisticomediocrizzante, un po’ alla volta, la mediocrità è stata considerata il top e poi qualunque schifezzuola è diventata il top osannabile. Fino ad apprezzare financo la merdasecca, pur senza essere stercorari…
Ce ne siamo lamentati per decenni (avendo nel frattmepo lavorato costantemente e doverosamente per il riconoscimento del Fumetto come Nona Arte anche in Italia) del fatto che anno dopo anno gli editori non fossero più interessati a sostenere riviste di fumetto (di massa e di qualità) per i più giovani, che il fumetto stesse diventando nella nostra penisola una serie di nicchie di narrazione per pochi adulti, con solo residuali pubblicazioni rivolte ai più giovani (stroncando così il variegato futuro del medium nel nostro Paese).
E gli autori? E’ quasi sembrato che ora che avevano imparato di non essere più artigiani (che peraltro facevano al meglio del meglio il proprio lavoro, avendo ben in mente la responsabilità altissima di lavorare per il lettore più giovane e tenendo conto dei suoi strumenti di comprensione della narrazione e del suo sviluppo umano), a un certo punto si son sentiti tutti, ma proprio (quasi) tutti, Grandi Artisti con la A maiuscola (cosa letteralmente impossibile per ovvi motivi) e quindi rivolti ormai ai lettori adulti (che pagano di più), quasi che lavorare per le generazioni nuove fosse svilente per la loro Somma Arte. La vita da bohémien non era più accettabile per i fumettisti il cui scopo principale fosse il profitto o comunque non fosse il bene dell’umanità, e ora si sentivano tutti autorizzati a puntare ai soldoni, alla fama, alla gloria, alla TV ecc. “E’ il capitalismo, baby”? Comunque era una pia illusione autoreferenziale e vagamente narcisistica.
Bene, si sappia: praticare un’Arte non rende Grande Artista se le tue opere non sono all’altezza dell’Arte che pratichi.
Peggio ancora se poi addirittura schifi il pubblico dei bambini e dei ragazzini perché non rende abbastanza, o perché, anche se non lo vuoi ammettere, ti senti un Grande Artista/Scrittore/Editore, magari incompreso che non si spreca con le bambinate, o perché proprio non sei capace di fare fumetti “per famiglie” (quelli belli che il bambino capisce alla perfezione e si ricordano per la vita, che magari glieli leggono i genitori e con cui si impara a leggere e a vedere la bellezza, e che l’adulto può (ri)leggere scoprendoci ulteriori profondità culturali e umane che non aveva colto quando non aveva ancora attivi tutti gli strumenti necessari per afferrare anche queste da piccolo)…
O magari, fumettista grande artista sceneggiatore grande scrittore, hai cominciato a fare per i più piccoli schifezzuole varie a bassissimo costo (come una volta si faceva il porno), poca fatica più guadagno, ché tanto vanno via comunque e pure l’editore è contento, anche se sono il vuoto, anche se non essendoci qualità non serviranno a educare al gusto del bello e del buono, ma anzi assuefaranno alla mediocrità e anche peggio? Oppure ti sei dimenticato che il tuo lettore in prima battuta non dovrebbe essere l’adulto strapagante, ché il tuo ruolo nella società forse dovrebbe essere far crescere le persone (i piccoli) intellettualmente, culturalmente, umanamente, per un “mondo migliore”?
Chissà.
Se ne parlava, come dicevo, con Franco e Luca e altri.
A me non restano molti anni da vivere, ormai, tempus fugit, e non so se riuscirò a vedere, in Italia, una significativa rinascita culturale e umana (che, nonostante tutto, voglio continuare a considerare possibile). Certo, come si vede, alcuni di noi non han mai smesso di spingere, di stimolare, ma la palla adesso (come sempre) è e deve essere in mano ai nuovi giovani, come nella gestione umana della cosa pubblica (la Politica, quella con la P maiuscola, quella per cui altri giovani prima di noi han dato la vita, perché avevano chiaro nel cuore e nella mente l’ideale di un mondo migliore, sempre meno disumano e sempre più umano).
Insomma, dai!
Mal che vada ti sei sorbito anche oggi la consueta (forse inutile, ma si fa lo stesso) pisciatona a tema, come stimolo per le tue riflessioni personali interiori e per le tue azioni concrete esteriori. Metti mai che tutto ciò serva davvero un pochino a diventare meno disumani e più umani. Fosse vero, sarebbe bello. E buono.
