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Ricordando Magnus ed il “MAGNUS DAY”, intervista a Gabriele Bernabei

In occasione del TRENTENNALE dalla morte di MAGNUS ( Roberto Raviola 1939-1996 ) i suoi amici e fan hanno organizzato diverse iniziative, fra queste c’è stata anche la pubblicazioni ( in parti separate) di una bella intervista di Germano Reggiani, ( animatore del blog Tracce di fumetto), a  Gabriele Bernabei. Amico di Magnus ed uno dei fondatori ed animatori del MAGNUS DAY, per oltre venti anni, momento di aggregazione, memoria, viva, fra fan ed amici di Magnus, ed incontri con grandi autori italiani.

L’intervista viene pubblicata in questi giorni, divisa in tre parti, sulle pagine di MAGNUS DAY For ever.

C’ERA UNA VOLTA IL “MAGNUS DAY” Prima parte
Roberto Raviola, classe 1939, universalmente conosciuto nel mondo della Nona Arte con lo pseudonimo di “Magnus”, ha innegabilmente condotto innumerevoli appassionati sulla via della folgorazione artistica.
Alcuni si sono “semplicemente” limitati a raccogliere con trasporto il frutto editoriale della sua trentennale produzione o a far letteralmente incetta delle sue tavole originali, altri invece si sono spinti ben oltre il mero anelito collezionistico, apportando un prezioso contributo alla divulgazione della sua straordinaria opera adoperandosi senza risparmio alla creazione di eventi che perpetrassero nel tempo le gesta artistiche di colui che possiamo considerare senza tema di smentita, un genio assoluto.
Gabriele Bernabei, autentico deus ex machina di quello che un tempo fu il “Magnus Day”, e oggi graditissimo ospite di “Tracce di Fumetto”, appartiene indubitabilmente a questa seconda categoria.
Tracce di Fumetto: Innanzitutto benvenuto a nome di tutti i lettori, e grazie per aver accettato l’invito per questa lunga chiacchierata che mi auguro piacevole, ma che, ti preannuncio, conterrà anche qualche quesito che potremmo definire “scomodo”. Partiamo dunque con la prima delle numerose curiosità. Magnus non appartiene alla schiera di quei fumettisti/illustratori che hai personalmente avuto modo di frequentare in modo approfondito. Quale molla ti ha quindi spinto a creare, diversi anni fa, un evento dedicato ad un artista con cui raramente hai potuto interloquire?
Gabriele Bernabei: Magnus era il più grande di tutti e, come me, amava la mia Valle più di ogni altro luogo su questo pianeta. Io che raccoglievo tutte le testimonianze storiche, artistiche e iconografiche sulla valle del Santerno, come avrei potuto restare indifferente al “Reame di Bellorizzonte” prima e al“Lunario1996” poi? Infatti non restai indifferente e in occasione del decennale della scomparsa del Maestro avevo bell’e pronto il menabò del mio libro intitolato “Il pittore di Castel del Rio” che decisi di mostrare a Salvatore Cavini, allora Sindaco di Castel del Rio. Quest’ultimo, dopo esserselo letto e sfogliato, mi mise in contatto con Maria Antonietta Zanotti, la vice sindaco dell’epoca che, in qualche modo, pensò bene di “sfidarmi”. Siccome vari anni prima avevo criticato una precedente manifestazione fumettistica organizzata dall’amministrazione comunale, motivando col fatto che quando si tratta di fumetti non basta usare il cervello ma occorre metterci anche un pezzetto di cuore, ella ben pensò di chiedermi se fossi stato disponibile a collaborare ad un evento per ricordare Magnus in terra alidosiana. E così pensai bene di accettare, sebbene io non avessi grandi competenze in fatto di organizzazione di eventi fumettistici e, dopo i primi incontri con alcuni appassionati di fumetto della valle, chiesi alla parte politica di mettere in piedi un piccolo comitato organizzativo fatto anche di esperti, del quale avrebbero fatto parte, oltre a me e al vicesindaco, anche la vedova Margherita Raviola, gli amici e colleghi Giovanni Romanini e Sergio Tisselli, Fabrizio Morara Pisani dell’albergo ristorante “il Gallo” e Giuseppe Guarnieri che è uno dei maggiori collezionisti di Magnus. E dopo un primo evento mirato alla presentazione della nuova Sala Magnus, rinnovata con una mostra permanente curata da me e da Guarnieri, il 3 settembre 2006 si svolse quello che avrebbe dovuto essere un evento celebrativo unico e che invece sarebbe durato quasi vent’anni.

