“L’Uomo che Vede” siamo noi: lo storico logo del NFB parte per un nuovo viaggio

Il 24 aprile 2019, nell’ambito dei lavori di trasferimento del quartier generale del National Film Board of Canada a Montreal, dalla storica sede di Cote-de-Liesse Road a Montreal ai nuovi uffici cittadini di Ilot Balmoral, è stata eseguita la rimozione del logo in alluminio che campeggiava fin dagli anni Settanta sulla facciata dell’edificio.

L’iconica opera grafica, intitolata “The Visionary Man” (L’Uomo che Vede) – che dopo un’accurata ripulitura verrà ricollocata in un grande spazio pubblico presso i nuovi uffici – affiancava da decenni le insegne “National Film Board of Canada” e “Office National du film du Canada“, le quali a loro volta subiranno un’attenta manutenzione prima di essere riutilizzate in qualche altro contesto.

Per quasi un cinquantennio “L’Uomo che Vede” è stato un elemento caratterizzante del panorama metropolitano di Montreal, e la sua traslazione ha costituito un momento di altissima emozione non solo per gli impiegati del NFB ma anche per buona parte della cittadinanza.

L’evento di ieri è iniziato ieri mattina  con il rendez-vous degli invitati presso la caffetteria del NFB, in chemin de la Cote-de-Liesse, 3155, a Montreal.

Il primo a parlare è stato l’attuale Commissario NFB, Claude Joli-Coeur, quindi è stata la volta di Rober Turgeon (Héritage Montréal), Marc St-Pierre, conservatore e archivista del programma francese dell’istituto, Alain Beaupré, figlio del creatore del logo, Robert Verrall, storico prodouttore di animazione e direttore del Programma Inglese (cui è stata dedicata una standing ovation dai presenti), Chantale Turgeon, impiegata NFB da oltre 25 anni, e infine il giovane cineasta Loic Darses – autore del documentario “La fin des terres” con il talentuoso Philippe Lefebvre, montatore di questo e di un’altro documentario, “Ramaillages” di Moise Marcoux-Chabot.

La delegazione si è poi spostata  nel piazzale-parcheggio antistante la sede del NFB per assistere alla rimozione del logo disegnato da Alain Beaupré.

Nelle immagini, che vi offriamo per gentile concessione del NFB e realizzate da Hardiesse Productions, ciò che colpisce maggiormente sono i volti, giovani e attempati, maschili e femminili, di impiegati, dirigenti, artisti e semplici ‘amici del NFB’; visi immortalati mentre ridono e scherzano davanti all’obiettivo ma soprattutto ‘catturati’ mentre rivelano un’ombra di malinconia e commozione per ciò che sta avvenendo: non certo una fine, bensì un nuovo inizio, ma che come ogni cambiamento lascia qualcosa dietro di sé, una parte di vita che non tornerà più e di cui d’ora in poi rimarrà testimonianza anzitutto nei ricordi.

Oggi, mentre in Italia ci si divide su un tesoro inestimabile e fondante quale è (dovrebbe essere) la Memoria, è bello e triste insieme assistere a un simile passaggio di consegne tra passato e futuro, dolcemente traghettato da un presente che nel primo trova le proprie radici e la propria linfa e nel secondo uno stimolo per continuare a onorare, come prima e meglio di prima, una storia che è parte dell’identità e dell’orgoglio di una Nazione.

E’ bello perché arricchisce e ispira anche solo assistendovi a distanza, ma è triste perché ne avvertiamo sempre più l’assenza nella nostra attuale realtà, lacerata e svilita da pretestuose rivendicazioni e soprattutto da una miseranda e ignobile contro-cultura il cui unico scopo è azzerare il livello per poter allignare sopra un ‘paesaggio finale’ privo di speranza e di risorse intellettuali ed etiche.

Per cui, anche da questa Italia martoriata e flagellata da pioggia e stupidità, ci sentiamo di dire “grazie” all’Uomo Che Vede e alla sua grande famiglia del NFB, augurando loro di continuare, ora e sempre, a svelarci le tante, meravigliose possibilità di espressione dello sguardo e della mente umana, e i molteplici sentieri su cui la nostra creatività – ciò che ci rende davvero esseri umani – ha saputo far fiorire e maturare i frutti del progresso e dell’innovazione.

Buon (nuovo) viaggio, Visionary Man: il tuo cammino è anche il nostro.

Lunga vita al National Film Board!

Un po’ di storia…

Fino agli anni Sessanta il NFB non aveva ancora un simbolo ufficiale, salvo un vecchio emblema con le lettere N, F e B apparso in alcuni dei suoi film datati anni Quaranta, ma si trattava più di un codice identificativo che di un logo vero e proprio.

La direzione dell’epoca, guidata dal Commissario Hugo McPherson, decise di rimediare a quest’assenza.

Vennero assunti due artisti grafici, ma le proposte che ne derivarono non furono soddisfacenti, per cui l’amministrazione indisse una competizione interna tra i membri dello staff seguendo la convinzione che lo sforzo creativo quotidiano dei propri impiegati avrebbe portato a idee migliori.

Parteciparono 53 progetti, identificati solo da un numero in modo che l’identità degli autori non potesse influenzare la giuria: dieci bozzetti passarono la selezione e arrivarono sul tavolo di McPherson e del suo comitato, che scelsero infine i numeri 52, 25 e 9.

Il numero 52 era opera di Georges Beaupré, allora direttore creativo del dipartimento pubblicitario del NFB, e fu quello ad essere scelto per diventarne il logo ufficiale.
Il 25 era un creazione nientepopodimeno che del grande Norman McLaren che si piazzò secondo, mentre il terzo classificato col n. 9, Sidney Goldsmith, era anch’egli un produttore e animatore.

Ma – come sottolineò lo stesso McPherson – l’immagine ideata da Beaupré simboleggiava meglio di tutte l’attenzione che il NFB concentrava sulla “visione dell’essere umano verso l’Umanità stessa”.

Altro elemento rimarchevole, in un’epoca in cui pochissima attenzione veniva dedicata al contributo culturale dei Nativi indigeni, il logo di Beaupré evocava anche l’arte autoctona. Ancora McPherson: “Il disegno afferma l’approccio progressivo del Canada alla tecnologia dell’arte e delle comunicazioni. La figura rappresenta l’umanità. Le braccia alzate e le mani giunte suggeriscono una celebrazione. La testa assomiglia all’iride di un occhio.” Il nuovo logo del National Film Board è “L’Uomo che vede. Un uomo visionario, un uomo animato”.

Nel 1993 il logo venne leggermente modificato, integrandone il design all’interno di un riquadro che conteneva anche le iniziali dell’istituto in inglese e in francese. Nel 2002 “L’Uomo che Vede” uscì dalla cornice per offrirsi al suo pubblico libero da recinti e costrizioni. Il font venne cambiato con una brillante tonalità di verde che non ne scalfì la solida identità.

Infine, nel 2015, il verde venne rimpiazzato da uno sfondo nero.

Oggi, per l’Uomo che Vede, inizia una nuova avventura: da tutti noi… buon viaggio!