Aperitoon di maggio. Nuovi studi d’animazione per nuove grandi idee.

Martedì 8 maggio a Torino nel locale Blah Blah della centralissima via Po si è tenuta l’Aperitoon. Che dopo la parentesi festaiola legata al festival Cartoon on the Bay è tornata a mischiare insieme novità sull’animazione italiana a conversazioni tra studi, studenti, produttori e appassionati.

Emiliano Fasano da il via a una grande serata proiettando in apertura “Lo Steinway”. Cortometraggio diretto e animato da Massimo Ottoni e Studio Ibrido realizzato per L‘istituto Luce per commemorare i cento anni dallo scoppio della grande guerra.

Ottoni racconta come siano arrivati a fare il film. Quando gli venne proposta aveva un’ iniziale diffidenza verso la storia, solo dopo averci pensato su molto la sua importanza gli divenne chiara.

Il lavoro è stato importante per la formazione dello studio Ibrido, unitosi per lavorare al corto.

Il lavoro durò nove intensissimi mesi in cui sette persone fecero tutto.

Il budget è stato almeno di 100.000 euro. Ma quasi tutta l’attrezzatura usata era stata data da Cinecittà abbassando le spese.

Parlando del momento favorevole che stanno vivendo adesso i film in Stop Motion Ottoni fa notare come questo tipo d’animazione possa essere fatto in vari modi.

Insieme ai film dei grandi studi fatti spendendo molto ce ne sono altri fatti da piccoli studi riducendo al minimo i costi e usando soluzioni ingegnose.

Il prezzo dei materiali utilizzati per costruire un loro pupazzo si aggira intorno ai 20 euro, ma nonostante abbiano una struttura semplice gli ha permesso di ottenere i risultati che volevano.

Massimo Ottoni sta progettando un nuovo corto in Stop Motion. Si tratterà di un’animazione d’oggetti. L’intenzione è di autoprodursi. Sarà un lavoro lungo, ma sembra molto convinto dell’idea.

Si prosegue con un altro degli studi giovani di Torino, Lo Studio Nerdo. Che presenta la sigla fatta per il “Far East Festival 2018, il festival del cinema asiatico sostenuto dalla Rai. La sigla doveva mostrare vari generi cinematografici, questo gli ha dato la possibilità di utilizzare stili diversi. Dal bidimensionale piatto e pulito che li caratterizza a alcuni più tratteggiati o sporchi. La sigla è attualmente utilizzata da Rai 4 per introdurre i film asiatici. Un lavoro fatto in 3 settimane di cui ancora attendono il compenso.

Fin dalla sua fondazione lo studio Nerdo ha una regola. Quella di lavorare a un progetto personale all’anno oltre che ai vari lavori per conto d’altri. Da diversi anni volevano realizzare un corto divulgativo, per questo si sono rivolti all’organizzazione non-profit TED, di cui hanno sempre avuto stima. Da loro hanno ricevuto diverse proposte di “Idee che meritano di essere diffuse”, ma quella che li ha da subito convinti era un testo sullo studio delle allucinazioni non indotte da droga fatto analizzando le reazioni delle aree del cervello coinvolte e le possibili cause.

Sentendosi molto coinvolti dal tema si sono messi al lavoro, trovando le soluzioni migliori per illustrare le varie allucinazioni e realizzando così il cortometraggio più lungo tra quelli fatti dallo studio.

Il corto viene mostrato in un anteprima molto probabilmente mondiale (a breve TED lo posterà nei propri canali). Vedendolo s’impara davvero qualcosa e si cambia il modo di pensare sull’argomento. Il corto è stato realizzato sempre nello stile bello, piatto, grafico e con faccine ovunque dello studio.


Sale sul palco il Pandora Creative Studio. Esistono da sei anni e sono stati sempre molto attivi nel fare pubblicità. È un lavoro che gli piace, ma dopo aver sentito lo studio Nerdo rivelano che anche loro vorrebbero adottare la politica del lavorare a un progetto personale all’anno.

Il lavoro che mostrano quella sera è quello sviluppato su richiesta della Ferrero, che ha avuto l’idea di fargli realizzare una miniserie per il web dedicata alle caramelle Tic Tac fatta in CGI con episodi da trenta secondi l’uno intitolata “The Millennials”

Inusuale è stato il pubblico di riferimento scelto. Non bambini o adolescenti, ma Young adults. La cosa li ha inizialmente spiazzati.

