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Le rubriche di afNews.info

La ‘dura’ legge dei Quaquaraquà

Quante povere vittime ci sono in Italia!

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Non bastava un noto esponente della (pseudo)politica, condannato per sciocchezzuole quali corruzione e frode fiscale alla gogna di ben quattro (4!) ore di chiacchiera libera con gli ospiti di una casa di riposo, ora lo Malo Sistema incarnato da Giudici e Magistrati, sempre pronti a colpire chi tenta solo di fare del bene al prossimo (e se ci guadagna, beh, devono pur vivere anche loro), si sta accanendo anche su esponenti virtuosi della società come l’eclettico e intraprendente Fabrizio Corona, ex ‘delfino’ di Lele Mora (nel frattempo passato dai sermoni del Duce a quelli della Madonna) ed ex ‘re dei paparazzi’, il quale – secondo il suo legale Ivano Chiesa – languirebbe in uno stato di profonda prostrazione dovuta al rigido regime carcerario in cui si trova da qualche tempo a causa delle sue birichinate. Come è buona prassi nel nostro Paese, soprattutto quando si dispone di uditori compiacenti e canali mediatici privilegiati, l’avvocato suggerisce l’esistenza di un vero e proprio ‘accanimento’ nei confronti del proprio assistito, sostenendo che pene tanto severe lui non le avrebbe mai viste assegnare neanche ai criminali più incalliti… dimenticandosi, però, di precisare che il signor Corona tale punizione se la è costruita pezzo a pezzo violando sistematicamente la legge, compresi la libertà vigilata e i permessi, e che senza le mattane di cui si è reso protagonista (non ultima la celebre fuga fino a Lisbona) sarebbe già libero da un pezzo.

Insomma, Corona sta pagando soprattutto per la propria irresponsabilità e menefreghismo, più ancora che per il reato originario (ricatto a scopo di estorsione), che comunque tanto irrilevante non era. Farne una vittima, e quel che è peggio un ESEMPIO per giovani e meno giovani, non fa bene ad una società già ampiamente de-responsabilizzata e virante sempre più all’egocentrismo strafottente.

Comodo accusare la Giustizia (sport nazionale di una certa categoria di italiani, guarda caso spesso nei guai con essa) di punirti eccessivamente quando ‘sbagli’ (come se fossimo tutti dei ragazzini inconsapevoli e ingenui), ma il disprezzo per la legalità che il signor Corona ha sempre dimostrato e, anzi, ostentato, non merita a mio parere né l’appoggio carbonaro delle masse ipnotizzate dal suo appeal mediatico, né a maggior ragione un eventuale ricorso alla ‘grazia’ del Capo dello Stato. Altra spiacevole abitudine assunta da individui che dovrebbero già ringraziare il Sistema per l’indulgenza con cui vengono trattati malgrado le loro responsabilità: un normale cittadino difficilmente se ne vedrebbe accordare altrettanta. Ricordate il ‘rifugiato politico’ Cesare Battisti? Anche quello è da considerarsi una ‘vittima del sistema’? Oppure, come penso io, un altro che sul sistema ha allignato e prosperato sfruttandone abilmente le contraddizioni, i conflitti e i sensi di colpa? 

Le iniziative di clemenza riserviamole per cause, e personaggi, più meritevoli. Ce ne sono, per fortuna.

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Stesso discorso per il ‘guru’ di Stamina, Stefano Vannoni, il quale si sta preparando, insieme ai propri accoliti, a svincolarsi dall’odiosa vicenda di cui è stato il principale responsabile a spese del dolore e del desiderio di ‘credere’ e di sperare in qualcosa che nel nostro Paese, dopo la cementificazione sfrenata, sembra essere diventato il grande business di caimani di ogni risma. Mr. Vannoni – dopo aver ostentato atteggiamenti e intenzioni da crociato (era attivo anche tra i cosiddetti ‘forconi’) contro (e daje!) i complotti delle case farmaceutiche (altra grande hit nella classifica dei ‘nemici pubblici’) che negherebbero per ragioni monopolistiche la salvezza da lui ‘garantita’ al prezzo di generosi assegni – ora conterebbe di cavarsela con una pena minima, magari scontata ulteriormente dopo, in cambio dell’impegno a ritirare il ricorso al TAR del Lazio contro il Ministero della Salute per l’interruzione della somministrazione delle sue ‘cure’ (cure che, in un paese normale, non avrebbero dovuto essere mai ammesse in alcuna struttura pubblica, in quanto prive di legittimazione da parte delle autorità sanitarie). In pratica, Vannoni sta barattando i suoi ‘pazienti’ con la propria salvezza e, mi auguro, questi ultimi forse ora riusciranno a vedere lui e la sua ‘banda bassotti’ per ciò che sono veramente: dei farabutti avidi e senza scrupoli.

Chi specula sull’altrui sofferenza non merita altro giudizio, a parer mio.

Chiudo questa mia carrellata di ‘perseguitati’ con Luca Varani, il quale dopo la conferma in appello dei 20 anni di reclusione per aver orchestrato l’aggressione con acido all’ex fidanzata Lucia Annibali (sempre più bella, malgrado tutto) ha commentato: “Quanta cattiveria!“. Spero di cuore che si riferisse finalmente alle proprie azioni, perché un uomo capace di minimizzare un crimine come il suo, e che pretende di ottenere comprensione sostenendo che le cose gli sono soltanto un po’ sfuggite di mano, bè, non mette soltanto tristezza… fa proprio paura.

