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“Mary Anning” secondo Marcel Barelli: contro la fossilizzazione del patriarcato scientifico

Dal nostro inviato Alessandro Castellano:

Dopo una carriera nel cortometraggio documentaristico animato, Marcel Barelli  regista svizzero ha presentato all’ultimo Festival di Annecy il suo primo lungometraggio animato: un film di 72 minuti che racconta, con ironia e approccio educativo, l’infanzia e le prime scoperte della paleontologa autodidatta inglese Mary Anning (1799–1847), che fin da bambina si batte contro un sistema educativo vetusto e che diventerà figura cruciale, ma per lungo tempo oscurata, nella storia delle scienze naturali.

Una scienziata dimenticata, finalmente al centro della scena

Il film di Barelli non è una biografia convenzionale, né un tributo agiografico: è un racconto vivace, arguto, frutto della passione del regista per la paleontologia. La protagonista viene qui raccontata in un momento cruciale della sua vita: a 12 anni rimane orfana di padre con il quale aveva l’abitudine di andare sulla spiaggia a raccogliere fossili da rivendere come “curiosità”, ma già convinta che quelle fossero tracce di un passato che non coincide con I racconti che le propinano a scuola. Con il suo martello da geologa e la sua testarda determinazione, si muove in un mondo dominato dagli uomini, che la vorrebbero conformare ad un ruolo femminile che poco avrebbe a che fare con il suo piglio scientifico rivoluzionario..

A differenza di Ammonite (2020), il film in live action diretto da Francis Lee che si concentrava su una libera interpretazione romanzata del lato più intimo di Anning, incentrando la narrazione su una presunta relazione lesbica della protagonista, Barelli adotta un taglio esplicitamente didattico-divulgativo, restituendo scientificità e contesto a una vicenda tanto affascinante quanto rilevante per le riflessioni attuali su genere, conoscenza e riconoscimento.

Il tratto distintivo: tra illustrazione editoriale e animazione d’autore

Fondamentale, nel successo formale del film, è il lavoro grafico curato da Marjolaine Perreten, già nota ad Annecy per il premiato La colline aux cailloux (Cristallo per una produzione TV 2023), e coinvolta qui come art director. Se nel corto autoriale Perreten privilegiava un tratto poetico e atmosferico dalla forte sintesi grafica, in Mary Anning la sua mano si adatta a un’estetica più didattica e funzionale, pur senza rinunciare alla cura cromatica e alla pulizia compositiva.

Le ambientazioni costiere del Dorset sono rese con linee semplici ma evocative, mentre i personaggi mantengono una caratterizzazione sintetica in un equilibrio ben riuscito tra libro illustrato, documentario animato e racconto visivo per tutte le età.

Non è solo un film su una donna la cui storia e scoperte scientifiche sono state a lungo trascurate: è un manifesto per una scienza più inclusiva, un elogio della pazienza, della curiosità e del diritto a essere riconosciuti per ciò che si scopre — anche se si è donne, e autodidatte, nell’Ottocento inglese.

Il trailer di “Mary Anning”: