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View Fest 2014. Anteprime e omaggio alla Sony Picture Animation.

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Nei giorni 17,18 e 19 ottobre si è tenuta nel cinema Massimo di Torino la ‘View Fest’. Avvenimento da sempre collegato alla ‘View Conference’ e che consiste in proiezioni di lungometraggi e cortometraggi animati rivolte al grande pubblico e non solo ai fans sfegatati, agli studenti o agli “addetti ai lavori”.

Chi scrive non può dire niente su ciò che è accaduto venerdì perché si era ancora in piena View Conference (che si è chiusa con la cifra record di ottomila visitatori, alla faccia di certi festival che spendono milioni in pubblicità) e dopo si doveva scrivere l’articolo.

Ma oltre alla proiezione di molti lungometraggi animati della Sony Picture (Proseguita per tutti e tre i giorni dell’evento) c’è stata l’anteprima nazionale (al cinema) del nuovo corto Disney ‘Feast’ con presente in sala il regista Patrick Osborne a cui è seguito un programma di cortometraggi davvero interessante.

Sabato era presente Glen Keane per la proiezione del suo magnifico corto ‘Duet’.

view IMG_1730Dopo la proiezione il maestro ha raccontato particolari sulla nascita del corto non detti durante la Conference. Sottolineando l’aiuto datogli dal figlio nel provare questa nuova avventure e quanto sia strano che il figlio gli abbia dovuto dire quello che già sapeva, ovvero “Non preoccuparti di niente, tu disegna e basta”.

Il corto è una celebrazione del disegno e della luce. Ma all’inizio, con la Google che gli aveva dato la massima libertà, non sapeva che fare. Un giorno gli è venuto naturale disegnare un neonato che galleggiava in aria e così la storia ebbe inizio. Idealista come lui.

Il numeroso pubblico ha fatto molte domande e tra queste gli è stato chiesto cosa ne facesse dei disegni di prova dei personaggi fatti quando lavorava alla Disney. La risposta (abbastanza inquietante) è che tutto ciò che disegnava all’interno della Disney (magari sporcando e macchiando i fogli) veniva preso in consegna da persone che indossavano dei guanti bianchi. Per lui era come se il disegno andasse in paradiso, perché non lo rivedeva mai più.

La musica del film è stata fatta dopo. Ma era necessario che fosse in sintonia con il tratto a matita dei disegni. Quindi musica “classica” appassionante che potesse adattarsi alla scelta di seguire la storia sia dal punto di vista della ragazza che da quello del ragazzo (perché il corto, fatto per essere visto tramite dispositivi Android, è fatto in modo che si deve seguire l’azione spostando lo schermo nello spazio dietro ai due personaggi) unendosi nei momenti d’incontro tra i due senza disaccordi.

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Una delle scene che più gli è piaciuto fare è quella della piroetta perché gli piace disegnare quello che non sa fare. Un’altra e quella dove il ragazzo salta tra le rocce e si arrampica sull’albero perché la nuova tecnologia impiegata ha permesso di arrivare a punti di vista emozionanti.

Altra bella domanda è stato il suo rapporto con il grande animatore Milt Kahl (Domanda interessante visto che Keane cita sempre Ollie Johnston e Frank Thomas ma difficilmente gli altri). la risposta è che al contrario degli altri due Kahl non sapeva comunicare. Molte volte gli chiese come fosse il suo metodo di lavoro e dopo mezze frasi confuse (imita la voce) se ne usciva con un infastidito “JUST DO IT!”. Così tutto quello che ha imparato da lui lo ha imparato osservandolo lavorare.

Alla fine dell’incontro gli applausi sono copiosi. Speriamo che dopo questa visita Glen Keane torni ancora.

Altro punto forte della View Fest è stata la proiezione del meglio del SIGGRAPH. La più grande manifestazione dedicata alla CGI sotto tutti i suoi aspetti compreso il cinema d’animazione.

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La direttrice Maria Elena Guttierrez presenta Jerome Solomon.

A parlarne è stato il direttore Jerome Solomon, che lavora da anni nel settore sia per il cinema che per altro e insegna al Cogswell Polytechnical College. Infatti, come tutti gli organizzatori dell’evento, è un volontario.

Saluta gli studenti presenti in sale e dice che tra i corti vincitori uno dei premi SIGGRAPH tre sono fatti da studenti.

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Ci tiene a specificare che la giuria è composta solo da espertissimi del settore scelti tra gli accademici e chi lavora nel cinema (e chi ha seguito le lamentele successive agli ultimi Accademy Award sa che non è una specificazione inutile) e che loro non favoriscono gli studenti ma li premiano solo quando sono davvero meritevoli.

 

E visto i tre corti (‘Paper World’, ‘Home Sweet Home’ e ‘Wrapped’) non si può che dargli ragione.

Domenica c’è stata l’anteprima nazionale (al cinema) del nuovo corto Pixar ‘Lava’ con il direttore tecnico Bill Watral presente in sala con moglie e figlioletto.

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Maria Elena Guttierrez presenta Bill Watral, che presenta il figlio.

Dopo il corto sono iniziate la domande. Un bambino chiede come abbiano fatto a fare il mare. Il nostro lo guarda e gli fa “Vuoi la risposta lunga? Perché non ci basta il tempo.” (che è una delle migliori risposte di sempre) E dopo spiega che hanno un programma che calcola le increspature ecc. ma la parte più difficile è stata farlo fondere armonicamente con l’isola vulcanica.

Uno dei motivi per cui fanno i corti è sperimentare nuove tecnologie e permettere agli artisti di mettersi alla prova proponendo storie. In questo caso hanno usato ‘Katana Process’, un processo d’illuminazione già provato con ‘The Blue Umbrella’ e che sperano di poter usare nel prossimo lungometraggio.

Per i volti usati nei vulcani per lui si sono ispirati al cantante della canzone, per lei a una serie di volti femminili.

Al corto hanno lavorato 64 persone per la parte tecnica e 30 per quella artistica. Il Matte painting e stato molto usato per il cielo grazie a un loro artista espertissimo nel dipingere cieli e che da trent’anni cataloga e scatta foto su cieli in qualunque situazione atmosferica (mi dispiace non essere riuscito a segnare il nome).

Attualmente lavora al prossimo cortometraggio Pixar su cui non può rilevare niente.

Dopo tutto ciò Bill Watral ha firmato autografi sia sulle locandine del cortometraggio sia sui volantini del festival. Visto che le locandine erano poche chi scrive si è accontentato del volantino.

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Unico sbaglio di tutto l’evento. Manca il tavolino per gli autografi!

 

La View Fest è proseguita fino mezzanotte passata tra film, corti e altro ancora.

Come i saluti per tutti e l’augurio di ritrovarci il prossimo anno per un’altra fantastica settimana dedicata alla CGI.

Post pubblicato alle 18:09, lunedì 20 ottobre 2014.
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VIEW CONFERENCE chiude con numeri da record. 8000 visitatori.

1 View web-960x350Riceviamo e pubblichiamo scusandoci per il ritardo.

La 15^ edizione della più importante kermesse dedicata alla grafica digitale ha registrato numeri da record 

Oltre 8.000 visitatori, 60 ospiti eccellenti, 3 lectio magistralis ad opera di Alvy Ray Smith,

Glen Keane e Tom McGrath, numerose talk premiere di ospiti internazionali

e workshop sempre esauriti 

La 15^ edizione di VIEW Conference, a Torino dal 13 al 17 settembre è stata la protagonista assoluta del panorama cittadino facendo registrare numeri da record: oltre 8.000 visitatori, molti dei quali provenienti dall’estero, 60 ospiti eccellenti, numerose talk premiere, workshop e seminari tutti esauriti.

Tenutasi presso il Centro Congressi Torino Incontra, ha visto il susseguirsi di seguitissimi lectio magistralis, ad opera di Tom McGrath, sceneggiatore e produttore esecutivo del film ‘I Pinguini di Madagascar’ della Dreamworks Animation, che usa il cuore per realizzare i suoi perosnaggi, Alvy Ray Smith, pioniere della computer grafica, nonché tra soci fondatori della Pixar, che ha svelato tanti segreti e lavorativi nonché i retroscena del non facile rapporto con Steve Jobs e Glen Keane, uno dei più noti, amati e influenti animatori degli ultimi trent’anni, veterano Disney e papà di numerosi personaggi da Tarzan a La Bella e La Bestia, e ideatore del corto ‘Duet’, un concentrato di magia animata, capace in pochi muniti di emozionare e trascinare lo spettatore.

‘VIEW Confernce 2014 è stata densa di appuntamenti, con un panel di relatori eccellenti, che hanno illustrato le più innovative tecniche grafiche e digitali applicate al mondo dell’arte e dello spettacolo e svelato le prossime novita in arrivo a cui stanno già lavorando. Grazie a VIEW Conference Torino è stata, per una settimana meta di professionisti, appassionati, della digital community e di studenti, provenienti non solo dall’Italia ma anche da tutto il mondo. –ha commentato Maria Elena Gutierrez, direttrice di VIEW Conference– Con ospiti sempre più di prestigio e numerosi, questa 15^edizione è stata per noi un grandissimo anniversario che tra l’altro ha confermato Torino tra le eccellenze della cultura transmediale a livello europeo’.

Numerose personalità si sono alternate sul palco di VIEW Conference, alcune delle quali proprio per presentare in esclusiva i loro lavori come: Patrick Osborne, regista ai Disney Animation Studios che ha mostrato ‘Feast’ in uscita insieme al film di Natale Disney ‘Big Hero 6’, nelle sale dal prossimo 18 dicembre; la production designer Noelle Triaureau e l’art director due volte candidato agli Annie Marcelo Vignali, di Sony Pictures Animation, hanno svelato le prime anticipazioni  sul nuovo film dei ‘Puffi’ in arrivo nel 2016, Bill Watral, Technical Supervisor in Pixar, ha svelato in anteprima europea il poetico corto LAVA in arrivo nel 2015. La chiusura se la sono aggiudicata i Pinguini di Madagascar’, che  ha spiegato Tom McGrath, da spalla sono diventati protagonisti di un film tutto loro, nelle sale italiane dal prossimo 27 novembre.

E’ stato anche motivo d’orgoglio vedere sul palco alcuni italiani che hanno fatto successo all’estero come  Alessandro Jacomini, vincitore di un Ves Award e lighting supervisor ai Disney Animation Studios, che ha aperto i lavori di VIEW Conference 2014 con un talk in prima mondiale del film Disney ‘Big Hero 6’

e Alessandro Carloni, sceneggiatore e regista ai DreamWorks Animation Studios, che annovera tra i sui lavori Kung Fu Panda e Dragon Trainer ed oggi è all’opera su ben due progetti in arrivo del 2017 di cui curerà la regia.

Una Conference si chiude e un FEST si apre, inizia oggi infatti  VIEWFest, al Cinema Massimo di Torino dal 17 al 19 ottobre, una tre giorni di prestigiose anteprime mondiali, il meglio della produzione 3D, film, cortometraggi, arte, videoclip musicali, ed eventi per le scuole,  dedicato alle proiezioni cinematografiche in anteprima o in esclusiva europea come il cortometragio Feast, raccontato in prima persona dallo stesso regista Patrick Osborne, questa sera al pubblico presente in sala.  Sabato sarà il giorno di una vera e propria leggenda nel mondo dell’animazione Glen Keane che presenzierà alla proiezione del suo ultimo cortometraggio Duet una vera e propria poesia in musica che viene presentato al VIEWFest in anteprima italiana.

Mentre domenica sarà il turno di Lava, una romantica storia d’amore in musica lunga milioni di anni che sarà seguita da un talk con il direttore tecnico Bill Watral.
Inoltre per il grande pubblico sono in programma tanti film d’animazione come Piovono Polpette 1 e 2, The Lego Movie e Hotel Transylvania. E per gli amanti delle piccole creature blu anche I Puffi: La Leggenda di Puffy Hollow.

VIEW Conference ha premiato anche il talento degli addetti ai lavori mettendo in palio premi come  il VIEW SOCIAL CONTEST, dedicato a film, cortometraggi, video musicali e pubblicità legati a temi sociali come la discriminazione, l’immigrazione o la violenza alle donne; il VIEW AWARD per cortometraggi animati e ITALIANMIX per opere dedicate all’Italia, ai suoi simboli e alle sue eccellenze.

‘Quest’anno il VIEW Award 2014 è andato al cortometraggio My Little Croco (dei francesi Etienne Bagot-Caspar, Yohan Cohen, François Mancone, Maickel Pasta, Milian Topsy della Scuola di Animazione Supinfocom Arles),  la tenera storia di un coccodrillo che scambia un ortaggio per un cucciolo e decide di prendersene cura.

 

VIEW Conference è realizzata grazie al contributo della Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Camera di Commercio di Torino, Regione Piemonte, Città di Torino.

 

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Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.viewconference.it

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Teresa Baroni – Anna Esposito – Francesca Colombo                                                                                                                                                                !                                                                Tel. 02/624999.1 – baroni@secrp.it; esposito@secrp.it; colombo@secrp.it

 

Post pubblicato alle 15:06, lunedì 20 ottobre 2014.

