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Le rubriche di afNews.info

Joe Kubert Limited 1

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JOE KUBERT LIMITED 01
“L’ultima fatica di uno dei maestri dei comics americani, Joe Kubert, finalmente in Italia in due volumi. Il meglio della miniserie JOE KUBERT PRESENTS, con tutte le storie disegnate dal grande autore di TEX, in due volumi cartonati. In questo primo volume, dedicato agli eroi DC, l’unica storia mai scritta da Kubert con protagonista HAWKMAN, l’ultima avventura del Sergente Rock, e le imperdibili note dell’autore sul lavoro svolto! Un volume per tutti i fan di Joe Kubert! Edizione limitata!”
 
JOE KUBERT DELUXE 01: EROI DC
(Contiene Joe Kubert Presents 1, 3, 5, 6)
di Joe Kubert, Paul Levitz, Brandon Vietti
9788868734251
18×27,6, C, 96 pp, col.
€ 18,95

Un lavoro vero: recensione

Una lavoro vero - copertina

 UN LAVORO VERO

Alberto Madrigal

- Bao Publishing -

 

Come si diventa un fumettista? Poter vivere disegnando fumetti come lavoro, non è facile. Spesso non puoi farlo nel tuo Paese, magari perché le case editrici sono chiuse nei confronti dei nuovi talenti emergenti. Preferiscono, infatti, investire su autori che abbiano già un loro pubblico, lasciando poche speranze per i giovani che scelgono di intraprendere quest’ardua strada.

Pertanto, devi andare all’estero a proporre un tuo progetto sul quale hai lavorato diversi mesi e per il quale non riceverai alcun compenso qualora l’editore decidesse di non pubblicarlo. Il tutto, probabilmente circondato dalle voci di chi ti sta vicino, solitamente tutt’altro che incoraggianti, riguardo alle possibilità di riuscire in questo “sogno” e che culminano in una sola domanda: “ma perché non ti trovi un lavoro vero?”.

Non è facile, appunto, ma Javi, il protagonista di Un lavoro vero, ha deciso di provarci. Il talentuoso Alberto Madrigal, autore del fumetto, ci racconta la storia di questo giovane disegnatore che lascia la Spagna e va a vivere a Berlino per realizzare il suo fumetto.

 
«Be’, come prima cosa devi preparare un progetto.
Poi, se lo accettano, fai un contratto e ti pagano.»
«E sennò? Sennò hai lavorato gratis.»
«Be’, è così che funziona.»
«Fichissimo fare l’artista!»

 

Lo stile del disegno si accosta a quella del famoso Gipi, la linea morbida e spontanea, i colori tenui e velati, ma ottiene una sua riconoscibilità. La sintesi delle forme, la dinamicità delle scene e le atmosfere che Madrigal riesce a creare in modo così realistico per ogni ambiente che raffigura rendono la lettura di questo fumetto assolutamente piacevole.

La trama, attraverso sottigliezze e brevi dialoghi fra i protagonisti, ci propone anche diversi raffronti fra differenti modi di pensare e di affrontare la vita. Le scelte che si compiono per il futuro, quanto si è disposti a sacrificare per riuscire a raggiungere un sogno e quanta importanza diamo ai nostri desideri, sono tutte tematiche cardine di questa storia che Madrigal riesce a trattare con grande precisione, ma in modo naturale attraverso i dialoghi dei personaggi.

Un lavoro vero è uno scorcio di vita vissuta, una bella esperienza da vivere e da leggere.

 

Pubblicato dalla Bao Publishing, brossurato con alette, conta 125 pagine a colori. Il prezzo di copertina è di 15,00 €.

