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Le rubriche di afNews.info

Kahlil Gibran’s The Prophet: una recensione in anteprima

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“Ha già trovato una distribuzione italiana [con Good Films, n.d.r.] Kahlil Gibran’s The Prophet’, lungometraggio animato diretto dal co-regista de ‘Il Re Leone’, Roger Allers. Presentata al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione parallela Alice nella Città, la pellicola ha tramutato in immagini l’opera del filosofo e pittore libanese Kahlil Gibran. ‘The Prophet’, per l’appunto. Un libro tradotto in oltre 40 lingue, pubblicato nel 1923 e riuscito a vendere oltre 100 milioni di copie … ” [articolo completo e recensione qui]

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Post pubblicato alle 23:22, domenica 19 ottobre 2014.

La crociata del Pensiero Monista

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“Il  pluralismo culturale, caro a Isaiah Berlin, che ne è stato il più noto sostenitore nel secolo sorso, è una prospettiva filosofica e politica che ha dei nemici, i quali aiutano a capire la natura e la portata della sfida.

 A questi nemici lo stesso Berlin ha dato un nome: sono i «monisti», i tenaci difensori di una philosophia perennis , per i quali la storia del pensiero è sempre alla ricerca dell’unica risposta vera a tutte le domande.      

 I monisti sono fedeli a un unico sistema di valori, il «mio», il «nostro », quello ereditato.

 Peccato però che tanti e diversi si possano intitolare quel «noi» e farci sopra interminabili guerre. Il monista si riconosce subito dal suo punto debole, dal drappo rosso che ne scatena le reazioni, dalla bestia nera che ne disturba i sonni: il relativismo.

 Ma attenzione, noi non dobbiamo identificare il pluralismo con il relativismo, questa sovrapposizione è un esercizio retorico, che appartiene tipicamente alla strategia «monista» che attraverso l’accusa di «deriva » riduce il primo al secondo, presentandolo come un vizio che rischia sempre di «scivolare» verso la condizione del parente degenere. E vale per il pluralismo filosofico in generale, per la teoria della conoscenza (pluralismo cognitivo) quel che vale per il pluralismo culturale e morale … ” [leggi qui l'intero articolo di Giancarlo Bosetti]

Post pubblicato alle 14:13, sabato 18 ottobre 2014.

Elizabeth Pena passed away

Dopo una breve malattia, a soli 55 anni è venuta a mancare martedì scorso l’attrice e doppiatrice statunitense Elizabeth Pena, che fu anche la ‘voce’ della sensuale e ambigua Mirage nel capolavoro Pixar, ‘Gli Incredibili’, diretto da Brad Bid.

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E’ stata anche fra i soci fondatori dell’Organization of Latin Actors.

Post pubblicato alle 8:12, venerdì 17 ottobre 2014.

Saving Ms Travers … revealing the ‘real’ Mary

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  “Winds from the east… Mist comin’ in… Like something’s a brewin’, about to begin… Can’t put me finger on what lies in store… But I feel what’s to ‘appen, all ‘appened before…!”

“Vento dall’est | la nebbia è là | qualcosa di strano fra poco accadrà | Troppo difficile capire cos’è | ma penso che un ospite arrivi per me … “

Ho sempre amato questo brano, che nel film Disney del 1964 preannunciava l’arrivo di Mary Poppins per bocca del simpatico vagabondo-tuttofare Bert, interpretato da Dick Van Dyke.
 
Come tanti della mia generazione, ho visto prima il lungometraggio Disney e soltanto molto dopo (anche a causa di una assai difficile reperibilità dei medesimi) lessi il libro, anzi i libri, che compongono la serie ideata e scritta da Pamela Lyndon Travers (pseudonimo di Helen Lyndon Goff, 1899-1996).
 
Poco tempo fa ho anche avuto modo di vedere un altro film, ‘Saving Mr. Banks’, che la Disney ha dedicato al proprio ‘punto di vista’ sulla lavorazione di ‘Mary Poppins’ sotto il (stando a tale ricostruzione) dispotico e incontentabile ‘giogo’ della ‘vecchia zitella’ Pam (come viene definita, più o meno esplicitamente da Tom Hanks/Walt e dai suoi collaboratori); proprio nel finale della pellicola, quando vengono finalmente fatte ascoltare le bobine con le autentiche registrazioni delle discussioni fra lo staff degli Studios e la scrittrice, ebbene, io ho avuto la netta sensazione che qualcosa stonasse nella pur divertente e ben fatta versione cinematografica … e ho deciso pertanto di approfondire la questione, traendo spunto dai libri della ‘tata’ più famosa del mondo e dagli altri testi di Miss Travers, maturando sempre più la convinzione che tra quest’ultima e il bisbetico personaggio descritto nel lungometraggio Disney passi la medesima, profonda deformazione prospettica che avevo già avuto modo di rilevare nel caso di Walt Disney e della sua raffigurazione paranoica e reazionaria nell’opera lirica di Philip Glass, ‘The Perfect American’.
 

“Travers wrote the “Mary Poppins” books. They are brilliant and profound works, but few people seem willing to overcome their prejudices and entertain that possibility. When I’ve pressed those books on friends, their eyes seem to fill with saccharine memories (of Disney’s film and Julie Andrews and her umbrella) and they smile indulgently as if this is one more proof of my eccentricity.” - anche io mi sono macchiato di tale pregiudizio, e al fine di fare ammenda e tentare di sfatarlo chiederò aiuto proprio all’autore di questa citazione, ovvero Jerry Griswold, specialista in Cultura e Letteratura Americana e in Letteratura per l’Infanzia. Autore di numerosi libri, fra cui ‘Audacious Kids, or The Classic American Children’s Story’, ‘The Meaning of ‘Beauty and the Beast’ e ‘Feeling like a Kid’, ha collaborato spesso con il Los Angeles Times ed il New York Book Review. Professore emerito di letteratura alla San Diego State University, è stato anche ‘visiting professor’ alla UCLA e alla UCSD, e per un anno alla National University of Ireland a Galway. Vincitore di numerosi premi e onoreficenze in tutto il mondo, è stato direttore del National Center for the Study of Children’s Literature, sul cui blog ho rintracciato e tentato (sperando, senza aver fatto troppi danni) di tradurre il testo che segue: 

Salvare Mr. Banks”, gettando P. L. Travers sotto un autobus”

[se vi interessa, traduzione e resto del post sono sul nostro blog]

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Julie Andrews (Mary Poppins nel film), Walt Disney e Pamela Lyndon Travers (autrice della serie di libri dedicati alla tata Mary Poppins)

 

Post pubblicato alle 7:42, venerdì 17 ottobre 2014.
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Giorgio Rebuffi passed away

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Il prode Giorgio in una mia foto del 2009, simpatico e sorridente!

Così anche il buon Giorgio Rebuffi è partito per la Grande Avventura. E’ una di quelle belle persone rare e mi mancherà e resterà sempre nella mia memoria. Se non avete avuto la fortuna di conoscerlo, non sapete cosa vi siete persi. Allora cominciate a leggerne il ricordo di Luca Boschi facendo click qui e poi fate un giro nel sito a lui dedicato.

