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Le rubriche di afNews.info

La formazione della fumettista Paola Barbato

Paola Barbato
Paola Barbato – foto Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Paola_Barbato

Il mio problema è che non sono titolata.
Sono circa diciott’anni che me lo fanno notare tutti: io per fare fumetti non sono titolata. Che poi bene bene benissimo non ho mai capito come si faccia ad esserlo, ma il punto è che io non lo sono…”

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Post pubblicato 8 ore fa alle 10:25, martedì 31 marzo 2015.
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L’Isola del Tesoro di Radice e Turconi: wow!

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…Procuratevi i numeri di Topolino settimanale 3094, 3095, 3096.

Non so come funzioni la richiesta arretrati alla Panini, ma se vi siete pers* questi tre numeri chiedete all’edicolante, al vostro fumettaro, telefonate alla Casa editrice, fate quel che volete, ma procuratevi questi tre numeri. Troppo spesso si abusa di termini come “capolavoro” (su questo blog poi, con le iperboli ci si sguazza!) eppure vi assicuro che termini come “capolavoro” e “gioiello” e ancora “speriamo che ripubblichino presto la storia in volume cartonato!” non sono esagerati in questo frangente…”

Leggi la recensione integrale (e comprensibilmente entusiasta) di Orlando Furioso su Fumetti di Carta: http://ift.tt/1CzuBZy
 
Post pubblicato 1 giorno fa alle 12:30, lunedì 30 marzo 2015.
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Moustapha Alassane passed away

Con tristezza, apprendiamo da Annecy:

Moustapha Alassane, célèbre réalisateur, acteur et scénariste nigérien, est décédé des suites d’une maladie le 17 mars dernier, à l’âge de 73 ans.

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“La passion de Moustapha Alassane pour le cinéma naît de sa rencontre avec le réalisateur Jean Rouch qui l’initie à cette technique. Il se rend ensuite au Canada où Norman McLaren lui enseigne le cinéma d’animation. Il réalise à cette occasion son premier dessin animé, La Mort de Gandji, en 1965.

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Il fut l’un des premiers cinéastes d’Afrique contribuant à faire du Niger des années 70, un des grands pays du cinéma à l’instar du Senegal.

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Au cours de sa carrière, il réalise une trentaine de films d’animation, de fiction ou documentaires, restituant avec un regard satirique les situations sociales et les mœurs de son pays. Il dirigea également durant 15 ans la section cinéma de l’université de Niamey.

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insieme all’etnologo, antropologo e regista francese Jean Rouch

Le Festival d’Annecy, dont il a été membre du jury en 2007, le mettra à l’honneur au mois de juin, en diffusant l’une de ses réalisations dans la section des programmes spéciaux Le Grand Sommeil, qui rend hommage aux cinéastes disparus dans l’année écoulée.”

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Post pubblicato 2 giorni fa alle 20:22, domenica 29 marzo 2015.
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Di roghi e di ignoranza se ne è avuto più che abbastanza

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A Milano, mascherata sotto l’onnicomprensivo e subdolo pretesto del ‘Difendiamo la Famiglia’, un manipolo di ‘tradizionalisti’ di estrema destra (che un giorno, forse, torneremo a chiamare col loro vero nome, dato che nel comportamento concreto sono sempre gli stessi) si apprestava a dare libero sfogo alla propria paradossale concezione di ‘libertà di espressione’, negando di fatto quella altrui con la consueta prassi del ‘rogo purificatore’, trovando però nelle istituzioni e soprattutto nella società civile (per davvero) un antidoto alle loro mai sopite manie pirofile. Meno male. A proposito di chi ne accende verbalmente le torce, ogni giorno, auspichiamo che tutto ciò gli abbia fornito qualche spunto di riflessione, se non altro in merito alle conseguenze del fomentare un’indegna campagna di odio e censura priva di qualsivoglia motivazione, vuoi etica vuoi razionale. Forse soltanto, nel suo senso più bieco, politica.

Intanto, cedo la parola a chi sa dire le cose molto meglio di me:

Ancora una volta, per voce del capo dell’episcopato italiano, il cardinale Bagnasco, la Chiesa cattolica ha lanciato il proprio anatema contro la “teoria del genere” in quanto promuoverebbe la confusione tra maschile e femminile dando vita, per ciò stesso, ad un “transumano”, ad una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, “privo di meta e di identità”. E’ fin troppo facile pensare che dietro a queste parole si celi innanzitutto la condanna di ogni tentativo di normalizzare l’omosessualità come uno dei modi in cui uomini e donne sperimentano la propria sessualità. Esse tuttavia rappresentano una visione dell’umanità che ci riguarda, donne e uomini, a prescindere dall’orientamento sessuale. Si tratta di una visione in cui la differenza sessuale diviene totalizzante […].

