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Giocano con errori e imperfezioni dell’intelligenza artificiale, li cercano e li amplificano, finché “l’inaspettato” non li lascia senza parole. Si sentono registi, scrittori e un po’ anche programmatori, oltre che fotografi. Sperimentano da soli e in gruppo, alcuni sognano di cambiare la visione collettiva, aprendo crepe che lascino entrare la diversità e difetti. Sono gli esponenti della nuova disciplina artistica in cui si crea dialogando con AI e immagini. La competition Text-to-art (promossa dalla startup di realtà complementare Metaphora) che li ha visti protagonisti è stata per Wired l’occasione per entrare nella loro bottega. Niente pennelli e tavolozze, solo una lieve nostalgia del tipico odore di pittura, subito scomparsa nel veder pixel comporsi e ricomporsi sugli schermi. Prompt dopo prompt…
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