Ciò che mi spaventa più di tutto, però, è il seguito, l’affezione che anche un individuo capace di gesti così efferati, così simili a quelli di culture e società in cui vigono codici primordiali e sessisti dai quali a parole diciamo di essere, e voler essere, molto lontani, trovi in realtà molta più comprensione e approvazione di quanta dovrebbe essere tollerabile in una società civile.

Non conta più quello che hai fatto, tutto è lecito se sai venderti al meglio e spacciare alla claque di turno le tue azioni come ‘ribelli’, ‘anticonformiste’ e soprattutto in opposizione a uno Stato che sempre di più viene percepito come iniquo e soffocante.

La paura e la rabbia impediscono di pensare, e così hanno buon gioco santoni, imbonitori, piazzisti e quaquaraquà di ogni risma e dimensione.

Ma se la soluzione consiste nel gettarsi in pasto ai cialtroni e ai manipolatori, credetemi, si cadrà soltanto dalla padella alla brace. Attenzione a sposarne il punto di vista unilaterale, il furore contro le istituzioni, come se fossimo tutti sulla stessa barca; non illudiamoci che le loro presunte ‘battaglie’ servano in qualche modo a migliorare la nostra vita: ogni picconata che sferrano alla legalità e al rispetto delle regole si ripercuote su tutte le fondamenta del vivere civile, fino a quando non resteranno che macerie.

Di cui loro non pagheranno il prezzo, ma noi sì.

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Post pubblicato 1 giorno fa alle 9:42, sabato 24 gennaio 2015.
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Stéphane Steeman passed away

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E’ morto oggi all’età di 82 anni Stéphane Steeman, fondatore e per 25 anni Presidente dell’Association Des Amis de Hergé. Famoso umorista e attore belga, è stato forse il principale collezionista di Tintin e dell’opera di Hergé e probabilmente è proprio a lui che si deve lo sviluppo del collezionismo legato a questo autore e, per certi versi, anche la creazione di un museo ad hoc. Donò in effetti una buona parte della sua incredibile collezione alla vedova di Hergé, sperando se ne facesse un museo. Il museo poi ci fu, come si sa, ma Steeman entrò in conflitto col gestore del fondo, Nick Rodwell, attuale marito dell’erede di Hergé.

Click qui per vedere il servizio della televisione belga sulla sua morte.

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Post pubblicato 2 giorni fa alle 18:05, venerdì 23 gennaio 2015.
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Xtina, comic strip

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Nuovo personaggio nella sezione comics de “la Nuova Cronaca di Mantova”: Xtina. Scritto e disegnato da MonicaF. Xtina è una strip che racconta con ironia le vicissitudini di una giovane ragazza al suo primo impiego – a tempo determinato – in un museo in una qualsiasi  città italiana. Il settimanale “Cronaca” da tempo, tra le notizie di cronaca, politica e costume, concede spazio al fumetto sia come proposta di storie che come recensioni, interviste e saggi critici. Il fine ultimo dell’editore è quello di arrivare a staccare la sezione per farne un periodico autonomo per ragazzi. In attesa di definizione del budget e – soprattutto di buoni fumetti da pubblicare – un numero zero (test) sta per vedere la luce – per ora – solo nella provincia mantovana.

Post pubblicato 4 giorni fa alle 9:15, mercoledì 21 gennaio 2015.
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Perché la satira è satira e non insulto gratuito

Dopo la tragedia di Charlie Hebdo è riesploso il dibattito sulla satira, o almeno su cosa possa o non possa considerarsi tale. E’ una questione complessa, e qualcuno tende a fare confusione: è normale.

Ma credo che nessuno considererebbe la volgarità fine a se stessa, praticata solo per dileggiare il prossimo, una forma di ‘libertà di pensiero': semmai di idiozia compiaciuta. O di ignoranza proterva.

E questo vale nel caso dello squallido ‘umorismo’ omofobo, ma anche per l’insopportabile sessismo di cui è impregnata la nostra pia società, sempre pronta a fischiare e ad ammiccare invece di affrontare seriamente la questione della parità di genere.

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Insultare gratuitamente categorie già abbastanza discriminate di per sé, magari con battutacce grevi da bar, allo scopo di compiacere quelli che la pensano come te e ridacchiano sentendo parole come ‘frocio’, ‘bingo bongo’ e affini, non si può definire ‘satira’. E nemmeno sganasciarsi di fronte ad ‘allusioni’ a sfondo sessuale, come quelle dell’avvocato Simone Pillon, del direttivo nazionale del Forum delle famiglie, nei confronti dell’associazione Omphalos, ‘colpevole’ di aver diffuso nei licei perugini volantini in cui si illustravano norme di educazione sessuale rivolte ANCHE a persone non etero e – apriti cielo! – condite con qualche consiglio per rendere i rapporti soddisfacenti oltre che sicuri.

Probabilmente, il signor Pillon e il suo sodale, l’immancabile senatùr Giovanardi, Ncd, (sempre in prima linea quando si tratta di difendere la morale), i quali invocano comme d’habitude “la libertà di pensiero, di critica e di sferzante ironia(sic!)”, lamentando il clima di censura che si scatena tutte le volte che ci si azzarda a “sfottere i gay” (testuale), proprio non riescono a comprendere che un conto è attaccare, anche pesantemente, dei simboli universali o dei personaggi che incarnano istituzioni al potere o problematiche su cui si vorrebbe attirare l’attenzione; un altro è sputare insulti gratuiti sulle persone che non ci piacciono al solo scopo di ridicolizzarle, o darsi di gomito coi compagni di partito e di parrocchia ridacchiando sulle abitudini nel talamo dei soggetti su cui amiamo sparare a zero per opportunismo e abitudini socio-culturali. Arroccati nella difesa dei nostri privilegi.