Proprio contro questa visione, sulla base di studi antropologici, storici, sociologici e filosofici, alcune studiose femministe hanno proposto il concetto di genere, per indicare quanto di costruzione sociale – per lo più entro rapporti di potere asimmetrici – ci fosse e ci sia nelle caratteristiche, sia capacità e possibilità attribuite all’uno e all’altro sesso e alle regole che dovrebbero governare i rapporti tra i due. Sono costrutti sociali così potenti da essere diventati, direbbe Durkheim, “fatti sociali”, dati per scontati e utilizzati come modelli organizzativi in società e in famiglia, sia come mappe mentali che guidano le scelte soggettive e danno perfino forma ai desideri […] E’ a motivo della potenza di quella visione pseudo-naturale che in alcune società le donne sono considerate “naturalmente” esseri inferiori agli uomini, che questi possono usare e controllare a piacimento. (dato che nel tempo mutano i contesti e il concetto di ‘politically correct’, oggi tale principio, nei paesi in cui si considera l’emancipazione delle donne un ‘dato acquisito’, viene formulato in modo più ambiguo e subliminale, esaltando il ruolo procreativo femminile come apice della sua realizzazione e di riflesso svilendone la rilevanza sociale e professionale in tutti i campi non strettamente ‘domestici’, n.d.G.)

[…] La cultura, l’incessante opera di costruzione sociale che è la caratteristica del vivere umano, è diventata più riflessiva anche su questo fondamentale aspetto dell’umanità, la differenza sessuale, come univoco e immodificabile destino. Una conquista, non uno sbaglio della mente umana”, secondo le parole di papa Bergoglio riprese da Bagnasco.

Anche l’orrore per l’omosessualità e l’assimilazione di questa al rifiuto della differenza sessuale nascono da questa visione di una umanità stereotipicamente dicotomizzata. A chi riduce l’identità delle persone prevalentemente, se non esclusivamente, al loro corpo sessuato, l’omosessualità non appare solo una devianza sessuale che rompe la norma dell’eterosessualità complementare. Appare anche un “innaturale” ibrido umano, in cui si confondono maschile e femminile. Tutto sommato, è la vecchia concezione della omosessualità come inversione sessuale, come il ‘fare l’uomo’ in un corpo di donna e viceversa.

Per chi appiattisce le potenzialità e varietà degli esseri umani alla dicotomia della differenza degli organi sessuali e dell’apparato genitale, l’omosessualità appare mostruosa, letteralmente, sia sul piano della natura sia su quello sociale, come un ippogrifo, o un uomo-cavallo. Ma altrettanto, se non mostruoso, pericoloso appare ogni comportamento di uomini e donne che smentisce l’ovvietà degli stereotipi. Mentre agitando lo spettro della “colonizzazione da parte di una teoria del genere che mira alla creazione di un transumano”, le parole di Bagnasco testimoniano il persistere di teorie e pratiche che, in nome della natura, vogliono costringere uomini e donne nella corazza di ruoli e destini rigidi e asimmetrici, riduttivi della ricchezza, varietà e potenzialità degli esseri umani.

Non è questo che vogliamo per noi stesse e per i nostri figli e figlie.” (estratti da: Chiara Saraceno, ‘L’anatema contro la teoria di genere’, da Repubblica del 26/3/2015 – click qui per l’articolo completo)

[Neanche noi. Il punto, secondo me, è che in una società (realmente) civile e democratica dovrebbe almeno esserci posto per la possibilità di una scelta. – Eric Rittatore]

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Post pubblicato 2 giorni fa alle 14:00, domenica 29 marzo 2015.
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A proposito di “razzismo” nei fumetti

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Se pensavate che si fosse politicamente scorretti, nei fumetti, solo nel lontano passato ante guerra (mondiale, seconda), ovviamente vi sbagliavate di grosso. Non solo perché si riesce a essere terribilmente (e troppo spesso intenzionalmente e con malvagità) scorretti oggidì, ma soprattutto perché in passato lo si era spesso anche non intenzionalmente (cioè, non con l’intenzione di far del male, ma solo per pura ignoranza e per uno stratificato e consolidato “pensiero comune”, per quanto disastroso), trascinando luoghi comuni ereditati da genitori e nonni, senza capirne realmente il peso della valenza negativa. CBR ci propone un paio di esempi famosi, di quando la seconda guerra mondiale era finita da un pezzo: Schulz coi Peanuts (click qui) e Hank Ketcham con Dennis the Menace (click qui). jackson3 Charles-Schulz-1-peanutsFranlin-comic-July-31-1968

Post pubblicato 4 giorni fa alle 19:00, venerdì 27 marzo 2015.
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