Jem the Movie: il ritorno delle parruccone

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Jem & the Holograms, il cartone animato che tra gli anni ’80 e ’90 convinse milioni di fan in tutto il mondo di poter diventare rockstar, arriverà nei cinema americani con un film dal vivo il 23 Ottobre 2015 … ” [post completo qui].

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(e adesso aspettiamoci un ritorno massiccio al terrificante look anni ’80 che si sperava morto e sepolto! A quando un film dedicato a  Mirko e i suoi Bee Hive?!)

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… che pure un po’ si assomigliano!
Post pubblicato alle 23:53, domenica 19 ottobre 2014.
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View Conference 2014. Chiusura tra cani, draghi e pinguini.

Ultima giornata dell’incredibile View Conference. E come da programma i grandi avvenimenti continuano fino alla fine.

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Si parte così con l’anteprima italiana di ‘Feast’.Il nuovo corto Disney che verrà proiettato prima di ‘Big Hero 6′. La tenera storia di un cane randagio, di un uomo che lo adotta e del cibo(tanto cibo) che mangiano. Almeno fino a quando il padrone non si innamora. Il corto e fatto nello stile già usato per ‘Paperman’ ma a colori pastello.

Dopo l’autore e regista Patrick Osborne racconta di come alla Disney ufficializzando la produzione di cortometraggi ha dato a tutti la possibilità di presentare progetti. Bisognava scrivere tre soggetti (secondo Lasseter uno solo no basta a capire chi sei) riassunti in poche righe. Tra quelle che aveva proposto una era un generico ” uomini e il rapporto con il cibo che mangiano” e non pensava che sarebbe stato considerato.

Intanto con un collega stava sperimentando un stile dove il 3D veniva combinato in modo da sembrare 2D la cosa venne notata e i due vennero coinvolti nella realizzazione di ‘Paperman’ che venne fuori un capolavoro e vinse l’Oscar come miglior cortometraggio animato 2013.

Un giorno lo chiamano dicendogli di venire da loro con la storia. Che non aveva. Cercando di capire come sviluppare una storia sul cibo venne fuori l’idea di un cane che mangia gli avanzi sotto il tavolo. Dopo iniziò una corposa ricerca fotografando il cibo che mangiava pe un mese di fila e periodicamente andava a raccontare i progressi del film. Quando gli hanno detto che davvero poteva farlo si rese davvero conto della responsabilità che comportava entrare nella tradizione dei corti Disney e con gli altri sviluppò la storia. Fecero molti studi dal vivo sui cani, recitarono le parti, scrisse un programma chiamato Scretch Tools per fare il particolare stile del corto e discuteva con John Lasseter della storia seguendo i suoi saggi consigli.

Assicura che nonostante si abbuffi per buona parte del corto il cane Williams non mangia cibi che gli possano fare del male (avevano la consulenza di sette veterinari) e fa una sana attività fisica.

Alla fine del corto una scritta invita a recarsi in un canile per adottare un nuovo amico.

view IMG_1666Segue un altro avvenimento che trascina le masse. La Conferenza su ‘Dragon Trainer 2’ tenuta da Alessandro Carloni che del film è stato Co-sceneggiatore. Prima di iniziare la scrittura della storia si sono recati in Islanda e hanno studiato gli ambienti ghiacciati rendendosi conto che avrebbero potuto metterci molti più draghi meravigliosi. Altra cosa da considerare erano i cambiamenti dei personaggi e della città in cinque anni di draghi addomesticati. Tra le cose strane che gli vennero chieste ci fu l’inserimento di un giocattolo e alla fine trovarono che la spada di fuoco potete essere un’idea utile anche alla storia.

Per meglio capire le possibilità dei personaggi hanno fatto improvvisare degli attori con risultati esilaranti. Ma queste recitazioni sono usate unicamente come fonte d’ispirazione e non hanno intenzione di usare la Motion Capture.

Parlano di quanto sia coinvolgente fare un lungometraggio e mostrano dei filmati dove dei giovani fans con guardano per il prima volta il trailer del secondo riprendendosi con la webcam. Le espressioni che fanno vanno dalle urla al sorriso con le lacrime agli occhi. Sono queste le cose che gli fanno pensare di fare cose importanti.

Secondo Carloni probabilmente c’è un motivo per cui nei lungometraggi le madri sono assenti, appena se ne fa una che abbia una forte personalità cominciano a dirti di farla morire. Rivela che la prima versione della storia prevedeva che Valka fosse l’antagonista del film (mostra il pencil test del loro incontro, all’inizio molto più spaventoso di quello fatto nel film per la freddezza finale con cui lo guarda) e che arrivasse a tentare di sacrificare l’intera isola per salvare i draghi. Una cosa del genere la fece odiare a tutti e ebbero un bel da fare prima di trovare la soluzione facendola diventare il personaggio fantastico che conosciamo.

L’unica indiscrezione sul terzo e conclusivo capitolo della serie è che esplorerà il rapporto tra i due protagonisti in una via più intima del secondo. Per vedere cos’hanno in mente bisogna aspettare.

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La conferenza successiva viene esposta da Parag Havaldar  e affronta il tema della cinematicità nello sviluppo dello storytelling per il Gaming. Approfitta anche per assicurare ai presenti in sala quanto sia facile per chi è nell’ambiente passare dal lavoro per il cinema a quello per il gaming nonostante alcuni dicano il contrario.

Lui ha fatto cinema per anni e un apio di anni fa è passato alla Blizzard Entertainment senza problemi. Lì ha iniziato a lavorare per la prossima serie di ‘World of Warcraft’ che uscirà a novembre. Ci viene mostrato un trailer di guerra tra gli orchi e un demone che indifferenti resta indifferente.

view IMG_1679Ma arriva l’ora che sul palco salga Scott Farrar, pluripremiato mago della CGI che ha firmato tutti e quattro i film della serie Transformers, Age of Extinction. Una serie fatta solo con il sano obbiettivo di fare dei film d’azione e nient’altro con studi al lavoro in molte parti del mondo e un numero di gente coinvolta impressionante.

Per iniziare hanno cercato un posto dove poter ambientare scene preistoriche e decisero andare in Islanda e lavorare lì per poi spostarsi in altre parti del mondo senza diminuire la spettacolarità anzi cercando sempre di fare cose sempre più esagerate coinvolgendo auto di lusso e tante esplosioni.

La conclusione della conferenza è affidata al filmato di un assurdo Transformer ballerino che probabilmente nessuno si aspettava.

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Dopo tocca a una conferenza su come l’esperienza della Motion Capture possa essere d’aiuto agli studenti con difficoltà di apprendimento. Si tratta di un progetto che l’università AUT della Nuova Zelanda (Auckland) sta sperimentando per spingere i bambini provenienti dalle realtà più povere del paese a voler proseguire gli studi e arrivare a un grado di istruzione superiore. Il tutto consiste nel fargli scrivere una sceneggiatura e poi portarli a dirigere gli attori. Il risultato ottenuto è stato il coinvolgimento totale dei bambini nella storia che li ha portati a impegnarsi e scrivere una trama ben fatta e che potesse essere recitata. Questo unito al fascino della tecnologia gli ha fatto cambiare idea sull’utilità dell’istruzione e a fargli desiderare di andare all’università. L’idea piace anche al pubblico in sala e un’eventuale collaborazione tra Italia e Nuova Zelanda non è impossibile.

E per uscire momentaneamente dal mondo del cinema si passa la parola a Carlos Bayad Lucini della ‘Factum Arte’. Una rivoluzionaria tecnologia in grado di riprodurre facsimili artistici allo scopo di esporli come sostituti degli originali. Lavorano principalmente per i musei e il loro lavoro va oltre le tecniche tradizionali. Grazie all’uso di uno scanner laser 3D di loro invenzione riescono a riprodurre anche la più piccola variazione presente su una superficie così da rendere, in quadri e affreschi, lo spessore diverso dei colori dati. I colori verranno stampati in seguito con una macchina in grado di darli per velature. In questo modo hanno riprodotto le ‘Nozze di Cana’ del Veronese così che almeno una copia a altissima fedeltà potesse tornare a Venezia nel posto per cui era stata realizzata.

Questa tecnologia serve anche per riprodurre affreschi e altorilievi. Come hanno fatto per la tomba di Tutkankhamun a Luxor, che ha sostituito l’originale nelle visite turistiche per evitare che i troppi turisti finissero per distruggerla.

view IMG_1695Si passa a parlare degli effetti visivi fatti per il film ‘Sin City: Una donna per cui uccidere’. A parlarne è Stefen Fangmeier, supervisore agli effetti speciali.

Dopo il primo film c’era una certa attesa per il seguito e così vollero farlo. Chiamarono lui che però, pur avendo un’esperienza più che ventennale nel campo non si era mai occupato di un’ intero ambiente e volle tentare l’avventura.

Bisognava capire quanto fosse il grado di fotorealismo richiesto, una cosa importante visto che oltre agli attori (comunque modificati) tutto l’ambiente è stato fatto in CGI. Una cosa che si sente nelle sue parole è il rammarico di non aver potuto fare nel film quello che voleva adattandosi alle richieste del regista.

Ha dovuto faticare per fare capire l’importanza di rappresentare quartieri decadenti o comunque vecchi. Le richieste di modifica erano continue e lavorando con studi indiani le discussioni on line proseguivano per orari assurdi a causa dei deversi fusi orari. Hanno dovuto trovare un modo per rendere bene il b/n senza che apparisse lattiginoso mettendo tocchi di colore e particolari effetti di luce.

Una delle cose che sembra aver trovato davvero ridicola è stata una discussione dietro a una scena dove la donna del titolo è nella vasca da bagno in toples. Dopo tanto parlare sul se dovessero rende il seno più grande, più piccolo o se mostrandolo avrebbero avuto dei problemi di distribuzione hanno finito col farlo coprire dall’ ombra della finestra in un modo del tutto innaturale. Cosa davvero assurda considerando che la donna è in toples per quasi tutto il film e che fin dall’inizio lui dava per scontato il divieto ai minori.

Nel tentativo di rendere la stessa atmosfera del fumetto (che sembra piacergli tanto) ha insistito molto per fare la scena finale come voleva riprendendola da lì. Almeno in questo è riuscito.

Comunque il film è stato fatto come voleva il regista e si vedrà se sarà un successo o no.

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Segue una conferenza dove Noëlle  Triaurer e Marcelo Vignali tornano a parlare del prossimo film dei ‘Puffi’ attualmente in lavorazione.

I Puffi sono uno dei grandi successi di fumetto e animazione. Prima dei due film misto Live/CGI avevano fatto un corto di prova con un puffo simile al fumetto, ma appariva troppo distaccato dal contesto realistico e lasciarono perdere l’idea nonostante la prova fosse piaciuta a tutti.

Per questo terzo film hanno deciso di tornare allo stile di Peyo per storia e personaggi proprio perché molti fans di ogni età hanno chiesto che i Puffi avessero un’avventura tutto loro. E visto che oltre ai lungometraggi in stile realistico avevano fatto due speciali televisivi in 2D decisero di tentare una via di mezzo.

La progetto ebbe una marcia in più quando riuscirono a avere come Character design Patrick Mate, veterano dell’animazione cresciuto con i Puffi e in grado di imitare perfettamente lo stile di Peyo nel disegnare loro, gli umani e gli animali del bosco.

Così vengono mostrate ambientazioni e prove d’animazione dei personaggi (Gargamella è fantastico e anche i Puffi) e si vede che tutto è curato nel dettaglio, anche i fili d’erba sono fatti riprendendo Peyo.

La storia è inventata apposta per il film e probabilmente avrà l’umorismo tipico dei film Sony.

Fans di Peyo, attendete con ansia il 2016.

view IMG_1715Per chiudere questa eccezionale View Conference si parla del prossimo film Dreamworks, ‘I pinguini di Madagascat’. A parlarne è stato il regista e sceneggiatore di tutta la serie Tom McGrath, che ha raccontato come abbiano fatto da spalle a diventare protagonisti di un film tutto loro.

Ma dopo essere stato presentato dalla direttrice Maria Elena Guttierrez in persona l’ha ringraziata per l’impegno che ha nell’organizzare ogni anno un avvenimento così eccezionale invitando tutti i presenti a alzarsi per un applauso generale. Cosa che nessuno ha esitato a fare commuovendola (W la View).

McGrath racconta la sua vita. È cresciuto in quello che sembrava il periodo peggiore dell’anmazione. Dopo la morte di Walt Disney durante la crisi dell’animazione cinematografica. Ma nonostante questo credeva nell’animazione, riuscì a entrare alla CalArts dove fu allievo di Glen Keane (dice che sarà per sempre suo allievo) che gli insegno l’uso della più innovativa tecnologia tra tutte. La matita!

Dopo la laurea lavorò nello studio di Ralph Bakshi, che gli insegnò l’importanza di imparare a fare qualsiasi cosa e di comunicare con i colleghi perché per fare un buon film il gruppo deve essere unito.

