afNews 22 Giugno 2023 17:12

Annecy 2023: nel Festival dell’infanzia ferita, i bambini perduti di Keiichi Hara ci guardano

A tre giorni dalla folle aggressione sul prato del Paquier, domenica 11 giugno, la 47ma edizione del Festival di Annecy si era aperta in un’atmosfera di comprensibile emozione, e i discorsi delle autorità e degli organizzatori non potevano che focalizzarsi su questo scioccante fatto di cronaca che, a pochi giorni dall’inaugurazione, avrebbe potuto incidere non poco sull’effettiva attuazione della stessa manifestazione.

Il rischio era acuito dal poleverone sollevato dalle immancabili entità estremiste ed eversive,  le quali ne hanno subito approfittato per fomentare le masse alla ‘ribellione’ (contro chi?! contro cosa?!) e insozzare le piazze per inveire contro non si sa bene quale presunto ‘invasore’ (certi ‘signori’, peraltro, non hanno certo bisogno di pretesti per farlo).

Le notizie che giungevano dalle vittime degli accoltellamenti – al momento non si contano decessi, per fortuna – erano sempre più rassicuranti, e questo – oltre all’aver escluso una matrice terroristica –  ha senz’altro contribuito ad alleggerire animi divenuti inevitabilmente pesanti.

Il direttore artistico Marcel Jean ha accolto sul palco il sindaco della città, François Astorg, che ha ricordato “lo stato di smarrimento e rabbia del popolo di Annecy”, radunatosi in riva al lago nei luoghi dove adulti e bambini erano stati colpiti – “Tre giorni fa ad essere stata attaccata è la gioia di vivere della città. Il festival internazionale del cinema di animazione si pone in questa edizione sotto il segno della resistenza e dell’amore fraterno.

In risposta alla barbarie, darete colore agli occhi di grandi e piccini” – ha confermato Dominique Puthod, presidente del festival – “Viva la vita, viva l’Animazione, viva il Cinema!

Il corto “Kikiriki” del messicano Ram Tamez è stato presentato all’inaugurazione, insieme al lungometraggio scelto per l’apertura (insierito anche in concorso), ‘Sirocco et le royaume des courants d’air’ (Premio del Pubblico, invero un po’ deludente) diretto da Benoît Chieux e a cui hanno lavorato anche giovani artisti italiani. Un film, quello di Tamez, che offre “benevolenza e tenerezza in risposta all’assurdità del mondo“, ha rimarcato Marcel Jean, direttore artistico del festival.

Dopo le riflessioni e i doverosi omaggi, la cerimonia è stata scandita dalla presentazione in prima mondiale di ‘Once Upon a Studio‘, realizzato appositamente per celebrare i 100 anni dei Walt Disney Studios.

Simpatia e buoni sentimenti, ma fotografie ciccia, tanto per cambiare.

Il film, co-diretto da Dan Abraham e Trent Correy, con la direzione alle animazioni 2D di Eric Goldberg e la supervisione di Andrew Feliciano per la CG, .riunisce tutti i personaggi Disney in un tentativo di foto di famiglia, davanti all’edificio degli Animation Studios a Burbank, sobborgo di Los Angeles. Il principale motivo di interesse – almeno per chi non è immerso mani e piedi nell’ossessivo meccanismo autocelebrativo della Casa del Topo – sta nel cameo di Burny Mattinson, illustre veterano dei Disney Studios, recordman di fedeltà con oltre settant’anni di onoratissimo servizio alla corte di Topolinia, il quale poco prima di raggiungere i colleghi nel Grande Atelier Celeste ha fatto in tempo a farsi inserire nell’ormai sterminato arsenale di characters disneyani, ormai talmente onnivoro da fagocitare pure personaggi e autori che vengono, nemmeno più tanto implicitamente – come dimostra il nuovo lungometraggio “Wish“, anch’esso presentato ad Annecy – rappresentati come fossero essi stessi ‘invenzioni’ di Zio Walt, eletto a entità onnisciente da cui ogni cosa, nel mondo della Fantasia, ha avuto origine.

It’s Disneyficatione, folks… and You’ll WISH to be a part of It!

Con l’inizio delle proiezioni, malgrado le copiose dosi di dolcificante, la ‘pillola’ ha rischiato subito di andare per traverso al pubblico.

Keiichi Hara, già autore dei pregevolissimi “Colorful” e “Miss Hokusai“, per presentare il suo film in concorso ufficiale, si è presentato sul palco del Bonlieu esibendo un cartoncino riportante tre semplici numeri, che messi insieme esprimevano una realtà agghiacciante.

L’anno scorso, in Giappone, 514 persone giovanissime si sono tolte la vita.

Erano studenti delle elementari, delle medie, delle superiori – ha spiegato il regista nipponico – dal 1980, quando si è iniziato a monitorare statisticamente il fenomeno, le cifre sono andate aumentando sempre più. Perché hanno scelto di farla finita? Esiste una voragine di disperazione nelle scuole e nella società giapponese: questi bambini sono morti soli, e provando un tremendo dolore. Abbiamo perduto il futuro di 514 persone. Tutti noi giapponesi ne siamo responsabili, e naturalmente anche io. E non ho idea di come fermare questa tragedia.
Non sono un maestro, né un mentore… sono solo un regista cinematografico. Ma credo fermamente nel potere dei film. Possono cambiare la vita della gente. Questo, che vi presento oggi, è un’opera di finzione, una storia fantasy. Ma contiene molti fatti veri, autentici. Tutti sappiamo che la vita spesso non appare né dolce né facile. Ma talvolta sa rivelarsi bellissima e perfino meravigliosa. Regalandoci momenti meravigliosi.

Questo mondo sa essere molto stupido e cattivo… ma voi continuate a crederci, ragazzi, e andate avanti. Un passo alla volta.

E proprio il momento più toccante di questo film, imperfetto anche graficamente ma sicuramente dotato di anima e cuore, si ha nella suggestiva sequenza finale in cui la protagonista, uscendo infine dalla casa in cui si era reclusa per sfuggire alle angherie dei compagni, si immette con rinnovata fiducia nel flusso mattiniero di studenti, impiegati e gente comune in marcia verso le rispettive incombenze, andando incontro all’ignoto, al futuro … alla vita.

Il lungometraggio “The Lonely Castle in the Mirror” (Kagami no Kojō) è basato sull’omonimo romanzo di Mitsuki Tsujimura, che ha vinto il Bookstore Grand Prize 2018 ottenendo il maggior numero di voti di sempre.

La trama è incentrata su Kokoro, una liceale che abbandona la scuola per rinchiudersi nella propria stanza (evidente rimando al fenomeno ormai globale degli hikikomori). Attraverso uno specchio magico, si ritrova coinvolta insieme a un gruppo di coetanei in una misteriosa ‘caccia al tesoro’ coordinata da un’inquietante ragazzina mascherata da lupo, impresa che si scoprirà man mano sempre più pericolosa e legata a doppio filo ai problemi personali dei ragazzi coinvolti.

Un adattamento manga illustrato da Tomo Taketomi è stato serializzato sulla rivista di seinen Shueisha Ultra Jump da giugno 2019 a febbraio 2022.

La pellicola è stata prodotta da A-1 Pictures, su sceneggiatura di Miho Maruo; il design dei personaggi gestito da Keigo Sasaki, che è anche direttore dell’animazione; concept visivo e design del castello di Ilya Kuvshinov; le musiche sono di Harumi Fuuki. Il film è stato presentato in anteprima in Giappone il 23 dicembre 2022.

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