[Recensione di Alessio Furfaro]

 Una lavoro vero - vignette

Bruno Enna e Fabio Celoni parlano del loro Jekyll/Hyde

Fabio Celoni

L’intervista la trovate nel sito di Topolino facendo click qui. Occhio perché è leggermente spoilerosa, ma appena appena, a questo punto… Interessante è il modo completamente diverso con cui i due esseri umani si relazionano col loro pubblico: ne emergono due caratteri psicologici che appaiono decisamente distanti. A occhio (senza alcuna pretesa di fare i profiler) uno è evidentemente più spigliato, pare abituato a confrontarsi con intervistatori e fan e parla a braccio, l’altro ripete un testo scritto, naturalmente meno graffiante. Uno è sciolto, quasi un attore, l’altro appare come fosse timido e un po’ riservato. Ben diversi anche gli ambienti in cui sono state effettuate le riprese… Ma forse a voi interessa altro, più che gli aspetti umani degli autori? Ok, guardatevi l’intervista, ma, soprattutto, divertitevi con il racconto, in due puntate. 

Bruno Enna

 

 

Omofobia televisiva: il ‘caso’ Porta a Porta

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Riceviamo e diffondiamo:

“La televisione è un linguaggio. La funzione dell’ospite in studio è quella dell’esperto. Può anche essere la persona più ignorante ed intrisa di preconcetti del mondo: basta sederla in uno studio televisivo e piazzarle davanti una telecamera accesa, per accreditarla agli occhi del grande pubblico come una che “ne sa”. Figurarsi se è anche Ministro della Salute: le sue parole sembreranno Tavole della Legge.
Peccato che ciò che è andato in onda mercoledì 17 settembre, in seconda serata, sul primo canale broadcasting dello Stato, sia una carrettata di sciocchezze. L’avevamo già detto qui ma questa volta lo ripete un comunicato stampa ufficiale del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Fulvio Giardina.

Mercoledì scorso NON abbiamo assistito ad una trasmissione di contenuto informativo, in cui fossero eventualmente rappresentati punti di vista diversi, ma ad un vera e propria operazione di omofobopoiesi (produzione di omofobia), da parte di un parterre di “esperti” composto da omofobi DOC ed astanti impreparati, come il ministro della Salute.

Non è sfuggito al dott. Giardina, che scrive : «Probabilmente considerazioni meramente ideologiche possono aver portato la ministra alla Salute, Beatrice Lorenzin, a dichiarare testualmente, nella puntata di “Porta a Porta” del 17 settembre scorso, che “la letteratura psichiatrica, da Freud in poi, riconosce la necessità per un bambino di avere una figura materna e paterna“, visto che questa tesi non è assolutamente supportata da ricerche e fonti scientifiche accreditate».

Nella trasmissione TV nulla traspare della realtà. Bruno Vespa e i suoi ospiti hanno saltato a pie’ pari il “piccolo particolare” che da anni l’Italia è ufficialmente succube di una minoranza omofoba che fa sui media e nei ministeri il bello e il cattivo tempo, un Paese in cui la cittadinanza ha o non ha diritti e doveri derivanti dall’ordinamento giuridico, per il solo fatto di costituirsi in un’unione etero piuttosto che omoaffettiva.

Ci sembra rilevante che, a causa di questa discriminazione omofobica, una pletora di cittadini e cittadine italiani, non goda della medesima considerazione di tutti gli altri e le altre da parte della legge, specie i minori che hanno l’unico torto di avere genitori omosessuali.

Quanto al discorso del ministro Lorenzin, per completezza d’informazione riportiamo le altre parole del presidente dell’Ordine degli Psicologi, Fulvio Giardina: «Non è certamente la doppia genitorialità a garantire uno sviluppo equilibrato e sereno dei bambini, ma la qualità delle relazioni affettive» e «La letteratura scientifica e ricerche in quest’ambito sono concordi nell’affermare che il sano ed armonioso sviluppo di bambini e delle bambine, all’interno delle famiglie omogenitoriali, non risulta in alcun modo pregiudicato o compromesso».

Ufficio Stampa Famiglie Arcobaleno

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Tintin in Italia: che avventura!

