Archivi categoria: CdP-CdR

Il Corriere dei Piccoli

17713414_1_x

Il giornalino a fumetti più “serio” della mia infanzia fu “il Corriere dei Piccoli”, emanazione del più prestigioso Corriere della Sera.

Pubblicato la prima volta nel 1908, fu allegato come supplemento al quotidiano più diffuso della migliore borghesia italiana e intendeva educare i loro figli ad un sano perbenismo, oltre indicare le tendenze pedagogiche più consone all’inizio del secolo.

La prima pagina comprendeva strisce a colori di storielle raccontate e disegnate dai migliori disegnatori di quegli anni. All’interno c’erano poesie, filastrocche e brevi racconti scritti da educatori e pedagoghi, per introdurre i ragazzi nella società per farne buoni cittadini.

Le avventure in prima pagina ed i racconti erano improntate al vivere quotidiano e non accennavano alla violenza o al turbamento delle coscienze.

Non c’era, all’angolo della vignetta, la classica nuvoletta con le frasi tipiche dei fumetti degli anni successivi, ma frasette in rima scritte in calce alla vignetta stessa.

Molte storielle venivano dagli Stati Uniti, trasferendo in Italia personaggi famosi oltreoceano, quali Arcibaldo e Petronilla, una coppia di coniugi litigiosi per questioni futili e Bibì e Bibò, due gemelli dispettosi alle prese con la Tordella e Capitan Cocoricò.

I quattro personaggi di queste ultime storielle non sembrano avere rapporti di parentela, sono legati solo da una girandola di dispetti reciproci, le cui vittime sono a turno Capitan Cocoricò un marinaio ubriacone e nullafacente, oggetto di scherzi dei piccoli e della furia del matterello della Tordella, una fantesca grande e grossa con triplice “tuppo” sulla testa, a sua volta vittima di furtarelli, da parte dei terribili gemelli, delle torte che prepara e mette sul davanzale per raffreddarli.

Più tardi apparvero personaggi tipicamente italiani quali sor Pampurio e il signor Bonaventura, disegnato dalla matita di Sergio Tofano.

Le storielle del sor Pampurio iniziavano tutte con la frase: “Sor Pampurio arcicontento…”, e finivano sempre in rima. Disegnato da Carlo Bisi, era calvo con due buffetti di capelli ai lati della testa, portava giacca e farfalla.

Rappresentava l’eterno dubbioso che non decide il da farsi e dedicava tutto il suo tempo a cercare una casa senza trovarla mai.

Il signor Bonaventura invece appartiene alla piccola borghesia, strampalato e squattrinato, accompagnato sempre da un fedele cane bassotto che non parla mai.

Veste in rosso con marsina e bombetta, pantaloni larghi bianchi e scarpe a somiglianza di piccoli sci.

Le sue surreali avventure terminavano tutte col ricevere in premio un milione. La metafora del povero che diventa ricco per le sue buone intenzioni.

Altri e più numerosi personaggi popolavano le strisce settimanali, quegli descritti però, mi sono rimasti indelebili nella memoria.

Intorno agli anni Cinquanta il Corrierino me lo comprava mio padre a premio del buon comportamento a scuola.

Confesso di averlo letto sempre a casa perchè a farsi vedere in giro si correva il rischio di passare per “figlio di papà”.

All’epoca erano in voga, fra i ragazzi, fumetti d’avventura spinta e di scazzottature e giornalini come il Vittorioso o il Corriere dei Piccoli erano invisi ai monelli che giocavano per strada.

Angelo Libranti

Post pubblicato alle 8:47, venerdì 3 ottobre 2014.