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Or mi sovviene… la vita è merda

A questa veneranda età, ho come l’impressione che trovare “farina da far ostie” (come si diceva tanto tempo fa) tra coloro che (di solito ricchi-potenti) muovono le pedine sulla scacchiera internazionale della geopolitica, sia davvero difficile.

Si usava anche dire “il più pulito ha la rogna”.

Le notizie (tra false e forse vere) che vengono diffuse ché vadano in pasto alle pedine più piccine (noi), affinché si muovano decise e convinte verso le caselle che gli scacchisti han deciso, dovremmo farle verificare agli storici del futuro. Se gentilmente venissero qui ora con una macchina del tempo, potremmo forse capire qualcosina di quel che succede a noi babbei (stupidamente aggressivi) esseri umani.

Altrimenti, come al solito, ci passiamo in mezzo ignari, cercando (per lo più inutilmente) di cogliere indizi e sintomi, ma senza una vera difesa contro le terrificanti nefandezze che ci faranno soffrire pene d’inferno prima di morire in malo modo per motivi che ignoriamo.

Detto così sembra che viviamo in un mondo di merda, vero? Un mondo in cui troppi di noi finiscono per essere complici, più o meno coscientemente, delle nefandezze e della merda. E altri cercano, per propria natura, di far prevalere una visione più umana, ma senza mezzi adeguati allo scopo, agitandosi come tonni nella tonnara, spesso soffrendo e morendo malamente. 

Or mi sovviene che un anonimo filosofo di via Po, a Torino, scrisse sul muro “La vita è una merda. E poi si muore.”. 

La scritta non c’è più, ma la memoria, per quanto mi riguarda, resta, i sieme allo scatto che le feci.

Resta anche il dubbio, su cosa volesse davvero dire. Che la vita è merda è spesso auto evidente. Ma il fatto finale, la morte, era da intendersi come “dopo una vita di merda, l’ultimo ulteriore schifoso sgarbo è farci morire” o voleva dire “la vita è merda, ma per fortuna alla fine almeno si muore”?

Ovviamente non conta nulla che tutto finisca, per l’individuo cosciente (al momento è la cosa più probabile), o che ci sia l’improbabile scritta “Continua…” in qualche altro insondabile (ma consolatorio?) modo. La scritta del filosofo di strada ha comunque una sua potente innegabilità.

Chissà se un altro filosofo la rimetterà su.

Peraltro va anche detto che la merda è vita, ma questa è altra storia.


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