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“Dopo il fallimento della rivista Tintin della Vallardi, il personaggio creato da Hergé fa una breve apparizione in Italia nel 1961 grazie all’editore Cino del Duca, “l’empereur de la presse du cœur” come era definito il terzo dei fratelli Del Duca per via del suo impero della stampa romantica francese. Esce in libreria, fatto alquanto inusuale all’epoca, un volume cartonato con dorso telato, così come editato in Belgio dalla Casterman, al costo di…” Visto che abbiamo dato voce poco fa a un collezionista francofono che cerca un Tintin edito da del Duca, cogliamo l’occasione per consigliarvi la lettura del bel post di Zona Bédé, dedicato alla complessa storia editoriale di Tintin in Italia. Articolo completo su Zone BD: click qui. Buona lettura!

Ma c’è anche il resto, da leggere:

1955 Tintin Vallardi prima parteseconda parte

1961 Tintin di Cino Del Duca

1965 Tintin Gandus prima serie

1967 Tintin Gandus seconda serie

1968 Tintin su Linus e Vitt

1977 Tintin Gandus terza serie, et al.

Topolino 3068: Misteri e Nostalgia

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Come già detto, le recensioni complete dei Topolino in edicola le trovate altrove, nella Rete, senza fatica. Qui ci sono solo piccoli assaggi casuali e assolutamente non completi. Per dire, oggi vi segnalo solo, da Topolino 3068, che se siete appassionanti di complottismo e bufale varie, potrete finalmente scoprire chi e perché fa i cerchi nel grano: ve lo spiegheranno Federico Buratti e Fabio Pochet. Se, invece, il mistero che più vi affascina è quello delle favolose Amazzoni, ci pensano Bruno Sarda e Massimo De Vita (ma non chiedete lumi a Indiana Pipps, perché stavolta forse non ha le idee chiare). Quanto a Giorgio Salati e Giampaolo Soldati, grazie per avermi fatto provare un po’ di nostalgia dei tempi passati, anche se, forse, l’intento era solo di rendere Paperinik un po’ malinconico. Comunque a me la nostalgia è passata subito: preferisco vivere il tempo presente, e anche Paperinik vedo che l’ha presa molto bene. Buona lettura!

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La Grande Odalisca: recensione

copertina la grande odalisca (amazon-it)

La Grande Odalisca

di Bastien Vivès, Florent Ruppert e Jérôme Mulot

- BAO Publishing -

 

Tre ragazze, legate da un sincero sentimento di amicizia ed esperte ladre di professione. Se a qualcuno di voi fa pensare a una rivisitazione fumettistica del cartone animato degli anni ’80 dal titolo Occhi di gatto, beh, non si tratta di quello. Rimane il rapporto di forte complicità fra le protagoniste, così come la loro passione per il furto di inestimabili tesori stile Lupin III, ma l’avventura narrataci da Bastien Vivès, Florent Ruppert e Jérôme Mulot ha un sapore decisamente più crudo e realistico. A tratti, emergono tematiche e riflessioni di estrema attualità, legate al modo di pensare di tre ragazze differenti e al loro modo di affrontare la vita.

La storia parla di Alex e Carol, ladre professioniste da ormai dieci anni, in grado di cavarsela in ogni occasione, spesso improvvisando. Come si sa, per quanto un piano possa essere accurato, le cose non vanno mai come ci si aspetta (altro aspetto piacevolmente realistico di questo racconto), ma quando una delle due amiche si trova in difficoltà, l’altra trova il modo di risolvere il problema, dimostrando coraggio e sangue freddo, sempre pronte a rischiare la vita una per l’altra.

Tuttavia, il prossimo colpo sembra essere troppo anche per loro: rubare La grande odalisca di Ingres custodita al Louvre. Per questo formeranno un trio, con l’entrata in squadra di Sam, esperta motociclista acrobata. Fra le ragazze si instaura un rapporto di grande intesa che ci regala un affascinante scambio di personalità e di differenti modi di reagire di fronte alle svolte che offre la vita.

