10 Luglio 2022 13:45

Annecy 2022, Cortometraggi in concorso parte 2.

La seconda selezione dei cortometraggi in concorso a Annecy 2022 è stata probabilmente quella che è piaciuta di più al pubblico per la grande qualità di tutti i cortometraggi presentati.

 

Alla P’tits Dej du court di mercoledì 15 giugno gli autori hanno raccontato le storie dietro le loro storie.

Il primo cortometraggio discusso è stato “Babicino seksualno zivljenje” (Granny’s sexual life) produzione sloveno/francese di Urska Djukic e Emilie Pigeard realizzato a disegni a inchiostro e pastello su carta. A parlarne era presene Emilie Pigeard, che ha lavorato a molti cortometraggi, ma questa è stata la prima volta in cui è stata coinvolta nel progetto da una regista di documentari. Si sono incontrate a un festival e qualche tempo dopo Urska Djukic le scrisse per proporle il progetto.

Il corto mette in animazione alcune delle testimonianze raccolte in un libro uscito in Slovenia negli anni ‘80 e messo subito al bando. Si trattava di una seria ricerca su come era vissuta la sessualità dalle donne slovene nei primi decenni del novecento e riportava decine di interviste fatte a signore, che raccontavano soprattutto una spaventosa serie di abusi domestici, paure, insulti continui e oppressioni dalla chiesa e della società a cui non si potevano opporre. Un argomento pesante che il suo stile riesce a rendere più facile da affrontare grazie alla sua ironia e umorismo.

Per meglio capire il soggetto Emilie è andata in Slovenia e lì, guidata da Urska e altre, ha visto la situazione del paese. Ha deciso di realizzare il corto facendo i disegni a inchiostro, una tecnica che da un risultato spontaneo e energico perché ha pensato che le storie dovessero avere disegni che esprimessero il più possibile e immediati da capire. In seguito una colorista li colorava usato i pastelli e tutto veniva scansionato. Non aveva mai usato questa tecnica prima, ma si sente soddisfatta. Il risultato è un film duro ma che si fa guardare agevolmente e coinvolge. In Slovenia ha vinto diversi premi e ogni sua proiezione segna il pubblico e apre dibattiti. Pensa che farlo vedere lì sia molto più importante che mostrarlo in Francia. Sarebbe dovuto durare di più, ma le complicazioni dovute al Covid ne hanno diminuito la lunghezza.

Il secondo cortometraggio è stato “Lucky Man”. Produzione svizzera di Claude Luyet realizzato a disegni. L’autore è un produttore molto importante in Svizzera e il cortometraggio è stato realizzato con la consulenza di un artista molto ammirato dal regista. Una persona che, dopo aver realizzato fumetti e libri d’arte, sta dimostrando il suo valore nell’animazione con risultati che soddisfano pienamente il regista. La storia è ambientata in una periferia povera vicino al deserto, e racconta di un uomo che vince alla lotteria e deve andare a ritirare il premio prima della mezzanotte. Parte di corsa con la sua auto, ma lungo la strada si ferma a fare rifornimento nella stazione di servizio “sbagliata”.

È un film Punk Rock, grezzo, rude e duro. Lo stile artistico, polveroso e in bianco e nero, si è sviluppato seguendo l’idea dell’ambientazione nel deserto e aiuta a evidenziare la povertà del protagonista e l’abbandono della città dove vive. Il centro della storia non è il fatto che il protagonista vinca alla lotteria, ma che non riesca a cambiare la sua vita nonostante tutte le sue illusioni. Illusioni che lo rendono cieco e non gli fanno notare i personaggi ai margini della strada, poveri immigrati che sono però in grado di collaborare tra di loro, al contrario di lui e dell’altro personaggio principale che vedono solo le cose che gli interessano senza curarsi del prossimo. Il cortometraggio è stato disegnato e non realizzato usando direttamente la sabbia perché volevano un tratto netto e curato, cosa che la sabbia non permette ne da asciutta ne da bagnata. In definitiva è un cortometraggio breve, fulminante e sorprendente. Artisticamente valido e pieno di umorismo macabro e sarcasmo.

Il terzo cortometraggio discusso è stato “Garrano”. Produzione portoghese/lituana realizzato dal celebre duo Vasco Sà e David Doutel e che combina pittura a olio a disegno digitale. I due tornano ancora una volta con un corto che parla della parte povera e rurale del Portogallo. La storia racconta di un bambino che vive in una baracca con il padre e lo aiuta a raccattare rifiuti metallici che trasportano con un carro guidato da un cavallo enorme. Un giorno vede uno tizio che sta per appiccare un incendio nel bosco e scappa, ma il tizio lo ha visto e riesce a trovarlo.

