Lasseter is Back: lettera aperta di Marge Dean, presidente di Women in Animation

La notizia che l’ex Direttore Creativo di Disney/Pixar, John Lasseter, ha trovato nuova e prestigiosa occupazione come direttore del dipartimento Animazione dello studio Skydance come prevedibile non è stata assorbita dal settore in modo indolore.

Dopo il suo clamoroso e assai turbolento ‘addio consensuale” alla Casa del Topo e della Lampadina dovuto alle numerose denunce del personale riguardo la sua ripetuta ‘condotta inappropriata’, pareva probabile che Lasseter sarebbe rimasto nell’ombra per almeno un altro anno, almeno per far calmare i venti impetuosi dell’uragano #MeToo. Invece, ritrovarlo quasi subito a capo di un’azienda sulla cresta dell’onda, con solidissimi legami con colossi quali Paramount e con numerosi progetti in cantiere, è sembrato a molti –  a MOLTE, anzitutto –  una sorta di prematura amnistia e quasi l’ennesima legittimazione di un sistema intimamente sessista che ha finora permesso ripetutamente che i luoghi di lavoro si trasformassero in territori di caccia per quanti esercitavano un minimo di potere su colleghi e collaboratori.

La presidente di Paramount Animation a Torino durante il suo talk a VIEW 2018.

La presidente di Paramount Animation, Mireille Soria (ospite di VIEW Conference 2018 con un talk che ha toccato, tra l’altro, proprio le questioni di genere e personalità attivissima nella tutela professionale delle donne), appreso dell’assunzione a cose fatta, si è detta ‘furiosa’ per l’accaduto, e pur confermando il progetto in corso con Skydance (il lungometraggio “Luck” diretto dall’italiano Alessandro Carloni) ha autorizzato il proprio staff a sottrarsi a qualsiasi contatto diretto o indiretto con Lasseter durante la lavorazione e la promozione del film, ipotizzando anche l’apertura di un forum on line cui i lavoratori potrebbero confidare eventuali situazioni di imbarazzo e disagio. E la stessa Skydance, tanto per tutelarsi preventivamente e al contempo dimostrare di avere consapevolezza del problema, hanno inserito pesanti clausole nel contratto di Lasseter, il quale risponderà finanziariamente e legalmente di qualsiasi eventuale rimostranza ai suoi danni.

Insomma, la situazione è tutt’altro che ‘pacificata’ e, come già avvenuto dopo l’ascesa al ‘trono americano’ di Donald Trump, sono principalmente le donne, sempre più consapevoli e organizzate, a rifiutare eventuali ‘pelose’ e opportunistiche ‘conciliazioni’, ribadendo come di fronte a certe gravissime responsabilità non basta ‘mostrarsi pentiti’ o ‘chiedere scusa’ (disciplina olimpica per noi maschietti) ma occorre assumersi realmente la responsabilità delle proprie azioni e lavorare concretamente per modificare un sistema troppe volte complice e alleato dei molestatori.

Non si tratta di ‘demonizzare’ John Lasseter – facendone un altro simbolo da esporre alla gogna mediatica – ma nemmeno di assolverlo ‘in quanto genio dell’industria’ costruendogli ponti d’oro in cambio di generiche promesse ‘di cambiamento’. Promesse cui nemmeno la Disney, peraltro, deve aver creduto molto visto come è finita.

Tra la forca e la giustizia, specie di questi tempi, il confine è labile, ma proprio per questo occorre tenere vivi l’attenzione e il dibattito, non spegnerlo ‘perché ormai ha stufato’ o in nome di ambigue o ruffiane rivendicazioni ‘perché non siamo tutti uguali’: certo, ma si tratta di dimostrarlo. Sempre.

In attesa di ulteriori sviluppi, proponiamo qui la lettera aperta di Marge Dean, presidente dell’Associazione Women In Animation (WIA), tradotta dal Gatto (che si scusa preventivamente) e sintesi perfetta di sentimenti e intenzioni delle professioniste del settore, queste ultime mai più disposte a farsi ricondurre docilmente all’epoca del ‘muto’ nella propria condizione sociale e lavorativa.

Siamo con loro.

Mireille Soria, presidente Paramount Animation, alla VIEW Conference 2018 (Torino).