Per spiegarlo a loro, e ad altri, ripropongo qui sotti una strip di ‘Doonesbury‘ che ci illumina sull’argomento. Buona lettura.

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Post pubblicato 6 giorni fa alle 11:04, lunedì 19 gennaio 2015.
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Kazumasa Hirai passed away

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Apprendiamo da Mangaforever della scomparsa del celebre scrittore di fantascienza e sceneggiatore di manga giapponese Kazumasa Hirai, avvenuta all’età di 77 anni. Tra i suoi manga più celebri ricordiamo Wolf Guy, 8 Man e lo Spider Man disegnato da Ryoichi Ikegami.

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Wolf Guy, manga edito nel 1970 e oggetto di una rivisitazione più ‘adulta’ nel 2007 da parte di Yoshiaki Tabata e Yuki Yogo

 

Post pubblicato 7 giorni fa alle 20:09, domenica 18 gennaio 2015.
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Si fa presto a dire pirla

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“Qualcuno ha cercato di impedire questo convegno con insulti e minacce nei miei confronti in primo luogo ma da ministro dell’Interno mai fatto condizionare, figuratevi se mi facevo condizionare da quattro pirla“, ha detto.“  – così il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha democraticamente spiegato in qual guisa considera le voci contrarie allo stile della sua amministrazione, nella fattispecie riguardo al discusso e discutibile convegno ‘in difesa della Famiglia'(sic!) cui la Regione ha concesso anche il logo dell’Expo, ovvero di quella importante vetrina che tra non molto permetterà al resto del mondo di verificare il livello raggiunto dalla civiltà nostrana. Il fatto che i responsabili di Expo non fossero molto d’accordo a impataccare il loro marchio su un evento così autoreferenziale e ambiguo nei contenuti, e che il sindaco di Milano, Pisapia, avesse espresso pareri notevolmente contrari, non ha certo dissuaso il governatùr a proseguire imperterrito, prestandosi pure per chiudere i lavori.

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Alcuni stralci degli illuminati (e illuminanti) interventi dei relatori al convegno li potete leggere qui: dagli ameni luoghi comuni del ‘sociologo’ Introvigne, alle fumose pseudoverità ‘scientifiche’ del sedicente ‘Progetto Pioneer’ (altro guazzabuglio di banalità ritrite, propinate con quei toni pacati e suadenti che si usano con chi non ha la minima idea dell’argomento però ama ascoltare gli ‘espertoni’); dal ‘crociato’ Adinolfi, che tra citazioni pop a casaccio fa un bel po’ di promozione al suo programmatico libro ‘Voglio la mamma‘ (vero e proprio manifesto dell’italianità media perennemente avvinghiata alla  sottana di turno) fino alla ‘macchietta’ Miriano, la quale si è data in pasto al pubblico caricandosi sulle spalle – ma con ‘autoironia! – tutto il campionario del maschilismo veteroreazionario spacciato qui per prova inconfutabile che il posto delle donne è a casa, poiché ‘l’accudimento è femmina‘, ovvero l’argomentazione suprema con cui si continua a difendere una società maschilista e discriminatoria.

Haziel%20vignettaMirabile la cerchiobottistica chiosa, utile a scrollar via sospetti di presunta omofobia: “Il primo nemico delle famiglie non sono i gay: è il fisco“. – nemico pubblico n’1, l’Agenzia delle Entrate, accontenta tutti e fa sembrare che si stia parlando seriamente della realtà: applausi garantiti.

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Spazio per una discussione? Siamo dalle parti del Cioni Mario: “Pole la famiglia esser diversa da quella ‘Naturale’? NO. Si apra il dibattito.”

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A scanso di malintesi, il presidentissimo ha aggiunto: “Ne organizzeremo un altro”, stavolta in pieno Expo. Che tutti sappiano! – “Sono molto contento che si sia svolto questo che e’ piu’ di un convegno, e’ un punto di partenza… Qualcuno se l’e’ fatta sotto per una telefonata arrivata da Roma, io sono andato avanti. Qui oggi ho capito che vogliamo nutrire i nostri valori, e nutrire i valori e’ il tema di Expo.“ – bene, almeno ci siamo chiariti.

Ora, far capire a un leghista che la discriminazione, l’omofobia e l’autoritarismo unilaterale sono forse considerati virtù soltanto in quegli pseudostati ‘canaglia’ che ‘tramano ai danni dell’Occidente’, e contro cui in questi giorni il suo Segretario sta sputando veleno a piena ugola, capite bene che risulterebbe uno sforzo inutile. Così come far notare al signor Maroni e alla sua Giunta che non sono i sovrani assoluti di Milano e dintorni, bensì semplici amministratori tenuti a dar voce anche a coloro che non si rispecchiano nei loro cosiddetti ‘valori'; negare un contradditorio, come è stato fatto anche durante il convegno allontanando bruscamente un giovane che aveva posto domande scomode ma leggitime, non costituisce un atto di coraggioso decisionismo: è un sopruso.

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Non si pretende la rettitudine e il rispetto per le istituzioni di una Emma Bonino, ma se per costoro, facendo propria la famosa ‘regola del Marchese del Grillo’ (io so io e voi non siete un c…o), governare risulta soltanto un privilegio e le proprie linee guida di partito (oltre alle alleanze politico-ideologiche) l’unico metro di giudizio, allora non c’è da stupirsi che il sistematico disprezzo delle istanze altrui diventi un atteggiamento da ostentare come simbolo di coerenza e vigore: chi non ricorda i volitivi ‘ombrelli’ del capostipite Umberto?

Niente di male, dunque, definire ‘quattro pirla’ duemila persone, tra partiti di centrosinistra, associazioni lgtb, sindacati e semplici cittadini che non si rispecchiano nell’andi alla ‘me ne frego!‘ dell’amministrazione leghista: anzi, che tutta la Lombardia (per cominciare?) diventi un ‘califfato padano’, popolato da ferventi ‘sentinelle’ e militanti votati alla Causa e alla Fede (in quest’ordine), e cara grazie se si può ancora circolare senza la sciarpa del Milan o dell’Atalanta sulla camicia verde d’ordinanza! Si scherza, ovviamente, come del resto fanno spesso fini umoristi quali Calderoli e Borghezio suscitando notevole ilarità nel resto del mondo… oppure no?

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Comunque Le crediamo, governatore, Lei non è tipo da farsi condizionare dalle nostre sprovvedute obiezioni: dei suoi veri referenti si può dire tutto, tranne che siano dei pirla.  [Eric Rittatore]

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Post pubblicato 1 settimana fa alle 17:00, domenica 18 gennaio 2015.
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Walt Peregoy passed away

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Un altro pezzo di storia del cinema ci ha lasciato: Alwyn Walter Peregoy, detto Walt, storico colorista per i capolavori Disney ‘La carica dei 101′ e ‘Il Libro della Giungla’, nonché direttore del dipartimento scenografie presso Hanna-Barbera negli anni ’60, è morto venerdì 16 gennaio 2015 all’età di 89 anni.

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Lo ricorda Amid Amidi in questo post su Cartoon Brew.

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Buon viaggio, Walter… salutaci Walt.

Post pubblicato 1 settimana fa alle 14:14, domenica 18 gennaio 2015.
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La formazione del fumettista

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foto Goria

Nuovo post nella sezione “La formazione del fumettista” nel blog Vibrisse (di cui abbiamo parlato a suo tempo), stavolta dedicato a una lunga “confessione professionale” del colorista Fabio D’Auria. Potete leggere il tutto facendo click qui. Potete trovare gli interventi di/su altri autori/autrici di fumetti facendo click qui e vi consigliamo di leggerli a partire dal primo, quello di Cristina Mormile che racconta una storia personale di “vocazione fumettistica” e di fatica, coronate dal successo: riuscire a vivere della propria passione, nonostante tutto.

Post pubblicato 1 settimana fa alle 8:11, domenica 18 gennaio 2015.
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Walt Peregoy passed away

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“Walt Peregoy, the legendary artist who was the color stylist of Disney’s One Hundred and One Dalmatians and headed up Hanna-Barbera’s background department for a time during the late-Sixties, passed away yesterday at the age 89. The news was first reported by Disney’s official D23 Twitter account, which misidentified Peregoy as an animator…”
Leggi il post completo qui: Cartoon Brew http://ift.tt/1Cip0E0
Post pubblicato 1 settimana fa alle 6:37, sabato 17 gennaio 2015.
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José Luis Moro passed away

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Si è spento martedì 13 gennaio, a Madrid, all’età di 88 anni, il disegnatore e animatore spagnolo José Luis Moro Esacalona. Fondò nel 1955 la ‘storica’ compagnia di produzione che prese il nome da lui e dal fratello Santiago (scomparso nel 2007), gli Estudios Moro di Madrid, e che dominò il settore pubblicitario fino agli anni ’70 oltre a modernizzare lo stile dell’animazione iberica. Gli Estudios aprirono filiali anche a Barcellona, in Portogallo e negli USA: non senza ragione i fratelli Moro potrebbero essere paragonati, con le debite proporzioni, al sodalizio fra Walt e Roy Disney.

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Una delle loro invenzioni più amate, riconoscibile da milioni spagnoli, è la ‘Familia Telerìn’, la cui sigla finale accompagnava a letto i bambini degli anni ’60: “Ya va siendo hora de que los peques nos vayamos a la cama ¡Hale! fu un po’ l’equivalente del nostro “e dopo Carosello… tutti a nanna!”.

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Un bel post su Cartoon Brew ne ricorda l’opera celebrandone l’influenza avuta sul cinema d’animazione spagnolo (e non solo) .

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José Luis Moro con Ruperta, la mascotte del noto programma tv ‘Un, dos, tres…’

 

Post pubblicato 1 settimana fa alle 18:10, venerdì 16 gennaio 2015.
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Penna Magica: intervista a Dylan Horrocks

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DYLAN HORROCKS è un autore neozelandese che ho sempre seguito con grande attenzione sin dai tempi del suo splendido Hicksville (edito nel 2003 dalla mai troppo lodata Black Velvet dell’amico Omar Martini) e che ho avuto il piacere e l’onore di coinvolgere, anni fa, per il “mio” Alan Moore: Ritratto di Uno Straordinario Gentleman. Dopo una lunga assenza e una “dolorosa” parentesi come sceneggiatore per testate edite dalle major americane, Horrocks fa il suo ritorno, come autore completo, con Sam Zebel e La Penna Magica, annunciato in uscita il prossimo Febbraio per Bao Publishing. Un’anteprima del volume è disponibile qui. Nel seguito potete leggere un’intervista all’autore condotta da Paul Gravett, uno dei massimi esperti mondiali di Fumetto, e pubblicata sul suo sito qualche giorno fa. L’intervista è stata tradotta e appare su questo blog con il permesso di Gravett e Horrocks che ringrazio….
 