Dopo questa copertina, trovi un articolo di Luca Boschi…

Ecco l’articolo, estratto dalle macerie del suo decisamente troppo poco seguito stupendo blog Cartoonist Globale, ormai privo di immagini e di commenti – Comunque son frammenti di Storia, gente. Cose che, se appena appena possibile, andrebbero raccolte dagli eredi e rese nuovamente disponibili al Comicdom, IMVHO.
RINALDO TRAINI: LA “LUCCA CHE NON C’È PIÙ” (con una foto di CLAUDIA CHECCAGLINI)
Dopo le recenti dichiarazioni di Sergio Bonelli alla giornalista Anna Benedetto, sul Corriere di Lucca e la raccolta di umori degli operatori del settore sull’ultima edizione della manifestazione lucchese, Rinaldo Traini (Direttore del Salone Internazionale dei Comics nella sede di Lucca dal 1968 al 1993) ha inviato ad Araba Fenice News di Gianfranco Goria un lungo articolo nel quale parla della “Lucca di un tempo”, vale a dire il Salone Internazionale dei Comics, del Cinema d’Animazione e dell’Illustrazione.
A questa gloriosa manifestazione (che non ha niente a che vedere con l’attuale), si riferisce la foto sopra, ricavata dal blog di Leonardo Gori, con Mort Walker intento a firmare dediche nell’anno di grazia 1972 presso lo stand dell’editore Ennio Ciscato, che all’epoca pubblicava la rivista Sorry. In chiusura di post, un altro estratto anche fotografico dal blog di Leonardo, ricavato come il precedente dalla rivista francese Fenix, da un articolo a firma di Claude Moliterni.
La foto sotto, invece, è stata scattata da Claudia Checcaglini una settimana fa, all’interno della mostra dedicata a Vittorio Giardino (sua l’opera oggetto dello scatto) nel Palazzo Ducale di Lucca.
Per contestualizzare meglio l’intervento di Traini è anche necessario riportare gli umori raccolti da Anna rispetto al clima dell’ultima edizione, con il Fumetto oggettivamente soffocato da “altro”. Qui, in pdf il suo pezzo I Comics si sentono circondati.
L’articolo di Traini è molto interessante e, al di là delle valutazioni di merito che contiene, è anche oggettivamente istruttivo, perché riporta alla luce elementi della storia delle manifestazioni fumettistiche italiane non sempre evidenziati e forse addirittura ignorati dai più giovani.
Cito ad esempio questo passaggio di Traini:
Ricordo agli immemori che il “Salone” lasciò Lucca nel 1994, portandosi via il suo patrimonio storico, i suoi marchi e le denominazioni e tutta la documentazione accumulata a in poco meno di trenta anni di attività. Questa separazione consensuale e gli accordi conseguenti furono sottoscritti dal Comune e da “Immagine”. Non so dire quale sia stata la data di nascita di “Lucca Comics & Games”: forse il 1994 o una data più tarda; una cosa è certa il “Salone” non si è più svolto dal 1992 a Lucca, ma altrove fino al 2005.
Quali sono state le ragioni di quella partenza? Credo che in quegli anni il Comune non se la sentisse più di spendere una cifra vicina agli ottocento milioni di lire (dell’epoca) per una manifestazione prestigiosa e considerata nel settore la più importante al mondo (superiore ad Angouleme e a S. Diego) e che si era ormai fatta strada la convinzione a vari livelli che sarebbe stato meglio organizzare una “Mostra Mercato” che sarebbe costata molto meno e che avrebbe potuto anche procurare utili economici (come poi avvenne). Inoltre alcuni appassionati lucchesi premevano per offrire una organizzazione strettamente locale dell’iniziativa.
Non fu un caso infatti che dopo la diaspora di “Immagine”, che aveva fino ad allora fornito i quadri del comitato scientifico e parzialmente di quello organizzativo del “Salone”, nei successivi tre anni furono congedati Claudio Bertieri, Ernesto G. Laura e Massimo Maisetti che erano stati i dissenzienti di “Immagine” che avevano affrontato una dolorosa scissione convinti che una manifestazione, profilata nella tradizione del “Salone”, potesse avere ancora un futuro a Lucca. A seguire fu mandato a casa anche Luca Boschi e poi sterilizzato e messo in liquidazione l’”Ente Autonomo Max Massimino Garnier”, fondato a suo tempo dal Comune e da “Immagine” con il compito di gestire tutte le attività del “Salone”.