Quando anni dopo andò alla Dreamworks vide che girava un idea su un film sugli animali dello Zoo di New York che vengono mandati in Africa. Pensando che fosse una storia divertente iniziò a pesarci e a parlarne con Jeffrey Katzenberg. Ma lavorando sulla storia sentiva che poteva essere meglio e una sera, prima di un’ incontro informale con Katzenberg (cena) ebbe l’idea che gli animali non sarebbero arrivati sull’isola per una tempesta, ma perché un gruppo di pinguini non aveva nessuna intenzione di andare in Africa e facendo un veloce storyboard lo portò al capo che trovò la cosa divertente (e consentiva di usare degli animali che si erano già perfettamente costruiti senza spreco di soldi).

Da lì sviluppò i pinguini per tutto il film inventando la loro personalità e doppiando lui stesso l’indomito capo Skipper.

Da allora sono passati quattordici anni, i pinguini si sono evoluti. Hanno una loro una serie animata e, nei film, sono diventati milionari e imprenditori proprietari di un circo mentre lui, che pensava di essere nato nel periodo peggiore dell’animazione, si rende conto di stare vivendo nel periodo di massimo splendore e possibilità che ci sia mai stato in questo settore.

I pinguini vedono il mondo in bianco e nero dividendolo in buoni e cattivi e il nuovo film racconterà di loro mostrando quanto si sia approfondita la loro personalità.

Chiude il discorso elogiando ancora la matita e quanto sia importante disegnare e scrivere sempre quello che viene in mente quando viene in mente senza rinviare mai e tanto. Perché le storie migliorano solo quando poggiano su una base di altre storie. Ricorda anche di parlare con tutti quelli che lavorano nei film evitando di essere individualisti perché nessuno può fare davvero bei film da solo, c’è bisogno di diventare una zuppa!

E come finale della View Conference non possono esserci parole migliori.

 

Post pubblicato alle 6:06, sabato 18 ottobre 2014.
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View Conference 2014. Gaming italiano, Glen Keane e tavole rotonde.

Ancora un magnifico giorno alla View Conference, mi dispiace davvero per chi se lo è perso.

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Si è iniziato parlando di Gaming in Italia con una breve conferenza tenuto da Valerio Di Donato della 34BIGTHINGS. Il gruppo era già passato alla scorsa edizione (e ieri un suo componente, Giuseppe E. Franchi, è passato parlando di T-Union), e che da allora sta riuscendo a ottenere molti riconoscimenti. Tanto che dai tre che erano l’anno scorso sono diventati dieci più collaboratori occasionali.

Attualmente stanno lavorando a ‘Red Out’ un videogioco su corse d’auto in fantasiosi circuiti. Ma oggi è qui per parlare della necessità di avere degli studi seri sul Gaming fatti da professionisti e non da gente che non ha idea di cosa significhi fare giochi con allo scopo di venderli o non insegna che si fanno giochi che devono essere venduti. Lui che ha potuto studiare all’estero sa quanto sia diverso avere insegnanti così. E come il suo collega invita tutti quelli che vogliono entrare nel settore a partecipare alle Game Jam.

view IMG_1522Segue Mauro Fanelli dello studio MIXED BAG che supportati dalla Sony hanno recentemente pubblicato un gioco per PS4 (forse il primo studio Indie a riuscire a farlo). Visto un loro precedente lavoro per Play Station Vita la Oculos gli ha mandato un modello per la realtà virtuale (quello fatto insieme alla Samsung) e gli ha proposto di fare qualcosa. dopo qualche dubbio sul sistema hanno dovuto ammetterne la qualità e ha avuto inizio il lavoro.

Il problema è che la realtà virtuale è talmente diversa da tutto ciò che si è fatto che non si sa come trattarla. I giochi devono essere divertenti, ma il dover agire in uno spazio artificiale facendo cose contrastanti con la realtà può provocare un affaticamento che cancella ogni piacere e magari causare mal di testa o nausea. Capire come si possa gestire la situazione, come muoversi ecc. è il problema da affrontare. E dopo si deve fare in modo di creare una tradizione in questi giochi così da poter evolversi come è successo in passato con i videogiochi classici.

Considerando l’evoluzione avvenuta tra il primo videogioco e gli attuali pensa fiducioso nel domani.

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Dopo di lui Jo Plaete della MPC parla di come si è proceduto nella scena della devastante battaglia spaziale de ‘I guardiani della galassia’ Spiegando dettagliatamente come si siano studiati le varie navi spaziali che vi sono coinvolte dalla ‘Milano’ del protagonista agli Starblaster e Necrocraft. Volano tutte con movimenti ispirati agli insetti e quest’ultimi hanno con una nave madre che sembra essere ispirata dagli aerei giganti di ‘Conan ragazzo del duemila’.

Notevole la grande abilità nel fare gli stormi di navi all’attacco, per farlo hanno usato un Tools di loro proprietà chiamato ALICE (Artificial Life Crowd Engine) che gli ha sempre permesso di fare grandi scene.

È dell’opinione che in questo film sia stato fatto tutto quello che si poteva fare in CGI.

Rispondendo a una domanda Plaete dice che per trovare lavoro nell’ambiente bisogna trovare ciò che riesce meglio, specializzarsi in quello e essere molto precisi in quello che si fa. Perché bisogna evitare di fare oggetti che a un’attenta analisi risultino pieni di inesattezze.

Ma ecco che alle 11:15 inizia uno di quegli eventi che hanno richiamato le folle. E come ieri la sala si era riempita di persone venute a sentire Alvy Ray Smith fino a dover mandare fuori chi non trovava posto oggi è successo lo stesso con l’arrivo di Glen Keane. Una leggenda vivente dell’animazione 2D.

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E appena sale sul palco colui che ha graficamente creato ‘Ariel’, ‘Bestia’, ‘Pocahontas’,’Tarzan’,‘Long John Silver’ e ‘Rapunzel si mette a spiegare come secondo lui i personaggi esistano dentro di lui ancora prima di essere disegnati e racconta che quando gli chiesero di disegnare la Bestia questa venne fuori praticamente da sola. E mentre lo racconta la disegna elencando il perché di ogni parte che la compone.

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Ama i personaggi convinti che l’impossibile sia possibile perché lui è convinto che sia così. Ma quando anima un personaggio a volte ha paura di rivelare troppo della sua anima e capita che in certe scene particolarmente emotive gli viene da pensare di stare esagerando. Per spiegarsi mostra il Pencil Tests della scena dove Ariel nella sua grotta canta sognando la terra emersa e alla fine di tende la mano verso il soffitto(potete vederla qui http://livlily.blogspot.it/2010/10/glen-keane.html anche se non proprio chiara). Quella scena gli aveva sempre fatto paura, temeva che risultasse eccessivamente smielata. Ma un giorno, durante una lezione alla CalArts, una delle allieve gli raccontò di quanto da piccola quella scena l’avesse colpita portandola a cercare di prendere la mano di Ariel. L’avrebbe abbracciata. Da allora non a più avuto dubbi sull’aver fatto bene a spingersi oltre.

 

view IMG_1548Racconta la sua vita. Suo padre era un famoso cartoonist autore della celebre serie ‘Family Circus’ e ha sempre vissuto tra disegni fatti su pareti e mobili. La coscienza dello spazio disegnato la ebbe per la prima volta da bambino verso natale dipingendo sul muro una natività. Capì la distanza tra il primo piano delle pecore e l’interno della stalla e ne fu sorpreso.

 

Arrivò alla Disney negli anni settanta, periodo ideale dove i giovani potevano imparare ancora dai grandi maestri che lavoravano nello studio. Lui, che aveva da sempre voluto lavorare lì, si rendeva conto di quanto dovesse essere attento a tutto ciò che dicevano e prendeva continuamente appunti di ogni loro frase.

Il primo suo primo approccio con l’animazione digitale avvenne grazie a John Lasseter. Quando questo lavorava ancora alla Disney tentarono di fare un corto dove lo spazio era in CGI e i personaggi disegnati. Purtroppo non lo finirono, ma l’esperienza lo colpì molto spingendolo a essere un artista migliore.

Una delle ultime note gli lasciò Ollie Johnston fu un augurio di fare un giorno un film su ‘Rapunzel’ e dopo tanti anni finalmente venne il giorno in cui poté farlo. Però gli proposero di farlo in CGI e lui non riusciva a immaginarsi come sarebbe stato possibile ma gliela misero come sfida e accettò.

L’inizio fu disastroso. Gli animatori non riuscivano a rendere i capelli come voleva e anzi gli chiedevano di evirare le scene dove li toccava. La cosa lo spinse a fare una riunione dove spiegò quanto fossero importanti i capelli per Rapunzel e come lei trovasse gradevole vivere chiusa in una torre basta che fosse insieme a loro. Spiegò come dovessero rendere i personaggi disegnando con la tavoletta grafica accanto ai models 3D e alla fina si riuscì a fare dei capelli un vero personaggio importante e Rapunzel un personaggio solare.

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Dopo decenni passati nello studio decise di andarsene perché sentiva che doveva farlo. Non sapeva cosa lo aspettasse e un giorno lo chiamò la Google per fare un corto utilizzando un loro nuovo prodotto. Gli concedevano assoluto libertà sul soggetto ma doveva essere grande. Keane considerò lo schermo del Motorola una finestra sul mondo e iniziò a lavorare adattandosi anche alla necessità di fare sessanta fotogrammi al secondo dopo averne fatti da sempre ventiquattro. Ma ci si può adattare a tutto e si entusiasmò al progetto usando come modelli i propri nipotini e abituandosi anche a una camera che si muove nello spazio in modo molto libero.

All’inizio della conferenza ci aveva mostrato il filmato in una versione adattata per uno schermo normale. Alla fine ce lo mostra ripreso dal Motorola per farci capire quanto sia possibile vedere oltre la scena addentrandosi nel grosso albero del corto e allontanandosi dai due protagonisti.

Chiede un parere a Alvy Ray Smith, suo amico da tanti anni, e questo risponde “È il più bel pezzo d’animazione che io abbia mai visto”.

Alla fine dell’incontro una grande folla di ragazzi e ragazze segue Keane per farsi autografare dei libri o un foglio. Circolano anche stampe che riproducono un fotogramma del corto distribuite per l’occasione. Ma la folla dovrà attendere che finisca di essere intervistato dalla stampa. Tra le cose che dice ai giornalisti rimane l’ammirazione incondizionata per Frederick Back, autore di ‘L’homme qui plantait des arbres’, film che adora e ammira perché lì l’autore si spinse a mostrare la sua anima senza paura o vergogna.

view IMG_1585Dopo si tiene un’interessante conferenza sull’improvvisazione tenuta da Brenda Bakker. Si tratta di un modo per imparare a improvvisare insieme o da soli delle storie recitandole e riuscendo così a trovare spunti e idee nuove per le storie e finali sorprendenti. Il tutto lei lo insegna in un istituto in America con tanto di saggio teatrale finale davanti a un pubblico.

L’argomento è interessante, spiegato in modo divertente e coinvolge gestualità corporale e altre cose. Peccato che la forte emozione di avere incontrato Glen Keane impedisca a chi scrive di poterlo seguire bene.

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view IMG_1602Segue la conferenza sul Social Gaming di Eleonora Pantò e Matthew Calamatta. La prima traccia un chiaro quadro di quanto si stia facendo negli altri paesi per fare videogiochi in grado di insegnare regole civili o materie scientifiche senza annoiare e concorda con il gruppo T-union sulla necessità di formare una cultura del videogioco seria. Il secondo fa un discorso molto arguto e divertente su tutte le cose apparse negli ultimi otto anni che si dicevano rivoluzionarie e non anno cambiato niente (adesso è molto importante lo Storytelling). Rivela che il sito di Crowdfunding Kickstarter spesso viene usato non per cercare fondi ma per fare ricerche di mercato su quanto possa interessare un prodotto. Parla dei Beacons’ con cui si cerca di capire cosa piaccia alla gente in maniera un po’ troppo indiscreta e cita la tecnologia Wearables con cui si monitora il proprio organismo, anche per cose apparentemente assurde, e finisce con il parlare di Oculos. La stanchezza accumulata toglie a chi scriva la capacità di seguire il discorso nonostante sia pieno di Humor Britannico in stile ‘Monty Pyhton’.

Segue Kim Baumann Larsen che parla di ‘The Dark Adventure’ un’avventura in realtà virtuale ambientata in uno studio di architettura!

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Evitando di ripetere tutte le considerazione già dette dai suoi colleghi sui problemi della realtà virtuale bisogna dire che il nostro non ha mostrato problemi a mettere un controller che compare anche nell’ambiente (nonostante ammetta che la presenza delle mani giganti sia avvertita come fastidiosa, ma La tecnologia migliore è stata sviluppata per il modello successivo a quello con cui avevano iniziato il lavoro ecc.) e sfruttando l’idea che la tecnologia avanzata è come la magia ha inserito un globo volante come interfaccia. Il gioco è sviluppato per l’Oculos fatto con la collaborazione della Samsung. Una cosa molto positiva è che ne ha portato uno e chi vuole lo può provarlo.

 La sensazione è di meraviglia. Attorno a se si vede uno spazio completo e per avanzare bisogna fissare la parte dove si sono i numeri. Stranissimo non trovare il proprio corpo sotto di sé.

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Dopo passa la parola a Nelson Lewroy, colui che ha curato le ambientazioni degli ultimi due film della LAIKA e che parla di come si crea un mondo per un film d’animazione.

Lui si dice molto emozionato di essere alla View e felice per la bella maglietta che gli hanno regalato gli organizzatori. Parla di come è andata la produzione di ‘Paranorman’.Dopo i disegni preparatori e le ricerche di riferimenti reali che piacessero al regista lui ha iniziato a fare la maquette degli edifici in cartone grezzo e colla dando così un aspetto decadente a tutto spesso copiandolo da tristissimi edifici veri resi ancora più strazianti. Dopo si è iniziata la costruzione dei veri set su cui si sarebbe girato costruendo alcuni elementi a mano e antri stampandoli con la stampante 3D.

Per ‘The Boxtrolls’ si è usato lo stesso procedimento. Solo che il lavorare contemporaneamente su molti set riduce lo spazio anche se il posto è enorme.

Trova stupendo che gli oggetti siano fatti quasi tutti a mano e che l’organizzazione dello studio metta a fianco chi lavori col digitale e chi lavora manualmente portandoli a imparare reciprocamente. Poiché per i fondali esterni era indispensabile aggiungere paesaggi digitalmente e ogni personaggio aveva un doppio digitale da usare quando occorreva. Ma rivela che, contrariamente a quanto si dica, fare un film in CGI di qualità elevata costa spesso più di farlo in Stop Motion come fanno loro e i risultati sono comunque incredibili.

Per concludere la giornata c’è una memorabile tavola rotonda sul futuro dello Storytelling che radunò sullo stesso palco Glen Keane, Tom McGrath, Alessandro Jacomini, Lucia Modesto, Alvy Ray Smith, Rob Coleman, Noëlle Triaureau, Steven Fangmeier, Patrick Osborne e Naomi Adler (era prevista la presenza di Bruno Bozzetto, ma purtroppo era assente).

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Raccontare quella conferenza non è possibile, almeno non alla fine di un lungo articolo. Si sono toccati temi molto importanti, citato fatti proverbiali e risposto a molte domande del pubblico.

Un dialogo fitto magnifico da seguire. Tutto è stato registrato, ma chissà se sarà mai disponibile.

Post pubblicato alle 4:10, venerdì 17 ottobre 2014.
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View Conference 2014. Pionieri,vulcani e videogiochi per ciechi.

La terza giornata di View Conference 2014 ha avuto inizio parlando View IMG_1419di E-Book tramite il programma per farli Pub code. Daniela Calise della ‘Evangelist’ ha iniziato dicendo che purtroppo per molti basta che un libro sia rifatto in formato pdf perché diventi già un e-book. Questo è sbagliato perché il mezzo offre moltissime possibilità. Tra i molti problemi ci sono le difficoltà di farli per gli autori che non sono programmatori e la differenza tra i diversi supporti di lettura spesso incompatibili. Il programma ‘Pub Coder’ riesce a rendere tutto più facile da fare e salva per tutti i formati in uso. Genera voci artificiali. Usa voci registrate. inserisce filmati e permette animazioni con grande facilità.

Stanno cercando di farlo conoscere in modo che a usarlo siamo degli autori che pensano ai libri partendo da quel formato e non semplicemente per adattare dei libri già esistenti in cartaceo.

view IMG_1423Parla Giuseppe E. Franchi del T.Union. un gruppo nato per che cerca di creare contatto tra i vari sviluppatori di videogiochi di Torino per formare una rete di conoscenze sia per evolversi che per evitare che dei videogiochi parlino solo i media con il tipico tono allarmistico. Per fare questo esistono le ‘Game Jam’ ovvero i vari professionisti che si incontrano e formando dei gruppi in 48 ore sviluppano idee e ambienti per dei videogiochi. Ne hanno fatta una a giugno e sono rimasti sorpresi dal successo ottenuto. Segno che l’entusiasmo c’è.

Sempre per aumentare le conoscenze partecipano a varie game Jam e alla Global game Jam e la loro idea è diventare il gruppo di riferimento degli sviluppatori di videogiochi della città e far nascere la game industry a Torino. Senza avere l’ambizione di spiazzare l’associazione nazionale già esistente. L’Italia è uno dei paesi che compra più videogiochi al mondo, ma resta un paese di compratori forse per pigrizia e questo uno dei motivi per cui vogliono fare rete e invitano gli studenti interessati a mettersi a fare giochi e partecipare alle Game Jam tenendo presente che è un lavoro impegnativo e togli qualsiasi tempo libero. Ma se si è fanatici da grandi soddisfazioni

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Tocco a Lucia Modesto che racconta il lavoro fatto dietro al film ‘Mr Peabody and Sherman’. Uno dei problemi dell’animazione è dare l’impressione di agitazione, movimento e velocità. Per fare questo si ricorre al “Motion Blur”, ovvero una sfocatura con cui si maschera il fatto che vengano fatte più pose dello stesso arto in movimento contemporaneamente. Per fare ciò i personaggi sono stati dotati di arti multipli che vengono mostrati solo quando servivano e per pochi istanti.

Il viaggio nel tempo ha posto l’esigenza di fare ambienti e costumi molto diversi. I personaggi sviluppati hanno tre corporature con taglie differenti. Ma i personaggi storici hanno richiesto corporature particolari. Per Leonardo si sono fatte diverse macchine che nella realtà non potrebbero funzionare ma non era il caso di essere puntigliosi. Tutto il loro lavoro è stato la base su cui si è costruito il film e hanno studiato anche ambienti che non sono stati usati a volte con grande rammarico.

view IMG_1435Passa la parola a Gianmario Catania e Diego Viezzoli della ‘Rainbow CGI’ che iniziano spiegando il significato del termine Pipeline (per chi non lo sapesse, linea di produzione) per poter spiegare come hanno dovuto organizzare la loro per la produzione elevata dello studio. Mostrano diversi schemi per spiegarla e elencano tutte le idee che hanno sfruttato per migliorare la comunicazione all’interno dello studio tra i vari settori agevolando così anche la produzione e diminuendo le incomprensioni. Migliorie attuate anche grazie ai programmi sempre più evoluti e pratici. Elencano le ore di CGI per lungometraggi e serie tv e di come abbiano organizzato il loro database con diverse versioni dei personaggi per poterli utilizzare a seconda delle occasioni. Non per niente sono uno dei maggiori studi d’Europa.

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Il progetto successivo è una delle cose che più ha incuriosito del programma. Si tratta di ‘The Blind Legend’. Un videogioco pensato per essere giocabile anche per i ciechi. L’idea viene presentata da Pierre-Alain Gagne del gruppo francese ‘Dowino’ che già nel 2007 aveva constatato con stupore che l’enorme mercato dei videogame non considerava affatto l’idea di fare un prodotto che potesse essere usato anche dai ciechi. Ma non essendoci ancora la tecnologia la cosa si fermò lì. La tecnica però si evolve in fretta e già nel 2011 la qualità anche solo degli Smart Phone unita a una comune cuffia auricolare rendeva possibile il progetto. Decisero di cercare fondi tramite il sito di Crowdfunding hulu. Sono riusciti a raccogliere 43.000 euro e vanno avanti.

Il videogame si potrà giocare tramite il Touch screen. La storia è abbastanza semplice. In un medioevo più o meno fantasy un cavaliere reso cieco va alla ricerca della moglie rapita insieme alla giovane figlia che gli fa da guida. Non vogliono rivelare nulla dello sviluppo della trama, ma dicono che si attraverseranno vari ambienti (catacomba, nave, bosco)e per quanto esista la parte visiva (ma si può giocare a schermo nero) tutta la concentrazione è stata riservata al suono curato da un Saund Design e di qualità altissima. Fanno sentire una traccia audio dove si sente il galoppo di un cavallo, poi un improvviso rumore e dei colpi di spada. Con la cuffia l’illusione di trovarsi in un ambiente reale dev’essere perfetta.

Il gioco sarà scaricabile gratuitamente tra il primo e il secondo trimestre del prossimo anno con audio in francese, inglese e spagnolo . Per ora l’invito è a provare la demo.

view IMG_1449     Per restare in tema di ambienti ricostruiti la conferenza successiva tratta il ritorno della realtà virtuale. Che dopo anni di scomparsa sta tornando tramite i nuovi dispositivi della ‘Oculus’ e di altre marche. A parlarne sono Elisa di Lorenzo e Flavio Parenti della Untold Games.

 

Il problema della vecchia realtà virtuale era il dispositivo troppo costosi e alla lunga insopportabili. La Oculos (che è diventata proprietà di Facebook) ha sviluppato un visore che non costa eccessivamente e si può sopportare senza problemi. Oltre ai visori sono stati sviluppati i sensori per le mani, che devono potersi manovrare senza essere visti perché altrimenti si perde la sensazione che il mondo virtuale sia vero.view IMG_1459

Con questa tecnologia stanno sviluppando il videogioco ‘Loading Human’, essenzialmente un gioco d’avventura fatto ricordando il caro vecchio ‘Monkey Island’. Insomma un gioco dove per andare avanti si devono trovare soluzioni a enigmi o cercare oggetti. La realtà virtuale viene sfruttata fin dall’inizio visto che il gioco comincia con il protagonista allo specchio che si rasa. Così il giocatore (chissà che ridere per le giocatrici) ha da subito la stranissima sensazione di fare qualcosa avendo un volto non suo. Una cosa impossibili con altri mezzi. Per aumentare il realismo della scena sono del tutto assenti gli interfaccia e il giocatore si trova in uno spazio dove volendo può buttare giù gli oggetti o, guardandoli, sentire la voce del personaggio che interpreta ricordare il proprio passato. Questo lascia pensare che in futuro teatro e realtà virtuale potranno fare grandi cose insieme.

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Creativi alle estremità!

La conferenza successiva è una serissima discussione intitolata ‘Economia digitale e industria culturale, come ridurre il GAP italiano’ parleranno il Dr Francesco Profumo, l’assessore Giuseppina De Santis più gli esperti di animazione emigrati all’estero Alessandro Jacomini e Francesco Giordana. Il tutto viene moderato dal Dr Piero Gastaldo. Più o meno tutto il discorso elenca i ritardi nazionali nel rinnovamento tecnologico o e quanto sia assurdo il fatto che spesso invece di sostituire la burocrazia con soluzioni che semplifichino tutto non si faccia altro che ripetere nel nuovo formato le cose che prima venivano fatte su carta e di come si dovrebbe arrivare a una società dove chi arriva al successo venga premiato e chi fallisca non sia casticato come incapace ne sostenuto oltre ogni logica. I due Esperti in CGI vengono invitati a raccontare di come siano arrivati alla loro attuali posizioni. Jacomini racconta che gli sono sempre piaciuti i computer e i film. dopo la laurea ha lavorato in una società che si occupava di softwere e AI in stretto contatto con gli Stati Uniti avendo così l’opportunità di conoscere molti professionisti. Così vent’anni fa è partito per la California e presentandosi ai vari studi finì con l’essere messo in prova dalla Disney e così si arriva all’attualità.

Inevitabile notare che nel nostro paese la possibilità allo sconosciuto non la si da quasi mai.

Giordana racconta di essere partito sia per spirito d’avventura sia perché nel 2007 non esisteva un’industria digitale vera dell’animazione CGI (non che adesso…) sia per cercare un posto di lavoro che non gli desse la preoccupazione di dover cercare un altro impiego in qualsiasi momento. È andato a un’edizione del Siggraph presentando domanda in diversi studi presenti e nei mesi successivi ebbe molti incontri per colloqui tra Europa e America finendo per scegliere uno studio di Amserdam dove ha lavorato per tre anni per poi trasferirsi a Londra. Dice che l’Olanda ha un’organizzazione molto simile a quella italiana eppure l’industria è solida e non ha problemi.

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Viene invitato sul palco Marco Mazzaglia, che dopo la View dello scorso anno ha deciso di fondare con gli altri sviluppatori di videogiochi la T-Union di cui si è già parlato. Pronuncia parole piene di speranza nella nascita di una vera industria nazionale competitiva.

 

 

 

view IMG_1486Ma è arrivato il momento dell’anteprima mondiale del nuovo Cortomertaggio Pixar, ‘Lava’ che uscirà nel 2015 e precederà la proiezione del lungometraggio ‘Inside Out’. Presenta il corto Bill Watral e dopo la visione, che emoziona l’intero pubblico della sala piena fino all’ultimo posto, ci viene mostrato questa storia dai ritmi Hawaiani sul vulcano che si sente solo e sogna di incontrare l’amore. Animazioni, spruzzi d’acqua, vegetazione, tutto è intriso di una luce stupenda. Il Making of mostra parti di storyboard e Watral dice che la cosa più difficile nel 3D è sempre il passaggio dallo storyboard disegnato al girato. Per i personaggi sono stati fatti molti studi sia a disegno che con pasta modellabile facendo modelli anche di grandi dimensioni.

view IMG_1491La grande folla presente in sala non se ne va perché subito dopo tocca a Alvy Ray Smith. co-fondatore della Pixar, guru, maestro di vita e un sacco di altri meriti che a elencarli ci sono voluti alcuni minuti.

 

 

 

Cominciò a occuparsi di animazione digitale fin dal ’68 e la sua vita è completamente legata all’arte e alla CGI. Fin dall’inizio ha creduto alla ‘leggi di Murphy’ secondo cui ogni cosa nei computer migliora di dieci volte ogni cinque anni’ e ciò lo rendeva fiducioso per l’avvenire del settore. Negli anni settanta mise insieme una squadre di appassionati come lui e riuscirono a trovare finanziatori che credevano in loro e andare avanti sempre certi dell’evoluzione inarrestabile del settore. Nei primi anni ottanta venne da loro Ed Emshawiller, artista geniale che voleva provare a fare arte utilizzando tutti i media, e dopo le iniziali difficoltà nello spiegargli i tanti limiti che ancora aveva la CGI lavorò a stretto contatto con lui nella realizzazione di “Sunstone”, cortometraggio d’importanza capitale, ancora oggi ricorda quella collaborazione come la migliore della sua carriera.view IMG_1494

Dopo furono assunti da George Lucas, ma questo li doveva vedere più come esecutori che creativi. Così quando ebbero l’opportunità di lavorare a una scena per il secondo film di ‘Star Trek’ (1982) della Paramaunt fecero cose che lo stupirono per farsi dare più campo. Fu in quel momento che ebbe l’idea di fare il primo cortometraggio in CGI con un personaggio. Riconosce che il suo storyboard era piuttosto scadente e che fu solo per l’intervento di John Lasseter che divenne il comico ‘The Adventures of André and Wally B’ (1984) dove si risolse anche il problema del motion blur con una tecnica inedita. Solo anni dopo scoprì che a Lucas quel film non è mai piaciuto. Lo vedeva imperfetto e non riusciva a vedere l’evoluzione che ci sarebbe stata. Negli anni ’90 riuscirono a lavorare con la Disney e poi venne Steve Job. Ma Smith ci tiene a dire che per quanto li abbia più volte salvati dalla bancarotta non sia mai stato realmente coinvolto in niente perché la cosa sembrava non gli interessasse.

Avrebbe voluto parlare anche di ‘Toy Story’ e di tutto il resto. Ma ormai il tempo sta per finire. Chiude dicendo che le future possibilità per i computer sono imprevedibili, ma l’intelligenza artificiale può essere il futuro.

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Chiude la giornata una conferenza sugli effetti speciali dell’ ultimo film sulle ‘Teeneger Mutant Ninja Turtles’, a parlare è Tim Harrington, supervisore alle animazioni del film.

Dopo il successo della nuova (bellissima) serie animata era logico che si facesse un film. La prima idea per i personaggi li vedeva in uno stila dark abbastanza pauroso che venne presto abbandonato. Si volevano rendere i personaggi diversi l’uno dall’altro e si fecero corporature diverse e vestiti in stili diversi.

Il tutto venne reso in splendidi morellini perfettamente rifiniti e colorati che vennero scansionati e divennero la corporatura da unire ai movimenti della Motion Capture catalogando la recitazione degli attori e di esperti di arti marziali. L’uso di attori non troppo famosi ha forse contribuito a avere gente entusiasta di poter lavorare a un film come il loro mettendoci più impegno possibile.

Gli ospiti illustri lodano molto il senso di peso che è riuscito a dare ai personaggi.

Così si è conclusa il mercoledì della View. E Domani ci sarà Glen Keane!

Post pubblicato alle 3:30, giovedì 16 ottobre 2014.

Warner Bros. tutti i film DC fino al 2020

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Nuovo post su CBR News, leggilo qui: http://www.comicbookresources.com/?page=article&id=56322

Post pubblicato alle 18:12, mercoledì 15 ottobre 2014.
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View Conference 2014. Eroi, Procioni e Altro ancora.

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Secondo giorno di View Conference 2014, ma solo oggi inizia ufficialmente l’evento con le tanto attese conferenze nella sala Cavour. Si è iniziato subito con un grande evento molto atteso. La Conferenza in prima assoluta su ‘Big Hero 6′ il prossimo e già attesissimo lungometraggio animato Disney. A presentarlo Alessandro Jacomini. Che non si esita a definire come un eroe dell’animazione italiana.

Inizia subito dicendo che il film Uscirà novembre negli USA e a View IMG_1361natale in Italia. Lui lavora per la Disney dal film ‘Dinosauri’ e si è occupato delle luci di quasi tutti i film successivi. Dopo aver mostrato il trailer del film (fantastico) ha iniziato a parlare del sul lavoro fatto per creare le luci di San Fransekyo, città immaginaria  posizionata dove si trova San Francisco e con palazzi che sono un mix dei tra quelli della città e Tokyo: case dal tetto di bambù, viali pieni di ciliegi in fiore, edifici in stile vittoriani leggermente allungati e resi asiatici e pale eoliche a forma di aquilone giapponese. Per rendere tutto reale hanno fatto molte ricerche sulle luci delle due città, naturale e artificiale, alle varie ore del giorno osservandone l’effetto su sfere di materiali diversi.

La produzione del film è iniziata nel novembre 2011 e sono riusciti a completarlo in tre anni grazie all’uso di programmi nuovi nonostante gli effetti visivi siano stati molto li di più rispetto a quelli degli ultimi film. Pensate che ci sono almeno tre diversi tipi di luce notturna artificiale disposte a seconda del tipo di quartiere.

Il suo reparto da solo è composto da ottanta persone. Gli si chiede se si ispira ai grandi direttori della fotografia italiani e lui dice di esser fiero di venire considerato un artigiano italiano.

Le immagini mostrate in anteprima sono davvero divertenti e emozionanti. Anche ogni personaggio ha il suo tipi di colore e luce personale che si confà al suo carattere.

Alla fine parla in italiano per mandare un messaggio diretto ai tanti studenti presenti in sala, lo fa con voce emozionata. Ha lasciato il proprio paese ormai da vent’anni per seguire i suoi sogni, invita gli studenti a fare come i personaggi del film e seguire il loro destino lavorativo come quelli hanno seguito il loro da eroi.

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Noëlle Triaurer e Marcelo Vignali introdotti dal collega di Animation Magazine.

Segue la conferenza sui 12 anni di Sony Animation tenuta da Noëlle Triaurer e Marcelo Vignali rispettivamente Production design e art director della società.

Quello che vogliono si capisca è che la Sony ha il merito di aver sempre lavorato sul linguaggio dell’animazione e fin da ‘Boog & Elliot’ hanno fatto qualcosa di completamente nuovo nei film 3D usando lo stesso linguaggio grafico del 2D. Questo non era stato tentato da nessuno prima di loro e hanno continuato a sperimentare con ‘Surf Up’ dove grazie alla grandiosa tecnologia della ditta hanno potuto simulare inquadrature che imitano quelle della camera a spalla dei documentari.

Con ‘Hotel Transylvania’ (dicono di avere cambiato sette registi) molte cose sono cambiate nella lavorazione. All’inizio lui aveva disegnato un carro funebre che il primo regista aveva rifiutato e mise da parte fino a quando Tartakowski lo scopri e lo volle subito.

Per i ‘Puffi’ hanno fatto i due film ibridi ma ne stanno facendo uno completamente in CGI che si rifà totalmente alle BD di Peyo. I personaggi sono tornati a essere quelli del fumetto e non i più realistici dei due film. Mostrano un trailer dove i nuovi Puffi fanno un provino e alla fine c’è un confronto con quelli del film precedente. La differenza è molta. Il Gargamella di questo film è fantastico.

Chiudono mostrando il trailer di ‘Popeye’ che è stato rilasciato da poco. Semplicemente fantastico vederlo sul grande schermo.  

Segue la conferenza su The Lego movie’. Presenta Rob Coleman, cheView IMG_1382 negli anni novanta ha fatto il personaggio di Draco in ‘Dragonheart’ considerato da tutti come la prima Star interamente in CGI. Arriva dall’Australia e racconta come il film sia stato realizzato.

I Lego sono famosi in tutto il mondo è hanno avuto diverse versioni fatte in stop motion e anche una serie animata. Per il lungometraggio si pensava di fare un film per bambini. Ma sarebbe stato giusto pensando a tutti gli adulti appassionati? Si decise così di fare un film comico a più livelli. Le direttive dell’ azienda erano che si dovesse essere divertenti, esagerati e che non fosse un’interminabile pubblicità.

Per essere realistici negli ambienti si sono documentati sulle elaborate costruzioni fatte dagli appassionati e su quelle della ditta. Ogni cosa doveva poter essere riproducibile nella realtà e questo è evidente nella figura del profeta che vola legato con un filo. Per essere più coinvolgenti si e sercato un look imperfetto da mattoncini non sempre ben messi e hanno reso i mattoncini opachi e non nuovi.

Furono molto divertiti quando dopo il primo trailer la gente si mise a sostenere che fossero Lego veri con facce in CGI. Uno delle sfide fu dare espressività ai volti Lego, ma capirono come rendere i due puntini espressivi usando le sopracciglia.

Ora lavorano a una serie Lego su ‘Star War’.

View IMG_1391Si prosegue con l’atteso Making of de ‘I guardiani della galassia’ presentato da Kyle Mcculloch, della londinese Framestore, che con sorpresa generale in passato ha lavorato anche a Torino.

Pare proprio che il compito affidato alla Framstore fosse la modellazione del procione Rocket. Per far vedere di cosa fossero capaci hanno fatto una spettacolare scena d’evasione dal carcere di lui e l’albero Groot che al regista è piaciuta tanto, salvo poi volere una cosa completamente diversa per il film.

Il regista ha insistito sul fatto che sembrasse un vero procione e così hanno fatto molti studi portandosene anche uno in studio e analizzando documentari. Ma il risultato non piaceva al regista e così capirono che l’essenziale fosse mantenere il muso di un procione, il resto lo si poteva umanizzare.

Altra richiesta era di dargli un aspetto selvatico e raggiungere il pelo arruffato voluto è stato difficile. Come lo è stato rendere espressivo un volto coperto dal pelo. Per la tuta ultra tecnologica hanno riciclato una di quelle fatte per ‘Iron Man’.

Nonostante abbiano usato controfigure per simulare la presenza dei due personaggi digitali questi sono stati fatti interamente in CGI senza l’uso della Moction Capture

Si sono occupati anche di Groot. L’essere vegetale è stato sviluppato da un altro studio, ma a loro sono toccate le scene dove si trasforma e perciò più difficili. Soprattutto per le ispirazioni che nel frattempo venivano al regista aggiungendo sempre più particolari alle scene o facendogli cambiare cose già finite.

Hanno ricreato gli ambienti della prigione, della miniera spaziale e del posto al suo interno chiamato ‘Nowhere’(in cui appaiono chiusi in cella Howard the Duck, speravano di potergli fargli fare di più, e Stan Lee) e si sono impegnati sia nella realizzazione di una cosa terribile chiamata Bleck Fire che nelle spettacolari esplosioni utilizzando sia dinamite in quantità allarmante che la tecnologia sviluppata per ‘Gravity’ . Una conferenza davvero elettrizzante!

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Segue la conferenza sulla ‘Moction Capture 3D a fini educativi’. A tenerla sono Flávio Andaló e Milton Luiz Horn Vieira e consiste nell’illustrare come l’università Brasiliana dello stato di Santa Caterina sia riuscita a mettere su un corso annuale di laurea o postlaurea sulla Moction Capture in cui gli studenti possono imparare a usate la tecnica per fare i loro film potendo contare su numerose telecamere Vicon e attrezzatura all’avanguardia. Mostra alcuni corti fatti a fine corso e considerando che sono stati fatti da gente completamente digiuna di animazione in un solo anno bisogna dire che i risultati sono notevoli. Gli studenti imparano non solo fare personaggi che si muovono sul tracciato dei movimenti, ma a modificarne le dimensioni a seconda del personaggio. Ma sorge spontanea la domanda, ‘Dove vanno questi studenti dopo il corso?’ La risposta è che molti emigrano nell’America del nord, alcuni senza nemmeno finire il corto. Quelli che rimangono lavorano soprattutto per la pubblicità nei piccoli studi d’animazione che in Brasile stanno aprendo in questi ultimi anni.

View IMG_1403 copiaQuasi inaspettata la conferenza del dottor David Putrino sul ‘Not Impossible Labs’, tecnologie per il bene dell’umanità.