Leggi il post completo con l’intervista: click qui.
 
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Post pubblicato 1 settimana fa alle 15:24, venerdì 16 gennaio 2015.
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La mamma è sempre la mamma

Buono e tollerante quanto volete, ma non toccategli la mamma…

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Un personale suggerimento per due nuovi cardinali:

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… che tra l’altro mi ricordavo che si dovesse fare così di fronte a un’offesa, ma la mamma è sempre la mamma… ovunque.

Un ottimo pretesto per dare un pugno. O peggio.

Quanto agli ‘orfani’, tacciano o si trovino dei genitori adottivi altrettanto sensibili all’onore e al rispetto. La scelta non gli manca.

Purtroppo.

Traduzione: il senso del discorso di papa Francesco non era certo quello di incitare alla violenza o all’intolleranza verso i media, ma a mio opinabilissimo parere la strage a Charlie Hebdo, e tutti i crimini analoghi, hanno a che vedere con la fede soltanto nel senso di fornire loro un pretesto: se è vero che per molte persone la religione è una Madre, è anche vero che a compiere vendette in suo onore sono quasi sempre individui che scelgono di appartenere a entità paramilitari più che religiose, che uccidono in nome di divinità di cui sanno poco o nulla se non ciò che viene inculcato loro da ideologi e addestratori i quali perseguono finalità sovversive e terroristiche ben poco spirituali e molto, molto politiche (ed economiche, ça va sans dire).

E, tanto per chiarire, l’Islam non è l’unico credo ad essere stato ridotto a ‘Guide for Dummies’ da organizzazioni che non hanno altri argomenti se non l’odio, la menzogna e le armi. Per dirla tutta, nelle uniche epoche della storia umana in cui i Tre Monismi hanno convissuto in relativa pace e prosperità, il governo era detenuto da autorità musulmane… altri tempi, altra cultura, altra apertura mentale. Di certo superiore a quella di certi pseudointellettuali e opinionisti di oggi.

Papa Francesco non collochi questa gente nell’alveo dei veri fedeli, non insulti in tal modo milioni di persone che dalla fede traggono linfa positiva e capacità di convivenza, non commetta l’errore di fornire a personaggi privi di scrupoli e umanità un ulteriore pretesto per le loro malefatte.

Perché costoro eliminerebbero anche le loro madri, se occorresse alla ‘causa’, oltre a quelle degli altri. E ai loro figli.

Più che con i cazzotti, alle provocazioni proviamo a rispondere con un’altra battuta: chissà che non si possa ridere gli uni degli altri, e poi tutti insieme, e poi basta?

Post pubblicato 1 settimana fa alle 13:16, venerdì 16 gennaio 2015.
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Un fumetto da distruggere!

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Ci sono davvero fumetti di tutti i tipi. Persino quelli che, se li vuoi leggere, li devi distruggere. Un tormento assoluto per i collezionisti… E’ il caso di Un Cadeau di Ruppert e Mulot, come potete vedere nel video qui di seguito. Un’esperienza irripetibile, sconvolgente, praticamente zen.

Post pubblicato 1 settimana fa alle 8:51, giovedì 15 gennaio 2015.
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16 gennaio, Zerocalcare: Kobane Calling

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Venerdì in edicola su Internazionale e c’è il motivo per cui non ho aggiornato il blog sto periodo, ovvero Kobane Calling, lo storione di 42 pagine su Kobane e sul viaggio al confine turcosiriano insieme alla Staffetta Romana per Kobane. Qui ci sta il booktrailer con la canzone degli Atarassia Grop che m’ha fatto da colonna sonora mentale mentre stavo giù…”

Così scrive Zerocalcare nel suo spazio su Facebook. Click qui per il video.

Un reportage di Zerocalcare su Internazionale

Venerdì 16 gennaio 2015 su Internazionale un reportage di Zerocalcare dal confine turco-siriano: quaranta pagine a fumetti per raccontare l’assedio della città curda di Kobane, in Siria.

Post pubblicato 2 settimane fa alle 14:48, mercoledì 14 gennaio 2015.
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Vorrei la pelle nera…

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… diceva la famosa canzone. Ma non su Topolino. Allora è bene che voi, giovani lettori e lettrici, sappiate da fonte certa che (anche) in Africa molti esseri umani hanno la pelle scura, a volte anche molto scura, decisamente nera. Non solo marroncino pallido, come invece vedete su Topolino 3065 nella simpatica storia Minni e il cuore dell’avventura, di Venerus e Vian. Non è certo la prima volta che succede (click qui per un esempio illustre di tanti anni fa, in cui il colore era decisamente rosa, purtroppo) e forse succederà ancora, giacché azzeccare il colore in stampa a volte pare proprio problematico. Ma voi ricordate che tra le cose belle degli esseri umani c’è che hanno la pelle di diversi colori. E che in alcune, bellissime, zone dell’Africa si trova un bel nero nero, come Pippo. Ok? Ok. Certo, son solo fumetti (per giunta con animali antropomorfi), per cui ci stanno anche i centrafricani pallidi, ma sapete com’è… meglio essere chiari dall’inizio. Per il resto, si tratta di una storia piacevolmente esotica (per noi non africani) e istruttiva (se scoprite a quale Storia si ispira) con dei bei disegni accattivanti e dettagliati, come piace a noi. Buona lettura.

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Post pubblicato 2 settimane fa alle 14:34, mercoledì 14 gennaio 2015.
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Varrà 99 centesimi, l’Orient Express?

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Ogni tanto ci sono offerte interessanti, per il fumetto digitale. Ecco quella odierna. Click qui, se interessa. Click qui per l’anteprima.

