Pichierri è scomparso - passed away

REALIZZÒ UN SOGNO IMPOSSIBILE
La Casa Editrice Nerbini, fondata dal patriarca Giuseppe alla fine del secolo scorso, è stata, per il fumetto italiano, una delle realtà più significative, se non la più importante in assoluto. II nome di Nerbini è associato in modo indissolubile all'arrivo in Italia di "Topolino" e dei "magnifici eroi" dell'avventura come Flash Gordon, Mandrake, Cino e Franco, l'Uomo Mascherato. Non fu comunque Giuseppe a tenere il timone della Casa al tempo di questi epocali avvenimenti, ma il figlio Mario, che è ricordato dagli appassionati italiani di fumetti come un'autentica figura carismatica. La "cattura" di "Topolino" avvenne alla fine del 1932, quando Nerbini fu praticamente costretto ad acquistare da Disney le strisce del personaggio, che all'epoca erano disegnate dal grande autore americano Floyd Gottfredson Infatti Nerbini, il 31 dicembre di quell'anno aveva fatto uscire un settimanale chiamato appunto "Topolino" ma affidando la parte grafica ad autori italiani, tra cui Giove Toppi e Gaetano Vitelli, senza sapere dell'esistenza dei f fumetti americani. "Topolino", grazie alle strisce originali di Gottfredson e ai fumetti di Cino e Franco, ebbe un grande successo, tanto che Arnoldo Mondadori glielo "sottrasse" nell'estate del 1935, acquistando la testata per una cifra altissima. Ma l'anno precedente, Nerbini aveva lanciato un settimanale oggi leggendario, "L'avventuroso" un lenzuolo multicolore con le favolose avventure di Gordon nell'impero di Ming, con astronavi e spade medievali in un crogiolo di idee e di fantasia; Mandrake, l'Uomo Mascherato e molti altri eroi. "L’avventuroso", fino alle disposizioni ministeriali del 1938 (che abolirono le storie di importazione americana) fu un giornale dalle tirature mai più raggiunte - si parla di mezzo milione di copie settimanali - e divenne la bandiera di una generazione. L'incredibile successo di "Topolino", de "L'avventuroso" e di vari altri giornali che Nerbini, soprattutto, ma anche altri editori i inaugurarono negli anni Trenta, creò una generazione di entusiasti, che col passare del tempo si trasformarono in nostalgici. La Casa Editrice cessò la sua attività negli anni Cinquanta, dopo lunghe e dolorose traversie, surclassata e schiacciata dai colossi romani e milanesi. Fu rilevata da un vecchio collaboratore di Mario Nerbini, Gino Ghignoni, che si dedicò a un programma di ristampe di classici italiani e di feuilleton illustrati. Dopo la morte di Ghignoni, la fu figlia Giuliana e il marito Alfonso Pichierri si resero conto che in Italia e in Europa i tempi erano maturi per una rivalutazione critica del Fumetto inteso come forma d'arte (nel 1965 era iniziata la pubblicazione di "Linus"). Pichierri era un collezionista e un estimatore del fumetto classico, specie nerbiniano e insieme alla moglie coltivò quello che all'epoca sembrava un sogno impossibile: rendere di nuovo disponibile, e a prezzi accessibili, il patrimonio delle edizioni nerbiniane d'Anteguerra. Fu proprio facendo leva sui "nostalgici", i cosiddetti "ragazzi di Gordon", ma anche su migliaia di giovani appassionati, che Alfonso Pichierri nel 1971 poté trasformare il sogno in realtà. Il segreto fu la. volontà, l'energia e la straordinaria determinazione di questo neo-editore, capace di combattere battaglie apparentemente perse in partenza: guerre con la distribuzione con recensori scettici, con concorrenti agguerriti e ostili. Alfonso Pichierri, insieme alla moglie Giuliana Ghignoni dette il via alla ristampa integrale dell'intero pubblicato, con una ricerca degli "originali", dispersi da tempo, che si rivelò irta di ostacoli. Ma nonostante collezionisti gelosi, fascicoli apparentemente perduti, problemi di copyright e mille altre difficoltà, Pichierri ebbe la tenacia sufficiente a portare a termine la sua battaglia. Negli anni Settanta, un piccolo esercito di appassionati lo seguì in tutte le sue iniziative, che ebbero anche celebrazioni memorabili nei "convegni degli amici d Nerbini" che si svolgevano con regolarità a Firenze, spesso al Palazzo dei Congressi. con personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che venivano a fare professione di "nerbinianità". Ma Pichierri perseverò anche negli anni di relativa magra, quando l'interesse intorno ai classici americani degli anni Trenta sembrava affievolirsi, dando spazio alle nuove leve di autori, a giovani critici, a retrospettive su autori non nerbiniani (ricordiamo una memorabile mostra su Benito Jacovitti) e a molte altre iniziative. Pichierri ha restituito la memoria fumettistica a un popolo di appassionati, ricostituendo un archivio che era disperso da decenni. Le sue edizioni, sempre vicine all'originale, a volte assai fedeli, sono oggi un patrimonio insostituibile per gli studiosi del costume, per gli appassionati di comics, e non solo per i semplici collezionisti. Pichierri ha tenuto alta l'insegna della Nerbini per quasi trent'anni, sempre presente a tutte le mostre, manifestazioni, convegni. Ricordiamo anche le iniziative della biblioteca Marucelliana tese alla valorizzazione del fondo Nerbiniano oltre al volume di Pier Francesco Listri Il Mondo di Nerbini. Il patrimonio di albi, volumi, giornali, saggi, dati alle stampe da Pichierri non potrà certamente più essere ignorato dagli uomini dalla cosiddetta cultura "alta", ed è questo forse, il suo merito maggiore. Al di là di tutte le possibili nostalgie.
(Leonardo Gori)

