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È da poco uscito in Francia e Belgio l’ultimo Blake e Mortimer disegnato da Juillard, che sarà l’ultimo per davvero, avendo egli fatto appena in tempo a concludere questo lungo lavoro prima di soccombere alla malattia il 31 luglio di quest’anno, a 76 anni. Si ferma così a sette il numero di avventure di Blake e Mortimer da lui disegnate (per otto volumi). Un altro grandissimo autore che se ne va.

Pare per suo espresso desiderio, questa avventura riporta i nostri eroi in Gran Bretagna, nello specifico in Cornovaglia, collocandosi per tipo di trama e ambientazione abbastanza vicino alla prima storia del dopo Jacobs, L’Affare Francis Blake. Peraltro, sembra che anche le prossime avventure vedranno una prevalenza di ambientazioni britanniche. A partire dal prossimo La Menace atlante (dis. Van Dongen, fine 2025) e continuando con Les Héritiers de l’Île de Man (dis. Berserik) e Le Fantôme de Rowan House (dis. Van Dongen) le ambientazioni dovrebbero essere Londra, la Scozia, l’isola di Man, il Galles e la Giamaica.
La storia prende avvio da due avvenimenti distinti che presto si fondono insieme:
1. Blake è convocato presso la direzione dell’Intelligence Service a Scotland Yard per intraprendere un’azione di contrasto all’operato del Free Cornwall Group, un gruppo terrorista cornico che ha lanciato su Scotland Yard e sulla prigione londinese di Wandsworth di cui è ospite Olrik volantini nazionalisti anti-immigrati.
2. Mortimer ha realizzato una piccola scavatrice di tunnel (“La Talpa”) a beneficio dell’industria mineraria britannica. Il primo test della Talpa è previsto a giorni proprio in Cornovaglia. Quando la sera Blake e Mortimer si ritrovano nell’appartamento di Park Lane, Blake informa Mortimer che l’indomani partirà per la Cornovaglia, e Mortimer dal canto suo chiede a Blake di fare in modo che la Talpa non diventi un obiettivo dei terroristi nazionalisti, capeggiati da un misterioso Gran Druido di cui scopriremo l’identità solo a pagina 51 (ma ci sono in effetti indizi che permetterebbero di identificarlo prima).
I due fili conduttori della storia vengono così uniti. A questi due temi si aggiunge il ritrovamento di un meteorite (o meglio metà di esso) con iscrizioni che si riferiscono alla spada Excalibur di re Artù, che dovrebbe essere nascosta presso il castello di Tintagel in Cornovaglia, nell’isola di Avalon. Non manca quindi un aggancio alla storia (anche se fortemente tinta di leggenda) e all’archeologia care a Jacobs. Questa spada, ma anche il relativo tesoro della tomba del re, fanno gola ai nazionalisti cornici, che nel frattempo hanno trovato in Olrik un alleato (ovviamente interessato soltanto al tesoro): si ripropone così il tradizionale antagonismo Blake/Mortimer contro Olrik. La Talpa di Mortimer, di cui i nazionalisti riescono a impossessarsi, si rivelerà essenziale per il ritrovamento della tomba di Artù e di Excalibur. Oltre a questi temi portanti, la storia offre alcuni elementi “sociali” intesi a renderla più attuale, come l’insorgere di movimenti nazionalisti xenofobi nell’Inghilterra degli anni 50, che rispecchiano perfettamente quanto stiamo vivendo ai nostri giorni quasi ovunque. Un altro accenno che mi pare una critica diretta alla nostra società attuale è il comportamento del sovrintendente di Scotland Yard Charles Garrison, che in una riunione al vertice ordina perentoriamente a Blake, senza voler sentire ragioni, di risolvere la questione del nazionalismo cornico entro 10 giorni (p. 7). Mi sembra che abbiamo qui lo stereotipo del capo prepotente, ottuso e incompetente che è ormai diventato un flagello mondiale, sia nelle imprese private che nelle istituzioni pubbliche, portandole inesorabilmente al disastro cui stiamo assistendo. Non a caso Blake dice “Non so grazie a quale raccomandazione politica questo giovane sia arrivato a quella posizione, ma evidentemente capisce ben poco del lavoro di intelligence“. Siamo nell’era degli incapaci al comando.