L’articolo integrale, a questo permalink di afNews:
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| Rinaldo Traini su La “Lucca” che non c’è più |
Riceviamo da Rinaldo Traini: Non avevo voglia di intervenire al dibattito sulla appena conclusa edizione di “Lucca Comics & Games” nonostante segua con attenzione quanto succede a Lucca attraverso i resoconti giornalistici e le chiacchiere di amici presenti alle varie edizioni. Naturalmente il mio interesse non si limita ai giorni della manifestazione. Infatti vengo informato in vario modo su quanto accade attorno all’organizzazione dell’evento anche se il mio osservatorio non può entrare nelle camere di regia dove si prendono le decisioni e si valutano le varie opportunità. Naturalmente anche l’attività del Museo, il “Muf”, mi interessa molto come anche il “Lucca Animation Festival” al quale ho anche partecipato. Quindi assisto alle varie iniziative e alla loro organizzazione dall’esterno e le mie informazioni sono soprattutto desunte dai programmi annunciati e dalle modalità del loro svolgimento. Ma la mia esperienza mi aiuta a capire , o a credere di capire, come vadano le cose a Lucca. Ho però deciso di intervenire preso quasi per i capelli da tre articoli apparsi sulla stampa, a parte molti altri, che si è occupata delle prospettive offerte alla manifestazione e le correzioni che qualcuno suggerisce: l’intervento di Renato Genovese su “lo Schermo” di Lucca, testata giornalistica distribuita per via elettronica, l’intervento di Sergio Bonelli, riportato da “Il Nuovo Corriere di Lucca” e “I comics si sentono circondati” di Anna Benedetto sempre sullo stesso quotidiano. Quello che mi è apparso subito chiaro, proprio leggendo le parole di Sergio Bonelli che lamentava di non ritrovarsi più in questa “Lucca” così diversa da quella frequentata tanti anni fa, è che nessuno sembra essersi accorto che “Lucca Comics & Games” con il “Salone dei Comics” ha poco o niente a che fare se non che la città ospitante è la stessa. Questo equivoco, tenuto un po’ in sordina magari per opportunismo, potrebbe essere la concausa delle emergenti contraddizioni e delle deluse scontentezze.
Ricordo agli immemori che il “Salone” lasciò Lucca nel 1994, portandosi via il suo patrimonio storico, i suoi marchi e le denominazioni e tutta la documentazione accumulata a in poco meno di trenta anni di attività. Questa separazione consensuale e gli accordi conseguenti furono sottoscritti dal Comune e da “Immagine”. Non so dire quale sia stata la data di nascita di “Lucca Comics & Games”: forse il 1994 o una data più tarda; una cosa è certa il “Salone” non si è più svolto dal 1992 a Lucca , ma altrove fino al 2005. Quali sono state le ragioni di quella partenza? Credo che in quegli anni il Comune non se la sentisse più di spendere una cifra vicina agli ottocento milioni di lire (dell’epoca) per una manifestazione prestigiosa e considerata nel settore la più importante al mondo (superiore ad Angouleme e a S. Diego) e che si era ormai fatta strada la convinzione a vari livelli che sarebbe stato meglio organizzare una “Mostra Mercato” che sarebbe costata molto meno e che avrebbe potuto anche procurare utili economici (come poi avvenne). Inoltre alcuni appassionati lucchesi premevano per offrire una organizzazione strettamente locale dell’iniziativa. Non fu un caso infatti che dopo la diaspora di “Immagine”, che aveva fino ad allora fornito i quadri del comitato scientifico e parzialmente di quello organizzativo del “Salone”, nei successivi tre anni furono congedati Claudio Bertieri, Ernesto G. Laura e Massimo Maisetti che erano stati i dissenzienti di “Immagine” che avevano affrontato una dolorosa scissione convinti che una manifestazione, profilata nella tradizione del “Salone”, potesse avere ancora un futuro a Lucca. A seguire fu mandato a casa anche Luca Boschi e poi sterilizzato e messo in liquidazione l’”Ente Autonomo Max Massimino Garnier”, fondato a suo tempo dal Comune e da “Immagine” con il compito di gestire tutte le attività del “Salone”. Dunque il cammino di “Lucca Comics & Games” ha seguito un percorso tutt’altro che casuale e certamente in linea con una linea programmatica che alla fine ha comunque dato i suoi frutti perché la manifestazione lucchese è oggi, secondo me, la più importante “Mostra Mercato” italiana con prospettive certe di ulteriore espansione e specializzazione, se le forze economiche, cittadine e politiche la sosterranno in modo appropriato.
