Una silhouette รจ la rappresentazione di un qualcosa tramite i suoi contorni esterni. Sebbene esistano esempi di raffigurazioni di questo tipo anche nellโarte antica egizia e greca, la silhouette intesa in senso moderno si diffonde nella seconda metร del 1700 e prende il nome dallโallora ministro delle finanze francese รtienne de Silhouette, famoso per la sua politica amministrativa essenziale e improntata allโestrema parsimonia (questo non ci ricorda qualcuno?). Originariamente utilizzata solo per realizzare miniature di profili, la silhouette diventรฒ molto popolare per un centinaio di anni prima di essere lasciata in ombra(!) dalla fotografia…
Leggi l’interessante articolo completo di Paolo Castagno su: Da non lasciare in ombra – Carl Barks e l’utilizzo delle silhouette Papersera





Da un testo liceale di Monica sul linguaggio del medium fumetto.
โฆ
Se cโรจ un principe della sagoma nera nella storia dei fumetti, se cโรจ un campione della sintesi di linguaggio iconico a strisce, se cโรจ un maestro capace di fondere insieme la brutale essenzialitร del bianco nero con la poesia evocativa del racconto, se cโรจ, o meglio cโera, un disegnatore siffatto allora non puรฒ che chiamarsi Roberto Raviola, detto Magnus. I vecchi disegnatori che lโhanno conosciuto e che gli sono stati contemporanei, ma soprattutto che hanno interagito con la sua intensa vita produttiva ci raccontano quale รจ stata la logica genesi di un liguaggio artistico, di una grammatica che ha fatto anche proseliti, praticamente la fretta. La necessitร produttiva, il tempo sempre piรน stretto spesso ha portato molti stanchi disegnatori a cedere buona parte della propria capacitร , sacrificando la qualitร e avvicinandoli molto al rischio del graffito, cioรจ del segno che va oltre lo sporco, che si perde nel mare della mancanza di senso. Per un raffinato artista come Magnus le maglie strette di tale necessitร non lo hanno sconfitto ma sono state pretesto per la virtรน di un salto di qualitร espressivo. Siamo nel periodo arcaico ma il termine non appaia come una diminutio rispetto al piรน popolare e ufficialmente riconosciuto magnus classico, rispetto al quale ritroviamo la piena maturitร del controllo della forma plastica e privo della successiva espansione manieristica.
Il percorso di eliminazione del superfluo, sia attraverso lโabilitร del taglio e della zoomata sul focus dinamico della scena, sia con la sistematizzazione espressiva dei dati naturalistici e perfino anatomici ( una per tutte la geniale semplificazione dellโallineamento falangeo), ha trovato il felice traguardo stilemico nel lโinvenzione della โsagoma magnusianaโ. Eโ stilema e dato di linguaggio perchรฉ non rientra nella casualitร contingenziale dei controluce e degli abbagli ambientali ma archetipo di struttura narrativa.