La virulenta tragicommedia sovranista nel corto animato di Chris Sheperd

Il pluripremiato regista e animatore britannico Chris Sheperd (Johnno’s Dead, The Ringer, Dad’s dead, Who I am and what I want, Silence is golden) ha realizzato nel 2018 un corto animato di 6′, prodotto dallo studio francese Autour de Minuit e dall’emblematico titolo “Brexicuted” (sorta di doppio senso tra “Brexit eseguita” e “Giustiziati dalla Brexit”)- in cui riesce a far emergere con evidenza i pregiudizi eterodiretti e l’ignoranza compiaciuta di quanti hanno abboccato con entusiasmo alla propaganda mediatica xenofoba e antieuropeista le cui spore stanno purtroppo attecchendo in tutta Europa (come drammaticamente sperimentiamo oggi in Italia).

Un gruppo di fieri albionici, interrogati all’indomani del voto, espongono nel corto le proprie presunte “ragioni”, rivelando nel migliore dei casi una totale inconsapevolezza delle conseguenze della loro “scelta”, totalmente immersi in un magma di retorica e rabbia rivendicatrice i cui slogan e “argomenti” arrivano direttamente dalla propaganda infestante il web e il dibattito politico contemporaneo.

Chris Sheperd, cineasta veterano, è stato tra i primi a combinare animazione “tradizionale” e digitale con riprese dal vivo, mettendole al servizio di narrazioni di valenza culturale e sociale.

Il film è stato realizzato come reazione quasi “viscerale” al voto.

Disgustato dal tracimare delle istanze nazionaliste, Sheperd ha rinunciato per una volta al taglio autobiografico delle sue opere, per mettere in scena una sorta di vera e propria “farsa cartoon”. Per allestirla, ha collaborato con l’acclamato illustratore Simon Spilsbury disegnando un gran numero di elettori britannici stereotipati.

Ha chiesto poi al grande musicista Carl Davis di comporre una marcetta nazionalista “veramente idiota” quale efficace colonna sonora.

Ha deciso poi di concentrare la narrazione sul “Day After”, raccogliendo numerose interviste che all’ascolto risultano spaventose e grottesche in ugual misura, decidendo così di mantenere in taluni casi le voci reali dei partecipanti, appena camuffandole un poco.

Un film d’animazione che si occupa di attualità deve cercare il più possibile una narrazione equilibrata, ma Stephens si sentiva troppo adirato per la scelta dei suoi connazionali. Eliminò dunque le parti non adatte alla satira, riducendo il numero di personaggi per garantire un ritmo brillante, e alla fine, senza tradire la propria istintiva reazione “di pancia”, fu comunque assai soddisfatto del risultato finale. Consapevole che quel 52% che ha scelto la Brexit detesta il film, mentre l’altro 48% lo apprezza, Chris ha preferito restare fedele alle proprie convinzioni: “fare politica” è un diritto-dovere per un artista, e il cinema possiede molto potere in tal senso.

Tanto più che alcune idee de film, all’inizio considerate un po’ estreme, si sono in seguito rivelate esatte!

Malgrado i recenti fatti d’attualità (le dimissioni del primo ministro conservatore Theresa May e la quasi certa “salita al trono” per acclamazione dello “scapigliato” Boris Johnson) l’autore non penserebbe comunque a un “aggiornamento” del film, anche se solo con le migliaia di messaggi inferociti ricevuti dai “pro-Brexit” potrebbe senz’altro girare un lungometraggio.

Tra questi ultimi, particolarmente emblematico quello in cui, definendolo come di prammatica sovranista “uno sporco traditore“, Stephens viene altresì accusato di “sovvertire la Commedia“.

Lapsus freudiano?

Forse però sarebbe il caso di dire Tragicommedia… che ora, con la controfigura di Trump al potere, si appresta a entrare nel suo “atto finale”.

Il pranzo è servito: ma per chi?

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