Però il “Salone” era tutt’altra cosa e aveva innanzitutto una caratura internazionale. Disponeva di quattordici corrispondenti stranieri con sede all’estero che svolgevano nei loro paesi una cospicua e riconosciuta attività culturale e che garantivano un rapporto diretto con autori, istituzioni pubbliche, private e produttive. Alla manifestazioni partecipavano una quindicina di delegazioni internazionali (composte ciascuna anche da una decina di rappresentanti), aderivano ufficialmente con l’approvazione dei rispettivi governi trentacinque nazioni, erano presenti una decina di istituzioni culturali spesso rappresentate all’ONU, partecipavano i rappresentanti delle più importanti università del mondo e il Teatro del Giglio era la sede per tutto il periodo della manifestazione delle proiezioni, delle conferenze, delle relazioni e delle tavole rotonde scientifiche e informative durante le quali veniva fornita ai congressisti l’assistenza della traduzione simultanea in tre lingue e quella consecutiva in sei; la stessa sala , nell’occasione gremita in ogni ordine di posti, era il luogo della serata conclusiva della premiazione considerata “la notte degli Oscar” dei comics: Insomma il “Salone” era un congresso, anzi il congresso, mondiale del “cartooning”. Facevano da corona i più acclamati autori del mondo dei quali circa centocinquanta erano invitati direttamente dall’organizzazione e altre centinaia partecipavano a titolo personale. Erano presenti le più importanti case editrici e i loro manager più qualificati per l’acquisizione e la cessione dei diritti d’autore. Le televisioni dedicavano dirette e servizi su tutti i canali nazionali e spesso su quelli stranieri. L’ufficio stampa, gestito da giornalisti professionisti di grande esperienza e notorietà, garantivano la presenza della stampa nazionale e internazionale. Naturalmente nei giorni dei lavori veniva aperta la “Mosrtra Mercato” che rappresentava la parte commerciale dell’iniziativa e aveva la funzione di offrire agli espositori le grandi opportunità che una manifestazione internazionale di questo tipo mette in moto. Tutti i programmi venivano realizzati dal comitato scientifico del “Salone” composto da vari esperti e con la collaborazione di gran parte delle associazioni culturali di settore italiane e molte straniere straniere convocati a
Lucca otto mesi prima della data fissata per lo svolgimento della manifestazione. I collaboratori del “Salone” avevano rinunciato a qualsiasi compenso al fine di garantire il massimo dei finanziamenti per la realizzazione dei programmi. In questo contesto il “Salone” rappresentava l’occasione irripetibile per concentrare a Lucca i rappresentanti più autorevoli e le giovani speranze in cerca di affermazione del “cartooning” internazionale. Nei giorni del “Salone” si respirava a Lucca un’atmosfera magica fatta di stimoli, scoperte, stupore, ammirazione, eccitazione, comunicazione, aggregazione, occasione per amicizie, alleanze e collaborazioni che solo chi ha provato può ricordare. Un’esperienza straordinaria che ha lasciato in noi tutti un “printing” indelebile e che per i tanti visitatori di quei giorni ancora sparsi in tutto il mondo è stata un’esperienza indimenticabile. Ecco perché paragonare i due eventi non ha senso e mi stupisce che l’amico Sergio Bonelli possa dolersi che quanto offriva il “Salone” per atmosfere e incontri non trovi corrispondenza in una mostra mercato per quanto ben organizzata e arricchita da iniziative di vario genere. A Sergio il “Salone” offriva l’opportunità di incontrare i più celebrati autori di ogni tendenza e nazionalità talvolta icone storiche da noi ammirate fin dalla più giovane età. A parte il piacere di fare esperienze straordinarie, la presenza di tante personalità finiva per dare alla sua casa editrice suggerimenti ma soprattutto occasioni per prestigiose collaborazioni spesse volte avviate o concluse proprio a Lucca. E’ opportuno ricordare che alcuni dei più celebrati autori hanno visto proprio al “Salone” fiorire le proprie fortune. Per coloro che vollero quel “Salone” con quella filosofia e quelle finalità non c’è da riconoscere altro merito se non di aver realizzato quanto si erano proposti. Il “Salone dei Comics, del Film di Animazione e dell’Illustrazione” era probabilmente quanto di meglio si potesse fare con quegli obiettivi istituzionali mentre “Lucca Comics & Games” eccelle nel ruolo che si è scelto. Quindi lamentarsi oggi, partecipando a “Lucca Comics & Games”, ricordando i bei tempi andati del “Salone” è figlio della distorta informazione che ha cercato di avvalorare il mito che il lungo percorso storico iniziato nel 1965 a Bordighera (nel 1966 a