Annecy 2019: Laguionie conquista il Festival con il “viaggio iniziatico” del suo Principe

A Jean-François Laguionie l’aria di Bretagna fa davvero molto bene, artisticamente parlando.

Residente da anni nella terra di Asterix, alla verde età di 79 anni colui che costituisce un patrimonio indiscusso dell’Animazione continentale  – e che ad Annecy ha ricevuto il Premio alla Carriera – sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza creativa, aiutato in questo da un sistema locale che sempre di più ha scelto di puntare sul linguaggio espressivo di cui Laguionie è da decenni un maestro indiscusso. Sono di produzione bretone alcune perle di notevole qualità e spessore quali “Le stagioni di Louise” e ora, visto in anteprima mondiale al Festival di Annecy, questo nuovo “Le Voyage du Prince” in cui l’artista forse per la prima volta nella sua cinematografia è riuscito, in un lungometraggio, a raggiungere una sintesi perfetta tra la consueta capacità immaginifica e uno storytelling perfettamente all’altezza dall’inizio alla fine, dialoghi compresi. In questo grande merito è da attribuire anche al co-timoniere Xavier Picard e a tutto il team realizzatore del film.

Laguionie in questa nuova opera riprende il sovrano del popolo di scimmie dei Laankos, già visto nel suo precedente lungometraggio “Le chateau des Singes” (1999) e ne fa il motore di un “comte philosophique” che riecheggia Rousseau, Voltaire ma soprattutto Italo Calvino, trasportandolo dalla sua terra natìa alla scoperta di una città popolata da altri primati che si considerano “i più evoluti in Natura” e regnano su una città apparentemente aperta alla cultura e al progresso ma in realtà minacciata dal sempre più avviluppante ritorno della vegetazione primordiale e le cui dinamiche sociali sono cupamente fondate sulla paura e sul disprezzo di ogni forma di Alterità.

Vi sono fischiate le orecchie? A noi sì, e più volte, mentre ammiravamo rapiti questo autentico capolavoro di intelligenza e immaginazione, giustamente tributato da un interminabile scroscio di applausi e da un’altrettanto fragorosa standing ovation per i suoi realizzatori.

Un film che, come la maggior parte delle opere di Laguionie, sarà assai difficile vedere in sala anche in Italia, ma chissà?

Sperare è sempre lecito, come ci insegna il sovrano delle scimmie mentre si avvia verso il proprio incerto destino sulle ali di una macchina che sarebbe piaciuta a Leonardo.

Chapeau.

Tra le tante cose belle, anche – almeno così ci è parso – un omaggio a due cari amici scomparsi dell’autore – commovente a tal proposito il ricordo delle prime edizioni di Annecy, quando veterani e neofiti dell’Animazione si ritrovavano letteralmente “stipati insieme su un camion” e tutto era più piccolo e pionieristico – nelle figure dei gendarmi della città che rimandano inevitabilmente a Pinocchio ma soprattutto al Pulcinella di Gianini & Luzzati, coppia irripetibile dell’Animazione nostrana che il giovane Laguionie incontrò durante la sua prima partecipazione al Festival e che lo incoraggiò a coltivare il proprio talento.

Sì, ci piace pensare che ci sia anche un po’ di loro in questo film che è un balsamo per gli occhi, il cuore e la mente.

Necessario come non mai.

P.s.: Laguionie è già al lavoro sul suo prossimo film, “Slocum”, che potrebbe uscire nei prossimi due anni.