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Bonelli

Questa pagina è dedicata ai fumetti della Sergio Bonelli Editore e ai suoi Autori. Qui di seguito potete trovare (in formato ridotto) le ultime 10 notizie che abbiamo pubblicato su afNews.info su questo argomento. Se fate click sui rispettivi titoli, potete leggere le notizie nel formato originario standard di afNews. Se fate click sulle immagini potete scorrerele tutte, ingrandite.

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Bonelli
  • Speciale trentennale Martin Mystère 17 maggio 2012

    mm_special_slideRiceviamo: Martin Mystère, loquace indagatore di casi inspiegabili, è un personaggio chiave nel panorama delle nuvole parlanti italiane, uno dei più longevi in assoluto tra i bonelliani attualmente presenti in edicola. Il primo episodio dedicato al biondo professor Mystère, “Gli Uomini in Nero”, è apparso in edicola trent’anni fa, nell’aprile 1982. Da allora il personaggio ideato da Alfredo Castelli è stato protagonista di numerosi speciali, spin-off, serie collaterali, ma anche videogiochi, libri e cartoni animati. LoSpazioBianco ha celebrato i trent’anni della serie dedicata al Detective dell’Impossibile con interviste a vari suoi autori, contributi di fumettisti ed esperti del settore, omaggi al personaggio disegnati da grandi autori. Si segnalano, oltre alle interviste ai principali autori del BVZM, gli interventi dello stesso creatore, Alfredo Castelli, che parla dell’invenzione delle rubriche negli albi Monelli, l’Essential 11 di Carlo Recangno e un bel ritratto di Castelli da parte di Luigi Mignacco. Gli autori che hanno voluto omaggiare con un loro disegno il personaggio sono Alberto Gennari, Giancarlo Alessandrini, Sergio Giardo e Nicola Mari. Inoltre, una ricca anteprima degli episodi che verranno. Lo speciale è consultabile facendo click qui.

  • Ritorno al passato con Martin Mystère 15 aprile 2012

    mm0320Per celebrare i primi trent’anni di Martin Mystère, le edizioni Bonelli propongono un albo di grosso spessore (230 pagine, in edicola da pochi giorni) e in qualche modo insolito, seppure nel filone dei "decennali". Sfogliandolo si compie un vero e proprio viaggio nel passato, più o meno vicino, alla scoperta da un lato delle origini del personaggio creato nel 1982 da Alfredo Castelli, e dall’altro degli anni Trenta, un periodo particolarmente fortunato – malgrado i drammatici problemi mondiali (crisi economiche, guerre, dittature, ecc.) – per il mondo dell’immaginario. Riproponendo la prima storia del detective dell’impossibile, Gli uomini in nero, Castelli e Giancarlo Alessandrini che l’ha disegnata, non solo risvegliano la nostalgia del lettore, ma gli fanno compiere un viaggio a ritroso alla scoperta della genesi del personaggio che Castelli aveva concepito a metà degli anni Settanta come Allan Quartermain, un archeologo discendente del protagonista del romanzo di Haggard, Le miniere di re Salomone. Il progetto non ebbe molta fortuna: respinto da vari editori, il fumetto fu accolto da un altro alla vigilia della chiusura del suo settimanale, troppo legato a una trasmissione televisiva. Ma Castelli non si arrese e bussò alla porta di Sergio Bonelli, sempre sensibile alle novità interessanti. Il personaggio si sarebbe chiamato Doc Robinson e sarebbe stato un detective dell’ignoto. Ma l’uscita di un periodico del gruppo linusiano (Robinson, elegante, raffinato, d’autore, ma poco popolare) indusse Bonelli e i suoi collaboratori a cambiare il nome in Martin Mystère, come il protagonista di un romanzo d’appendice dell’Ottocento francese. Questa dunque la nascita, un po’ travagliata, dell’eroe più celebre fra i tanti ideati da Castelli. Ma forse l’ispirazione gli era arrivata dai fumetti di Lee Falk, Mandrake e l’Uomo Mascherato, perché non sono pochi i punti di contatto tra il BVZM e il famoso mago, al di là del ricorso all’illusionismo e alle arti magiche. Entrambi sono stati a scuola di magia fra le montagne dell’Himalaya, hanno preferito la magia bianca a quella nera, scelta dal Cobra e da Sergei Orloff, hanno un prezioso collaboratore dalle origini esotiche, forte, invincibile, di poche parole, come Lothar, che viene da una tribù africana, o Java che arriva dal passato e dall’Asia più lontana, Mongolia e dintorni. Entrambi hanno una fidanzata, ma Narda, la compagna del mago, è una principessa che disdegna il lavoro, mentre Diana (che Martin ha sposato in segreto) è un donna impegnata che lavora, e in questo è più simile alla Diana Palmer di Phantom, da tempo ormai madre di due gemelli. Ce n’è abbastanza per portare alla luce le origini di Martin Mystère che seppure è un personaggio della seconda metà del Novecento (è nato nel 1942, quarant’anni prima della sua nascita di carta), in realtà affonda le radici negli anni Trenta, l’epoca d’oro del fumetto d’avventura, che Castelli e tanti lettori ammalati di nostalgia fumettistica ben conoscono. Gli anni Trenta sono infatti al centro della lunga storia d’apertura dell’albo dei trent’anni. Una vicenda nella qualche compaiono molti celebri eroi dell’immaginario di quel decennio, dai gangsters ai poliziotti come Dick Tracy, da King Kong, lo scimmione con la bella rapita (in questo caso la svampita Angie, sempre simile a Marylin Monroe) agli intrecci polizieschi pubblicati su riviste di facile consumo, dove si sono fatti le ossa maestri del giallo classico, come Hammett o Chandler, ecc. Abituato a scontrarsi con i mysteri del passato e con i criminali di oggi, Martin Mystère dopo questa parentesi celebrativa è pronto a ripartire per nuove avventure sempre tra realtà e fantasia, e per sciogliere nuovi interrogativi e scoprire altri volti di un mondo dove non è facile vivere, ma nel quale, in fondo, non si sta poi tanto male. (Carlo Scaringi).

  • Trent'anni di mysteri 11 aprile 2012

    mm0319A metà dell’albo n. 319 della trentennale collana bonelliana, Martin Mystère salta agilmente al di là del tornello della Metro, ed esclama, tutto contento: "Niente male. Il BVZM è ancora in forma malgrado l’età non più verde". Sembra l’introduzione più logica alla celebrazione dei primi 30 anni di vita di questo affascinante personaggio, senz’altro il più longevo e il più riuscito tra i tanti creati da Alfredo Castelli. Era l’aprile del 1982 quando apparve il primo albo, "Gli uomini in nero", disegnato da Giancarlo Alessandrini e scritto, ovviamente, da Castelli. Una coppia che nel corso degli anni ha firmato decine di albi, e soprattutto quelli del decennale, ciascuno con almeno una vicenda straordinaria, forse al limite del verosimile, Nel 1992 i primi dieci anni erano festeggiati con una storia ispirata a mm0100un celebre fumetto di Carl Barks, dove Paperino finisce in una misteriosa valle peruviana dove tutto è quadrato, anche le uova delle galline. Nella stessa realtà finiscono, nell’albo n. 100, Martin Mystère e Java, protagonisti di un’avventura quasi allucinante in un Perù dove tutto è squadrato e geometrico e i comportamenti degli abitanti sono spigolosi, rigidi, perfino autoritari. Dieci anni dopo, nell’albo n. 241, scopriremo che Martin aveva sposato Diana Lombard già da qualche anno. In quello del trentennale, un corposo albo di 230 pagine (il n. 320 in edicola dall’11 aprile) Castelli e Alessandrini propongono una vicenda imprevedibile, con molti personaggi già noti e AlfredoCastelliByGoriaqualche sorpresa, per ora anticipata dalle sole iniziali, D. R., del personaggio mysterioso. A volo d’uccello, saltando da un decennale all’altro, abbiamo ripercorso la storia di Martin Mystère, ma solo a grandi linee perché in trent’anni di vita il BVZM – che al contrario del suo autore, come confessa lo stesso Castelli, non sembra invecchiato di un giorno – ha compiuto una serie infinita di indagini, è stato protagonista di infinite avventure, ha vissuto momenti drammatici, ha fatto scoperte sorprendenti, ha vissuto insomma una vita spericolata, e soprattutto lunga. Già, perché se gli vogliamo attribuire l’età anagrafica che gli ha dato il suo creatore (è nato il 26 giugno 1942, cinque anni prima di Castelli), oggi sarebbe un arzillo settantenne. Avrebbe cioè l’età della pensione, mentre invece è solo un uomo maturo, con molte esperienze alle spalle. tante storie da ricordare e ancora tanti momenti emozionanti da vivere, per la felicità dei suoi lettori. (Carlo Scaringi).