La Grande Odalisca é un fumetto sicuramente capace di trasmettere emozioni intense. La storia viene narrata in modo dinamico ed entusiasmante. Il tratto dei disegni è rapido ed estremamente essenziale, quasi abbozzato. Pochi segni, una linea, riescono a rappresentare l’intera scena. Il sapiente uso dei colori, poi, completa ogni immagine, conferendole la giusta atmosfera e i giusti toni. Vignetta dopo vignetta, l’intera storia scivola sotto i nostri occhi senza mai arrestarsi e soprattutto senza mai annoiarci.

 
«Non ti crea problemi, cambiare obiettivo nel giro di cinque minuti?»
«No, lo scopo resta lo stesso.»
«Quale scopo?»
«Che qualcuno canti le nostre gloriose gesta.»

 

Il volume è pubblicato dalla sempre entusiasmante Bao Publishing. Brossurato, in formato 31×24 cm, con copertina rigida e sovracopertina. Conta 124 pagine a colori. Il prezzo di copertina è di 18,00 €, ma fino al 24 settembre (2014) potete trovarlo con lo sconto del 25% che la Bao Publishing ha applicato su tutti i suoi prodotti. Affrettatevi!

[Recensione di Alessio Furfaro]

vignette la grande odalisca beta

‘The Shark’ passed away

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L’attore insieme a Roger Moore, che interpretava 007 nei due film

Richard Dawson Kiel, attore americano noto soprattutto per il silenzioso e in fondo tenero killer dai denti d’acciaio soprannominato ‘Squalo‘ in due film del ciclo di James Bond,  La spia che mi amava e Moonraker – Operazione spazio, è morto mercoledì nell’ospedale di Fresno (California) in cui era da tempo ricoverato. Aveva 74 anni.

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Alto 2,18 metri, prese parte anche all’episodio pilota della serie anni ’70 dedicata all’Incredibile Hulk, salvo venire poi scartato a favore di Lou Ferrigno e da ricordare anche la sua interpretazione dell’altissimo alieno in un episodio di ‘Twilight Zone’ (Ai confini della realtà) dal titolo (beffardo, davvero) ‘To serve Men’ (Servire gli umani).

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un sorriso … scintillante!

Yoshinori Sakai passed away

Yoshinori Sakai, ultimo tedoforo ai Giochi Olimpici di Tokyo del 1964, si è spento ieri nella capitale giapponese all’età di 69 anni.

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Fu scelto all’epoca in quanto nato nelle vicinanze di Hiroshima proprio il giorno del bombardamento atomico (6 agosto 1945), dunque in rappresentanza della categoria degli ‘hibakusha, ovvero i sopravvissuti alla distruzione seminata da ‘Little Boy’ e ‘Fat Man’, e della cosiddetta ‘generazione del dopo-bomba’, chiamata a costruire un futuro di pace e di speranza … almeno, questo è ciò che si sperava. Non partecipò mai come atleta ad un Olimpiade ma, nella staffetta 4×400 metri, vinse una medaglia d’oro due anni dopo ai Giochi Asiatici di Bangkok  e un argento individuale nei 400 piani. Dal 1968 cominciò la sua carriera di giornalista sportivo per l’emittente giapponese Fuji TV.

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La sua scelta come portatore della Fiamma Olimpica fino al braciere venne contestata dalle potenze vincitrici dell’ultimo conflitto mondiale, tra cui soprattutto gli USA che la ritennero una provocazione nei loro confronti, responsabili del bombardamento, e anche da una parte della politica nipponica favorevole alla ‘diplomatica’ rimozione dello scomodo ricordo di Hiroshima e Nagasaki.

Ora Yoshi corre libero lassù, ben oltre a queste umane, troppo umane, miserie.

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Diversi modi di ricordare

Oggi decorre il 13.mo anniversario degli attentati terroristici in USA dell’11 settembre 2001. 