Era nato il 7 novembre 1928. Ci sarebbe molto da dire sul suo ruolo nel fumetto comico italiano e sulle difficoltà fisiche che l’uomo ha dovuto affrontare, ma in questo momento concedetemi di limitarmi a pensarlo con affetto e riconoscenza.

I suoi funerali si svolgeranno a Torino: “Sabato 18 Ottobre 2014 alle ore 14.30 al Tempio Crematorio al Cimitero monumentale di Torino”.

Un affettuoso abbraccio ai suoi cari.

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I personaggi di Giorgio, col suo tratto pulito, elegante, moderno.

Post pubblicato alle 8:45, giovedì 16 ottobre 2014.

Piccoli contributi al Sinodo

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“Same-Sex Unions in Premodern Europe” by John Boswell.
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“Hold on, Old Dude … for they don’t know what they are doing”

 (Giusto per non creare equivoci: NON considero malati né zoppi, o diversamente deambulanti, le persone omosessuali: il concetto dell’ultima vignetta è riferito allo spirito che, in generale, TUTTI dovremmo avere verso i nostri simili … se vivessimo nel mondo auspicato da Voltaire nel suo ‘Candide’, ovviamente. O nel paese degli Alberi dei Dolcetti.)

Post pubblicato alle 10:44, martedì 14 ottobre 2014.

Hannah Arendt, la banalità dell’intelligenza

 hannah-arendt-quotes-the-quotes-tree-960x720Google celebra oggi il 108.mo ‘compleanno’ della filosofa Hannah Arendt (14/10/1906-4/12/1975), autrice di numerosi saggi fondamentali di cui forse il più noto resta ‘La banalità del male’ (1964), che riprende i suoi resoconti per il settimanale New Yorker da Gerusalemme sul processo ad Adolf Eichmann, considerato lo stratega e il pianificatore dello sterminio sistematico degli Ebrei durante il Nazismo, catturato e processato dallo Stato di Israele fra non poche polemiche internazionali.

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Post pubblicato alle 10:09, martedì 14 ottobre 2014.

I Demoni di Mike Mignola: recensione

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I Demoni di Mike Mignola

Valentino Sergi

- Nicola Pesci Editore -

 

Come si diventa uno dei più grandi autori della storia del fumetto? Quali sono le tappe che hanno segnato il suo percorso?
Ci sono molti fumettisti degni di nota, sia come sceneggiatori, sia come disegnatori, inchiostratori o coloristi, ma non così tanti hanno raggiunto le vette conquistate dal celebre Mike Mignola. L’artista californiano (Berkeley, 1962) si è meritato un posto di tutto rispetto nella storia del fumetto grazie sia alla sua abilità con la matita, che alle sue capacità narrative.

Per meglio comprendere la sua bravura, è necessario sapere che realizzare un fumetto è un po’ come girare un film e, in una certa misura, altrettanto impegnativo. C’è bisogno di una storia coinvolgente e ben articolata, ricca di elementi originali, in modo da non annoiare il lettore con un surrogato delle trame più classiche e ormai scontate e prevedibili. Dopodichè bisognerà scrivere una sceneggiatura e disegnare uno storyboard, nel quale si mettono in pratica tutte le proprie abilità di “regista” nella scelta delle inquadrature, nei tagli di scena, nelle impostazioni delle vignette (comprese forma, posizione e dimensioni) e via dicendo. Alla fine può iniziare il disegno vero e proprio, che sarà seguito dall’inchiostrazione e dalla (eventuale) colorazione, per poi concludersi con l’inserimento del lettering e la cura della grafica generale. Queste, sommariamente, le principali fasi necessarie alla realizzazione di un fumetto, che (ricordiamolo) è un’opera di narrazione per immagini. Data la sua complessità, ci è facile capire perché spesso, per la sua realizzazione, si vengono a formare team composti da diverse figure professionali in modo da impiegarne una o più per ognuna di queste fasi.

Consapevoli di quanto detto finora, risulta ancora più impressionante sapere che Mignola lavora al fumetto sia nella fase creativa iniziale (la storia) che nella realizzazione grafica (il disegno) e, anche quando è affiancato da collaboratori, si impegna nella cura dell’intero progetto. Ma cos’hanno di speciale le sue opere?

Dal punto di vista grafico, a mio parere, prima di tutto l’originalità dello stile. Forte, incisivo, figlio dell’espressionismo tedesco, istantaneamente riconoscibile per il modo in cui Mignola è capace di sintetizzare le forme e i volumi in figure geometriche, campite con colori piatti in estremo contrasto a ombre di neri pieni, nette e taglienti. Esemplare poi la scelta delle inquadrature delle vignette e la gestione dei tempi narrativi, che non rendono mai troppo lenta o troppo veloce la narrazione.

Dal punto di vista della storia, scopriamo la capacità di inserire elementi estratti da diverse fonti, in primis dalle leggende folkloristiche, misti a correnti artistiche adatte ad ambientazioni “oscure” quali il gotico, il noir e lo steampunk. Le sue trame sono ricche di simbolismi e intrise di mistero e mitologia, il tutto immerso nelle atmosfere cupe e inquietanti alla Edgar Alan Poe.

Delle sue opere, Hell Boy rappresenta senza dubbio la summa delle sue qualità stilistiche e narrative. Un titolo che ha visto un successo enorme fin dal primo volume del 1994 intitolato Hell BoyIl seme della distruzione, guadagnando poi un pubblico sempre maggiore con i successivi numeri, oltre a due trasposizioni cinematografiche (Hell Boy e Hell Boy 2 – The Golden Army).
A oggi, l’opera prosegue nel ciclo a fumetti Hell Boy in Hell e il suo successo sembra non voler conoscere il tramonto. Tutto ciò, come scrive Valentino Sergi, grazie al fatto che:
 

«Hell Boy riesce a mantenere salda non solo la propria caratterizzazione, ma soprattutto l’impronta autoriale del suo creatore. In ogni trasposizione un nucleo narrativo e discorsivo impedisce la deriva, mantenendoci ancorati al mondo originale descritto da Mignola […]».

Quando nacque la passione di Mignola per il mostruoso? Come si è evoluto il suo stile nel corso degli anni? Come giunse al successo? Come nacque la sua arte e cosa rappresenta per noi?
Per conoscere il percorso evolutivo e riuscire comprendere l’arte di Mignola, non vi resta che leggere I Demoni di Mike Mignola!

 

I Demoni di Mike Mignola è un saggio di Valentino Sergi, proposto da Nicola Pesci Editore per la Collana L’Arte delle Nuvole. Conta 156 pagine e attualmente è acquistabile al prezzo di 14,90€.

[Recensione di Alessio Furfaro]

 

Post pubblicato alle 10:33, lunedì 13 ottobre 2014.