TdF: Bene, si potrebbe quindi asserire che fu, prima di ogni altra cosa, un evento organizzato col cuore e, parafrasando l’indimenticato Giovanni Romanini, caratterizzato da “… una stima immensa ed un amore per le sue opere viscerale, come in verità per tantissime altre persone è accaduto, e come ovviamente Magnus ben si merita.” Ma procediamo con ordine. Ho pocanzi accennato che solo in rare occasioni hai avuto modo di conversare con Magnus, artista notoriamente allergico ai clamori della ribalta. Vuoi raccontarci quando e come sono avvenuti questi abboccamenti?
GB: Per dire la verità, dopo il suo trasferimento a Castel del Rio, lo incontravo quasi tutte le sere in cui decidevo di uscire, in qualche locale della vallata, talvolta in compagnia di vari miei amici che nel frattempo erano diventati anche i suoi amici. Ma l’emozione era talmente intensa che regolarmente finivo per dire qualche piccola “sciocchezza” di cui poi mi pentivo e, siccome non ero ottuso, talvolta mi succedeva di sentirmi inadeguato, ritenendo che sarebbe stato più opportuno limitarsi a semplici saluti di cortesia. Poi succedeva che qualcuno organizzasse nella valle degli incontri a tema con l’artista e con Tex, che era la sua “fatica del momento”, per cui mi limitavo ad “importunarlo” soltanto in quei frangenti. E allora, mettendomi in fila per una dedica, appena giungeva il mio turno, gli chiedevo un Bob Rock che lui si rifiutava categoricamente di disegnarmi, oppure una volta, parlando delle “Femmine incantate”, gli feci notare che aveva “copiato pari pari” uno sfondo di “Sognare forse” del suo collega Milo Manara, onde per cui, dopo un attimo di smarrimento, lui mi fulminò con uno sguardo. In quel periodo, a Castel del Rio, Magnus prese a frequentare i miei amici Monica e Alessandro, intrattenendosi spesso in casa loro per la cena, cosicché io cominciai ad impartire loro delle “lezioni” sull’opera del Maestro con l’intento di creare nuove argomentazioni su cui dibattere durante i loro incontri conviviali. Anche Alessandro era rimasto molto colpito quando gli feci notare lo sfondo di Milo Manara riportato in una vignetta delle “Femmine”, al punto che si fece lasciare i miei volumi per mostrarglieli. Mi venne poi raccontato alcuni giorni dopo che, quella sera, dopo avere parlato di quella “citazione” e di me, Magnus si fece portare carta, matita e pennarello per abbozzare “lo Sconosciuto” che diceva a me: “Bravo ragazzo, beccato in pieno!”. Diciamo che ero molto giovane, che stavo attraversando un periodo particolare della mia vita e che, ancora oggi, spesso mi domando come sarebbe stato il nostro rapporto se quegli incontri si fossero verificati qualche anno dopo. Ma tant’è…
TdF: Peccati di gioventù, è comprensibile. Quindi, a giudicare da quanto racconti, il Maestro doveva averti inizialmente inserito nel girone dei “seccatori”, per poi ravvedersi in certa misura dopo che lo avevi “beccato in pieno”. Successivamente a quel frangente avesti comunque modo di intrattenerti con lui in conversazioni più… conviviali?
GB: Fondamentalmente le nostre strade ogni tanto s’incrociavano, ma ognuno restava sempre dalla propria parte. Mi ricordo che in varie occasioni mi sono trovato nei locali notturni che a quei tempi andavano per la maggiore, magari nel tavolo di fianco al suo, senza mai spingermi oltre ai saluti o a veloci scambi d’opinione sugli eventi quotidiani. Era facile incontrarlo a Borgo Tossignano a fare le fotocopie da Lucia, in cartoleria, dove affermava che il suo fotocopiatore era uno dei migliori di tutta la valle, per la qualità delle stampe, oppure all’edicola da Geo dove acquistava una rivista per adulti e poi affermava di non essere un cultore di quel genere ma che gli serviva per il lavoro che stava facendo. Fondamentalmente io avevo imparato ad ascoltare con tanta curiosità e con grande interesse!
TdF: Qual è la cosa più importante che ritieni di aver appreso ascoltando “…con curiosità e interesse” ciò che Magnus soleva dispensare al suo uditorio?