VENTE FLASH : TRAINS DE LÉGENDE – L’ORIENT-EXPRESS :
0.99€ AU LIEU DE 9.99€ JUSQU’A CE SOIR MINUIT

LE TRAIN LE PLUS LÉGENDAIRE DE L’HISTOIRE DU RAIL

Le 13 septembre 1931, le légendaire Orient-Express est frappé par la plus grande tragédie de son histoire. Un attentat à la bombe sur un viaduc entre Budapest et Vienne le fait dérailler, causant la mort de plus de vingt personnes et en blessant plusieurs dizaines.

La célèbre Joséphine Baker, coqueluche du Tout-Paris, en réchappe de justesse. Immédiatement, la police politique du régime fasciste gouvernant la Hongrie se sert de ce prétexte pour pourchasser les communistes du pays et faire exécuter deux de leurs dirigeants.

Post pubblicato 2 settimane fa alle 13:23, mercoledì 14 gennaio 2015.
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Cedo la parola, parte 2.

2. – “Si fa presto a dire siamo tutti Charlie Hebdo”

“E così adesso siamo tutti francesi, ed essendo tutti quanti francesi siamo anche tutti Charlie Hebdo. Come era atteso, il primo francese d’Italia è stato il primo ministro Matteo Renzi, che, con la velocità e lo sprezzo del pericolo che tutti gli riconoscono, era già francese due ore dopo il massacro. A seguire il popolo, con in testa i suoi rappresentanti, i suoi pensatori, i gonfaloni.

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Come tirarsi indietro?

Oltretutto è gratis, ancora per qualche giorno essere francesi e essere perdipiù vignettisti parigini è in offerta lancio gratuita. Poi si vedrà. Purtroppo già adesso segnali contradditori indicano che il fronte scricchiola, e non è una bella cosa. Dovremmo dare al mondo un’idea di nazione compatta, eticamente e non solo economicamente assolta da ulteriori compiti a casa, mannaggia.

Nei punti deboli del fronte colloco anche me stesso; nutro un certo scetticismo nell’immedesimarmi in qualcun altro a ufo, mi piacerebbe vedermi invece francese, o americano, o magari anche afgano o nigeriano, quando la cosa risulterebbe avere un suo costo. Sì, avrei una grande stima di me stesso se per essere Charlie Hebdo dovessi mettere in gioco la mia stessa vita.

A proposito di costi, sarei grandemente interessato a sapere se quelli che un’oretta fa erano francesi, lo erano anche un’oretta prima del massacro, se lo saranno tra un anno. Secondo me, pochi.

Essere francesi vuol dire qualcosa.

Vuol dire, ad esempio, nutrire una vera e propria passione per la laicità dello Stato. E’ una passione che costa, costa costruirsela e costa farne la manutenzione. Pare evidente che i francesi siano disposti a pagare anche salata la loro passione, almeno finora. Pare anche evidente che questo Paese, e i suoi ultimi trenta, quaranta governi, diciamo da Rattazzi in poi, non nutra il minimo interesse per questa spinosa faccenda della laicità dello Stato. Anzi, tutto sta ad indicare che non se lo sognano nemmeno di metterci mano, e appena un qualunque parlamento e governo ha un po’ di tempo per le varie e eventuali, legifera e decreta in senso opposto. E vedi te che intorno a quello che adesso si bisbiglia appena, ma che si prenderà tra non molto a brandire ad alta voce, e cioè in merito all’andreottiano “in fin dei conti se la sono andata a cercare”, la singolare passione della laicità sarà in testa alla deplorevole leggerezza che tanto spazio ha concesso all’avverarsi del massacro attuale e dei prossimi venturi.

Siamo francesi, sì, ma in occasione delle esequie: ai funerali siamo tutti parenti.

censura-vignetta

Per non parlare poi del “siamo tutti Charlie Hebdo”. Già, come no. Mi piacerebbe chiedere agli zelatori della libertà di stampa, e di satira, che in queste ore si stanno sbracciando per pubblicare, o, meglio, far pubblicare le vignette del giornale parigino, se pensano davvero che in questo Paese un tal giornale potrebbe avere vita più longeva del suo numero 1. Ma manco quello, mi facciano il piacere.

C’è una ragione o è un puro caso che in Italia sono vent’anni ormai che non esce un solo periodico satirico?

Non che in Francia Charlie Hebdo abbia vita facile. I francesi si pagano, salatissimo, il lusso di tenere in vita la libertà di satira nella sua versione più radicale, e sconcertante, ma hanno i loro, frequenti, ripensamenti. Dai vecchi tempi del suo antenato Hara-Kiri a oggi sono più le volte che è stato ritirato che quelle che è stato distribuito. E non è che i lettori francesi se lo vadano a comprare in massa, anzi, è sempre lì lì per fallire. Cionondimeno c’è, anche se piace poco, anche se fa di tutto per non farsi piacere.

Ma qui, dove smaniamo per l’attentato alla libertà di opinione così europea, così tutta nostra, così essenziale per la nostra occidentale identità, non esce e non uscirà mai [il primo numero post-attentato verrà distribuito domani con il Fatto Quotidiano, n.d.G.].

E non perché se la piglia con Maometto, ma perché se la piglia anche con tutti gli altri.

