La punizione è finita, ma è sempre dietro l’angolo…

La punizione inflittami nei giorni scorsi da FaceBook per i capezzoli (femminili) che erano nel sito BDzoom (degli amabili colleghi francofoni), a corredo di un bell’articolo, da me rilanciato nella nostra pagina FB, sul famoso pittore, scultore e illustratore canadese Aslan (Alain Gourdon), è terminata. Aslan è famoso, fra il resto, anche per le statue funebri della famosa cantante Dalida e per quella della famosa attrice Brigitte Bradot in veste di Marianne.

Ma il problema, per l’algoritmo di FaceBook, è che le donne hanno i capezzoli. E su FB i capezzoli sono vietatissimi. Quelli femminili. Quelli maschili, invece, vanno bene. Mah…

Devi sapere che attorno al 1968 ci furono il femminismo e la rivoluzione sessuale, e nei liberi paesi occidentali un’ondata di voglia di libertà e di vita e di natura e di amore e di pace passò come un tifone, travolgendo tutto e tutti e, finalmente (dopo qualche centinaio di anni, anzi forse meno), il corpo tornò a essere una delle belle cose di questo pianeta, come per tutte le altre specie che condividono con noi la Terra.
Poi qualcosa di brutto e malvagio e stupido deve essere successo e non ce ne siamo nemmeno accorti.
Così le nostre aspirazioni giovanili di pace libertà amore natura e vita, invece di diffondersi a macchia d’olio in tutto il pianeta, sono state riassorbite da conformismo, perbenismo, cattive tradizioni, consumismo, integralismi, fondamentalismi, stupidità et similia
Ed è tutto da rifare, da capo, a quanto pare.
Così ora, nella grande rete in cui (quasi) tutti navighiamo “liberamente” (si fa per dire), i capezzoli femminili sono tabù, a meno che non si tratti di una manifestazione di protesta (leggi qui per i dettagli). La razionalità e l’evoluzione hanno ceduto volentieri il posto alle regole del capitalismo: “C’è una lobby numericamente significativa che odia le donne e i loro capezzoli? Allora li vietiamo, per non perdere clienti.” e così si viene puniti come se si fosse compiuto un atto di odio e di violenza contro le donne, mentre proprio questa censura algoritmica (approvata da esseri umani) è un atto di odio e di violenza nei confronti del corpo delle donne, della loro stessa natura, IMVHO.
C’è di nuovo bisogno di riflettere seriamente sulla nostra natura… e di buone cure mentali, a mio modesto avviso.


Appendice tecnica: ecco, nella prima immagine qui di seguito, cosa ha scatenato l’algoritmo. Pregasi notare, nelle ultime due immagini, che, per buona misura, sono stato punito altre due volte per altri due articoli di BDzoom che avevo rilanciato nella pagina FaceBook di afNews, nei quali… NON c’era nessun capezzolo! :-)