GB:Posso dirti qual è la cosa che mi ha colpito di più, ovvero il suo modo di raccontare attraverso la Nona Arte. Mi colpì moltissimo quando, nel 1995, intervistato in occasione del “Treviso Comics”, dichiarò: “Disegnare e scrivere i fumetti assieme, non è difficile ma non è neanche facile. Non è difficile purché si scriva con squadra e compasso e si disegni con il vocabolario. È questa la mia formula!”. Una ricetta che mi colpì moltissimo e di cui si parlava spesso con gli amici fumettari, in modo particolare con Gianni Degli Esposti Venturi col quale collaboravo spesso e che, pure lui, qualche anno dopo avrebbe deciso di trasferirsi a Castel del Rio. Gianni mi consigliò di adottarla per la riscrittura di “Una valle” e così dovetti rimettere mano alla sceneggiatura del mio fumetto, con formula geometrica, suddividendo i vari capitoli in modo matematico, lasciando poi a Gianni che era il più colto della combriccola il compito di disegnarla col vocabolario. Permettimi di aggiungere che non è stata l’unica cosa che ho appreso dal Maestro e che lui mi ha insegnato pure a guardarmi attorno in modo diverso fino al punto che, leggendo le sue poesie, ho cominciato a vedere una valle diversa da quella che vedevo prima: ho così potuto comprendere la femminilità di Castel del Rio e la nobiltà del Santerno!
TDF:A questo punto, a beneficio di tutti, la domanda si fa duplice. Che significato attribuisci a questa sua singolarissima dichiarazione? In che senso applicava al disegno il vocabolario, e alla sceneggiatura squadra e compasso? Credo poi, che in pochi abbiano avuto la possibilità di leggere le sue poesie, io per primo. Pensi sarebbe possibile farcene conoscere una, magari quella a te più cara?
GB:A me pare evidente che Magnus ritenesse che la sceneggiatura di un fumetto dovesse essere qualcosa di molto tecnico, semplice, immediata e adatta a costituire l’ossatura della storia, mentre il disegno avesse il compito di arricchirla e completarla nel migliore dei modi. Insomma, siccome io sono geometra, mi fece pensare che, volendo fare un parallelismo con la costruzione di un fabbricato, la sceneggiatura costituisca il grezzo e il disegno rappresenti le opere di finitura. Mi spiego meglio: se la struttura è qualcosa di tecnico e portante per tutto quello che seguirà, essa deve per forza essere realizzata con dei calcoli matematici che ne garantiscano la stabilità, mentre tutto quello che verrà dopo saranno opere di finitura e mi pare evidente che più ci si lascerà trasportare dal punto di vista artistico e dalla cultura, più essa sarà costosa ma anche gradevole. E per voler fare un parallelismo con quello che stava succedendo in quei giorni, si deve pensare che il buon Claudio Nizzi (Sceneggiatore di Tex e autore dei testi de “La valle del terrore” per i disegni di Magnus” – Ndr), oltre a essere geometra come me, era anche uno dei più grandi tecnici del fumetto di quel periodo, mentre sui disegni di Magnus, direi che non c’è bisogno che io mi debba esprimere.
La poesia del Maestro che più mi è cara s’intitola:
“Saluto al Santerno”
Lungamente invocato ecco che ti ritrovo,
o smeraldo dei miei desideri.
Dal tuo imperturbabile scorrere
non mi respingere, Sire,
io mi dichiaro tuo supplice!
(Il Santerno è il fiume che scorre ai piedi dell’abitato di Castel del Rio – Ndr)
TdF:Ritornando al “Magnus Day”, l’inaugurazione avvenne nel decennale della scomparsa del Maestro. Qual è il più bel ricordo di quel 3 settembre 2006? E la cosa che ti infastidì maggiormente, ovviamente se una ce n’è?
GB: Il ricordo più bello di quel giorno è che, a dieci anni dalla sua dipartita, Magnus aveva portato a Castel del Rio estimatori e artisti come se fosse stato ancora vivo. Ma non fu l’unica cosa bella di quel giorno! Un po’ a sorpresa e grazie alla complicità di Mirella Gentilini, pranzammo in riva al Santerno, dove mangiammo un’ottima paella e bevemmo un’eccellente sangria. Poi i disegnatori presenti, vista la bellissima giornata di sole, chiesero di poter disegnare sui tavoli all’aperto del chiosco ed organizzammo pure un mini torneo di calcio balilla tra fumettari. Giocai in squadra con Lucio Filippucci che avevo conosciuto in quell’occasione e che, un poco più tardi, dopo averlo disegnato in diretta, mi donò un bellissimo sketch raffigurante Tex Willer sotto il “Ponte Gobbo”, con una nuvoletta particolare tutta dedicata al Maestro. Tra i presenti, oltre a Lucio, c’erano Giovanni Romanini, Sergio Tisselli, Giuseppe Palumbo e Gianni Degli Esposti Venturi. Un’altra cosa molto piacevole successe qualche giorno dopo quando Mirella mi telefonò per ringraziarmi per avergli portato la compagnia dei fumettisti: dopo averci offerto il pranzo, fu lei a ringraziare me! E che cosa avrebbe potuto infastidirmi dopo una giornata del genere?

Continua…
Ancora un ringraziamento a Gabriele Bernabei e Germano Reggiani

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