“Cari amici e colleghi,

L’annuncio della scorsa settimana riguardante l’assunzione di John Lasseter da  parte di Skydance ha causato poderose ondate d’urto in tutto il settore.  Mentre molti hanno chiesto a WIA di commentare le notizie, per essere onesti, avrei preferito parlare piuttosto della fantastica Margie Cohn che è appena diventata Presidente di Dreamworks Animation. Vorrei che la nostra attenzione potesse rimanere più sui risultati positivi delle donne brillanti che sul cattivo comportamento di alcuni uomini.

Come chiunque altro, sono rimasta scioccata e sconvolta dalla decisione di Skydance di riportare John Lasseter dentro la comunità per giunta ricompensandolo così bene. Ho attraversato un ottovolante di emozioni che hanno richiesto alcuni giorni per essere elaborate. L’annuncio ha innescato in me le stesse sensazioni che ho provato in situazioni di abuso. Fondamentalmente, mi sono sentita trascurata e banalizzata. Le molestie sono state autorizzate ad esistere (e alcune direbbero a fiorire) nelle industrie creative perché il talento ha sempre avuto la precedenza su tutto il resto ... dove la sicurezza di un individuo è considerata meno importante del successo degli obiettivi più grandi; dove i sentimenti di violazione e paura sono visti come una reazione eccessiva a ciò che è accaduto; dove c’è la totale negazione delle esperienze personali e più dolorose di qualcuno.

L’unico rilevante effetto degli eventi dello scorso anno è che abbiamo (finalmente) visto gli uomini subire delle conseguenze per il loro cattivo comportamento. Non era mai accaduto prima, su una tale scala. Questo ci ha dato più forza e ha suscitato in noi la speranza che le cose potessero essere diverse. Ora, la scelta di riassumere Lasseter sembra aver ridimensionato quel gigantesco passo in avanti, e ho avvertito un senso di panico come se i nostri progressi fossero stati indeboliti. Il rinnovato senso di sicurezza per cui le donne non dovevano provare timori sul posto di lavoro è stato minato alla base.

Quando ho superato lo sconcerto, mi sono resa conto che non abbiamo il potere di controllare le assunzioni delle corporation: non importa quanto protestiamo, rilasciamo dichiarazioni alla stampa, convinciamo le aziende a impegnarsi nella ‘tolleranza zero’ nei confronti delle molestie, o la miriade di altre cose proattive che vengono realizzate. Combattere per mantenere gli ambienti di lavoro liberi dai predatori è importante, ma non è una strategia tanto efficace quanto consentire alle donne di prendersi cura di se stesse e le une delle altre.

La maggior parte delle storie in cui ho sentito parlare di molestie sessuali si verificano in situazioni appartate, quando non ci sono testimoni. In questi casi negazione e diniego sono solitamente componenti chiave. Parlando con i supervisori, di solito sento giustificazioni angosciate e piene di rimorsi in cui gli stessi si dichiarano del tutto non consapevoli che qualcosa di simile stesse succedendo sotto il loro naso. Le aziende sono responsabili per come reagiscono dopo il fatto: danno credito alla vittima? colpiscono il perpetratore, non importa quanto egli sia importante per la loro linea editoriale? Ma se potessimo fermarlo prima che accada? Cosa succederebbe se disponessimo di una forza lavoro autorizzata che vigilasse sulla propria sicurezza e quella delle altre colleghe/colleghi di lavoro?

Forse questo sarebbe più efficace.

È fondamentale assumersi la responsabilità di proteggere noi stessi e i nostri colleghi, in particolare le donne. Ciò include la richiesta ai nostri datori di lavoro di costruire luoghi di lavoro sicuri, di non avere tolleranza per le molestie e di sacrificare il loro ‘biglietto d’oro’ se necessario. Ma ancora più importante, dobbiamo parlare per noi stessi e a nome degli altri. Dobbiamo impegnarci nella discussione in luoghi in cui possiamo avere un impatto. Dobbiamo sapere quali risorse sono a nostra disposizione. Dobbiamo diventare più forti, sia emotivamente che fisicamente.

Non dobbiamo avere paura.

Come gruppo di tutela, WIA si è impegnata a spingere per garantire un posto di lavoro sicuro a tutte le persone operanti nell’Animazione, in particolare alle donne di tutte le classi sociali e alle persone di colore, e alle altre che sono facilmente categorizzabili e discriminate.

