I Puffi compiono mezzo secolo
Schtroumpfs by Peyo - matita by Franquin - zoom inIl destino dei nomi: certe volte un nome difficile, ostico, magari anche popolaresco o poco elegante, può tarpare sul nascere una carriera, e la storia del mondo dello spettacolo è ricca di esempi eloquenti. Un caso analogo è accaduto nei fumetti, anche se va detto che è stato quel nome difficile da scrivere e da pronunciare, come Schtroumpfs, a fare la fortuna dei piccoli omini blu divenuti celebri in Italia come i Puffi. Già, perché se in Francia e in Belgio (dove sono nati, ideati nel 1958 da Pierre Culliford, meglio noto come Peyo) hanno conservato il loro nome impronunciabile, in altri Paesi sono stati ribattezzati con nomi facili da ricordare, come Smurfs in inglese, Pituffos in spagnolo o Dardassin in ebraico. Ma forse gli italiani sono stati ancora più bravi, soprattutto i redattori del Corriere dei Piccoli che dal 1962 iniziò a pubblicarli chiamandoli Puffi. Il termine ebbe subito successo, soprattutto per i numerosi giochi di parole, a volte addirittura demenziali, che si intrecciano nei loro dialoghi, in particolare  nella versione a disegni animata prodotta a getto continuo da Hanna e Barbera. Peyo, nato il 25 giugno 1928 e scomparso a 64 anni, ha iniziato a lavorare in Belgio nell’immediato dopoguerra, disegnando storie e personaggi proiettati nel passato, come Johan, un paggetto medievale cui nel corso degli anni affiancò altri protagonisti, come Pirlouit e nel 1958 gli omini blu che gli avrebbero dato notorietà universale. La prima storia in cui compaiono è Il flauto a sei puffi, capostipite di una serie infinita di avventure che da mezzo secolo divertono grandi e piccoli di tutto il mondo. Inventando i suoi piccoli eroi – che in questi giorni il museo dei fumetti di Bruxelles ricorda con una grande mostra – Peyo ha voluto costruire un piccolo mondo che sembra derivare dalle atmosfere delle antiche saghe nordiche, e che è au_village.jpgimmerso nel verde della natura e nell’azzurro dei loro corpi, ravvivati dal bianco dei cappucci e dal rosa della Puffetta, unico personaggio femminile in un universo tutto maschile. Ci sono Puffi di ogni genere, alti “su per giù due mele o poco più” come canta una sigla televisiva, qualcuno magari ispirato ai nanetti di Biancaneve, che riflettono sempre tipi e situazioni del mondo degli uomini. Tra il Grande Puffo, un saggio dalla lunga barba bianca, e il Puffo pigro e quello burlone, il Puffo inventore e quello goloso, c’è anche una sorta di "puffo cattivo", l’unico che abbia un nome (Gargamella [lo stregone che cerca sempre inutilmente di catturare i Puffi, NdR]): indossa un saio nero, coltiva le arti magiche e, tutto sommato, non si trova affatto male fra tanti buoni. [Carlo Scaringi]

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Domenica, 6/7/2008
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