Jan ‘Manjula’ Hooks passed away

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Janice ‘Jan‘ Hooks, la ‘voce’ di Manjula Nahasapeemapetilon, moglie di Apu, il gestore indiano del Kwik-E-Mart di Springfield, la cittadina teatro delle vicende de ‘I Simpsons’, è morta giovedì a Manhattan a soli 57 anni per una grave malattia. Era stata una protagonista fissa del ‘Saturday Night Show’ dal 1886 al 1991 e un’apprezzata attrice comica in diverse serie televisive.

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Post pubblicato alle 11:09, sabato 11 ottobre 2014.

Miyazaki: sul patriottismo, Westall e altro ancora

Dopo quella con Isao Takahata, con piacere rimandiamo a un’altra intervista, risalente al 2013, apparsa nel 2013 su Neppu, mensile dello Studio Ghibli, in cui il Maestro Hayao Miyazaki dice la sua su svariati argomenti, fra cui la propria concezione di ‘patriottismo‘, la Storia, il cinema e la politica, senza tralasciare la sua passione per la letteratura occidentale, e per autori come Robert Atkinson Westall: di nuovo, un grazie enorme al sito italiano dello Studio Ghibli che ne ha reso possibile la traduzione in italiano … e buona lettura!!!

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Post pubblicato alle 17:01, giovedì 9 ottobre 2014.

Isao Takahata: un’intervista di Alex Billington

PKaguyaITakahatainterviewWideft1Dal 3 al 5 novembre avremo finalmente l’opportunità di vedere nelle sale italiane il capolavoro del Maestro Isao Takahata, ‘Kaguya-hime: la principessa splendente': nell’attesa godiamoci quest’intervista al grande regista giapponese rilasciata al giornalista americano Alex Billington per firstshowing.net e mirabilmente tradotta  nel nostro patrio idioma sul sito italiano dello Studio Ghibli, buona lettura!

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Post pubblicato alle 16:52, giovedì 9 ottobre 2014.

Superchicche … o supersexy?!

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Abbiamo recuperato questo post di Amid Amidi su Cartoon Brew in quanto ci pare susciti interessanti interrogativi: quanto è legittimo ‘rinfrescare’ un brand come questo, seppur in declino, attribuendogli una patina ‘sexy’ e ammiccante che però ‘cozza’ pesantemente con il suo spirito originario? Certo, tale nuova ‘estetica’ appartiene (per ora) alla trasposizione giapponese della serie, ma il tentativo di rendere ‘più mature’ le Superchicche, ammiccando così a nuove categorie di fans, appare evidente … ebbene, è il destino di tutte le eroine al femminile, dover ricorrere ad una sempre più ostentata ‘femminilità‘, o il punto è che ormai nessuno può più sfuggire a questo processo di ‘eroticizzazione’ mediatica?

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E ancora, dato che in questo caso l’artista ‘incriminato’ non è maschio, come nel caso dello ‘scandalo Spiderwoman’ di Milo Manara, bensì una donna, ovvero Mimi Yoon, la quale come si può vedere dall’immagine sotto non è nuova a queste rappresentazioni ‘conturbanti’ di protagoniste celebri del mondo dei comics, il fenomeno va dunque inserito in un contesto di ‘riappropriazionefemminile della propria anatomia anche in campo artistico e mediatico, oppure ci si è semplicemente arrese al cliché più ovvio e ‘redditizio’ 

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Chissà. Il discorso è troppo complesso per esaurirlo in poche righe … però, egoisticamente, noi auguriamo alle mitiche ‘superpesti’ di potersi ancora a lungo dedicare a ‘salvarci la giornata’ senza troppe preoccupazioni per il trucco o  per la biancheria intima coordinata.

Post pubblicato alle 9:50, giovedì 9 ottobre 2014.

Sentinelle … alzate gli occhi, per favore

Il grandissimo inganno delle politiche Lgbt, portato avanti da una lobby piccola ma potente, alimenta la presunta contrapposizione fra omosessuali ed eterosessuali. Non esistono un “voi” e un “noi” che si combattono. Questa lobby si arroga il diritto di parlare a nome di tutte le persone omosessuali o transessuali. Non sanno che molte di loro vegliano nelle piazze e sono Sentinelle.” (Portavoce del Movimento delle Sentinelle in Piedi, su Repubblica del 7 ottobre 2014)

Belle parole. Sarebbe bello però risentirle in una effettiva condizione di pari diritti fra cittadini, dato che purtroppo le differenze tra “noi” e “voi” esistono, eccome!

Altrimenti continueranno a sembrare null’altro che una versione edulcorata e ‘diplomatica’ dei consueti pregiudizi omofobici, nel senso proprio dell’eterna paura di veder assurgere al proprio livello di accettabilità sociale (e di privilegi, ormai sempre più precari) categorie che nella migliore delle ipotesi si preferirebbe continuare a compatire e relegare nella cesta degli ‘sventurati’ da ‘tollerare’ con ‘cristiana misericordia’.

Vegliamo per la libertà di espressione  – la vostra, non certo quella altrui dato che manifestate affinché venga negato un diritto a degli altri cittadini, e per mantenere uno status quo –  e per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione di uomo e donna – giustappunto, voi vorreste imporre un punto di vista unilaterale all’intera società, spacciandovi per difensori dell’abusato e sempre più ambiguo termine ‘libertà d’espressione‘, occupando spazi pubblici e bollando ogni reazione contraria – fermo restando che quelle ottusamente violente sono stupide e controproducenti – come attacchi intolleranti al vostro diritto di manifestare … – ma pensiamoci bene: chi è la vera lobby? Chi contrabbanda tuttora come ‘sani’ i propri valori sui media, approfittando dell’influenza di associazioni e gruppi di opinione che condizionano continuamente la programmazione televisiva e financo quella scolastica, che mobilita talvolta con inusitata ferocia i propri membri anche solo per negare la possibilità di vedere di persona un evento giudicandolo in partenza ‘diseducativo e dannoso’, impedendo di fatto che ci si possa formare un’opinione obiettiva sull’argomento? Chi davvero sollecita la ‘separazione’ fra “noi” e “voi”? Chi continua a basare la rispettabilità e il diritto all’esistenza sociale esclusivamente sull’inclinazione sessuale?

Oserei dire che  è molto comodo fare i perseguitati mentre si ha la frusta dalla parte del manico, davvero.

Parlerò a nome mio, e di nessun altro (come invece sento fare troppo spesso da chi si arroga il diritto di rappresentare l’opinione pubblica): NON reputo un rischio per la società civile concedere eguali diritti e opportunità ai cittadini, a prescindere dalle loro convinzioni religiose e orientamento sessuale, a patto che essi mostrino di meritarli con le loro azioni e comportamenti; NON reputo dannoso, anzi, che nelle scuole si insegni ai bambini la meravigliosa varietà della Natura, anche in campo sessuale, in modo che abbiano gli strumenti per capire se stessi, per non vergognarsi di ciò che sentono di essere e, soprattutto, per aiutarli a difendersi da quanti, proprio sfruttandone l’ignoranza e la paura, proveranno a traviarli assai di più di quanto potrebbe la lettura di un libro che parla di amore ‘gay'; NON ritengo che tutte le persone LGBT siano fantastiche, evitiamo questa retorica del ‘buon selvaggio': essendo esseri umani, fra loro ci saranno una quantità di individui antipatici, egoisti, cattivi, financo dei delinquenti, del tutto inadatti a prendersi cura di figli adottivi o nati da inseminazione artificiale … esattamente come fra noi ‘etero’.

