22 Giugno 2022 14:40

Annecy 2022 presenta Nayola, storia di confronti nell’Angola del passato e del presente.

L’edizione del festival d’animazione d’Annecy 2022 è stata eccezionale sotto ogni aspetto. L’offerta di cortometraggi, produzioni televisivi e lungometraggi d’animazione non era solo enorme, ma di altissima qualità, forse più che negli anni passati.

Una qualità talmente alta da fare rimpiangere che non si possano premiare tutti i film. Ma per fortuna ecco che noi giornalisti posiamo essere d’aiuto raccontando dei film che meritano di essere conosciuti anche se non hanno vinto premi. Tra questi il lungometraggio Portoghese/Belga “Nayola” merita davvero di essere visto.

Realizzato dal regista portoghese José Miguel Ribeiro è tratto dallo spettacolo teatrale The Black Box” di Mia Couto e José Eduardo Angualusa. Uno spettacolo musicale sull’Angola realizzato alla fine degli anni novanta dove recita l’attrice, cantante e poetessa Elisângela Kadina Rita, che dopo averla interpretata sul palco ha ripreso il ruolo di Nayola nel film come doppiatrice.

La storia segue le vicende di Nayola, una donna dell’Angola che durante la guerra civile degli anni ‘90 decide di lasciare la figlia alle cure della madre e andare a cercare notizie del marito soldato disperso.

Nayola non è più tornata e la figlia è cresciuta seguendo la strada paterna e lottando per la libertà nel suo paese tramite canzoni di denuncia, proibite dalla polizia, con enorme dispiacere della nonna preoccupata di perdere anche lei. Ma cos’è successo a Nayola durante la guerra, è davvero scomparsa?

La storia alterna scene ambientate negli anni novanta a altre che avvengono vent’anni dopo, lo fa in un crescendo di tensione che sale lentamente e riesce a tenere il pubblico col fiato sospeso.

La ricerca di Nayola la fa camminare per centinaia di chilometri prima come soldato, poi come civile che si avventura in territori di guerra o selvaggi.

Col passare del tempo la rassegnazione della protagonista nel non trovare le risposte che cerca cresce e inizia sentire un richiamo verso la natura simboleggiato da uno sciacallo selvatico, che inizia a seguirla e proteggerla e con cui finisce col legarsi durante una vera e propria iniziazione rituale sospesa tra il delirio della disperazione e la realtà.

Il risultato è un film affascinante disegnato con uno stile sintetico ma dalla forte componente artistica che da grande importanza ai colori e che, nonostante tratti dei temi tristi come le ferite di una guerra civile durata anni e una situazione odierna che offre ben poche libertà ai cittadini, riesce a mantenere una speranza per il futuro del paese e dei suoi abitanti e a collegarlo con un passato di credenze ancestrali e rituali che riuniscono l’essere umano alla natura.

Un film complesso e sincero che rappresenta tre generazioni di donne forti che decidono di lottare per il loro futuro rischiando e perdendo in prima persona, raccontando le loro storie con calma e descrivendo bene la situazione di un paese prima travolto dalla guerra e poi sotto una pace affidata ai militari.

José Miguel Ribeiro racconta che dopo aver visto lo spettacolo teatrale ha subito sentito di volerlo adattare in un film d’animazione, ma per poterlo fare sono passati decenni. Questo lo ha aiutato a pensare di più alla storia e quando ha finalmente potuto realizzarla ha passato anni in Angola per poter conoscere meglio gli autori dello spettacolo, sentire testimoni del periodo e essere il più onesto possibile nel descrivere gli eventi, le battaglie e le città coinvolte sia nel passato che nel presente del film.

Tutte le persone coinvolte nella realizzazione del film presenti sul palco sembrano aver vissuto insieme una grande esperienza formativa e sono visibilmente orgogliose del film che hanno realizzato insieme. Alla fine della proiezione gli applausi sono partiti naturalmente e diretti verso gli autori, che hanno iniziato a abbracciarsi per la gioia di vedere quanto il loro film sia stato in grado di toccare l’animo del pubblico.

Chi scrive spera che questo film possa giungere anche nelle sale italiane e che possa essere visto da più gente possibile.

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