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In un modo che non è semplicemente irriverente, ma è a volte disgustoso, a volte intollerabile, a volte geniale. In ogni caso, qui, querelabile per milioni di milioni, facilmente condannabile per vilipendio della religione, vilipendio di capo dello Stato nostrano e estero, diffamazione, atti osceni, attentato alla Costituzione, banda armata, istigazione alla prostituzione e al genocidio, eccetera. Qui, e non so dire altrove nell’Occidente, l’odiosa, vetusta, macchinosa censura è stata sostituita da un uso spigliato, agile e straordinariamente efficace della querela. Un giornale e un giornalista, satirico e no, che non abbia alle spalle notevoli risorse finanziarie e si piglia tre, dieci querele e tre, dieci milioni di richieste di risarcimento, e anche una sola, e per le ben note leggi di italiche probabilità, non lontana possibilità che la giustizia faccia un corso non diritto ma storto, con che spirito si alza la mattina e si mette al tavolo da disegno? A disegnare le vignette di Charlie Hebdo, magari.

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Perché, ripeto, non c’è un solo giornale satirico nelle edicole d’Italia? Giornale di libera, infame, scosciata satira politica e di costume? [forse il Vernacoliere?, n.d.G.] E tra questo popolo piegato, angosciato e rancoroso, quanta parte è lì che aspetta di comprarlo?

E tra questi zelatori della libertà, quanti sono pronti a dare persino la vita perché la libertà assuma una specie di materia e non resti una chiacchierata in tv?

Oh, ma non costa niente essere Charlie Hebdo nel giorno del suo martirio in diretta satellitare. Beh, sì, costa il canone del satellite, o quello meno oneroso del digitale terrestre.” (Maurizio Maggiani, sulla pagina culturale de Il Secolo XIX di domenica 11 gennaio 2015)

Post pubblicato 2 settimane fa alle 13:01, martedì 13 gennaio 2015.
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Cedo la parola … parte 1.

Non ci riesco.

Riconosco la mia impossibilità attuale nel trovare parole oggettive e distaccate su ciò che considero, a mio opinabilissimo parere, un’ offensiva reazionaria, subdola e proterva da parte del Monismo di Casa Nostra al vivere civile, al progresso e – ebbene sì, maledetto Borghezio – alla pace mondiale. Non mi riesce proprio di esprimere equidistanza mentre vedo la realtà stravolta e adattata alle esigenze di chi considera la discriminazione e il razzismo una forma di ‘libertà d’espressione’, e che per scopi eminentemente opportunistici e politici fomenta una visione della società segregazionista e teocratica. E’ questa la mia opinione, e non aggiungerò altro.

Ho deciso però di proporvi due pezzi dello scrittore Maurizio Maggiani, tratti dalla sua rubrica sul Secolo XIX e contenenti alcune sensate argomentazioni in cui mi riconosco pienamente. Il primo lo trovate qui sotto, l’altro seguirà a stretto giro di posta. Non è obbligatorio essere d’accordo: la democrazia è un dialogo continuo fra opposti che tentano di coesistere.

Democraticamente, appunto. (Eric Rittatore)

1) A proposito della presunta ‘Naturalità’ della Famiglia:

Questa estate, in due diverse occasioni, ho avuto modo del tutto casualmente di incontrare dei bambini figli di genitori omosessuali. Sono stati brevi incontri inconsapevoli, ovvero ho saputo solo dopo, in un caso dai loro genitori e nell’altro da dei miei conoscenti, che si trattava di figli di famiglie omogenitoriali, famiglie legalmente riconosciute altrove in Europa e nel mondo, ma, come è noto, non in Italia.

Si era in periodo di vacanze e in luoghi di villeggiatura, e tutto quello che avevano da fare i bambini, quelli e tutti gli altri, era di spassarsela in spiaggia con palle, racchette e aquiloni, mangiare cose orribili in ogni impensabile momento, e tutto quanto il resto dell’armamentario giocoso loro dovuto, ma devo dire che non ho avuto modo di distinguerli o riconoscere una qualche difformità o singolarità del loro comportamento neanche dopo la “rivelazione”.

Ho ripensato a lungo a questi incontri estivi nei passati giorni, quando, a seguito delle dichiarazioni di alcuni dirigenti politici, si è ritornato a discutere della legalizzazione delle relazioni omosessuali e del diritto di quelle famiglie così formate ad avere prole. Ci ho pensato e ripensato, e sono venuto ad una non esaltante conclusione, la seguente. È assai probabile che se avessi saputo prima della condizione famigliare di quei bambini, li avrei osservati con sguardo diverso, uno sguardo segnato dal pregiudizio.

Un pregiudizio non negativo, è da quando ero ragazzo che non mi scopro pulsioni omofobiche, ma di eccezionalità, particolarità, specialità della condizione di quei bambini, questo sì. E dove c’è eccezionalità c’è diversità, e la diversità porta sempre dei problemi. Quelli non potevano essere che bambini diversi dagli altri, bambini con dei problemi in più. Mi sono chiesto allora da dove viene questo mio pregiudizio, un pregiudizio latente e involontario, ed è stato facile rispondermi.

Viene da come e dove sono cresciuto, viene dall’ambiente culturale che mi ha formato, una temperie in cui non era “naturale” essere omosessuali, figuriamoci avere una famiglia e dei figli in quella “condizione”. Il fatto che mi sia fatto adulto e viva da tempo con grande coscienza una condizione culturale affatto diversa, non ha dissolto l’antica matrice. E questo è davvero un grosso problema, mio e immagino di molti miei concittadini, il fatto, cioè, che la cultura che mi ha formato mi induca in pregiudizi che, se non ci rifletto con attenzione, stento a riconoscere come tali.