Come si vede, la trama è complessa e ricca di temi che si intrecciano, eppure si è colpiti dalla sua scorrevolezza, dalla sua leggibilità e chiarezza (elementi che erano fondamentali per Jacobs e Hergé) e per il fatto che riesce a tenere costantemente vivo nel lettore l’interesse nella vicenda, che fonde abilmente poliziesco, mistero e leggenda, scienza e temi sociali di grande attualità. Le 62 tavole si leggono senza la minima caduta di tensione. Questo è un chiaro segno che Sente ha fatto un buon lavoro. Del resto lo ha fatto anche Juillard, con i disegni eleganti e curati ai quali ci ha abituati lungo tutta la sua carriera. Certo i suoi Blake e Mortimer (soprattutto Mortimer) non sono sempre fedelissimi al disegno di Jacobs, hanno a volte delle espressioni che non troviamo nel Maestro e che possono lasciare perplessi. In realtà, credo che col tempo Juillard abbia assimilato sempre più i due eroi e li abbia così adattati al suo stile, che predilige volti leggermente allungati. Ciò è compatibile con la fisionomia di Blake, meno con quella di Mortimer, che può talvolta apparire leggermente caricaturale. In questo senso chi vuole rivivere fedelmente i personaggi originali di Jacobs nelle nuove avventure deve piuttosto rivolgersi alle storie disegnate da Berserik e Van Dongen, o ancora meglio da Aubin, veri custodi delle fisionomie jacobsiane. La copertina è decisamente atipica, con questa grande immagine di Olrik dietro le sbarre e la sua espressione al contempo nobile e beffarda. Molti la troveranno non riuscita, certo non è in continuità con quelle che usava disegnare Jacobs. Ma questo, evidentemente, non è Jacobs, non bisogna dimenticarlo.
Due parole per quello che dovrebbe essere il protagonista, se diamo credito al titolo di questa storia. Olrik è qui eccezionalmente elegante e distinto, tanto sicuro di sé da collaborare addirittura coi suoi tradizionali avversari, salvo poi prendersi gioco di loro come al solito: “Povero capitano Blake. Questa sua fiducia nella parola data è commovente, alla sua età…” (p. 45). Non c’è dubbio che in questa storia Olrik è più accattivante che odioso, si pone forse ad un livello troppo alto rispetto a tutti i suoi avversari.
L’elemento leggendario insito nella storia di re Artù e della sua spada crea una situazione inusuale, ma non inedita, per Mortimer. Come nel Mistero della Grande Piramide aveva creduto, contro ogni sua convinzione scientifica, alla magica formula “Per Horus, fermati!“, che lo aveva salvato dal cobra, qui crede alle magiche proprietà di Excalibur, che infatti salva lui e Blake da un enorme macigno che sta per schiacciarli (p. 62). La didascalia dice “Per la prima volta nella sua vita il suo spirito scientifico vuole credere nelle possibilità del soprannaturale“. In effetti non è la prima volta. E anche nella pagina precedente (p. 61) Mortimer vede la Signora del Lago (figura fantastica che fa parte della leggenda di re Artù) trascinare a fondo il Gran Druido. La didascalia dice: “Ciò che il professore vede in quel momento gli sembra talmente incredibile che rimane bloccato per qualche secondo…“. Ancora una inspiegabile irruzione del fantastico nelle certezze cartesiane di Mortimer.
Alcuni dettagli della storia possono essere criticabili, come la configurazione della Talpa provvista di una cabina di guida che sporge un po’ troppo rispetto al corpo cilindrico della talpa stessa, per cui il foro praticato dalle frese nella roccia non sarebbe sufficientemente ampio per lasciarle spazio. Questa talpa ricorda peraltro molto il Subglacior visto ne I Sarcofagi del Sesto Continente, che però era un’invenzione del Prof. Labrousse.
Il pakistano Rajesh, che Mortimer incontra sul treno e di cui si ergerà a protettore, non è molto convincente come futuro minatore a Penzance, sembra troppo ben vestito e ben educato. Vuole forse essere un richiamo a Nasir?
Olrik viene accettato nell’organizzazione eversiva cornica in quanto è uno dei pochi al mondo a saper pilotare un Espadon, dal quale i comandi della Talpa derivano direttamente. Eppure non mi pare che Olrik abbia mai pilotato un Espadon, o anche soltanto visto i suoi disegni tecnici; ha solo pilotato l’Ala Rossa nel Segreto dell’Espadon.
Nonostante queste piccole sviste e incongruenze giudico molto positivamente questa storia, anche grazie al sostegno fornito dal nobile disegno del compianto André Juillard che certo mi mancherà infinitamente.
Segnalo infine una strizzatina d’occhio al Marchio Giallo nella vignetta 3 di p. 64, che richiama chiaramente il pub che si vede alla tav. 54 dell’avventura londinese.


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