  • Il West di Civitelli in tour 12 marzo 2012

    Civitelli. Amore per sempreSe ve le siete perse a Torino, le mostre che Little Nemo ha dedicato a Il West secondo Fabio Civitelli, si spostano. Ad Arezzo dal 24 marzo 2012 (Galleria Villicana d’Annibale, via Cavour 57), ad Albissola Marina dal 21 aprile (in occasione di Albissola Comics, Galleria il Bostrico, via Stefano Grosso 39-41) e a Milano (Ca’ di Fra, via Carlo Farini 2) dal 10 maggio al 23 giugno. Ulteriori informazioni nel sito ufficiale: click qui.
    La Tigre Nera_ copertina del portfolio omonimoCivitelli. Sotto tiroCivitelli. Nel regno del Serpente Piumato

  • Francesco Gamba passed away 16 febbraio 2012

    cicogambafrancescoIl disegnatore Francesco Gamba è morto il 13 febbraio 2012. Era nato il 15 ottobre 1926 ed era una delle firme storiche della Bonelli. Questo l’annuncio ufficiale dell’editore: “Si è spento a Milano, il 13 febbraio, Francesco Gamba, storica firma del fumetto italiano e, secondo le statistiche, disegnatore più prolifico di sempre della nostra Casa editrice. Nato a La Spezia il 15 ottobre 1926, inizia la sua carriera nel 1947 con le Edizioni Alpe. Lavora poi per Casarotti, illustrando vari episodi di "Yorga" (testi di G. L. Bonelli), e per la Mondadori (realizzando "Pecos Bill", dal 1950 al 1954). Nel 1956, prende a collaborare con le Edizioni Audace di Tea Bonelli; è il periodo di Terry, Yado, e Rocky Star, le prime due serie su testi di Gianluigi Bonelli, l’ultima scritta da Andrea Lavezzolo. Nel 1958, è la volta de Il Piccolo Ranger, impegno cui Gamba si dedicherà per oltre venti anni. Collabora nel frattempo a Zagor e, più sporadicamente, a Tex. Realizza anche alcuni episodi di River Bill e gli speciali dedicati al buffo pard messicano dello Spirito con la Scure, l’inossidabile Cico, l'ultimo dei quali appare in edicola nel 2007.”

  • Nathan Never contro i marziani 16 febbraio 2012

    nat00248Da sempre gli abitanti di Marte – piccoli, verdi, deformi, mostruosi, ma sempre cattivi – costituiscono un pericolo, più immaginario che reale, per i terrestri. Già alla fine dell’Ottocento lo scrittore H.G. Wells li aveva posti al centro di un celebre romanzo ("La guerra dei mondi") che nel 1938 il quasi omonimo Orson Welles trasformò in una radiocronaca così realistica da gettare nel panico mezza America. Dopo un secolo di film e romanzi di fantascienza, adesso anche i fumetti ritornano sul tema, con una avventura di Nathan Never, di Legs Weaver e dell’Agenzia Alfa lunga una dozzina di albi, quasi la dimensione giusta delle ormai classiche miniserie delle edizioni Bonelli. La storia è inserita nella popolare collana, in edicola da quasi 250 mesi, ovvero circa 21 anni. Nathan Never è stato creato da un trio di fantasiosi autori sardi, Nedda, Serra e Vigna, che hanno aperto – in un universo editoriale dominato dalle storie western di Tex e comoagni o variamente "mysteriose" di Martin Mystère e Dylan Dog – una finestra su un mondo futuribile, forse più immaginario che probabile, nel quale comunque è possibile ritrovare situazioni in qualche modo simili a quelle fin troppo conosciute della cronaca contemporanea. Nella saga di Nathan Never non ci sono personaggi mostruosi, improbabili, assurdi. Tutti hanno un aspetto umano, anche se molti hanno caratteristiche diverse, sono mutanti, telepati, androidi, ecc. Anche nel lungo episodio, ormai prossimo alla conclusione, che oppone gli abitanti della Terra ai marziani, i nemici degli umani sono in tutto simili agli uomini di oggi o di domani, solo un po’ spigolosi, gelidi, magari sfuggenti e assetati di potere. La vicenda dello scontro fra terrestri e marziani è iniziata un anno fa, con l’albo n. 239, "I Pretoriani", con la guerra intestina, ma non troppo, per la conquista del potere sul pianeta rosso. Come accade spesso anche in questo travagliato mondo del Duemila, gli eventi imboccano una strada diversa, lo scontro si allarga, valica i confini di Marte e coinvolge le Stazioni Orbitanti e poi la Terra stessa, che gli ambiziosi capi marziani vogliono conquistare. Ci riusciranno, sia pure a caro prezzo, per loro e per i terrestri, cui non basta l’appoggio delle Stazioni Orbitanti. E’ impossibile rievocare gli avvenimenti di questa lunga guerra, raccontata dallo sceneggiatore nat00249Stefano Vietti (sostituito in un paio di albi da Bepi Vigna) e relizzata da un gruppo di bravi disegnatori, da Fabio Jacomelli a Simona Denna e Silvia Corbetta, da Giancarlo Olivares a Sergio Giardo, da Germano Bonazzi allo stesso Roberto De Angelis, copertinista della serie e autore di qualche albo di questa saga. Si può invece dire che l’intera vicenda è ricca di sorprese, di personaggi significativi, di una massiccia presenza femminile (anche ai vertici del potere) e di molti gesti eroici e generosi, compiuti per salvare la Terra. Qua e là si avverte un clima da "Guerre stellari" o "Alien" o magari da Ufo Robot e simili, evocati in alcune tavole, e forse un abuso di terminologia fantascientifica, ma nel complesso l’intera storia si inserisce fra i racconti di fantascienza più riusciti, anche per i riferimenti a fatti e fattacci di casa nostra, come gli appalti per la ricostruzione delle metropoli distrutte. Dopo "Scontro finale", il prossimo albo, n. 249, in uscita il 18 febbraio, si intitola "Cielo di fuoco" e promette serrati duelli fra razzi del futuro, aerei quasi tradizionali e armi distruttive, in un clima da apocalisse, o quasi, verso la soluzione finale, un termine che evoca gli orrori del nazismo. (Carlo Scaringi).