Il nostro conferenziere ha un passato nella riabilitazione motoria che lo ha portato a studiare le neuroscienze transazionali con lo scopo di fare le riabilitazioni motorie tramite videogiochi e realtà aumentata (lo scoprire quanto sia difficile fare un videogioco coinvolgente gli fa sperare che qualcuno degli esperti alla View voglia collaborare con lui). Ma è entrato a fare parte dell’associazione ‘Not Impossible Labs’ come volontario. Questo gruppo di gente in gamba è nato quando il suo fondatore, Mick Ebelig, scoprì che un suo vecchio amico Writer era ormai diventato paralitico a causa della SLA e non potendosi permettersi costosi macchinari per comunicare doveva indicare le lettere su una tabella con lo sguardo. Cercando una soluzione inventò gli ‘Eyewriter’. Un dispositivo che applicato a una montatura di occhiali permette di scrivere con gli occhi il tutto fatto con materiali economici. L’invenzione divenne un caso e entra nel novero delle grandi invenzioni.

Purtroppo la malattia peggiorò col tempo e così Ebelig cercava un sistema che permettesse di scrivere ramite impulsi cerebrali. Fu a quel punto che tramite un conoscente lui e David Putrino si conobbero e venne fuori il ‘Brain Writer’, che attualmente viene esposto in giro per il mondo in attesa di commercializzarlo (si vende ma il prezzo è minimo). Intanto un articolo aveva riportato il caso di un medico statunitense che nonostante la guerra in Sudan restava lì per curare i suoi malati. Tra questi un quattordicenne che aveva perduto le braccia come capita spesso in quel paese in guerra da decenni. Cercando una soluzione conobbero un tizio che avendo perso parte di una mano si era fatto una protesi stampandola con una stampante 3D e rendendo il progetto disponibile. Così tutti insieme hanno studiato delle protesi che potessero essere stampate e assemblate e poi hanno portato tutto in Sudan dove dopo il ragazzino molti altri hanno potuto stamparsi una protesi. La cosa si sta diffondendo nel mondo e altre associazioni sono sorte con scopi simili iniziando a collaborare tra di loro condividendo idee e soluzioni. Tutte cose possibili adesso grazie alla tecnologia sempre più alla portata di tutti.

Oltre a questo ci sono nuovi progetti che l’associazione supporta e sono fatte con l’idea di aiutare una persona per aiutare anche tutti gli altri.

Inutile dire che gli appalusi sono stati lunghi e calorosi.

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La conferenza successiva la fa Francesco Giordana. Torinese che lavora per la Double Negative VFX e ha curato le pellicce degli animali nel film Paramount ‘Hercules’. Per realizzare un effetto convincente hanno dovuto scrivere un programma apposta che hanno chiamato ‘Furball’ e permette di gestire centinaia di peli dando un effetto credibile al manto dorato del leone sia al pelo del cinghiale. Ma tra tutti gli animali fatti sembra che quelli più difficili siano stati i tre lupi che dovevano essere più realistici ma anche apparire feroci e diversi l’uno dall’altro.

View IMG_1413Altra conferenza attesa è quella del pluripremiato David Schaub. Che dopo avere presentato ‘The Amazing Spider Man’ due anni fa oggi è tornato per parlare del seguito.

In questo film ha potuto finalmente applicare le leggi della fisica reale al super eroe. La cosa non accade spesso perché i registi preferiscono fare scene spettacolari senza curarsi che queste possano essere plausibili. Invece in questo film si è tenuto conto di come dovrebbe reagire nella realtà un corpo che si libra nell’aria spiccando salti o come si possano muovere i vari cattivi. Hanno fatto molti studi dal vero filmando acrobati e atleti, ma hanno evitato la Motion Capture poiché sostiene che da sempre dei problemi di editing.

Le pose le hanno copiate dal fumetto e rese possibili grazie alla tecnologia Sony. Anche in questo film hanno usato la speciale camera a spalla virtuale usata in ‘Surf Up’ per fare “riprendere” la scena da un operatore dando così alla camera un movimento umano completamente nuovo.

Dopo tutto questo sfoggio di studi e tecnologie (David Schaub terrà un Workshop sulla ‘Fisica per animatori’ domani dalle 11:15 alle 15.15 dove spiegherà tutte le sue scoperte)non posso fare a meno di notare quanto sembri tragica la vicenda che il film racconta.

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Chiude la giornata la conferenza di Keith Miller, anche lui pluripremiato mago della CGI, che parla di tutto il lavoro fatto per l’ultimo film della serie ‘Il pianeta delle scimmie’.

Un film dove si è usata la Motion Capture adattando poi il fisico degli attori a quello dei gorilla usando anche i dati medici dello zoo per essere il più realistici possibile.

Sempre per questo motivo lo studio è stato reso mobile e si è girato molto in ambienti esterni come foreste disponendo le cineprese nell’area di ripresa e trovando diversi espedienti per difenderle dall’umidità.

Il risultato finale fa quasi paura tanto è reale e sicuramente volevano questo.

Post pubblicato alle 3:31, mercoledì 15 ottobre 2014.

Tutte le ‘voci’ della Principessa Splendente

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Lucrezia Marricchi è la doppiatrice ufficiale di Kaguya, ovvero la ‘Principessa Splendente’ dell’ultimo film di Isao Takahata per la versione italiana che uscirà nelle sale nostrane dal 3 al 5 novembre prossimi; suo padre adottivo, il tagliatore di bambù, è invece Carlo Valla e sua moglie Chiara Salerno: scoprite il resto del cast qui.

Post pubblicato alle 17:03, martedì 14 ottobre 2014.

Kingsman: dal fumetto al film, 25 febbraio 2015

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Il 25 febbraio arriverà in Italia, distribuito dalla Twentieth Century Fox, KINGSMAN: SECRET SERVICE, il nuovo film scritto, diretto e prodotto da Matthew Vaughn, con Colin Firth, Michael Caine e Samuel L. Jackson. La pellicola è l’adattamento cinematografico della miniserie a fumetti The Secret Service, realizzata da Mark Millar, insieme al regista Matthew Vaughn, e disegnata da Dave Gibbons.

Post pubblicato alle 15:09, martedì 14 ottobre 2014.
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View conference2014. Inizio

1 View web-960x350A Torino, nel centro congressi Torino Incontra ha avuto inizio la quindicesima edizione della View Conference. E da subito si è in grande imbarazzo su cosa scegliere di seguire. Chi scrive opta di andare nella sala Giolitti a seguire il Workshop di Marcelo Vignali dal titolo ‘Storytelling per il linguaggio visivo’.

View IMG_1314Vignali inizia a raccontare partendo dal primo film animato che lo colpì da bambino, ‘Fantasia’. Le emozioni che provò furono tali che decise di imparare tutto sull’animazione. Quando anni dopo iniziò a lavorare per la Disney pensò che lui era stato ispirato da loro adesso lui aveva la responsabilità di fare cose altrettanto grandi da poter ispirare gli altri.

Lì ha capito che esistono diversi tipi di Port folio per ogni tipo di immagine. Nei videogiochi spesso Basta che tutto sia fico e quando lui lavorò nel campo tutto andava bene basta che fosse cool. Ma in animazione lui vuole due cose. Che le immagini raccontino la Storia dicendo dove accade, a chi è a che punto del racconto essa sia. Spesso questa capacità narrativa non è affatto collegata all’abilità nel disegno. Ma si può imparare come fare.

Ci sono due linguaggi visivi. Quello che ha già il pubblico e quello che inventi apposta per il film che devi fare. Per spiegarsi mostra una pittura rupestre dove sono rappresentati due personaggi fatti in modo tale che si riesce a capire facilmente il loro ruolo e cosa succede.

Quando nasciamo vediamo tutte le cose vicine e impariamo a conoscere il mondo così e il trucco sta nel riuscire a ricreare la stessa sensazione di intimità nel film per le scene affettive. A tre anni si vuole toccare tutto e scopriamo che un bicchiere rotto è pericoloso perché i genitori si spaventano se lo vogliamo toccare e allo stesso modo scopriamo la pericolosità dei ragni. Quando si Inizia andare in bici si scopre che la Strada è dura e fa male. Queste immagini ci restano in mente è permettono di poter sfruttate cose che ricordano vetri rotti danno senso di pericolo. Con i ragni di paura, rocce e superfici dure dolore. Anche le immagini astratte sono in grado di dare sensazioni simili sfruttando la Forma cinetica.

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Da ricordare anche le due traduttrici.

Mostrando una serie di linee di diversa intensità e angolazione Vignale spiega cosa intende e mostra come usare le stesse intensità per costruire lo “scheletro” di un’immagine. Così linee verticali distanziate danno il senso di ordine o solennità, le curve di caos o vitalità ecc. Mostra esempi tratti da celebri film come il classico Frankenstain e di come venissero usati vari trucchi per sottolineare  la mostruosità o l’ingenuità a seconda delle situazioni tramite paesaggi e angolazioni e come in King Kong la scena della lotta con gli pterodattili sia stata ripetuta nel finale con gli aerei sfruttando una cosa già appresa dal pubblico. O di come ne ‘Lo squalo’ si passi da immagini in primo piano molto intime per vicinanza e calore alle scene distanti e fredde dove compare lo squalo. In ‘Guerre stellari’ la differenza è nel fatto che l’ordine è il male mentre i buoni appaiono molto più disordinati. Applicando tutto ciò al film ‘Surf Up’ si parte dal mondo polare visto come pieno di linee rette e ghiacciai franati per fare capire quanto quel mondo sia ostile e si finisce nella Jungla piena si curva e di vitalità. 

Mostra esempi di vie di mezzo tra azione e calma fatti per ‘Atlantis’ e ‘Lilo &Stitch’ dove aveva fatto disegni sul mondo a altezza di Bambina. Tutti quei disegni partono da studi in linee di forza che sono serviti per dare l’importanza giusta a oggetti e spazi.

L’invenzione di un linguaggio personale è stata fatta in Hotel Transilvania.Lì hanno costruito il mondo di Dracula.

Un mondo senza orizzonte, quindi spazioso, ma circondato dalle montagne opprimenti. Ha studiato tutti i particolari di paesaggio e oggetti che poi sono diventate schede con le varie istruzioni sui movimenti macchina e inviate agli storyborder. Mostra un disegno della prima versione della storia (che ricordiamo ebbe una storia travagliata e cambiò tre registi e tre trame). Dove Mavis non era una vampira ma una bambina umana Adottata da Dracula (o sua figlia ma umana, fortuna che la storia è finita nelle mani di Genndy Tartakovsky) e fa notare l’importanza dell’arredamento della stanza senza giochi e che la Luce  copre solo lei ma non il padre e che Il libro che lui le sta leggendo sia a metà tra L’ombra e la luce come un ponte tra i due.

Parla dello studio dei personaggi per i film Sony. Per ‘Surf Up’ ha dovuto fare i conti con il dover rendere i pinguini distinguibili e per questo si è inventato i diversi piumaggio. Per Boog&Elliot tutti gli dicevano di fare un orso possente e classico. Ma considerando il fatto che il personaggio non era un orso selvatico ma domestico ha deciso di fargli le manine sottili e delicate e per lo stesso motivo gli ha dato un fisico da persona sedentaria che passa la vita davanti a un PC. L’idea piacque a tutti.

Domanda: Come parte la ricerca delle nella pre-produzione? Quando lavorava Alla Disney gli telefonano e ricevere tutte le informazioni sul film via telefono. Allora iniziava subito a disegnare la sua prima impressione. Il suo modo di fare lo consiglia tutti perché la prima impressione è quella che più conta. Anche quando legge Un trama prende degli appunti disegnando subito quello che gli ispira. Quindi si deve partire con una propria idea e poi mettersi a documentaria.

Altra domanda: Quale è stato il personaggio più difficile? Racconta che ‘Hotel Transylvania’ è stato difficile perché per i problemi alla regia non si sapeva come fossero i personaggi e per poter lavorare a un personaggio deve sentirlo vero. E alla fine ha dovuto inventarsi lui la storia dei personaggi che comparivano a ogni nuova pensata dei registi.

Ultima domanda: quando è come rompere queste regole? Fa un esempio con ParaNorman. Gli zombie erano fatti in modo da sembrare i cattivi mentre in realtà poi si scoprirà che sono solo patetici. Un espediente per stupire lo spettatore.

Ringrazia calorosamente il pubblico e resta ancora a lungo a parlare con alcuno studenti d’animazione e non che vogliono chiedergli tante cose.View IMG_1322Un’altra conferenza che si è svolta oggi è stata quella si Gennaro Esposito (co-fondatore dello studio PARADIGM404) sull’uso del programma ‘Modo 801’ intitolata ‘Modeling Mech’. Spiega come usare il programma che sta rivoluzionando l’ambiente dei videogiochi grazie alla maggiore praticità, facilità e agilità rispetto a softwere molto più noti e costosi (Maya). E sentendolo parare facendo continui confronti tra i pochi “clic” necessari per fare qualcosa in questo programma e sentendo la conferma da chi era venuto a apprendere da lui non si può dubitare che abbia ragione e che ‘Modo 801’ possa essere largamente usato sia per l’animazione che per l’industria e l’architettura.

