Renato Ciavola lo conosciamo, con un curriculum molto lungo di pubblicazioni a fumetti, libri, riviste per ragazzi e adulti, autoproduzioni, e ora la fondazione del Collettivo di fumetti Nuvole. Qui non parliamo di un ragazzino, certo, di una new entry, ma di un agé che è sempre vissuto e continua a vivere fra parole e disegni, e non può farne a meno, perché è il suo modo più immediato di comunicare, la sua vita di tutti i giorni.
Ora, a La Rivista dei Ragazzi, pubblicazione online e on-demand dai tempi del covid, e dopo aver pubblicato sulla stessa brevi storie a fumetti e il graphic novel “L’estraneo” tutti su testi di Giuseppe Iacobaci (traduttore, fondatore della rivista), pubblica “Storie del giorno dopo”, un graphic novel per adulti di 162 pagine, come autore sia dei testi che delle immagini. Lo si può ordinare dalla propria libreria/edicola a www.youcanprint.it e in tutti gli store online.
“Storie del giorno dopo” è in realtà una raccolta di racconti grafici, o meglio una unica storia dalle mille facce, come una pittura cubista che offra varie prospettive nello stesso piano. I personaggi raccontano la loro vicenda fra pensieri e riflessioni del quotidiano, tra ricordi dimenticati o mai metabolizzati, situazioni possibili e altre, forse, meno probabili, ma sempre illuminanti sul mondo che attraversiamo, difficile da interpretare. Così, il libro fa navigare il lettore in un mare magnum di storie tutte diverse e per i temi e per la voluta scelta grafica, muovendosi in quella zona d’ombra che è dentro di noi, con l’intento non troppo velato di proporre al lettore di cercare lui una risposta, se mai ci fosse, ai loro finali. Ciavola non cerca mai grandi storie, ma ciò che c’è di interessante nella vita di tutti i giorni, nel nostro quotidiano. Parla di personaggi che lottano, o a volte confusi dalla difficoltà di interpretare il proprio e l’altrui vissuto, o di attanti che apprezzano le cose più semplici che possiamo avere, e si accontentano di possederle. Come recita la presentazione di Giuseppe Pollicelli in quarta di copertina, “Chi racconta, solitamente, cerca le storie nella vita, così da poterle narrare, magari dopo averle reinventate, manipolate, rielaborate. Renato Ciavola no, lui fa parte di quel minoritario novero di artisti che cerca la vita nelle storie. Per Ciavola la realtà è di per sé, in ogni sua manifestazione, un racconto, una fonte di storie, tutte quante degne, in fondo, di essere raccontate (e lette o ascoltate o guardate). Perciò il suo scopo e il suo impegno consistono da sempre nel cogliere e nel restituire quanto vi è – in questa messe infinita di storie – di più pregno di vita. Poco conta che la storia narrata sia grande, minima, particolare, universale: importa il carico di vita che da essa promana. Importa, cioè, la verità di cui essa è portatrice, quella verità che l’autore della storia è tenuto a onorare e il destinatario della medesima è chiamato a riconoscere. Per potere, in quella verità, riconoscere sé stesso: nel bene come nel male, nella grandezza come nella miseria.”