  • Ecco Zagor con Repubblica 15 febbraio 2012

    ZagorRepubblicaZagor, quell’eroe semidio che protegge gli indiani. Western e fantastico, si sposta di liana in liana come Tarzan, e ha un inseparabile compagno, il simpatico Cico. Lo "Spirito con la Scure" vive in molti universi popolati di indiani, vampiri e scienziati pazzi. Le sue avventure, per la prima volta tutte a colori, saranno in edicola da domani con Repubblica…” Articolo completo di Luca Raffaelli su Zagor e sulla “collezione storica a colori” in uscita: click qui.

  • I Cestaro e Tex Willer 15 febbraio 2012

    CestaroBrosRaul e Gianluca Cestaro sono due fratelli gemelli che fanno fumetti insieme. Veramente insieme: uno le pagine pari, l’altro le pagine dispari. Detta così, sembra solo una curiosità da quiz televisivo. Invece c’è molto di più, nel loro modo di affrontare Tex Willer per la Bonelli. Lo potete scoprire nella interessante intervista pubblicata da Lo Spazio Bianco: click qui.

  • Le avventure di un romano in Cina 9 gennaio 2012

    shdevil3Agli autori italiani non piacciono i personaggi di casa nostra. Basta scorrere, per esempio, l’ampia gamma delle collane bonelliane, per scoprire che anche una casa editrice come quella di Sergio Bonelli, pur utilizzando massicciamente sceneggiatori e disegnatori italiani, non ha quasi mai ospitato (tranne in qualche albo dei "Romanzi Bonelli") storie con protagonisti di casa nostra. E’ quindi con grande piacere che abbiamo accolto, tempo fa, la miniserie di "Volto nascosto" e con maggiore soddisfazione e grande attesa stiamo seguendo quella da poco iniziata, "Shangai devil", in cui si ritrova Ugo, già in un ruolo importante nel ciclo precedente. Le due serie sono sceneggiate da Gianfranco Manfredi, scrittore abile sia nella costruzione di trame intriganti e avvincenti che nel rispetto della realtà storica. La prima era ambientata nell’Africa orientale alla fine dell’Ottocento, nel clima delle prime conquiste coloniali dell’Italietta. La seconda, ora al quarto numero (in uscita l’11 gennaio, con un episodio stimolante, "I ribelli del Fiume Giallo"), si svolge nella Cina sulla soglia del Novecento, e vi ritroviamo ancora Ugo, un personaggio che sta crescendo di spessore e con una grande autonomia narrativa. Nella prima serie era andato in Africa al seguito del padre che voleva avviarlo sulla strada del commercio (e forse dei traffici al limite della legalità). Ma Ugo era, e lo resterà anche in Cina, un giovane idealista che non vede di buon’occhio le manovre politiche e commerciali contro le popolazioni locali. In Africa diventa amico di un capo ribelle che si nasconde dietro una shdevil4maschera d’argento e cerca di difenderlo contro militari e affaristi. Qualche anno dopo il padre di Ugo, seguendo il vento degli affari, sbarca in Cina, ovviamente insieme al figlio, più maturo e indipendente. Come abbiamo visto nei primi, movimentati episodi, Ugo preferisce l’amicizia con i giovani cinesi (un attore in cerca di fortuna, una ragazza prostituta suo malgrado, ecc.) ai rapporti d’affari degli occidentali, peraltro non sempre leciti (fanno capolino anche l’oppio, le armi, e altro). Vuole favorire lo sviluppo dei primi fermenti nazionalisti, magari impegnandosi direttamente, nascosto dietro la famosa maschera del suo amico africano. Nasce così la leggenda del "diavolo di Shangai" (lo Shangai devil che dà il titolo alla miniserie), ed è facile attendersi altri significativi sviluppi, tanto più che Ugo – un ragazzo ormai cresciuto, che conserva i legami con le sue radici anche attraverso battute in dialetto romano, ma che insegue pure l’amicizia con i cinesi – sembra maturare episodio dopo episodio, e sarebbe un errore perderlo al termine di questa seconda miniserie. La storia del Novecento è talmente piena di guerre, intrighi, complotti, figure ambigue e inquietanti che sarebbe un peccato far svanire nel nulla questo Ugo che sta rivelandosi un ottimo personaggio del fumetto italiano. (Articolo di Carlo Scaringi).

