Recensione: Discovering America
David Mazzucchelli, Discovering America
56 pp, B, bicromia, £. 20.000
Coconino Press, Febbraio 2001
La scoperta dell’America è avvenuta circa cinquecento anni fa. Mi correggo: la scoperta dell’America è iniziata circa cinquecento anni fa. Da allora la vastità e la complessità del continente americano hanno ispirato gli artisti, spingendoli a fornire la loro personale interpretazione. Si viene quindi ad aggiungere alla folta lista anche David Mazzucchelli, disegnatore che ha abbandonato progressivamente il fumetto “mainstream” statunitense, quello supereroistico per intenderci, per intraprendere un tortuoso cammino di ricerca e di approfondimento del medium fumetto. Questo nuovo percorso ha contribuito alla creazione di opere quali Città di vetro, intensa trasposizione del romanzo di Paul Auster, e Big Man, fino ad arrivare all’opera in esame. Mazzucchelli si è trasformato da abile disegnatore in autore completo, dimostrando di possedere qualità di narratore e coraggio necessario nel portare avanti un progetto artistico che esula dalle comuni direttive commerciali del medium espressivo. Il volume è suddiviso in tre racconti, due brevi ed uno lungo, incentrati sulle diverse solitudini e le ossessioni derivanti di tre individui, Steven, Chris, Ishizaka San. La prima storia, Near miss, ci presenta la figura di un giovane impiegato, single e affetto da complesso edipico, che viene improvvisamente risvegliato dal torpore quotidiano dalla notizia del passaggio di un asteroide, la cui traiettoria sarebbe risultata assai prossima alla Terra. La conseguente fuga alla ricerca del perfetto rifugio, pur arricchito dall’incontro con una misteriosa figura di donna, si risolve nella sconfitta. Un racconto di sapore carveriano, per il senso di minaccia indecifrabile trasmesso con un linguaggio scarno, ma cinematograficamente completo. La seconda storia, che fornisce il titolo al volume, delinea un'altra figura di emarginato: Chris, custode di un palazzo, trascorre il suo tempo libero costruendo un modello di planisfero e cercando di correggere gli errori di calcolo presenti nelle proiezioni di Mercatore. Il suo è un evidente tentativo di ricondurre l’infinito, l’altro da sé, ad una dimensione più comprensibile, accettabile quindi. Attraverso l’ossessiva matematizzazione viene attuata la strategia di sopravvivenza, sbaragliata momentaneamente dall’apparizione di una donna nella vita del protagonista. La relazione avrà breve durata, portandolo alla scoperta che i rapporti interpersonali e le emozioni non sono determinabili secondo criteri consolidati, precipitandolo nei dubbi, fino alla logica crisi di rigetto. La sconfitta risulterà poi totale, riconducendosi Chris alla confortante dimensione misurabile dell’universo, alla chiusura inesorabile del cerchio su sé stesso. Stop the air nude conclude la trilogia con l’ironica, e tragica al tempo stesso, vicenda di un addetto doganale alla censura, che impazzisce nel tentativo di porre un freno alla pornografica esposizione dei peli pubici. Schiacciato quindi dal logico fallimento, divenire preda dell’ossessiva ricerca di perfettibilità dell’universo umano che ha intorno. Il tema vorrebbe forse anche essere una satira sui complessi ed ipocrisie presenti nella società nipponica. Il segno di Mazzucchelli ha acquisito una personalità definita, pieno e sintetico. La sua capacità di narratore si è affinata: prova ne sia la prima pagina di Near Miss, dove riesce in sette semplici vignette a fornirci tutto il necessario ad inquadrare il protagonista e la vicenda, mentre nella seconda tavola potrebbe chiudersi la narrazione. Il suo è uno storytelling letterario, costruito sui silenzi granitici, scalfiti appena da dialoghi brevi, esangui. Mazzucchelli sembra proseguire il racconto di straniamento dell’individuo, proprio della letteratura contemporanea statunitense ed in specifico del sopracitato Auster, perso nel labirinto dei codici segreti degli eventi e delle cose, che rimandano ad un “altrove” sconosciuto.

Articolo di Alberto Conte (se non altrimenti indicato) - Mercoledì, 25/4/2001
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