Infatti sono portato a ritenere naturale non ciò che appartiene alla natura, ma ciò che il mio sguardo è abituato a ritenere tale. Un grosso problema culturale che genera un drammatico equivoco sociale. La gerarchia ecclesiastica cattolica – non i cattolici, i quali andrebbero interpellati uno per uno essendo proprietari ciascuno di una coscienza individuale – la gerarchia dunque e gli ambienti politici ad essa legati, oltre a chi appartiene alla tradizionale cultura fascista, si oppongono al riconoscimento legale delle famiglie omossessuali, e ancor più alla possibilità di una prole, sostenendo che l’unica forma di famiglia che va riconosciuta e sostenuta sia la “famiglia naturale”, citata anche dalla costituzione della repubblica.

È probabile che i padri costituenti siano stati un pochino disattenti nell’usare questa espressione, ma le gerarchie ecclesiastiche non sono disattente, mai, e usano questa espressione sapendo che non significa nulla se non in riferimento a una specifica cultura. Infatti, cosa significa “famiglia naturale”? Quella formata da un maschio, una femmina e dalla loro prole? E chi lo dice?

Intanto cosa significa naturale? Forse qualcosa che si perde nella notte dei tempi e che precede ogni forma di sovrastruttura culturale? Se è così, ringraziamo Iddio che la naturalità è stata cacciata dal consesso civile, perché quella famiglia, quella dei nostri progenitori, uomini lupi per gli uomini, per quel che se ne sa era formata da un maschio dominante, alcuni maschi gregari, regolarmente brutalizzati dal dominante, un numero variabile di femmine in età fertile e la prole che non soccombeva al dominio aggressivo del capofamiglia.

Ma se vogliamo introdurre un po’ di civiltà nella naturalità, è forse quella del saggio Salomone la famiglia tipica, un maschio, settecento mogli e trecento concubine? E se consideriamo, come dobbiamo, altre società oltre la nostra, cosa c’è di innaturale nella famiglia matrilineare assai diffusa nelle antiche civiltà asiatiche, generalmente composta da una matriarca, le giovani madri sue discendenti, la prole finché non verrà separata per sesso in età pubere, e nessun maschio adulto residente?

Quello che c’è che non va nella famiglia di Salomone o in quella delle isole Samoa è che non è la nostra famiglia, la famiglia in cui siamo cresciuti noi e quelli che conosciamo. Infatti per me, la famiglia naturale, quella in cui mi troverei maggiormente a mio agio, è formata da una bisnonna, due nonni, una madre e un padre, due zie e almeno una sorella. È lì che sono cresciuto felicemente. Peccato che quella famiglia non esiste più, non esiste più la società che la può contenere, e nemmeno gli spazi. E mi devo accontentare dei ricordi e di qualcosa che non mi faccia sentire troppa nostalgia.

Ma questo non significa che un tempo vivessi nella “naturalità” e oggi nell’innaturalità. Vivo in un mondo diverso, in una diversa condizione sociale, una diversa cultura. E così chiamiamo naturale solo ciò che ci piace o ci è possibile, o ciò che vogliamo imporre imponendo la nostra cultura o la nostra dottrina. Che è per definizione stessa in continua evoluzione, anche quando la vorremmo immutabile. Un congruo carico di inattaccabili studi clinici e antropologici indica da tempo che non si rilevano differenze tra bambini cresciuti in famiglie omosessuali e famiglie eterosessuali. Lì non c’è problema rilevabile scientificamente. Il problema è qui, il problema siamo, come canta Fossati, “noi che abbiamo nella testa un maledetto muro”. (Maurizio Maggiani)

(1. -continua)

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Post pubblicato 2 settimane fa alle 9:00, martedì 13 gennaio 2015.
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Francesco Rosi e Anita Ekberg passed away

Tanto perché piove sempre sul bagnato, ci hanno lasciato quasi in contemporanea altri due giganti del cinema nostrano: il regista/sceneggiatore Francesco Rosi e l’attrice svedese (con cittadinanza italiana) Anita Ekberg, resa celebre da Federico Fellini ne ‘La Dolce Vita’ (chi non ricorda il suo ‘Marcello come here ” mentre si bagna voluttuosa nella Fontana di Trevi, sotto lo sguardo rapito di Mastroianni?) e grazie alla quale il consumo di latte nel nostro Paese raggiunse picchi da record (‘Boccaccio ’70’). Al di là delle battute pseudo-maschiliste (faccio subito ammenda), fu un’attrice versatile, brillante e dotata di grande autoironia.

Rosi è stato uno dei cineasti capaci di raccontare al meglio la storia ‘segreta’ del Paese, quel processo di degrado e devastazione fisica e morale che l’Italia ha subito dal Dopoguerra in poi, con la complicità di chi avrebbe dovuto difenderla e con il tacito assenso della maggioranza della popolazione. Un film come ‘Le mani sulla città‘ (Leone d’Oro a Venezia nel ’63) dovrebbe far parte dei programmi scolastici, a patto che vi fosse una reale volontà di cambiare la mentalità dei cittadini.

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Non parliamo poi de ‘Il caso Mattei’, ‘Salvatore Giuliano’, ‘Lucky Luciano’, o dello ‘sciasciano’ ‘Cadaveri eccellenti’ … più che films, vere e proprie inchieste sulle pagine più torbide e controverse della nostra storia nazionale. Come non si osa, o forse non si è capaci, di fare più nella nostra epoca di celebrati provocatori da salotto.

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E la Ekberg … bé, era Anitona. Punto.

Grazie a entrambi, buon viaggio.

Post pubblicato 2 settimane fa alle 10:46, lunedì 12 gennaio 2015.
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