25 Giugno 2022 16:00

Annecy 2022, Cortometraggi in concorso parte 1

Come ogni anno la selezione dei cortometraggi in gara durante il festival d’Annecy ha offerto un panorama ampio sulla produzione recente dei migliori artisti del mondo. Anche se la mancanza dei cortometraggi dalla Russia (forse per la prima volta nella storia del festival) è stata sentita, almeno dai frequentatori abituali.

La selezione del primo gruppo di cortometraggi presentava opere notevoli di cui si sono potuti incontrare tutti gli autori il giorno dopo, durante la prima delle P’tits Dej du court. Ecco cosa hanno detto dei loro cortometraggi.

Si inizia con Miracasas” di Raphaëlle Stolz. Cortometraggio francese disegnato con un tratto sporco e tanti colori. L’importanza del colore è tale che quando, durante la prima proiezione in sala, hanno mandato una versione dai colori sbiaditi, l’autrice ha fatto fermare la proiezione perché mandassero la versione corretta, cosa fatta a ragione perché il cambiamento era enorme. La storia racconta di un corpo apparentemente senza vita che viene trasportato da due tizi in un villaggio nel mezzo della foresta brasiliana. Durante il viaggio l’uomo vede tutto senza riuscire a muoversi o parlare. L’ansia sale sempre di più nel vedere che la gente del villaggio vuole usare il suo corpo per uno strano funerale rituale che dovrebbe collegare la vita e la morte.

L’autrice era già stata selezionata a Annecy 2014 per il suo corto di diploma e ha portato questo cortometraggio realizzato insieme all’autore Portoghese/Brasiliano Augusto Zanovello. Grazie alla sua collaborazione la storia è cambiata molto diventando più mistica e profonda rispetto all’idea unicamente comica da cui era partita. La decisione di fare un cortometraggio in una lingua e una cultura diversa dalla sua era nata dal grande fascino che il Brasile ha sempre avuto su di lei, soprattutto per il suo amalgama unico di culture e credenze che fa nascere almeno una nuova religione ogni anno e decine di riti locali particolari. Trovare un bilanciamento tra lei e Augusto è stato difficile, ma è stato grazie al loro lavoro insieme se il cortometraggio è riuscito.

Il secondo cortometraggio è stato Steakhouse” della grande Spela Cadez Cortometraggio sloveno realizzato con l’uso di una macchina a piani multipli e ritagli animati traslucidi. La storia racconta di una coppia, il giorno del compleanno di lei il marito prepara con gran cura una bistecca da mangiare insieme, ma la moglie viene trattenuta in ufficio dai colleghi che vogliono farle gli auguri. Il breve ritardo fa infuriare l’uomo, che lascia carbonizzare la bistecca e accoglie la moglie con un pesante silenzio e tanto fumo, ma la situazione può ancora peggiorare. Un cortometraggio davvero breve ma in grado di dire tante cose.

L’autrice racconta che il successo dei suoi film sta diventando quasi un problema per lei, che si considera un’autrice davvero pigra che continua a realizzare corti usando sempre la solita (eccelsa) tecnica raccontando storie che sceneggia insieme al suo compagno. Questa in particolare è stata inspirata dalle molte relazioni sbagliate che ha avuto la disgrazia di vedere in giro. Gente che dovrebbe separarsi ma finisce con l’accettare cose inaccettabili per anni. Non aveva idea di come fare per rendere l’atmosfera che esisteva tra la coppia finché non si è pensato al fumo. Il risultato è stata un atmosfera pesante dove c’è tutto e non c’è nulla e fa capire che quella situazione va avanti da anni. Quella è la parte del film che le piace di più. Rispondendo alla domanda di un giovane regista che chiedeva se fosse meglio realizzare corti in 2D o in CGI quando tutti dicono di fare tutti in CGI la risposta è stata Se vuoi amare il tuo lavoro fa ciò che ami, se vuoi essere ricco, segui i consigli.” Quando questo cortometraggio ha vinto il Cristal della giuria nessuno si è stupito.

 

 

Il terzo cortometraggio è stato Taaskohtumine” (T’il we meet again) di Ülo Pikkov un cortometraggio estone in stop motion realizzato utilizzando oggetti trovati e paesaggi disegnati con la tecnica della sabbia su vetro. Il corto racconta la storia dell’isola di Ruhnu, da cui la popolazione fuggì in massa durante la seconda guerra mondiale. Ripopolata alla fine della guerra è adesso diventata un isola visitata dai turisti. Un giorno tra questi è presente un’anziana che non guarda le cose con gli occhi del turista ma di chi ha nostalgia del passato e finisce col recuperare un giocattolo nascosto da più di settant’anni nel sotterraneo di una casa. Un cortometraggio muto e realizzato con paesaggi di sabbia, ferraglie e personaggi di piume d’uccello in grado di emozionare veramente gli spettatori.