Quanto ai rappresentanti ‘gay’, ‘lesbo’ e ‘trans’ nelle file delle ‘Sentinelle’, il concetto vale anche per loro: siete liberi di non utilizzarlo mai, ma anche a voi converrebbe fare affidamento su un diritto riconosciuto piuttosto che sulla ondivaga ‘comprensione’ dei vostri (momentanei) compagni di ‘sit-in’. Perché le idee possono cambiare, come la vita, ed è sempre meglio poter contare su qualcosa di concreto per non ritrovarsi troppo soli fra le grinfie di una società che sa essere spaventosa, quando vuole.

Parliamoci chiaro: estendere un diritto ad altri non  significa portarlo via a chi già ne beneficiava. Ho il forte sospetto che dietro tutte le chiacchiere sulla “tutela delle minoranza debole e silente che non può esprimersi, ovvero i bambini” (cui non viene comunque chiesto un parere, tanto non sanno esprimersi!) vi siano, comme toujours, le solite questioni economiche: insomma, dati i recenti chiari di luna, si teme che apparecchiando per troppi alla fine non resti più da mangiare per tutti.

I diritti degli omosessuali non debbono negare i diritti degli altri. Per questo non accetto che a insegnare l’educazione sessuale nelle scuole siano i rappresentanti delle lobby gay e lesbiche … ” – e come li riconosci, dalla spilletta sul petto? Siamo seri, con questo principio dovremmo avere paura anche che ogni insegnante di religione maschio-etero insidi le alunne (impossibile!) o imponga una mentalità machista e vetero-maschilista in classe (sarebbe forse meno grave?!), e dunque affidarne il compito soltanto a esponenti del clero, votati alla castità … ehi, ma forse è proprio questo che vorreste, giusto?! Non male come pensata. Peccato che la cronaca recente faccia traballare anche questa teoria.

“… noi difendiamo la tradizione e c’è invece chi dice che la sessualità è una scelta, come se fosse un’opinione” – già, non equipariamola alla ‘libertà di espressione’ se no si rischia di andare in contraddizione con se stessi, e non sia mai! No, no, la sessualità, quella ‘sana’, è un’incontrovertibile dato naturale, punto e basta – “Papà e mamma per loro non esistono più, ci sono soltanto il genitore 1 e il genitore 2. … ” – ma, benedetti, credete davvero che sia il testo redatto in burocratichese di un decreto legge a decidere come un figlio chiamerà i propri genitori? “papà-mamma“, come tutto il resto, non sono che convenzioni terminologiche che usiamo per rendere possibile la comunicazione: saranno soltanto l’affetto, il rispetto e la fiducia che sapremo conquistarci a fare di noi dei ‘veri’ genitori, non un qualche ‘diritto naturale’ imposto dall’alto.

Provate dunque a domandarvi DAVVERO che cosa sia importante, alzando lo sguardo dal vostro ombelico.

Ciò che io vorrei, anzi esigo, da una società che si autodefinisce laica e moderna, è che tutti si possa partire con le stesse possibilità e senza aprioristiche discriminazioni. Dimostrare di essere ‘adeguati’ coi fatti, non con le ideologie.

Ne siamo ben lontani, lo so, ma è verso questo orizzonte che preferisco tendere … piuttosto che abbassare lo sguardo su un libro che ormai non ha più niente da insegnarmi.

(eric rittatore. – Le dichiarazioni virgolettate sono tratte dal medesimo articolo citato in testa)

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Post pubblicato alle 10:32, martedì 7 ottobre 2014.

The Perfect Target: per favore, non sparate (più) su zio Walt

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Gennaio 2014:

“Alla consueta cena del National Board of Review, la celebre e pluripremiata attrice Meryl Streep, presentando il premio per la miglior performance femminile assegnato alla sua collega Emma Thompson per il ruolo di P. L. Travers in ‘Saving Mr. Banks’, si lancia in giudizi alquanto pesanti su Walt Disney, accusandolo di essere stato razzista, antisemita e, soprattutto, irriducibilmente misogino … “

Un altro post su Walt Disney? Ebbene, sì. E questa volta il terreno temo sarà ancor più spinoso … ma come sempre invitiamo a leggere prima e, se si vuole, a commentare (e a criticare) dopo, anche perché qui non si vogliono imporre verità rivelate ma soltanto, umilmente, creare spunti per un sempre più proficuo dibattito. Se siete interessati, il post è qui.

Post pubblicato alle 19:26, lunedì 6 ottobre 2014.

Gianfranco Costagliola passed away

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E’ con immenso dolore che l’Anonima Fumetti e afNews annunciano che il loro grande amico e collaboratore Gianfranco Costagliola è mancato. 
E’ stato uno dei migliori amanti dell’arte che io abbia mai conosciuto. Professore di scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti, la sua fame per l’innovazione e la scoperta di nuove frontiere d’espressione ci aveva avvicinato, da anni, in una serie innumerevole di progetti. Dalle mostre come “Nuovi Mondi”, ai workshop, alle sperimentazioni di giornalini a fumetti on line, la nostra collaborazione è stata costante e ricca di frutti. Voleva che i suoi allievi di talento trovassero negli spazi creativi e comunicativi che l’Anonima poteva mettere a disposizione una vetrina che facesse conoscere al mondo la loro bravura. Abbiamo iniziato le pubblicazioni dei lavori dei suoi ragazzi ne “La Città Nascosta”, abbiamo proseguito con “Ultrame”, con risultati eccezionali. 
Il Piemonte perde un insegnante visionario, colto, carismatico, come mai ne ha avuti, io e l’Anonima un’ anima bella, un amico sincero, un fratello d’arte. Continueremo a lavorare sulle sue indicazioni e le suggestioni che ci ha lasciato quando si è ammalato, quasi fosse consapevole della brevità di una lunga collaborazione. Oggi lui vivrà in Nuovi Mondi ed esplorerà, con la sua fantastica curiosità, universi che noi cercheremo solo di immaginare. 
Non è un addio Gianfranco, sarai sempre accanto a noi.

Nico Vassallo – Anonima Fumetti

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- Il funerale di Gianfranco sarà mercoledì 8, alle ore 10.00, nella Parrocchia di San Pietro ad Asti. La tumulazione avverrà nel cimitero di Castagliole Lanze (San Bartolomeo). Rosario : martedì 7 alle ore 19.00 nella Chiesa di San Pietro in Asti.

 

Post pubblicato alle 14:25, lunedì 6 ottobre 2014.