  • Graphic novel, il nuovo corso del fumetto 8 dicembre 2011

    Texone26Molti anni fa Hugo Pratt definì i suoi lavori, e quelli di molti suoi colleghi "fumettari" (altro termine coniato dal Maestro) come una forma di "letteratura disegnata". Definizione quanto mai precisa perché in fondo metteva sullo stesso piano il lavoro degli sceneggiatori e quello dei disegnatori. Se il successo di una storia è spesso merito soprattutto dei suggestivi disegni, è tuttavia innegabile che il racconto, l’intreccio, la psicologia dei personaggi sono frutto della bravura dell’autore del testo, quasi un romanziere in piccolo. La definizione di Pratt è rimasta confinata in un’area ristretta, perché la massa dei lettori non si pone questi problemi, diciamo così, intellettuali, e chiede al fumetto una lettura distensiva, divertente, rasserenante, soprattutto in questi tempi. Da un po’ la vecchia definizione di Pratt ha trovato una sorta di rilancio, soprattutto nell’ambito anglo-americano, col nome di graphic novel, utilizzato ormai in modo massiccio per indicare qualsiasi storia, lunga centinaia di tavole e raccolta in albi di grosso spessore, quasi una risposta del mondo delle nuvolette a quei polpettoni ricchi di vampiri, magie, amori e sangue che l’industria editoriale impone sul mercato. All’ultima Lucca c’è stata una vera esplosione di questo nuovo modo di fare fumetti, con volumi di indubbio valore come "Asterios Polyp" di David Mazzucchelli (Coconino Press-Fandango), che è un vero e proprio romanzo con figure, oppure come "Habibi"di Craig Thompson (Rizzoli-Lizard), un viaggio di circa 700 pagine nell’universo fiabesco e reale delle Mille e una notte, o anche in quello del francese Baru (Gli anni dello Sputnik), edito ancora da Coconico, che rievoca una difficile stagione nella Francia dell’immigrazione post-bellica. E potremmo proseguire, citando, per esempio, anche l’originale "Adriano Olivetti" di Marco Peroni con disegni di Riccardo Cecchetti (Becco giallo ed.), tema insolito per il fumetto ma forse non "impossibile" per una graphic novel. Probabilmente è proprio questa diversità di tematiche a scavare un solco, non incolmabile comunque, fra il fumetto popolare e la graphic novel, una diversità che, per esempio, ha sempre impedito a Sergio Bonelli di elevare al rango di graphic novel molti ottimi albi, dai classici "balenotteri" (i Maxi-Tex, Zagor, ecc.) ai tradizionali Texoni, (quelli di Magnus e Buzzelli su tutti) agli altri, compreso il più recente, Le iene di Lamont, di Ernesto Garcia Seijas, un disegnatore che i lettori di Lanciostory ben conoscono. Al di là del valore dell’albo, questo Texone va ricordato perché contiene l’ultimo scritto di Sergio Bonelli, l’introduzione precisa come sempre a questa avventura sceneggiata da Claudio Nizzi che non sfigurerebbe nel mondo della graphic novel. (Articolo di Carlo Scaringi).

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