Se siete oggetto di molestie e avete bisogno di informazioni, potete trovare risorse sul nostro sito web.

http://womeninanimation.org/sexualharassment/

E come pensiero finale per quelle persone che gestiscono studi e costruiscono team per le produzioni animate: se desiderate davvero aiutare a combattere le molestie sessuali (o volete semplicemente evitare cattiva pubblicità), allora iniziate con l’assumere più donne. Se si possiede una forza lavoro femminile al 50%, i momenti di vulnerabilità diventano più difficili da trovare (e, soprattutto, da nascondere, n.d.G.). Ci saranno più occhi interessati e consapevoli sul posto di lavoro. In apparenza, l’appello all’azione di WIA del 50-50 entro il 2025 sembra che riguardi soltanto l’equità salariale, ma la verità è che una forza lavoro più equilibrata cambierà tutto quanto, dai contenuti alla cultura degli studios.

Più donne in uno studio sono la migliore prevenzione contro le molestie.

E dopo, si spera, torneremo di nuovo a parlare delle donne fantastiche dell’animazione e meno degli uomini che si comportano male.

Auguro il meglio a tutte/tutti Voi.

Marge Dean

Presidente
Women In Animation

 

Dear friends and colleagues,

Last week’s announcement regarding the hiring of John Lasseter by Skydance has sent shockwaves throughout the industry. While many have asked WIA to comment on the news, to be honest, I’d much rather talk about the amazing Margie Cohn who was just made president of Dreamworks Animation.  I wish our attention could stay more on the positive accomplishments of brilliant women than the bad behavior of some men.

Like everyone else I was shocked and distressed by the decision of Skydance to bring John Lasseter back into the community and reward him so well.  I went through a roller coaster of emotions that have taken a few days to sort through.  The announcement triggered in me the same feelings that I’ve had in abuse situations.  Fundamentally, I felt disregarded and trivialized.  Harassment has been allowed to exist (and some would say flourish) in the creative industries because talent always takes precedence over everything else…where the safety of an individual is deemed less important than the success of the greater goals; where the feelings of violation and fear are seen as an over-reaction to what has happened; where there is outright denial of someone’s very personal, painful experiences.

The single biggest effect of the events last year is that we saw men experiencing consequences for their bad behavior.  We had never seen that on such a scale before. It empowered us and gave us hope that things could be different.  The Lasseter decision seems to have weakened that giant step forward, and I felt panic that our progress was being undermined.  The sense of security that women didn’t need to be afraid to be in the workplace was shaken.

When I came out the other side of being upset and pretty freaked out, I realized that we can’t control who corporations hire no matter how much we protest, make statements in the press, get companies to commit to zero tolerance for harassment, or the myriad other proactive things that are being done. Fighting to keep work environments free of predators is important, but it’s not as effective a strategy as empowering women to take care of themselves and each other.

Most stories that I’ve heard about sexual harassment happen in secret moments when no one else is around. Deniability is usually a key component. In talking with supervisors, I usually hear distressed and remorseful stories that they were unaware that something was going on under their noses.  Companies are responsible for how they react after the fact–Do they believe the victim? Do they fire the perpetrator no matter how important he is to their bottom line? But what if we could stop it before it happens? What if we have an empowered workforce that will not allow the mistreatment to happen to themselves or co-workers?  Maybe that would be more effective.

It’s critical that we take responsibility for protecting ourselves and our colleagues, especially for women.  This will include requiring our employers to build safe workplaces, to have no tolerance for harassment, and to sacrifice their golden ticket if required.  But more importantly, we need to speak up for ourselves and others. We need to engage in the discussion in places that we can have impact.  We need to know what resources are out there for us. We need to get stronger both emotionally and physically. We need to not be afraid.

As an advocacy group, WIA is committed to pushing for a safe working place for all people in animation, especially women of all shades and people of color, and others who are easily targeted. If you are subjected to harassment and need information, you can find resources on our website.

http://womeninanimation.org/sexualharassment/

And as a final thought for those people who run studios and build animation production teams: if you really want to help fight sexual harassment (or just not get bad press anymore), then hire more women. If you have a workforce that is 50% female, those secret moments of vulnerability become harder to find. There will be more invested and aware eyes in the workplace. On the surface, WIA’s call to action of 50-50 by 2025 seems like it’s just about equity, but the truth is that a more balanced workforce will change everything, from the content that is made to the culture of the studios. More women in a studio is the best prevention for harassment.

And then, hopefully, we’ll get to talk more about the amazing women of animation and less about misbehaving men.

Best

Marge Dean

President
Women in Animation

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