L’ispirazione è venuta da un tipo di cavallo selvatico che veniva considerato quasi una leggenda e che adesso rischia l’estinzione, ma è stato usato per secoli nell’agricoltura grazie alla sua forza eccezionale. Altra ispirazione è venuta dal problema degli incendi dolosi che ogni estate flagella il Portogallo e non sembra avere alcuna spiegazione logica. Il protagonista è un bambino innocente che vive una vita terribile e finisce con l’accettare di fare un crimine, il suo essere innocente non gli impedisce di capire cosa succede e che cosa stia facendo. I due lavorano sempre insieme e ogni loro nuovo film continua nel solco lasciato dal precedente, per proseguire verso altre direzioni in un continuo mutamento. La tecnica che usano è quella della pittura a olio su vetro. Tutto viene realizzato in quella tecnica, ma una volta finito il corto fanno delle correzioni e aggiungono le ombre in digitale stando molto attenti a farle bene, perché nei loro film queste hanno un’importanza decisiva. Di solito si occupano loro di tutto, ma per questo corto hanno voluto cercare qualcuno che gli realizzasse la colonna sonora e sono felici della scelta. Un cortometraggio drammatico che da uno spaccato reale della miseria umana e delle devastazioni della natura dipinto maestosamente.

Il quarto cortometraggio discusso è stato Historie pour 2 trompettes”. Cortometraggio francese a disegni di Amandine Meyer. Una storia piena di simbolismi sul diventare adulte dove una bambina attraversa diverse situazioni particolari che la aiutano a mutare.

 

Lei è un’illustratrice e fumettista e un giorno, dopo l’uscita di un suo fumetto, ha incontrato un produttore di Miyu Productions che gli ha chiesto se volesse provare a realizzare un corto d’animazione. Lei ha accettato e ha iniziato il corto partendo dall’ultima immagine del suo fumetto.

I suoi fumetti sono muti e sono una sorta di flusso continuo, esattamente come questo corto. Si ritiene davvero fortunata ad aver incontrato da Miyu Productions tanti professionisti pien

 

i di esperienza e consigli che l’hanno saputo aiutare. Chi ha fatto il Clean-Up dei suoi disegni ha avuto un ruolo essenziale nel farle raggiungere l’estetica che voleva. Ma la cosa che l’ha soddisfatta di più è stata la possibilità di poter lavorare con il musicista Chapelier Fou. Gli aveva scritto chiedendo se volesse collaborare senza crederci troppo, essere riuscita a farlo per lei è stato magnifico. Il cortometraggio è davvero particolare e magico, un viaggio dentro gli strani sogni/riti iniziatici di una bambina realizzato in linea chiara, pulito e inquietante.

Il quinto cortometraggio discusso è stato Krasue”cortometraggio giapponese a disegni di Ryo Hirano basato su un mostro della tradizione thailandese, una testa fluttuante con gli organi vitali visibili che in questo caso viene incontrato da un malavitoso in fuga mentre rischia di essere ucciso da alcuni uomini nemici. Non si capisce se il mostro voglia aiutarlo o mangiarlo, ma è una lotta continua tra le tre parti.

L’autore racconta che in questo film ha unito le sue passioni per i film horror e i film sulla yakuza (la malavita giapponese). Era da tanto che voleva realizzare un film sul Krasue, ama il mostro da anni e cita alcuni film su di esso che assicura davvero terrificanti. Naturalmente, essendo un artista giapponese che viene dai manga, ha fatto il mostro più carino di quanto non sia mai stato descritto, cercando un equilibrio tra bello e spaventoso. I mostri sono stati la sua passione fin da quando era piccolo, amava sentire le fiabe popolari sui mostri e ne sente il fascino. Il cortometraggio è un insieme ad alta tensione di combattimenti e criminalità con l’intervento del mostro che è sia alleato che nemico. Lo stile è davvero personale e i colori molto importanti. L’autore realizza anche manga e ne mostra uno al pubblico tradotto in francese ricordando che può essere acquistato.

Il sesto cortometraggio discusso è stato Louis I°. Roi des moutouns”. Produzione tedesca in stop motion di Markus Wulftratto. Un film comico su un tema serio tratta da un libro illustrato francese che è piaciuto al regista. La storia racconta di un montone che trova una corona di carta e si proclama re delle pecore iniziando una monarchia assoluta, barocca e con profonde divisioni e segregazione delle pecore in base al colore della lana.