In ricordo di Lorenzo Bartoli

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Scrive Roberto Recchioni nel suo spazio su FaceBook: “Roberto Recchioni – Io e qualche amico abbiamo pensato di mettere a disposizione di tutti una delle storie più belle di Lorenzo Bartoli. Per farlo conoscere a chi non lo ha mai letto, e per farlo ricordare a chi, invece, lo conosceva. Il link per scaricarla lo trovate all’indirizzo qui sotto. Se volete condividerla, a noi fa piacere.
http://prontoallaresa.blogspot.it/2014/10/lorenzo-bartoli.html

Post pubblicato alle 10:54, lunedì 6 ottobre 2014.

I paperi hanno guanti bianchi?!

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Oh, oh. L’occhio cade a pagina 147 di Topolino 3071 e coglie, ahinoi, un’affermazione scientifica farlocca. Come non inserirla nella sezione dei blooper fumettistici? Impossibile resistere. Intendiamoci, tutti sanno che i topi Disney portano dei guanti bianchi, anacronistico residuo di un passato lontano nel cinema di animazione, in cui, a motivo dei limiti di allora (diciamo così per semplificare), per poter far vedere chiaramente i movimenti delle mani di un corpo che veniva colorato interamente di nero, era d’obbligo mettere qualcosa di bianco. Altrettanto bene tutti sanno che i paperi Disney, anch’essi di provenienza dal cinema d’animazione, sono colorati di bianco e, quindi, non necessitavano di guanti di sorta, per cui non li hanno mai avuti. Eppure… ecco qua:

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E’ una bufala. Non credeteci assolutamente! I paperi non hanno guanti bianchi. I topi, sì. I paperi, no. Questa è Scienza!

 

Post pubblicato alle 8:04, lunedì 6 ottobre 2014.

Matite di Guerra, le foto

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Sono in linea le foto scattate all’inaugurazione della mostra Matite di Guerra: click qui. Dino Aloi e Claudio Mellana hanno presentato il tutto dando il tocco di chi vive il segno in prima persona, mentre lo storico ha inquadrato storicamente (ovvio) la spinosa faccenda della disastrosa prima Guerra Mondiale. E’ interessante notare, qui come dappertutto, quanto faccia effetto, a chi non “frequenta” regolarmente segno e disegno, la capacità del tratto di raccontare con efficacia cose (anche quelle drammatiche e tragiche) che altrimenti richiederebbero ben altri strumenti. Per noi che ci viviamo in mezzo, a queste forme di narrazione per immagini, è del tutto naturale aspettarci che l’immagine (giusta) raggiunga in un lampo i centri cerebrali giusti. Se mai la nostra ricerca sta proprio nel trovare le immagini “giuste”, quelle che toccano subito le corde interiori, fanno ridere, piangere, emozionano, fustigano, consolano. Cosa per certi versi “istintiva”, ma non semplice. La mostra è da vedere (aperta fino al 3 dicembre 2014 – trovate tutte le informazioni facendo click qui), il catalogo è un must: bello e utile.

Post pubblicato alle 19:08, venerdì 3 ottobre 2014.

How ‘Adventure Time’ Revitalized Post-Apocalyptic Storytelling

“There’s too much post-apocalyptic fiction around, in books and movies, TV and games. In the typical such story our world is broken via multimillion-dollar special effects, civilization burns like tissue thrown in a furnace, and the ragged survivors must fight each other and their environment before Tom Cruise saves them…or something like that. There might be religious messages; there definitely are overt or covert social messages. I’d toss the lot into a dumpster now, except for Adventure Time … ” [read full post here].

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Post pubblicato alle 11:46, giovedì 2 ottobre 2014.
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Esclusiva: intervista a Michel Ocelot

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Michel Ocelot

L’art de séminer les histoires: une petite conversation avec Michel Ocelot

[Pubblichiamo una breve intervista al regista, animatore, scenografo, illustratore e scrittore Michel Ocelot, il quale ha accettato con grande disponibilità e cortesia di rispondere alle nostre domande sui suoi film, sul cinema di animazione e sulla sua concezione dell'essere Autore - a breve sul nostro blog sarà disponibile la traduzione in italiano]

AF: Avec la petite princesse de ‘Azur et Asmar‘, Chamsous Sabah, Vous avez creé, par mon opinion, le personnage féminin le plus forte et significatif des derniers dix ans du cinéma d’animation.

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Est-ce qu’on peut espérer de voir, un jour, un film ou une série dediée a cette regale gamine, au meme temps pragmatique et reveuse?

MO: Un journaliste américain a aussi écrit que la petite princesse méritait un film pour elle toute seule. Je pense également au calife Arun Al Rashid des Mille et une Nuits, qui se promenait la nuit dans sa ville, déguisé en simple marchand, pour savoir vraiment ce qui se passait. Oui, cela se prêterait bien à une série, moins bien à un long métrage, qui, me semble-t-il, demanderait une histoire d’amour, et une princesse qui grandit un peu pour un heureux dénouement avec son prince (ou son fellah). Mais cela deviendrait trop faux historiquement, le mariage deviendrait un emprisonnement encore plus dur que durant l’enfance. Et je ne pense pas qu’elle pourrait régner. Quant à la télévision, ce médium peut amener des problèmes de qualité, d’une part a cause de budgets insuffisants, d’autre part à cause de “lois” et d’interdits, et d’ingérence de personnes avec quelque pouvoir. De toute façon, aujourd’hui je dois m’occuper de Dilili, ma prochaine héroïne.

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La princesse Chamsous avec Azur et un chat … Zeneise?

AF: Si j’ai bien compris,Votre prochain film sera encore une conte féerique, cette fois au milieu de la ‘Belle Epoque‘, et dans la seule image que pour le moment nous pouvons admirer l’on voit une jeune fille d’origine africaine avec une jolie dame blanche et un beau garçon parmi les deux: entre les sujets que vous avez anticipé dans l’entrevue argentine, vous avez parlé aussi de violence sur les femmes, malheureusement un argument trés acutel, avec une secte qui, dans le film, vie dans l’ombre en soumettant ses femmes …

MO: Vous avez bien compris ! Le féerique sera déguisé en film d’époque à Paris. La fillette (on ne peut le deviner) est métisse, venant de Nouvelle Calédonie, l’adolescent est livreur en triporteur, la dame une grande Prima Donna d’opera.

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AF: Si l’on voit bien, beaucoup des personnages dans vos oeuvres ont subi des abuses par le monde masculin: dans ‘Les Trois Inventeurs’ c’est toute une famille à payer pour l’intolerance de la societé; Karabà est cruellement violé par un group d’hommes méchants et cette mauvais expérience est à l’origine de sa rage vindicative; Jénane reste seule avec son fils, chassé par son maitre (un homme plus obtus que méchant); meme Chamsous doit grandir en se gardant contre les conjures de sa propre famille, et la Fée de Djinns est prisonnière à cause d’un enchantement (comme parfois c’est l’amour, quand il est malade). Les trois derniéres sont sauvées par des hommes particuliers, qui n’ont pas peur de leur force et parlent avec elles sans prejudices: ils les regardent dans les yeux comme des pairs et savent respecter leur decisions, et c’est pour cela qu’ils gagnent l’amour de ces femmes etraordinaires. Sans rhétorique vous (de)montrez que le meilleur rapport entre le sexes est celui paritaire; moi, j’ai l’impression que le succés de films comme ‘Maleficent’ et ‘Frozen’, donnés pour symboles d’une nouvelle représentation des femmes plus fortes et indépendants, soit en realité une masque qui cache les vieux stéréotypes: quelle-est Votre opinion à propos?

