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Sono una di quelle persone che non possono farne a meno…

Esce acqua quando apro il rubinetto? Non posso fare a meno di esprimere un pensiero riconoscente alle incalcolabili persone grazie alle quali l’acqua mi arriva in casa, a chi ha faticato per i tubi, i bulloni, le canalizzazioni. gli strumenti, la tecnologia, la conoscenza e la scienza che mi consentono di bere senza dovermi andare a cercare una fonte…
Mi han salvato da un tumore maligno all’ospedale san Lazzaro? Grazie non solo ai medici, agli infermieri, ai tecnici, ma anche alle innumerevoli persone il cui lavoro e la cui conoscenza e scienza e animo buono lo hanno reso possibile…

Generazioni e generazioni di esseri umani hanno versato sudore, lacrime e sangue, si son spremuti i cervelli, son vissuti e morti, e grazie a tutti loro oggi, hic et nunc, abbiamo diritti (che non sono manna dal ciel venuta, non sono mai regalati, non sono automatici e neppure eterni, e vanno difesi e fatti crescere senza mai smettere di lottare per farli sviluppare, altrimenti svaniscono) umani, civili, sindacali ecc., e abbiamo a disposizione qualunque oggetto possa essere prodotto dalle persone umane, e servizi, e tutto ciò che chiamiamo il bene comune…

Ringrazio (qualcuno potrebbe dire “persino!”, ma per me è normale ringraziare, oltre alle forme di vita, anche oggetti inanimati e, in fondo, c’è “persino!” chi ringrazia astrazioni probabilmente inesistenti) un motore di ricerca, per dire, che mi aiuta e nel dire grazie penso a persone e animali e piante e minerali cui devo tutto ciò.

Non posso fare a meno di dire “grazie!” ed essere riconoscente, ogni singolo giorno e molte volte al giorno, a chiunque e a qualunque cosa…
Non è un merito, ovviamente: semplicemente sono fatto così. E come me ce ne sono altri. E’ forse il cervello che funziona in modo strano. O invece il malfunzionamento è quando non si ringraziano persone, altri animali, piante e tutto il resto, presenti e passate, per ciò che ci rende la vita meno dolorosa e più piacevole?

Un filosofo da strada scrisse, qualche anno fa (come dissi in un post precedente), su un muro di via Po, a Torino “La vita è una merda. E poi si muore.” Scritta purtroppo sotterrata dalla ripittura della strada (ormai già ricoperta da graffiti spesso vacui).
Una perla filosofica che può voler significare cose diverse.
La vita è merda, ma per fortuna poi si muore e la sofferenza finisce.
Oppure: La vita è merda e poi non c’è manco una consolazione, ché si muore e tutto finisce. O puoi intendere anche altro…
E comunque se è vero che la vita è merda, è anche vero che la merda è vita.

In ogni caso, fra la nascita e la morte ci sono un sacco di cose che entrano nella nostra sfera di percezione. Non solo dolore e sofferenze, ma persone, una quantità immane di forme di vita e molto molto altro. Se, come me, sei una persona che non può farne a meno, continuerai quindi a ringraziare persone, altri animali, piante e cose, quando ti fanno star bene, o anche solo un po’ meglio.
E continuerai anche a lottare perché l’umana società sia sempre più umana e sempre meno disumana, contrastando attivamente e positivamente le azioni nefaste delle ancora troppe persone che (per i più diversi tristi motivi) agiscono proprio per il contrario e sostengono potenti e potentati cui non interessa un fico secco del bene comune, o della affascinante vita sul nostro piccolo pianeta. Non puoi farne a meno.

Or mi sovviene… la vita è merda

 


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