L’autore racconta che quando visitò l’isola gli venne l’idea di realizzare questo film e non riusciva più a togliersela dalla testa. Realizzare un cortometraggio usando i materiali trovati nell’isola per proiettarlo, alla fine, sull’isola è stata l’idea iniziale del corto, la storia è venuta dopo. Tutto rientra in un suo progetto di realizzare film locali con storie locali. Divertito il regista rivela che il film è muto non solo per una scelta poetica, ma anche perché lui è pigro e lavorare con le voci è sempre faticoso, ma ha dato molta importanza alla musica perché l’isola ha una tradizione locale nota e strumenti musicali tipici. Per poterla usare fedelmente ha lavorato con un’esperta etnomusicologa dell’isola. Il film è stato realizzato usando una macchina a piani multipli costruita negli anni ‘60 da un’azienda estone in quattro esemplari; due sono andati persi e l’altro esemplare è usato da Jurij Norštejn da almeno sessant’anni. Per sfida personale ha voluto realizzare il corto senza alcuna post-produzione digitale e assicura che il risultato sarebbe stato lo stesso anche se fosse stato fatto negli anni sessanta. È chiaro che per l’autore usare oggetti del passato sia davvero importante.

il quarto cortometraggio è Hysteresis” di Robert Seidel Cortometraggio tedesco realizzato mischiando disegno, CGI a un filmato dell’artista performativo Tsuki e sviluppato con l’aiuto di e un programma AI. Si tratta di un film sperimentale dalle immagini distorte e affascinanti con suoni e musica. Non è la prima volta che l’autore è presente a Annecy, lavora con le immagini da anni e ha realizzato diversi cortometraggi utilizzando la CGI unita ai filmati dal vero. Questi cortometraggi sono solitamente mandati in loop nei musei dove espone i suoi lavori.

L’autore racconta che il cortometraggio è stato iniziato durante il lockdown, quando si era messo a disegnare tanto usando tecniche tradizionali e gli era venuta voglia di provare a animare i suoi disegni. Dopo un anno ha incontrato l’artista performativo Tsuki, che seguiva da tempo, scoprendo che l’ammirazione era reciproca. Così è iniziata la loro collaborazione modificando il lavoro fatto. Per rendere ancora più interessante la cosa iniziò a usare un programma AI. Questo programma non era stato pensato per realizzare film e ha deciso di usarlo proprio per vedere cosa poteva fare con gli “attrezzi” che offriva, volendo trovare utilizzi a cui i programmatori non avevano mai pensato. Un processo che definisce “Bello e spaventoso”, ogni risultato è stato una sorpresa che lo ha pienamente soddisfatto. Quando lui realizza un film non ha mai una storia, ma si lascia prendere dalle emozioni e mostra un flusso di azioni atte a provocare sensazioni nel pubblico. Riuscirci è sempre difficile, ma per lui è l’unico modo per fare qualcosa che sia valido. Purtroppo riuscire a trovare finanziatori per film astratti è difficile, ma lavorare per i musei e riuscire a coinvolgere performer famosi come Tsuki ha aiutato molto.

Il quinto cortometraggio è stato Bird in the Peninsula” cortometraggio giapponese in animazione disegnata di Atsushi Wada, che non era presente ed è stato rappresentato dal suo produttore Nobuaki Doi.

Una storia davvero particolare su un bambino che deve imparare una danza tradizionale di gruppo, ma ha difficoltà a ripeterne i movimenti, e una bambina che si intrufola a vedere le prove. Lo scontento degli adulti porta a una pesante sensazione di inadeguatezza e rifiuto di entrambi e la situazione e la voglia di fuggirne si manifesta in una strana simbologia legata alle anatre, a un discorso sull’organizzazione sociale delle anatre (in spagnolo) e al piacere di accarezzarle toccandone il morbido piumaggio insieme, facendole diventare una metafora della pubertà. Un cortometraggio lento e affascinante.

Il discorso del produttore è più legato al suo ruolo che al cortometraggio in se. Racconta di aver iniziato come distributore di cortometraggi con Miyu Distribution e di essere diventato amico degli autori. Vedendo come questi trovassero grandi  difficoltà a produrre i loro cortometraggi ha deciso di diventare un produttore e aiutarli attivamente nella ricerca di finanziamenti. Purtroppo il Giappone non offre possibilità per produrre cortometraggi, per questo si rivolge solitamente alla Francia, che ha un programma di finanziamento magnifico e generoso. Ma cinque anni fa il governo giapponese ha finalmente iniziato un programma per finanziare i giovani artisti legato alle loro esposizioni nei musei. Come produttore e amico conosce perfettamente il valore degli autori e sa che può lasciarli liberi di fare quello che vogliono, passando ogni tanto ad assicurarli che stanno facendo bene. L’idea per il cortometraggio è nata da un viaggio che l’autore ha fatto in Spagna senza avere nessuna conoscenza della lingua, una sensazione che ha voluto mettere in questo corto.