Durante la lezione parla anche di un corso della durata di cinque mesi che organizza la PARADIGM404 e che partendo dal disegno a mano arriva fino all’illustrazione digitale di alto livello. I corsi saranno fatti da esperti di fama internazionale, chi si iscrive potrà usare il loro dormitorio e il tutto costerà tremila euro alloggio compreso. La cosa è molto seria e dato che corsi analoghi, se non fatti peggio o più corti, costano almeno il doppio è doveroso dare la notizia.

Alle 14 ci sarebbe dovuta tenere la conferenza di Lucia Modesto della Dreamworks Sulla costruzione dei personaggi per l’animazione CGI. Una bella conferenza già fatta l’ anno scorso ma che quest’anno è saltata perché non si è raggiunto il numero minimo di iscritti. Peccato, era un bel corso dove si costruivano i modellini articolabili per la CGI manualmente e con fil di ferro e perline (anche se non alla Conference il corso è stato fatto con alcune classi delle elementari). Così attendiamo l’inizio del Workshop sullo Storytelling visivo di Kris Pearn, storyborder e co-regista di ‘Piovono polpette 1e2’ alle 17:00.

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Ha senso no? (frase ripetuta di continuo)

Nonostante l’aereo arrivi in ritardo da Londra (Pearn sta attualmente lavorando alla Aardman per ‘Shaun the Sheep’) e la conferenza inizi così un’ora dopo Kris Pearn non perde tempo e con la carica già mostrata l’anno scorso durante la presentazione di ‘Piovono polpette 2’ parte a parlare di come si faccia uno ‘Storyrtelling visivo’. Fin da quando era bambino amava il cinema d’animazione, e questo per chi è nato in una fattoria canadese può avere conseguenze spiacevoli con famiglia e compagni di scuola. Negli USA ha studiato arte e nonostante tecnicamente non sapesse nulla d’animazione ha iniziato a lavorare nel settore in modo marginale. Tornato in Canada ha scoperto che esistevano gli Storyboard e ha iniziato a farli e ancora prosegue perché ama disegnare e ama l’animazione.

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PFIUU, BANG! SKREEEETCHHHH……

Nei film la cosa più importante è il tempo, dice, e per mostrarlo inizia una strepitosa lettura dei rumori di una scena di ‘Piovono polpette’ lasciando scorrere i suoi disegni dietro. Mostra uno story promozionale del film mai realizzato perché poi giudicato un po’troppo spaventoso commentando anche questo.

Come Vigniali ribadisce l’importanza del conoscere perfettamente il carattere dei personaggi per capire come renderli credibili e mostra un altro filmato ma dal film Boog&Elliot. La parte dove l’orso entra in casa del cacciatore viene commentata anche nelle parti poi tagliate e forse sentirla raccontare da Pearn è quasi più divertente di vederla nel film.  

Per spiegare il suo modo di lavorare inizia a fare disegni usando la tavoletta grafica e con un’abilità meravigliosa mostra facilmente come il modo di piazzare la camera riesca a dare a un’immagine significati particolari inquadrando il personaggio in modo ravvicinato dall’alto, dal basso, di sbieco si ottengono emozioni diverse e utili in varie momenti della narrazione e per generare empatia. Per mostrare un’applicazione pratica mostra parti di ‘C’era una volta il West’ spiegando come tutto ciò che si deve sapere sul carattere dei personaggi venga mostrato nei primi dieci minuti del film grazie al modo di inquadrarli e disporli oltre al comportamento. E raccomanda sempre di vedere cosa stanno guardando i personaggi se si vuole capire chi sono.

Dopo aver parlato del lavoro fatto per la Aarman con ‘Arthur Christmas’ dice che fare un film significa anche fare dei tagli allo storyboard sia per motivi economici che per stare nei minuti previsti.

Inizialmente avevano pensato a un’apertura spettacolare per ‘Piovono polpette’. Ma per quanto bella confondeva le idee e costava troppo. In realtà l’intero film è stato ridotto di molte idee divertenti che lo allungavano enormemente e mostrando lo storyboard vediamo che al principio i protagonisti erano dei bambini. Ma questa nella sequenza mostrata era l’unica differenza tra film e storyboard.

Attualmente Pearn oltre al citato film della Aardman stà lavorando a un progetto di cui non può parlare. Pensa che questi ultimi anni siano un periodo incredibile per l’animazione e che non solo siano cambiate possibilità delle angolazioni e aumentata l’abilità di chi fa film. Ma anche i temi si sono evoluti facendo storie incredibili che in passato non sarebbero mai state proposte. E come esempio cita i film della LAIKA ‘Paranorman’ e ‘Boxtrols’, che lo hanno sorpreso enormemente.View IMG_1346

Purtroppo l’incontro finisce qui. E per la prima giornata questo è tutto ciò che ho potuto seguire, ma è meno della metà di quello che c’è stato.

Post pubblicato alle 2:51, martedì 14 ottobre 2014.

Ghostbusters 3: stavolta, tocca alle ragazze?

“Dopo anni di annunci e smentite, i Ghostbusters stanno ufficialmente per tornare sul grande schermo, ma questa volta con un inedito team composto da sole donne. La Sony ha annunciato che il film sarà diretto da Paul Feig (‘Le amiche della sposa’), che scriverà la sceneggiatura insieme a Katie Dippold. Lo stesso Paul Feig ha confermato con un tweet  le voci su un possibile cast “rosa” che circolavano da tempo [post su mangaforever]“

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Post pubblicato alle 12:29, sabato 11 ottobre 2014.

A novembre accogliamo in Italia la ‘Principessa Splendente’

Riceviamo:

LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE

Il nuovo film di Isao Takahata

AL CINEMA SOLO IL 3-4-5 NOVEMBRE

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Giunse una donna per vivere in questo mondo.

In ogni momento della sua breve vita

lei cercò lo splendore

nel riso, nelle lacrime, nella gioia e nella rabbia.

Perché scelse di venire sulla terra?

Perché desiderava questo mondo?

Perché fu costretta a tornare sulla luna?

Quale fu il suo peccato, e come fu punita?

Dopo il grande successo di ‘Si alza il vento’, ultimo film del maestro Miyazaki, un altro capolavoro dello Studio Ghibli si appresta ad arrivare nelle sale italiane: ‘La storia della Principessa Splendente’, di Isao Takahata.

Un evento imperdibile per tutti gli appassionati dello Studio Ghibli: il 3-4-5 novembre potranno vedere sul grande schermo l’attesissimo nuovo film del regista culto de ‘La Tomba delle Lucciole’, di ritorno alla regia dopo ‘I miei vicini Yamada’, che risale al 1999.

Costato al regista un’incredibile quantità di tempo e di sforzi (ben otto anni di lavorazioni), il film è stato presentato in anteprima mondiale nel programma della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, accolto dal lunghissimo applauso di una platea incantata e commossa e dall’entusiasmo della critica internazionale.

Disegnato interamente a mano, all’età di 78 anni Isao Takahata ha creato un nuovo stile nell’animazione, destinato ad imprimere un segno nella storia di questa tecnica espressiva: semplice e impressionistico, in grado di dare alle immagini una straordinaria forza visiva e grande realismo.

Ispirato a uno dei più popolari racconti giapponesi (Taketori monogatari, Il racconto di un tagliabambù), ‘La Storia della principessa Splendente’ narra le vicende di Kaguya, minuscola creatura arrivata dalla Luna e trovata in una canna da bambù da un vecchio tagliatore. Accolta e cresciuta come una figlia dal tagliabambù e sua moglie, la piccola cresce a vista d’occhio, affascinando tutti quelli che entrano in contatto con lei, fino a diventare una splendida giovane donna. Molti sono i suoi pretendenti, ma nessuno è in grado di portarle quello che davvero desidera, e nessuno, nemmeno l’Imperatore, riesce a conquistare il suo cuore…

Per molti la più bella eroina Ghibli di sempre.

www.studioghibli.it

Post pubblicato alle 16:04, giovedì 9 ottobre 2014.

Le ‘Voci’ di Marjane Satrapi

Sapevate che Marjane Satrapi, la brava fumettista, animatrice e regista autrice di ‘Persepolis‘ e ‘Pollo alle prugne’, aveva riscosso grandi consensi per il suo nuovo film ‘live action’, dal titolo ‘The Voices’, al Sundance Film Festival? Questa volta si tratta di un thriller ‘atipico’, basato sul lucido delirio di un apparente ‘bravo ragazzo’ (l’attore Ryan Reynolds) la cui vita viene indirizzata nel bene e nel male dai consigli del suo cane e del suo gatto (le ‘Voci’ del titolo) che nella sua mente disturbata rappresentano l’incarnazione della propria coscienza. Intrigante, e disturbante il giusto, l’opera non manca delle consuete arguzia e ironia dell’autrice e si spera giunga presto in Italia … intanto, potete leggervi questa esauriente recensione su FareFilm.

Post pubblicato alle 8:23, sabato 4 ottobre 2014.
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Esclusiva: intervista a Michel Ocelot

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Michel Ocelot

L’art de séminer les histoires: une petite conversation avec Michel Ocelot

[Pubblichiamo una breve intervista al regista, animatore, scenografo, illustratore e scrittore Michel Ocelot, il quale ha accettato con grande disponibilità e cortesia di rispondere alle nostre domande sui suoi film, sul cinema di animazione e sulla sua concezione dell'essere Autore - a breve sul nostro blog sarà disponibile la traduzione in italiano]

AF: Avec la petite princesse de ‘Azur et Asmar‘, Chamsous Sabah, Vous avez creé, par mon opinion, le personnage féminin le plus forte et significatif des derniers dix ans du cinéma d’animation.

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Est-ce qu’on peut espérer de voir, un jour, un film ou une série dediée a cette regale gamine, au meme temps pragmatique et reveuse?

MO: Un journaliste américain a aussi écrit que la petite princesse méritait un film pour elle toute seule. Je pense également au calife Arun Al Rashid des Mille et une Nuits, qui se promenait la nuit dans sa ville, déguisé en simple marchand, pour savoir vraiment ce qui se passait. Oui, cela se prêterait bien à une série, moins bien à un long métrage, qui, me semble-t-il, demanderait une histoire d’amour, et une princesse qui grandit un peu pour un heureux dénouement avec son prince (ou son fellah). Mais cela deviendrait trop faux historiquement, le mariage deviendrait un emprisonnement encore plus dur que durant l’enfance. Et je ne pense pas qu’elle pourrait régner. Quant à la télévision, ce médium peut amener des problèmes de qualité, d’une part a cause de budgets insuffisants, d’autre part à cause de “lois” et d’interdits, et d’ingérence de personnes avec quelque pouvoir. De toute façon, aujourd’hui je dois m’occuper de Dilili, ma prochaine héroïne.

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La princesse Chamsous avec Azur et un chat … Zeneise?

AF: Si j’ai bien compris,Votre prochain film sera encore une conte féerique, cette fois au milieu de la ‘Belle Epoque‘, et dans la seule image que pour le moment nous pouvons admirer l’on voit une jeune fille d’origine africaine avec une jolie dame blanche et un beau garçon parmi les deux: entre les sujets que vous avez anticipé dans l’entrevue argentine, vous avez parlé aussi de violence sur les femmes, malheureusement un argument trés acutel, avec une secte qui, dans le film, vie dans l’ombre en soumettant ses femmes …

MO: Vous avez bien compris ! Le féerique sera déguisé en film d’époque à Paris. La fillette (on ne peut le deviner) est métisse, venant de Nouvelle Calédonie, l’adolescent est livreur en triporteur, la dame une grande Prima Donna d’opera.

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AF: Si l’on voit bien, beaucoup des personnages dans vos oeuvres ont subi des abuses par le monde masculin: dans ‘Les Trois Inventeurs’ c’est toute une famille à payer pour l’intolerance de la societé; Karabà est cruellement violé par un group d’hommes méchants et cette mauvais expérience est à l’origine de sa rage vindicative; Jénane reste seule avec son fils, chassé par son maitre (un homme plus obtus que méchant); meme Chamsous doit grandir en se gardant contre les conjures de sa propre famille, et la Fée de Djinns est prisonnière à cause d’un enchantement (comme parfois c’est l’amour, quand il est malade). Les trois derniéres sont sauvées par des hommes particuliers, qui n’ont pas peur de leur force et parlent avec elles sans prejudices: ils les regardent dans les yeux comme des pairs et savent respecter leur decisions, et c’est pour cela qu’ils gagnent l’amour de ces femmes etraordinaires. Sans rhétorique vous (de)montrez que le meilleur rapport entre le sexes est celui paritaire; moi, j’ai l’impression que le succés de films comme ‘Maleficent’ et ‘Frozen’, donnés pour symboles d’une nouvelle représentation des femmes plus fortes et indépendants, soit en realité une masque qui cache les vieux stéréotypes: quelle-est Votre opinion à propos?