Già. Sono passati più di dieci anni, e il mondo non pare essere migliorato un gran che, anzi. Pure la memoria fa sempre più spesso brutti scherzi, e se gli autori della strage non l’avessero effettuata con modalità così mediaticamente eclatanti forse oggi anche l’11/9 (o 9/11 per dirla all’americana) occuperebbe un posto meno rilevante nello scaffale, ormai zeppo di brutture e futilità, che ogni giorno la nostra mente deve difendere dall’assalto di notizie troppo roboanti e frenetiche per poter essere assimilate realmente a livello emotivo.

“E’ rugiada / è un mondo di rugiada / eppure … eppure.” – dice un haiku del poeta giapponese Kobayashi Issa, sintetizzando mirabilmente il mistero dell’umana esistenza, talora così insopportabilmente crudele e vacua da farci vergognare della nostra stessa essenza, ma – appunto – capace di scintille improvvise di struggente bellezza capaci da soli di riscattare in un istante la nostra istintiva tensione all’autodistruzione. “Eppure … eppure.” – ecco, non c’è LA formula, LA soluzione a questo eterno paradosso, in quanto ognuno di noi ne scopre una e la regala al mondo nel corso della propria vita, in modalità e tempi affatto diversi gli uni dagli altri. Diversi … come diverso è lo scorrere del tempo per ogni persona, e così la memoria di ciascuno si esprime secondo la propria natura.

Con spirito patriottico e ottimista, affidandosi alle nuove generazioni …

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 … rinsaldando il legame, spesso controverso, con le proprie Istituzioni e ‘Forze di Difesa’ …

 … oppure, continuando a non fidarsi.

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 Talvolta, è difficile ricordare, incalzati da nuovi problemi, grandi e piccoli, e ancor più difficile trovare le parole …

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 … anche se, alla fine, le cose importanti si stagliano vivide sopra le altre, e per esprimerle basta un semplice gesto.

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Ma le emozioni a volte possono essere fuorvianti, e allora è sempre utile avere accanto qualche amico con la testa sulle spalle che ci aiuti a ragionare sulle cose …

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 … per capire, infine, che certe domande in fondo sono sempre le stesse, da sempre, e malgrado tutti gli errori, e gli orrori, che abbiamo accumulato nella nostra (lunga? breve?) storia di esseri umani, ci è stata comunque data in sorte la possibilità di porvi in qualche modo rimedio, di riscattarli anche attraverso piccoli, quotidiani gesti individuali che, tutti insieme, vanno ad arginare l’entropia del mondo. E attraverso la Memoria, il nostro unico mezzo per scampare alla morte eterna. Vero? Falso? Io ci credo, e mi basta.

Eppure … eppure. Non c’è spiegazione. La Grande Opera, malgrado tutto, continua.

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Disney, DreamWorks, Pixar, Lucasfilm, Sony in Wage Theft Scandal

We had already talked about the great wage-theft scandal named ‘Techtopus’, which involved many of Silicon Valley‘s major animation studios; now, here are the latest news:

The Walt Disney Co., Dreamworks Animation and Sony Pictures Animation are among the defendants in a new class-action suit, contending that the studios and other visual effects and animation companies conspired to suppress wages via “non-poaching” agreements between the companies.

Also named in the lawsuit, filed on Monday in federal court in San Jose, are Pixar, Lucasfilm and its division Industrial Light and Magic, Digital Domain, and ImageMovers Digital. Also named was Sony Pictures Imageworks .” [full post on Variety, but another one to read on Cartoon Brew] … and much more to come?