E’ SCOMPARSO ALFONSO PICHIERRI, UN PIONIERE DI LUCCA COMICS
Sabato 12 luglio 1999, nella Firenze che aveva scelto come città in cui vivere e lavorare, se n’è andato all’età di 64 anni Alfonso Pichierri, una figura notissima agli appassionati di fumetti e di illustrazione, sempre presente alle Fiere del Fumetto, in ogni parte d’Italia, sin dai primi anni Settanta. Spinto dal suo antico amore per i comics, insieme alla moglie Giuliana Ghignoni, Pichierri aveva rilevato nel 1972 la storica casa editrice fiorentina G. Nerbini, che negli anni Trenta aveva dato un contributo fondamentale, ineguagliato da qualsiasi altro editore, per la diffusione nel nostro Paese l’arte del Fumetto. Nerbini aveva lanciato, tra gli altri, su "l’avventuroso", i classici eroi dell’avventura americana Flash Gordon, Mandrake, Jim della Jungla, l’Uomo Mascherato (The Phantom), Cino e Franco (Tim Tyler’s Luck). E Mickey Mouse, di cui la Nerbini era stata la prima casa editrice a dedicargli una pubblicazione autonoma, "Topolino", appunto, nel 1932. Per inciso, un dettagliato studio sulle testate di Nerbini, ricco di immagini, è stato pubblicato recentissimamente nell’ultimo numero della rivista "Collezionare" (vedi notizia del 6 maggio 99), edita dall’etichetta torinese Little Nemo; ne consigliamo la lettura. I contatti possono avvenire anche per e-mail: l.nemo@flashnet.it Proprio grazie all’opera di Pichierri e di altri appassionati come lui, negli anni Settanta aveva ripreso vigore la grande stagione del collezionismo di fumetti d’epoca, e con essa gli studi scientifici sul medium avevano trovato nuova linfa. Nel 1974, Pichierri inizia la ristampa anastatica de "l’avventuroso", dei dodici albi ad esso collegati apparsi nell’anteguerra e di quelli dell’immediato dopoguerra. In seguito, non si contano le pubblicazioni che affollano il catalogo della casa editrice, dai volumi Don Chisciotte (illustrato da Gustav Dorè) a L’ebreo errante di Sue, dal Pinocchio a striscia disegnato da Scudellari alle riviste più recenti, degli ani Ottanta: "Giungla’ e "Tam Tam". Nell’articolo Alfonso Pichierri, il fumetto come grande amore, uscito su "La Nazione" tre giorni dopo la scomparsa di Pichierri, il giornalista Roberto Davide Papini intervista Sergio Bonelli, editore di Tex e di Dylan Dog, che due anni fa aveva partecipato, a Firenze, alle celebrazioni per il centenario della casa editrice Nerbini. "Ho sempre ammirato la sua capacità di editore e di conoscitore delle tecniche del settore - afferma Bonelli, a proposito di Pichierri - e soprattutto i fumetti che mi piacciono di più sono sempre quelli che pubblicava lui." Il popolo di Lucca Comics, lo staff che dirige e mette insieme la manifestazione, a cui Pichierri aveva voluto essere presente, già ammalato, anche nell’ultima edizione della Primavera ‘99, lo vuole immaginare mentre gli dedica ancora un ultimo, calorosissimo, ideale applauso, dalla platea del Teatro del Giglio.
(Luca Boschi)

Articolo di afnews (se non altrimenti indicato) - Giovedì, 15/7/1999
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