Il sesto cortometraggio discusso è stato Sprit Fright” di Matthew Luhn e Hjalti Hjalmarsson. Ralizzato in CGI usando Blender, tanto che il co-regista Hjalti Hjalmarsson lavora per Blender Studio ed è stato lui a fare la discussione col pubblico. La storia racconta dell’incontro di un gruppo di adolescenti in escursione con un misterioso villaggio di carinissimi esserini/fungo che proteggono il bosco. Peccato che gli adolescenti siano dei teppisti che devastano l’ambiente senza farsi problemi e gli esserini sappiano essere molto vendicativi, anche con l’unica del gruppo che si preoccupa sinceramente di rispettare e proteggere la natura. Un cortometraggio realizzato da Matthew Luhn, che dopo aver lavorato per la Pixar per venticinque anni ha accettato l’invito di Blender nel realizzare qualcosa con loro. Il risultato è questa storia Splatter horror realizzato in uno stile cartoonesco carinissimo e con animazione d’altissima qualità che ha poco da invidiare a quella dei maggiori studios della California.

Lo studio Blender chiede agli artisti se vogliono lavorare con loro per poter provare differenti stili. La produzione si è svolta tra Stati Uniti e Europa con l’autore che parlava con lo studio quasi esclusivamente tramite videoconferenze e email rivedendo il lavoro fatto e chiedendo spiegazioni. La produzione del corto lo ha trovato preparato per l’esperienza con i cortometraggi Pixar realizzati negli anni, ma Hjalti Hjalmarsson non aveva quell’esperienza e ammette che i consigli datogli sono stati preziosi. Come tutto ciò che viene fatto da Blender sia il cortometraggio che tutto il lavoro fatto per realizzarlo è disponibile sul sito dello studio per chiunque voglia studiarne le innovazioni e usarle per i propri progetti. Tutto ciò è stupefacente e ci si chiede se Blender diventerà mai uno studio orientato soprattutto alla produzione di film. Hjalti Hjalmarsson assicura che loro vogliono continuare a portare avanti equalmente sia il software che la produzione, in una sorta di relazione simbiotica tra i due reparti dello studio. Forso l’unico dove la gente che sviluppa il programma è anche in grado di usarlo per realizzare film.

Il settimo e ultimo cortometraggio di cui si è parlato è stato Amok” di Balázs Turai cortometraggio Ungherese realizzato in 2D utilizzando Adobe Animation. La storia racconta di un uomo che quando finalmente trova l’amore e la felicità viene posseduto da uno gnomo malefico che lo porta a compiere azioni di efferata violenza contro chi ama. Dopo essere sopravvissuto all’ultima malvagità dello gnomo l’uomo inizia a cercare nel suo passato, trovando foto dove l’essere era già presente e ricordi della sua prima apparizione durante le violente liti dei genitori. Da lì lavora su se stesso, pensa di essersene finalmente liberato e ritrova amore e speranza, ma lo gnomo malefico geloso riappare pronto a distruggere di nuovo tutto. Un cortometraggio pazzo, violento, dai colori sgargianti, le forme estreme e la musica incalzante.

L’autore racconta di aver avuto molte difficoltà a trovare qualcuno disposto a finanziarlo e di essere stato rifiutato da società Francesi, inglesi, spagnole ecc. per finalmente trovare finanziamenti in Romania, con sua enorme sorpresa. Segno, forse, che i paesi dell’est sono più capaci di capire film del genere. Il titolo indica uno stato di rabbia che porta a violenza incontrollabile, un’ombra che è sempre con te e che si deve riuscire a affrontare. La sua idea iniziale era molto più violente e ispirata a “Nightmare”, ma il produttore gli disse che una storia del genere non andava bene, così ha riscritto tutto. La sua scelta di realizzarlo in Adobe Premiere è legata al fatto che il programma fa animazione pura, è facile da usare e dà l’opportunità di vedere immediatamente il risultato di quello che fa. Questo per lui è importante. L’unico problema è che la qualità delle immagini è piuttosto bassa e ha dovuto fare grandi studi prima di trovare lo stile che potesse apparire interessante in quel programma. La scelta dei colori si deve alla sua collaboratrice che, al contrario di lui, ha una grande sensibilità cromatica. La musica è stata composta da un amico ex compagno di scuola in Svizzera, che ha voluto coinvolgere perché la sua musica gli piace tanto. Un cortometraggio potente e pieno di energie che ha meritatissimamente vinto il Cristal come miglior cortometraggio.

L’autore è attualmente coinvolto nel programma di residenza d’artista di Annecy e con la compagna Zsuzsanna Kreif e gli amici sta sviluppando un progetto per un lungometraggio non convenzionale intitolato “Dino Doom on Desert Planet”, che ha presentato poche ore dopo durante il programma sui risultati delle Residenze d’artista di Annecy. Guardando il progetto sembra che possa diventare una cosa grandiosa. Chi scrive gli augura di riuscire a realizzarlo.

 

 

 

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