MO: Un danger qui guette les femmes qui veulent sortir de leur position subalterne est de se limiter à singer les hommes (et en en faisant plus), plutôt qu’être elles-mêmes. Mais je ne les critique pas, elles s’activent et elles ont raison. Mes héroïnes sont tranquillement fortes, mais ne renoncent pas à des équipements traditionnels, comme les belles robes et les bijoux… Ai-je tort ou raison, je ne sais pas.

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Karaba et Kirikou

AF: Vous avez choisi et cherché assidument l’animation pendant tous votre parcours d’etudes: parce que’elle posséde un language particulier qui la rende universelle et capable de ‘parler’ aux autres arts et media?

MO: Je n’ai pas trop fait d’analyse. Je voyais surtout deux éléments : d’abord continuer à m’amuser, à dessiner, à bricoler de toutes le manières possibles. ensuite pouvoir jouir de tous les arts, tous les pays (y compris ceux qui n’existent pas), tous les sujets.

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AF: Danns votre liste de films, vous citez aussi l’italien Bruno Bozzetto et le maitre de l’animation russe Yuri Nornstein, dont le style expressif on peut rétrouver dans vos oeuvres; mais aussi le japonais Isao Takahata, à mon avis, pourrait faire partie du catalogue, car Votre façon de conter, traditionelle et moderne au meme temps, trouve beaucoup de similitudes avec le travail de Mr. Takahata. Confirmez-Vous cette idée ou non, et qu’an pensez-vous du dernier film de Mr. Takahata, ‘Le conte de la princesse Kaguya’, et du film ‘Le vent se lève’ du Maitre Hayao Miyazaki? Moi, je les considére deux parmi ces artistes-là que, selon Votre définition, réalisent des films ‘pour le plaisir de les faire’ et, comme Vous, offrent chaque fois un cadeau à leur publique.

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‘Kaguia-hime’ by Isao Takahata

MO: Ces deux grands auteurs de longs métrages, que j’admire, ne figurent pas dans ma liste, car je n’évoque que des courts métrages. Il va falloir que je fasse quelque chose !

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‘Song of the Sea’ by Tomm Moore

 AF: Aimez-vous aussi le travail du studio Cartoon Saloon, auteur de ‘Secret of Kells’ et ‘Song of the Sea’?

MO: J’ai bien aimé “Secret of Kells”, tout en pensant qu’il n’y avait pas assez de présence humaine, de sentiment qu’on suive jusqu’au bout. J’attends avec impatience de découvrir “Song of the sea”.

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‘L’arte della felicità’ di Alessandro Rak

AF: Et que pensez-Vous du long métrage ‘L’arte della felicità’ de l’italien Studio MAD qui maintenant est finaliste aux European Awards? (et dont le DVD vient de sortir pendant ces jours)

MO: Je ne l’ai pas vu. Le titre m’intrigue…

AF: Il ya quelques d’autres auteurs d’animation qui Vous voudriez nous signaler? Merci.

Le film qui me vient à l’esprit est “Persepolis” de Marjane Satrapi, qui a toutes les qualités.

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AF: Avec le succés international de critique des films en animation ‘traditionnelle’ – comme les déjà-cités ‘Princesse Kaguya’, ‘Song of the Sea’, ou bien ‘L’arte della felicità’ – on a répris le débat sur la ‘renaissance’ du 2D, meme si cette tecnique a toujours continué à produire ses oeuvres dans tout le monde: Vous avez utilisé tous les deux, donc quelle ets Votre opinion sur ce dualisme, à mon avis un peu ‘artificieux’? Le digital pourrait jamais vitaliser un projet sans pas d’histoire ni ‘coeur’?

MO: Je ne sais pas trancher. Le dessin animé traditionnel est un long travail, souvent ennuyeux. L’animation informatique me semble noyée dans matériels, logiciels et calculs qu’une seule personne ne peut plus comprendre et maitriser seule, c’est lourd. J’ai un bon souvenir du papier découpé, auquel je reviendrai un jour. Chaque technique peut produire un bon film, pourvu qu’on ait histoire et sentiment …

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AF: Vous serez l’hote d’honneur à Mon Premier Festival de Paris, et Vous etes de retour du Festival Internacional de Cine Nueva Mirada para la Infancia y la Juventud en Argentine, qui presentait un programme riche, avec beaucoup de rencontres dediés aux protagonistes de l’animation international; en France, j’ai lu qu’il y a plusieurs politiques pour l’alphabetisation des écoliers au language cinématographique, et festivals come celui d’Annecy font toujours la joie des amants de l’animation … selon votre éxperience, le jeune publique va re-découvirir le gout de voir les films dans la salle du cinéma ou cette-ci reste une dimension trop ‘ancien’ pour une génération toujours ‘connexe’?

MO: Les écoliers français ont deux accès au cinéma : l’un à l’intérieur de leur établissement scolaire, parfois en “mettant la main à la pâte”, l’autre par des séances dans une vraie salle de cinéma, une chose qu’il faut connaître ! Trois associations, au moins, en accord avec le CNC, apportent programmes, logistique, lieux. A propos de salle de cinéma, j’ai participé, de loin, à un programme à Quito (Equateur), amenant le cinéma aux enfants des rues, depuis maintenant longtemps. Une insistance est faite : il s’agit de projection, pas d’écran télé, dans une salle —celle qu’on trouve— où on ne fait que ça, pendant la durée de la séance, toutes fenêtres obscurcies. Les enfants sont très sensibles à cette installation, cette obscurité, ce grand spectacle ensemble, où on ne pense qu’à ça.

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AF: Encore: vous avez dèjà expliqué, et je concorde, que voir des beaux film pendant l’enfance forme un ‘humus’ fertile dans l’ame et dans le coeur meme si l’on ne peut pas encore comprendre tout ce qui se passe sur l’écran, mais je voudrais Vous demander si le cinéma d’animation pourrait etre un pont vers la lecture. Exemple: quand je regarde un de vos films, puis je prouve le désire de rélire un livre de Marie-Aude Murail, pas pour le contenu mais bien pour l’atmosphère et la ‘ligne claire’ de la narration. Qu’en pensez-Vous?

MO: Je peux vous dire qu’avec mes films je sème des graines sans arrêt. Dans mes contes en silhouette, le prologue montre les trois amis se renseignant, principalement avec des ordinateurs, car cela va plus vite pour parvenir sans tarder à l’histoire elle-même, mais je m’applique à montrer aussi une bibliothèque, des livres, en parler. Je fais la même chose pour bien des activités humaines à travers le monde et l’histoire, je donne des informations, et aussi des envies, quand je réussis.

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AF: La censure: les pays anglophones et puritaines ont refusé de montrer les seins nus des femmes dans ‘Kiriku’, mais je crains que votre prochain subject pourrait susciter beaucoup plus de protestes dans tout le monde, et bien plus ‘trasversales': un auteur devrait-il se poser des questions sur sa propre ‘acceptabletè’, ou doit seulement parcourir son propre chemin artistique?