Lucca) sia arrivato ai nostri giorni con assoluta continuità anche se con qualche inevitabile trasformazione. Questo perseverare con insistenza, spesso per motivi propagandistici in altri casi per pigrizia, sulla tradizione più che quarantennale dell’attuale manifestazione, e quindi sul suo patrimonio storico onnicomprensivo, è stato un errore strategico (a parte che è anche un falso storico) che io avevo già evidenziato e stigmatizzato negli anni passati e che ora mette in luce tutte le sue contraddizioni. Proprio per superare questa “impasse” di fondo l’attuale Sindaco di Lucca, al momento del suo insediamento, aveva raccomandato di superare lo scisma del 1994, questa la libera interpretazione di Favilla, per recuperare alla città il patrimonio restituito a “Immagine” probabilmente a quei tempi ceduto con leggerezza tanto per avere il campo libero da presenze ingombranti. A molti non era sfuggito che se si fosse realizzato il ri-conferimento da parte di “Immagine” di quel patrimonio al Comune di Lucca si sarebbero create le condizioni favorevoli per riportare la manifestazione alla dimensione, anche culturale, del grande “Salone” tornando anche a riutilizzare le vecchie denominazioni,
i marchi, i premi Yellow Kid e lo stesso personaggio per fini promozionali, con tutti gli arricchimenti di pubblico e di esperienze conquistati in questi anni. Il messaggio lanciato dal Sindaco, dopo qualche timida “avance”, fu fatto cadere nel dimenticatoio e quindi classificato dai diretti interessati locali come politicamente inopportuno. Probabilmente se il progetto fosse andato in porto un ruolo importante l’avrebbe potuto svolgere il Museo (il “Muf”) che poteva trasformarsi nell’ente al quale attribuire tutte le iniziative culturali di Lucca legate al “cartooning”, con un indiscutibile ruolo internazionale, mentre alla Mostra Mercato sarebbe potuto toccare il compito strettamente commerciale. Inoltre sarebbe stato stato opportuno convogliare tutte le attività legate alla manifestazione in un costituendo ente senza fini di lucro abbandonando l’attuale sistemazione in una società di capitali che procura molti problemi, anche di natura fiscale, e limita fortemente l’accesso ai contributi nazionali e a quello comunitari. E’ indubbio che per rilanciare la manifestazione a livello internazionale dotandola di strutture permanenti con finalità dilatate rispetto all’attuale dimensione occorrono partecipazioni che debbono garantire un riconosciuto prestigio a livello internazionale. Un discorso a parte meriterebbe l’armonizzazione del settore “games” con il “cartooning” per favorire l’intercambiabilità dei due pubblici che non dovrebbero partecipare come se si svolgessero due manifestazioni concomitanti. Infine sarebbe opportuno accentuare il rapporto di parentela tra fumetto e cinema di animazione facendo sempre più spesso sfilare proiezioni animate e “comics”, come poi si faceva in passato, al fine di mettere in evidenza l’osmosi di “caratteri” e di autori da un genere all’altro. Infine sarebbe necessario individuare con chiarezza le finalità e la filosofia della manifestazione
richiamando all’attualità il ruolo fondamentale e centrale degli autori. Questo insieme di innovazioni obbligherebbe però alla messa in opera di una serie di “riforme” strutturali, già difficili, e ad un cambio di mentalità quasi insormontabile. Le attività culturali dovrebbero essere progettate e realizzate da operatori specializzati con alle spalle titolo accertati e ricerche pubblicate con un grado di alta e qualificata esperienza nel settore e di un sicuro prestigio internazionale. La ricerca storiografica e gli approfondimenti scientifici sui “comics”, il cinema di animazione, l’illustrazione, l’umorismo grafico, la satira politica grafica e quant’altro ruota intorno al “cartooning” non possono essere gestiti da generici appassionati o da entusiasti dell’ultima ora. Infine va valutata l’opportunità di lasciare tutto come sta con qualche intervento di facciata lasciando al pubblico partecipante il ruolo di mascherare le carenze (presunte o immaginarie) delle quali qualcuno sempre parla, spesso a sproposito, tanto per aprire un dibattito ricreativo che alla fine non costa nulla e cambia niente. Talvolta non toccare la squadra che vince può anche essere una strategia senza patemi. Si sa, i cambiamenti sono difficili e faticosi perché quasi sempre sovvertono equilibri consolidati. Ma il compito della politica dovrebbe essere proprio quello di stimolare e magari avviare l’innovazione. 8 novembre 2009 – Rinaldo Traini – phantom31@interfree.it
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domenica 8 novembre 2009





