Una storia che l’autore ha trovato perfetta per prendere in giro il potere come piace a lui. Ama le storie con forti metafore, ma questa più che una fiaba la ritiene una storia storica. Tolta la bella storia e il divertimento degli ambienti serissimi per delle regge di pecore una delle cose che ha colpito è che la voce narrante del corto è di Isabella Rossellini, l’autore è stato molto felice di averla potuta coinvolgere e pensa che abbia dato al corto il tono che serviva, inoltre è cresciuta in una fattoria dove allevavano pecore. L autore racconta la difficoltà di rendere le illustrate del libro in un film, quello che si capisce subito in un disegno spesso non è più immediatamente comprensibile se trasposto in un film, quindi ha dovuto pensare a nuovi modi di raccontarlo. Non ha pensato a un pubblico per il suo cortometraggio, ma pensa che possa essere visto e apprezzato sia da adulti che da bambini. Un cortometraggio davvero divertente e intelligente per parlare del potere.

Il settimo cortometraggio è stato Black Slide” Produzione israeliana in CGI di Uri Lotan che racconta una storia davvero toccante. Due bambini in un parco acquatico decidono di intrufolarsi in un’attrazione per grandi,un gigantesco scivolo acquatico. Uno dei due è impaurito, ma anche angosciato dal pensiero che a casa sua le cose non vanno bene perché sua madre è all’ospedale.

L’autore ha raccontato una vicenda personale della sua infanzia riguardo al giorno in cui seppe della morte di sua madre, aveva passato la giornata con gli amici in un acquapark e sentiva che c’era qualcosa che non andava. A casa aspettò la chiamata stando vicino al telefono anche mentre faceva il bagno. Il cortometraggio mischia i suoi ricordi con una storia inventata aggiungendoci una meravigliosa metafora dello stato d’animo tormentato nello scivolo acquatico gigante solo per grandi che da il nome al corto. Un cortometraggio realizzato in una CGI che vuole sembrare stop motion e che si rivela molto più profondo e poetico di quanto ci si potesse aspettare. L’autore dice che avendolo fatto per raccontare un ricordo, non ha pensato a un pubblico di riferimento. Poi ha considerato che fosse più un corto per adulti, ma durante le proiezioni ha visto che anche i bambini erano presi dalla storia.

L’ottavo e ultimo cortometraggio del programma era The Record”. Produzione svizzera a disegni di Jonathan Laskar. Un cortometraggio dalla storia originale. Nel negozio di dischi di un musicista arriva una persona che offre al proprietario un disco magico che può riprodurre le musiche che chi ascolta ha dimenticato. L’uomo inizia un triste viaggio a ritroso verso una vicenda della sua infanzia che aveva voluto dimenticare, legata alla madre, alla musica nella sua famiglia e alle leggi razziali.

Un corto dallo stile artistico importante, ma arrivare a trovare quest’estetica è stato difficile. La divisione tra il bianco e nero netto del negozio con le scene colorate dei ricordi felici con la madre, ricordi che diventano sempre più scuri arrivando al finale. Un vero esercizio di stile. L’autore dichiara che il tema è la privazione dell’eredità culturale materna di cui al protagonista rimane soltanto la musica, che recupera faticosamente sottoponendosi a pesanti ricordi. Jonathan Laskar è un musicista e si dice convinto che la musica possa esprimere livelli musicali che possono accordarsi nell’immagine artistica realizzando un insieme nuovo. Il cortometraggio è stato fatto da lui e prodotto dalla mogli e anche le musiche sono state composte da lui. Per realizzare ha bisogno del massimo di libertà possibile e non pensa che con lavorando con professionisti esterni sarebbe riuscito a raggiungere il risultato che voleva. L’alternarsi tra le scene a colori e quelle in bianco e nero è un tentativo di riprodurre le sensazioni delle sedute di ipnosi. Ascoltando l’autore si capisce quanto dare quelle sensazioni al pubblico sia stato importante per lui.

Un cortometraggio eccezionale che ha meritatamente vinto il Premio “Jean-Luc Xiberras” per la Première Œuvre.

Questi sono stati i cortometraggi del secondo gruppo in concorso a Annecy 2022. Otto meraviglie molto diverse tra di loro, ma tutte eccezionali. Un vero piacere da vedere e sentire.

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