OM: Un auteur doit faire ce qu’il ressent, et ne pas obéir (sauf quand l’idée lui parait bonne !). Ce n’est pas facile, il faut gagner sa vie. J’ai eu la chance de ne faire toute ma vie que les films que je voulais (avec de durs passages à vide).

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AF: Comme dans le ballet dans le final d”Azur et Asmar’, Vous montrez un gout scénographique trés pictorique et théatral: on dit souvent que celui des arts est un language trop compliqué pour etre compris par les jeunes, mais d’autre coté les jeunes aiment beacoup Vos films. Peut-etre que les experts de marketing, que maintenant semblent controler le marché du cinéma d’animation, n’aient pas toujours raison?

OM: Bien sûr qu’ils n’ont pas toujours raison ! On ne sait jamais avec certitude ce qui va marcher, ce qui va échouer. Les surprises sont continuelles. Et les enfants n’ont pas besoin de tout comprendre, ils ont besoin d’être intrigués et d’emmagasiner sans cesse pour l’avenir. Et ils ressentent la beauté.

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AF: Vous avez exprimé estime pour les oeuvres de Walt Disney et pour le films de John Lasseter, et aussi Votre opinion un peu critique sur les blockbusters produits par cette multinationale de l’animation; ensuite, Vous avez parlé des plusieurs versions ‘libres’ de votre biographie, fleuries sur les medias … Walt Disney, aprés sa morte, a été victime d’innombrables ‘légendes noires’ qui l’ont désormais transformé, dans un certain imaginaire, en une sorte de Luciphére qui avec la creation de son totem, Mickey Mouse, complotait pour conquérir le monde éntier, comme s’il pouvait vraiment prévoir que son petit studio deviendrait une multinationale … A Votre àvis, cette persécution est une normale predisposition de l’humanité à démolir ses héros, ou peut etre meme ces exagérations répresent une sorte de ‘conte féerique’, dont les protagonistes n’ont plus aucun lien avec la réalitè? Je veux dire: quand on est conteur, peut-on risquer de se transformer en object dans les contes du publique?

OM: Oui, il y a une tendance à démolir les héros, à se défouler sur des célébrités en oubliant que ce sont des humains comme nous. J’échappe à peu près à cela, il faut être plus célèbre. Mais je sens des agacements pointer, au sujet par exemple de tous mes films montré systématiquement dans les écoles, ce n’est pas bien de plaire et aux élèves et aux maitres …

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AF: Comme Mickey pour Disney, Kirikou a été le personnage que avec son succés Vous a permis de poursuivre en liberté votre production autoriale: Vous avez encore envie de parler de lui, ou dèsormais ce serait surtout une exigence ‘économique’?

MO: Parler de Kirikou, volontiers. Faire un autre film Kirikou, je ne le désire pas. Kirikou 2 et Kirikou 3 ne furent pas une exigence économique, pour moi, mais une exigence du public. On me l’a demandé avec une constance à laquelle je n’ai pas pu dire non, après des années de résistance.

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AF: J’ai lu dans votre interview avec Karina Micheletto pour Pagina 12 que vous avez rencontré des difficultès pour obtenir l’argent avec lequel réaliser ‘Dilili en Parìs’: vous avez pas pensé à une strategie de crowdfunding? Dans ce cas Vous pourriez aussi compter sur AfNews pour diffuser l’appel à la sponsorisation du film. Et, si Vous permetez, je connais beaucoup de personnes qui travailleraient à gratis pour vous aider à réaliser votre projet. Nous croyions que faire du bon cinéma c’est pas utile seulement pour les passionés de la septième art, mais pour le monde entier: pourtant, comptez toujours sur notre support.

MO: Merci, tout cela me touche ! Je vais examiner ce financement par le public. mais il faut de très grosses sommes. L’argent n’est pas encore trouvé, et des professionnels me disent qu’il n’est pas sûr que je puisse faire ce film un jour.

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“Ah! On rigole des difficultés!”

Mon opinion est que je le ferai…

M. O.

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 (intervista pubblicata previa autorizzazione del concedente)

Nota del Gatto: E noi ribadiamo al progetto tutto l’appoggio di cui saremo capaci. Merci, Monsieur Ocelot … et à bientot!

[NdR: intervista di Eric Rittatore]

 

Post pubblicato alle 17:33, mercoledì 1 ottobre 2014.

Pigy è in volo 

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[Riceviamo da Renato Ciavola] Afnews ha già notificato la scomparsa avvenuta il 6 settembre scorso di Paolo Del Vaglio, ma merita qualche parola di più. Alla veneranda età di 86 anni ancora disegnava, anche dal letto d’ospedale dove era ricoverato da un po’ di tempo. Il cartoonist era passato alla notorietà soprattutto per il suo mitico angioletto Pigy pubblicato su molte testate (cattoliche e non) da almeno sessant’anni, ma aveva diversi altri simpatici e arguti personaggi in carniere. Paolo era un amico. Lo conoscevo da sempre perché era socio del GSLG, associazione di volontari della lettura di cui sono v. presidente, veniva alle nostre riunioni della Fiera del libro per ragazzi di Bologna ma ci vedemmo in molte altre occasioni di incontri “cartoonistici”. Era uno dei pochi in Italia con cui ci si scambiava ancora auguri di carta, anche se alla fine si era deciso anche lui a passare alle mail con l’aiuto del figlio. Era un angelo dell’umorismo, per la semplicità e gentilezza del tratto e della battuta, una battuta spesso pungente, che coglieva al volo le contraddizioni della realtà. Definito il “Charlie Brown mediterraneo”, ha pubblicato su più di 200 testate giornalistiche e ha vinto, fra i molti altri, due premi importanti al noto concorso internazionale di Bordighera: il “Dattero d’oro” per il suo Pigy e il “Thomas Moore”, ambìto premio, quest’ultimo, per un umorista cattolico. Ci incontrammo per un progetto in comune nella sua abitazione, a Napoli. Un progetto che voglio portare avanti. Ne riparleremo per i successivi sviluppi.

Renato Ciavola

Post pubblicato alle 20:05, martedì 30 settembre 2014.

Joe Kubert Limited 1

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JOE KUBERT LIMITED 01
“L’ultima fatica di uno dei maestri dei comics americani, Joe Kubert, finalmente in Italia in due volumi. Il meglio della miniserie JOE KUBERT PRESENTS, con tutte le storie disegnate dal grande autore di TEX, in due volumi cartonati. In questo primo volume, dedicato agli eroi DC, l’unica storia mai scritta da Kubert con protagonista HAWKMAN, l’ultima avventura del Sergente Rock, e le imperdibili note dell’autore sul lavoro svolto! Un volume per tutti i fan di Joe Kubert! Edizione limitata!”
 