In viaggio verso lo Zavhan

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La prima volta che incontrammo un ovoo fu al confine tra l’Arkhangai e lo Zavhan, due regioni nordoccidentali della Mongolia. Era stato costruito proprio a cavallo di un passo di montagna. Cominciava a imbrunire e il cielo era grigio. Nonostante fosse luglio la temperatura era di poco sopra lo zero. Ebe, il nostro autista, si fermò, scese dall’auto e si avviò verso un cumulo di pietre decorato con le tipiche sciarpe azzurre buddiste e da oggetti colorati non distinguibili in quella luce incerta. Unì le mani nella posizione della preghiera buddista e poi fece tre giri in senso orario intorno al cumulo, fermandosi ogni tanto per raccogliere delle piccole pietre che gettava sulla montagnola. Noi lo imitammo, più per cortesia che per convinzione, eppure, per quanto mi riguarda, quello fu il mio vero ingresso in Mongolia…

Presentazione completa nel blog di Daniele Barbieri: click qui.

 

Buon viaggio, padre Sergio

s_c021389708Questa mattina a Marmora (CN), si sono tenuti i funerali di padre Sergio De Piccoli, il ‘bibliotecario più alto d’Europa’, per stare alla definizione con cui veniva descritto il monastero a quota 1.580 metri di cui era unico residente e gestore, per una scelta di eremitaggio che lo aveva portato dalla caotica Roma, lui priore dell’Ordine Benedettino, studioso coltissimo e impegnato, ai silenzi dell’Alta Valle Maira in compagnia soltanto di un pugno di libri che nel tempo sono diventati più di 60.000, tutti conservati e rigorosamente schedati dallo stesso padre e, negli ultimi anni, anche da numerosi volontari e amici che oggi, uniti nel dolore e nel ricordo, ne piangono la scomparsa.

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Un uomo coraggioso e coerente che, nel perseguire la propria personalissima scelta di isolamento dal mondo, non aveva mai negato l’accesso a coloro che nel tempo si erano presentati alla sua porta, e nell’ultima parte della sua vita ospitava stabilmente dentro la sua labirintica casa-biblioteca (che sarebbe piaciuta a Borges) due amici fedeli, un ragazzo e un cane, i quali gli sono rimasti accanto fino alla fine.

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Ritiratosi a Marmora da più di trent’anni, padre Sergio avrebbe voluto che il piccolo villaggio fosse anche il luogo della sua dipartita terrena, ma l’insorgere di un brutto male ha reso infine necessario il suo ricovero in ospedale, dove si è spento ieri all’età di 84 anni.

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Non desidero qui dilungarmi sulle controverse questioni che nell’ultimo periodo avevano amareggiato non poco la sua esistenza, e che potete leggere qui, ma invito caldamente chi leggerà queste righe a vedere il documentario che gli fu dedicato qualche anno fa, dal titolo ‘I libri salvati’: da un lato per tributare un doveroso omaggio a un personaggio a suo modo eccezionale, ma soprattutto per ricordare che lassù, fra i monti della splendida e spesso negletta Val Maira, padre Sergio ha lasciato un tesoro, un’Arca di libri che se ben utilizzata potrebbe rivelarsi un dono prezioso per gli abitanti del luogo, e non solo.

Ma occorre non dissipare il lavoro di una vita, occorre non gettare alle ortiche il dono di padre Sergio. Proviamoci.

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Un’ultima cosa, padre Sergio: devo confessarLe che il Suo caffè … bé, era proprio imbevibile! Grazie per averlo condiviso anche con me.

Buon viaggio.

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(p.s.: forse ho abusato di questo spazio, e me ne scuso)

Ric Roland: 133 x 66 fa 7448?!