MO: Un danger qui guette les femmes qui veulent sortir de leur position subalterne est de se limiter à singer les hommes (et en en faisant plus), plutôt qu’être elles-mêmes. Mais je ne les critique pas, elles s’activent et elles ont raison. Mes héroïnes sont tranquillement fortes, mais ne renoncent pas à des équipements traditionnels, comme les belles robes et les bijoux… Ai-je tort ou raison, je ne sais pas.

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Karaba et Kirikou

AF: Vous avez choisi et cherché assidument l’animation pendant tous votre parcours d’etudes: parce que’elle posséde un language particulier qui la rende universelle et capable de ‘parler’ aux autres arts et media?

MO: Je n’ai pas trop fait d’analyse. Je voyais surtout deux éléments : d’abord continuer à m’amuser, à dessiner, à bricoler de toutes le manières possibles. ensuite pouvoir jouir de tous les arts, tous les pays (y compris ceux qui n’existent pas), tous les sujets.

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AF: Danns votre liste de films, vous citez aussi l’italien Bruno Bozzetto et le maitre de l’animation russe Yuri Nornstein, dont le style expressif on peut rétrouver dans vos oeuvres; mais aussi le japonais Isao Takahata, à mon avis, pourrait faire partie du catalogue, car Votre façon de conter, traditionelle et moderne au meme temps, trouve beaucoup de similitudes avec le travail de Mr. Takahata. Confirmez-Vous cette idée ou non, et qu’an pensez-vous du dernier film de Mr. Takahata, ‘Le conte de la princesse Kaguya’, et du film ‘Le vent se lève’ du Maitre Hayao Miyazaki? Moi, je les considére deux parmi ces artistes-là que, selon Votre définition, réalisent des films ‘pour le plaisir de les faire’ et, comme Vous, offrent chaque fois un cadeau à leur publique.

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‘Kaguia-hime’ by Isao Takahata

MO: Ces deux grands auteurs de longs métrages, que j’admire, ne figurent pas dans ma liste, car je n’évoque que des courts métrages. Il va falloir que je fasse quelque chose !

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‘Song of the Sea’ by Tomm Moore

 AF: Aimez-vous aussi le travail du studio Cartoon Saloon, auteur de ‘Secret of Kells’ et ‘Song of the Sea’?

MO: J’ai bien aimé “Secret of Kells”, tout en pensant qu’il n’y avait pas assez de présence humaine, de sentiment qu’on suive jusqu’au bout. J’attends avec impatience de découvrir “Song of the sea”.

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‘L’arte della felicità’ di Alessandro Rak

AF: Et que pensez-Vous du long métrage ‘L’arte della felicità’ de l’italien Studio MAD qui maintenant est finaliste aux European Awards? (et dont le DVD vient de sortir pendant ces jours)

MO: Je ne l’ai pas vu. Le titre m’intrigue…

AF: Il ya quelques d’autres auteurs d’animation qui Vous voudriez nous signaler? Merci.

Le film qui me vient à l’esprit est “Persepolis” de Marjane Satrapi, qui a toutes les qualités.

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AF: Avec le succés international de critique des films en animation ‘traditionnelle’ – comme les déjà-cités ‘Princesse Kaguya’, ‘Song of the Sea’, ou bien ‘L’arte della felicità’ – on a répris le débat sur la ‘renaissance’ du 2D, meme si cette tecnique a toujours continué à produire ses oeuvres dans tout le monde: Vous avez utilisé tous les deux, donc quelle ets Votre opinion sur ce dualisme, à mon avis un peu ‘artificieux’? Le digital pourrait jamais vitaliser un projet sans pas d’histoire ni ‘coeur’?

MO: Je ne sais pas trancher. Le dessin animé traditionnel est un long travail, souvent ennuyeux. L’animation informatique me semble noyée dans matériels, logiciels et calculs qu’une seule personne ne peut plus comprendre et maitriser seule, c’est lourd. J’ai un bon souvenir du papier découpé, auquel je reviendrai un jour. Chaque technique peut produire un bon film, pourvu qu’on ait histoire et sentiment …

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AF: Vous serez l’hote d’honneur à Mon Premier Festival de Paris, et Vous etes de retour du Festival Internacional de Cine Nueva Mirada para la Infancia y la Juventud en Argentine, qui presentait un programme riche, avec beaucoup de rencontres dediés aux protagonistes de l’animation international; en France, j’ai lu qu’il y a plusieurs politiques pour l’alphabetisation des écoliers au language cinématographique, et festivals come celui d’Annecy font toujours la joie des amants de l’animation … selon votre éxperience, le jeune publique va re-découvirir le gout de voir les films dans la salle du cinéma ou cette-ci reste une dimension trop ‘ancien’ pour une génération toujours ‘connexe’?

MO: Les écoliers français ont deux accès au cinéma : l’un à l’intérieur de leur établissement scolaire, parfois en “mettant la main à la pâte”, l’autre par des séances dans une vraie salle de cinéma, une chose qu’il faut connaître ! Trois associations, au moins, en accord avec le CNC, apportent programmes, logistique, lieux. A propos de salle de cinéma, j’ai participé, de loin, à un programme à Quito (Equateur), amenant le cinéma aux enfants des rues, depuis maintenant longtemps. Une insistance est faite : il s’agit de projection, pas d’écran télé, dans une salle —celle qu’on trouve— où on ne fait que ça, pendant la durée de la séance, toutes fenêtres obscurcies. Les enfants sont très sensibles à cette installation, cette obscurité, ce grand spectacle ensemble, où on ne pense qu’à ça.

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AF: Encore: vous avez dèjà expliqué, et je concorde, que voir des beaux film pendant l’enfance forme un ‘humus’ fertile dans l’ame et dans le coeur meme si l’on ne peut pas encore comprendre tout ce qui se passe sur l’écran, mais je voudrais Vous demander si le cinéma d’animation pourrait etre un pont vers la lecture. Exemple: quand je regarde un de vos films, puis je prouve le désire de rélire un livre de Marie-Aude Murail, pas pour le contenu mais bien pour l’atmosphère et la ‘ligne claire’ de la narration. Qu’en pensez-Vous?

MO: Je peux vous dire qu’avec mes films je sème des graines sans arrêt. Dans mes contes en silhouette, le prologue montre les trois amis se renseignant, principalement avec des ordinateurs, car cela va plus vite pour parvenir sans tarder à l’histoire elle-même, mais je m’applique à montrer aussi une bibliothèque, des livres, en parler. Je fais la même chose pour bien des activités humaines à travers le monde et l’histoire, je donne des informations, et aussi des envies, quand je réussis.

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AF: La censure: les pays anglophones et puritaines ont refusé de montrer les seins nus des femmes dans ‘Kiriku’, mais je crains que votre prochain subject pourrait susciter beaucoup plus de protestes dans tout le monde, et bien plus ‘trasversales': un auteur devrait-il se poser des questions sur sa propre ‘acceptabletè’, ou doit seulement parcourir son propre chemin artistique?

OM: Un auteur doit faire ce qu’il ressent, et ne pas obéir (sauf quand l’idée lui parait bonne !). Ce n’est pas facile, il faut gagner sa vie. J’ai eu la chance de ne faire toute ma vie que les films que je voulais (avec de durs passages à vide).

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AF: Comme dans le ballet dans le final d”Azur et Asmar’, Vous montrez un gout scénographique trés pictorique et théatral: on dit souvent que celui des arts est un language trop compliqué pour etre compris par les jeunes, mais d’autre coté les jeunes aiment beacoup Vos films. Peut-etre que les experts de marketing, que maintenant semblent controler le marché du cinéma d’animation, n’aient pas toujours raison?

OM: Bien sûr qu’ils n’ont pas toujours raison ! On ne sait jamais avec certitude ce qui va marcher, ce qui va échouer. Les surprises sont continuelles. Et les enfants n’ont pas besoin de tout comprendre, ils ont besoin d’être intrigués et d’emmagasiner sans cesse pour l’avenir. Et ils ressentent la beauté.

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AF: Vous avez exprimé estime pour les oeuvres de Walt Disney et pour le films de John Lasseter, et aussi Votre opinion un peu critique sur les blockbusters produits par cette multinationale de l’animation; ensuite, Vous avez parlé des plusieurs versions ‘libres’ de votre biographie, fleuries sur les medias … Walt Disney, aprés sa morte, a été victime d’innombrables ‘légendes noires’ qui l’ont désormais transformé, dans un certain imaginaire, en une sorte de Luciphére qui avec la creation de son totem, Mickey Mouse, complotait pour conquérir le monde éntier, comme s’il pouvait vraiment prévoir que son petit studio deviendrait une multinationale … A Votre àvis, cette persécution est une normale predisposition de l’humanité à démolir ses héros, ou peut etre meme ces exagérations répresent une sorte de ‘conte féerique’, dont les protagonistes n’ont plus aucun lien avec la réalitè? Je veux dire: quand on est conteur, peut-on risquer de se transformer en object dans les contes du publique?

OM: Oui, il y a une tendance à démolir les héros, à se défouler sur des célébrités en oubliant que ce sont des humains comme nous. J’échappe à peu près à cela, il faut être plus célèbre. Mais je sens des agacements pointer, au sujet par exemple de tous mes films montré systématiquement dans les écoles, ce n’est pas bien de plaire et aux élèves et aux maitres …

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AF: Comme Mickey pour Disney, Kirikou a été le personnage que avec son succés Vous a permis de poursuivre en liberté votre production autoriale: Vous avez encore envie de parler de lui, ou dèsormais ce serait surtout une exigence ‘économique’?

MO: Parler de Kirikou, volontiers. Faire un autre film Kirikou, je ne le désire pas. Kirikou 2 et Kirikou 3 ne furent pas une exigence économique, pour moi, mais une exigence du public. On me l’a demandé avec une constance à laquelle je n’ai pas pu dire non, après des années de résistance.

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AF: J’ai lu dans votre interview avec Karina Micheletto pour Pagina 12 que vous avez rencontré des difficultès pour obtenir l’argent avec lequel réaliser ‘Dilili en Parìs’: vous avez pas pensé à une strategie de crowdfunding? Dans ce cas Vous pourriez aussi compter sur AfNews pour diffuser l’appel à la sponsorisation du film. Et, si Vous permetez, je connais beaucoup de personnes qui travailleraient à gratis pour vous aider à réaliser votre projet. Nous croyions que faire du bon cinéma c’est pas utile seulement pour les passionés de la septième art, mais pour le monde entier: pourtant, comptez toujours sur notre support.

MO: Merci, tout cela me touche ! Je vais examiner ce financement par le public. mais il faut de très grosses sommes. L’argent n’est pas encore trouvé, et des professionnels me disent qu’il n’est pas sûr que je puisse faire ce film un jour.

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“Ah! On rigole des difficultés!”

Mon opinion est que je le ferai…

M. O.

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 (intervista pubblicata previa autorizzazione del concedente)

Nota del Gatto: E noi ribadiamo al progetto tutto l’appoggio di cui saremo capaci. Merci, Monsieur Ocelot … et à bientot!

[NdR: intervista di Eric Rittatore]

 

Post pubblicato alle 17:33, mercoledì 1 ottobre 2014.

‘Song of the Sea’ e ‘The Prophet’ in anteprima europea a Roma

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Grandi anteprime al festival ‘Alice nella città’, sezione autonoma e parallela del Festival Internazionale del Cinema di Roma, che si terrà all’Auditorium Parco della Musica dal 16 al 25 ottobre 2014. Tra queste le imperdibili ‘prime’ europee di ‘Song of the Sea’, dell’irlandese Tomm Moore, e di ‘Kahlil Gibran’s The Prophet’, autentico team-up di dieci maestri dell’animazione (fra cui lo stesso Moore) riuniti dalla produttrice Salma Hayek per far rivivere le immortali pagine del poeta libanese.

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Post pubblicato alle 19:48, lunedì 29 settembre 2014.

L’arte della felicità nominato agli European Film Awards!

‘L’arte della felicità’, ‘il film d’animazione scritto e diretto da Alessandro Rak, realizzato nella factory MAD e prodotto dalla BIG SUR dell’indispensabile Luciano Stella, è stato selezionato quale candidato miglior lungometraggio animato europeo dalla European Film Academy insieme ai franco-belgi ‘Minuscule’ di Thomas Szabo ed Hélène Giraud e Jack et la mecanique du coeur’ di Mathias MalzieuStéphane Berla: il prestigioso riconoscimento verrà deciso dagli oltre 3.000 membri dell’EFA e assegnato durante una cerimonia ufficiale che si terrà sabato 13 dicembre 2014 a Riga (Lettonia), in diretta straming su www.europeanfilmawards.eu. Ricordiamo che il dvd del film è previsto in uscita per inizio ottobre.

Buona fortuna, ragazzi!!!

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Il team de ‘L’arte della felicità’ al recente Festival di Annecy: in primo piano da sinistra, Luciano Stella, Alessandro Rak e Ivan Cappiello (che dirigerà il prossimo progetto di MAD, ispirato a ‘La Gatta Cenerentola’ di Basile)

 

Post pubblicato alle 12:09, mercoledì 24 settembre 2014.