JOE KUBERT DELUXE 01: EROI DC
(Contiene Joe Kubert Presents 1, 3, 5, 6)
di Joe Kubert, Paul Levitz, Brandon Vietti
9788868734251
18×27,6, C, 96 pp, col.
€ 18,95
Post pubblicato alle 8:30, lunedì 29 settembre 2014.

Un lavoro vero: recensione

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 UN LAVORO VERO

Alberto Madrigal

- Bao Publishing -

 

Come si diventa un fumettista? Poter vivere disegnando fumetti come lavoro, non è facile. Spesso non puoi farlo nel tuo Paese, magari perché le case editrici sono chiuse nei confronti dei nuovi talenti emergenti. Preferiscono, infatti, investire su autori che abbiano già un loro pubblico, lasciando poche speranze per i giovani che scelgono di intraprendere quest’ardua strada.

Pertanto, devi andare all’estero a proporre un tuo progetto sul quale hai lavorato diversi mesi e per il quale non riceverai alcun compenso qualora l’editore decidesse di non pubblicarlo. Il tutto, probabilmente circondato dalle voci di chi ti sta vicino, solitamente tutt’altro che incoraggianti, riguardo alle possibilità di riuscire in questo “sogno” e che culminano in una sola domanda: “ma perché non ti trovi un lavoro vero?”.

Non è facile, appunto, ma Javi, il protagonista di Un lavoro vero, ha deciso di provarci. Il talentuoso Alberto Madrigal, autore del fumetto, ci racconta la storia di questo giovane disegnatore che lascia la Spagna e va a vivere a Berlino per realizzare il suo fumetto.

 
«Be’, come prima cosa devi preparare un progetto.
Poi, se lo accettano, fai un contratto e ti pagano.»
«E sennò? Sennò hai lavorato gratis.»
«Be’, è così che funziona.»
«Fichissimo fare l’artista!»

 

Lo stile del disegno si accosta a quello del famoso Gipi, la linea morbida e spontanea, i colori tenui e velati, ma ottiene una sua riconoscibilità. La sintesi delle forme, la dinamicità delle scene e le atmosfere che Madrigal riesce a creare in modo così realistico per ogni ambiente che raffigura rendono la lettura di questo fumetto assolutamente piacevole.

La trama, attraverso sottigliezze e brevi dialoghi fra i protagonisti, ci propone anche diversi raffronti fra differenti modi di pensare e di affrontare la vita. Le scelte che si compiono per il futuro, quanto si è disposti a sacrificare per riuscire a raggiungere un sogno e quanta importanza diamo ai nostri desideri, sono tutte tematiche cardine di questa storia che Madrigal riesce a trattare con grande precisione, ma in modo naturale attraverso i dialoghi dei personaggi.

Un lavoro vero è uno scorcio di vita vissuta, una bella esperienza da vivere e da leggere.

 

Pubblicato dalla Bao Publishing, brossurato con alette, conta 125 pagine a colori. Il prezzo di copertina è di 15,00 €.

[Recensione di Alessio Furfaro]

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Post pubblicato alle 10:00, venerdì 26 settembre 2014.

Bruno Enna e Fabio Celoni parlano del loro Jekyll/Hyde

Fabio Celoni

L’intervista la trovate nel sito di Topolino facendo click qui. Occhio perché è leggermente spoilerosa, ma appena appena, a questo punto… Interessante è il modo completamente diverso con cui i due esseri umani si relazionano col loro pubblico: ne emergono due caratteri psicologici che appaiono decisamente distanti. A occhio (senza alcuna pretesa di fare i profiler) uno è evidentemente più spigliato, pare abituato a confrontarsi con intervistatori e fan e parla a braccio, l’altro ripete un testo scritto, naturalmente meno graffiante. Uno è sciolto, quasi un attore, l’altro appare come fosse timido e un po’ riservato. Ben diversi anche gli ambienti in cui sono state effettuate le riprese… Ma forse a voi interessa altro, più che gli aspetti umani degli autori? Ok, guardatevi l’intervista, ma, soprattutto, divertitevi con il racconto, in due puntate. 

Bruno Enna

 

 

Post pubblicato alle 17:15, mercoledì 24 settembre 2014.

Omofobia televisiva: il ‘caso’ Porta a Porta

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Riceviamo e diffondiamo:

“La televisione è un linguaggio. La funzione dell’ospite in studio è quella dell’esperto. Può anche essere la persona più ignorante ed intrisa di preconcetti del mondo: basta sederla in uno studio televisivo e piazzarle davanti una telecamera accesa, per accreditarla agli occhi del grande pubblico come una che “ne sa”. Figurarsi se è anche Ministro della Salute: le sue parole sembreranno Tavole della Legge.
Peccato che ciò che è andato in onda mercoledì 17 settembre, in seconda serata, sul primo canale broadcasting dello Stato, sia una carrettata di sciocchezze. L’avevamo già detto qui ma questa volta lo ripete un comunicato stampa ufficiale del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Fulvio Giardina.

Mercoledì scorso NON abbiamo assistito ad una trasmissione di contenuto informativo, in cui fossero eventualmente rappresentati punti di vista diversi, ma ad un vera e propria operazione di omofobopoiesi (produzione di omofobia), da parte di un parterre di “esperti” composto da omofobi DOC ed astanti impreparati, come il ministro della Salute.

Non è sfuggito al dott. Giardina, che scrive : «Probabilmente considerazioni meramente ideologiche possono aver portato la ministra alla Salute, Beatrice Lorenzin, a dichiarare testualmente, nella puntata di “Porta a Porta” del 17 settembre scorso, che “la letteratura psichiatrica, da Freud in poi, riconosce la necessità per un bambino di avere una figura materna e paterna“, visto che questa tesi non è assolutamente supportata da ricerche e fonti scientifiche accreditate».

Nella trasmissione TV nulla traspare della realtà. Bruno Vespa e i suoi ospiti hanno saltato a pie’ pari il “piccolo particolare” che da anni l’Italia è ufficialmente succube di una minoranza omofoba che fa sui media e nei ministeri il bello e il cattivo tempo, un Paese in cui la cittadinanza ha o non ha diritti e doveri derivanti dall’ordinamento giuridico, per il solo fatto di costituirsi in un’unione etero piuttosto che omoaffettiva.

Ci sembra rilevante che, a causa di questa discriminazione omofobica, una pletora di cittadini e cittadine italiani, non goda della medesima considerazione di tutti gli altri e le altre da parte della legge, specie i minori che hanno l’unico torto di avere genitori omosessuali.

Quanto al discorso del ministro Lorenzin, per completezza d’informazione riportiamo le altre parole del presidente dell’Ordine degli Psicologi, Fulvio Giardina: «Non è certamente la doppia genitorialità a garantire uno sviluppo equilibrato e sereno dei bambini, ma la qualità delle relazioni affettive» e «La letteratura scientifica e ricerche in quest’ambito sono concordi nell’affermare che il sano ed armonioso sviluppo di bambini e delle bambine, all’interno delle famiglie omogenitoriali, non risulta in alcun modo pregiudicato o compromesso».

Ufficio Stampa Famiglie Arcobaleno

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Post pubblicato alle 18:07, lunedì 22 settembre 2014.