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Ovviamente no, perché fa 8778. Ma questo cosa c’entra con il classico fumetto belga Ric Roland (Ric Hochet) in edicola con La Gazzetta dello Sport? C’entra perché è un blooper (un Blob, se preferite) che si trova a pagina 64 del numero 1 della citata serie. In quella simpatica tavola autoconclusiva, il giovanissimo Ric (lettore di Tintin anche a scuola, da quel che si vede nella prima vignetta) deve risolvere alla lavagna il matematico quesito: 133 per 56. Sulla lavagna è scritto così, in effetti, in tutte le vignette in cui appare. E Ric offre poi la risposta corretta (7448), ma nella vignetta 2 il professore gli chiede “Rispondi, forza! 133 x 66?”. Piccolo erroruccio nel testo in nuvoletta, ma trattandosi di una pagina in cui c’è un enigma da risolvere, e il lettore deve risolverlo in base a quel che vede e legge nella pagina, la cosa disturba un po’.
Sempre a carattere “blobboso”, ma di altro genere, quel che si vede nella prima storia di questo albo: in occasione di una premiazione in cui avviene il furto della statua di (niente popo’ di meno che) Brigitte Bardot, avete modo di vedere ritratti fra il pubblico parechci famosi autori di fumetto francofono, tra i quali qui citiamo solo Goscinny (papà di Asterix) e Jacobs (papà di Blake e Mortimer). Per non parlar del fatto che i delinquenti indossano le maschere dei Dupond/t e del capitano Haddock della serie Tintin. Il resto potete vederlo di persona, aiutati, in caso di difficoltà, dal redazionale di pagina 48. Buona lettura!

scansione301600Essendo la serie un classico, è decisamente consigliata ai Giovani Lettori (giovani dentro, per lo meno). I collezionisti con denaro da spendere, invece, probabilmente vanno a cercare cose più costose, come le edizioni d’epoca, o quelle in lingua originale:

 

Fumetti, Partigiani, Resistenza, Liberazione!

FIRENZE-LIBERATA

Come i Comics hanno trattato nel corso dei decenni il tema della Resistenza e della lotta per la Liberazione in Italia? Se ne parlerà martedì prossimo a Firenze, attraverso immagini a fumetti rare semisconosciute, affrontando più in generale l’argomento anche attraverso testimonianze dirette, in occasione delle celebrazioni del 70mo anniversario della Liberazione della Toscana. La data e l’orario sono martedì 9 settembre, alle ore 21. Il luogo è la Biblioteca delle Oblate, in via dell’Oriolo 26, a Firenze, in…
Articolo completo di Luca Boschi: click qui.

Andy Lippincott, 1945-1990

Andy Lippincott è uno dei memorabili personaggi che nel corso degli anni hanno popolato le strisce di ‘Doonesbury‘ di G. B. Trudeau.

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Appare per la prima volta nel 1976, quando incontra in biblioteca l’ex casalinga Joanie Caucus, scappata da casa e all’epoca iscritta alla Facoltà di Legge a Walden (l’alma mater di Mike & Co.), la quale si innamora perdutamente di lui, salvo scoprire (è Andy stesso a rivelarglielo, facendo uno dei primi ‘outing’ del mondo dei fumetti – ma non solo) che l’oggetto dei suoi desideri è omosessuale. Malgrado ciò, Andy, che è a sua volta un brillante studente di procedura legale, collaborerà al fallito tentativo di candidatura al Congresso della compagna di stanza (di colore) Virginia Slade, salvo poi scomparire dalla strip per alcuni anni.

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Nel 1982, in piena epoca reaganiana, ricompare in veste di attivista della Bay Area Gay Alliance, dando il suo contributo alla rielezione al Congresso di un’altra, indimenticabile, figura doonesburiana, la  senatrice repubblicana (ma dal cuore ‘liberal’) Lacey Davenport, che diventerà ‘boss’ e grande amica di Joanie, diventata nel frattempo avvocato nonché moglie del reporter del ‘Washington Post’ Rick Redfern.

Nel 1989, la svolta: Andy scopre di avere contratto  l’AIDS, ‘la peste del Nuovo Millennio’ che sta mietendo una strage silenziosa (poiché occulta e negata dalla società) nella comunità gay e fra gli emarginati, e la sua battaglia contro la malattia contribuirà non poco ad alzare il velo dell’omertà portando la tragedia dell’AIDS all’interno della cultura popolare; Andy, appassionato cultore della musica dei ‘Beach Boys’ e soprattutto dell’album ‘Pet Sounds’, morirà (serenamente?) l’anno dopo nel suo letto ascoltando la ballata ‘Wouldn’t It Be Nice’ dal cd appena rimasterizzato dalla band che Joanie, accorsa al suo capezzale, gli aveva consegnato poco prima, realizzando un suo ardente desiderio. Lascerà una piccola nota, scritta di suo pugno, in cui ci rivela che ‘Brian Wilson (leader dei Beach) è Dio.” – e fino ad ora, detto tra noi, nessuno è riuscito a provare il contrario.

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Andy Lippincott farà ancora qualche significativa apparizione postuma, a partire da un self-video proiettato al suo funerale, soprattutto in veste di ‘messaggero’ ad annunciare importanti cambiamenti nella vita dei suoi amici: una su tutte, la scoperta da parte del dj Marck Slackmayer della propria omosessualità.

Andy potrebbe diventare l’unico personaggio ‘fittizio’ ad ottenere un pannello all’interno dell’AIDS Memorial Quilt: realizzato da G. Scott Austen, Marceo Miranda e Juan-Carlos Castano, l’opera a lui dedicata si trova attualmente negli uffici della fondazione ma dovrebbe presto venire ‘traslata’ in uno dei blocchi del Memoriale ‘della coperta’.

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Non sarebbe un’ingiustizia, poiché Andy ha prima garbatamente rivelato al mondo che gli omosessuali esistevano e che erano non solo persone ‘normali’ ma spesso anche dotate e utili alla società, e negli anni più bui ha poi ha gridato rabbiosamente a una società propensa a ignorare il problema, per relegarlo nei bassifondi e considerarlo come una sorta di ‘punizione divina contro la perversione’, che migliaia di persone stavano morendo per un flagello che costituiva in realtà un pericolo e una responsabilità di tutti. E’ anche grazie a Andy Lippincott che l’AIDS è uscito dall’ombra e si è potuto cominciare a prendergli le misure, sottraendo le sue vittime al silenzio e all’infamia.

This disease will be the end of many of us, but not nearly all, and the dead will be commemorated and will struggle on with the living, and we are not going away. We won’t die secret deaths anymore. The world only spins forward. We will be citizens. The time has come.” (Prior Walterda ‘Angels in America: A Gay Fantasia on National Themes, p.2.: Perestroika’ di Tony Kushner)

Per cui grazie, Andy.

E salutaci Dio … chiunque Egli sia, e qualunque musica suoni.

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‘Frozen’ approda in tv (aspettando il sequel)

“The Story of Frozen: Making a Disney Animated Classic” è il titolo di uno special televisivo che andrà in onda domani in prima serata sul network americano ABC Television. Come si evince dal titolo, si tratta di un ‘dietro-le-quinte’ dedicato alla lavorazione di quello che si è rivelato il più clamoroso successo targato Disney di tutti i tempi. Tra interviste, filmati esclusivi sulla produzione, testimonianze delle doppiatrici-cantanti Kristen Bell e Idina Menzel, ci sarà posto anche per ghiottonerie quali le anticipazioni sul sequel di ‘Frozen‘ e soprattutto un  inedito ritratto dei protagonisti ‘in carne e ossa’ che porteranno una ‘gelida ventata di novità’ all’interno della nuova stagione della serie fantasy ‘Once Upon a Time': come già preannunciato nella scena finale della terza stagione del telefilm, Elsa, Anna e Kristoff approderanno infatti nell’inquieta cittadina di Storybrooke, i cui abitanti non sono altro che gli eroi delle favole in esilio, e trattandosi di un format alquanto ‘adulto’ c’è da aspettarsi una versione non proprio ‘infantile’ delle principesse di ghiaccio.

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Staremo a vedere, nel frattempo potete rivedervi qui la sontuosa (e un po’ teatrale) entrata in scena della ‘realElsa‘ nell’ultimo episodio di ‘Once Upon a Time’.