Le caramelle sono diventati quattro personaggi che rappresentano a grandi linee quattro tipi di Millennial. La donna alla moda maniaca dei selfie, l’uomo nerd sempre immerso nella tecnologia sia a lavoro che fuori, la donna lavoratrice sempre immersa nel lavoro anche mentre è in giro a rilassarsi, l’uomo vintage coi baffi a manubrio patito di dischi in vinile (chi scrive ha subito sentito una grande affinità). La serie mostra i vari modi di affrontare situazioni simile che i quattro hanno a seconda delle loro personalità.

Lo sviluppo della serie è stato faticoso, sopratutto a causa dei continui ripensamenti della Ferrero. Per fare i primi tre episodi hanno impiegato più di tre mesi proprio a causa di questo problema. Ma dopo aver appianato tutte le difficoltà hanno potuto lavorare a una velocità più consona alla realizzazione di mini episodi. Adesso aspettano di vedere se la Ferrero deciderà di fare altri corti, magari di una durata maggiore.

Emiliano Fasano parla di “Framed”, il cortometraggio di Marco Jemolo già presentato a un’Aperitoon di diversi mesi fa ma mai proiettato prima. Viene dunque proiettato e dopo si chiama sul palco Linda Kelvink, animatrice del corto per parlarne.

Framed ha raggiunto il traguardo dei cento festival/evento cinematografico ad averlo proiettato vincendo cinque premi come miglior cortometraggi e una nomination al David di Donatello. La cosa li rende giustamente felici.

Lei ha iniziato a lavorare al corto solo quando la produzione è partita, per raccontare il prima chiama sul palco Francesca Tabasso, character design del personaggio. In realtà lavorando al corto entrambe hanno imparato molto l’una dell’altra e hanno un gran ricordo della lavorazione fatta nel tempo strettissimo di quattro mesi. Lavoravano continuativamente e il team che si era formato era perfetto. Vorrebbero fare un altro corto insieme, ma per farlo gli servirebbe uno spazio dove potersi riunire e discutere le loro idee così da trovare una nuova storia e poterla realizzare. Nell’attesa tengono i contatti tra di loro. Speriamo possano fare altro.

Sale sul palco lo Studio Illo. Anche loro sono nati sei anni fa e lavorano alla produzione video per pubblicità e eventi musicali. Quello che li appassiona è lavorare in progetti innovativi per promuovere novità usando ogni possibile medium tecnologico. Gli piace lavorare a progetti fatti per aziende innovatrici, sviluppano App e producono grafiche per società. Tra quelle fatte mostrano delle slide con mini animazioni prodotte per il gruppo tedesco Matmatch, che lavora sulla ricerca dei materiali per ingegneria.

Anche loro hanno lavorato più volte a miniserie web con episodi da trenta secondi sapendosi adattare facilmente al formato. Recentemente hanno realizzato un corto per la Ferrero.

Si tratta di un corto in VR mostrato per la prima volta in pubblico. Utilizza uno stile di CGI esteticamente simile allo stile piatto e grafico che sono soliti usare. Il corto parla della deforestazione vista dal punto di vista degli animali della jungla che non la vogliono. È realizzato in CGI per essere visto in VR. Utilizza uno stile di CGI esteticamente simile allo stile 2D piatto e grafico che sono soliti usare e ha solo versi di animali e rumori così da non richiedere doppiaggi.

Il loro modo di condurre lo studio si ispira a quelli della Sylicon Valley con l’idea di creare un ambiente di lavoro stimolante e portare i 12 membri dello studio a conoscersi fra loro come amici e non solo come colleghi. Sono un gruppo di persone dalle formazioni diverse e talenti molteplici e vogliono influenzarsi a vicenda e conoscersi. Mangiano insieme con pasti pagati dallo studio e menù per tutti i gusti o regimi alimentari. Per evitare di stratificarsi sempre nello stesso posto le scrivanie vengono scambiate a intervalli regolari. Ogni settimana, il venerdì, discutono a turno di un loro progetto o di una passione, fanno escursioni di gruppo e hanno la regola di evitare le nottate lavorative e rifiutano di lavorare alla domenica.

Anche loro vogliono lanciarsi sulla produzione di un corto personale non legato a nessun committente. Sarà interessante vedere cosa verrà fuori da questo simpatico studio.

Prima di passare agli ultimi ospiti della serata Emiliano racconta un fatto non molto allegro (anzi, per nulla) legato alla proiezione che ha organizzato alcune settimane fa del nuovo film di West Anderson “L’isola dei cani”.

L’evento ha consentito l’ingresso di 20 magnifici cani nel cinema per assistere alla proiezione. Come scritto in quest’articolo è stata una proiezione divertente e molto apprezzata. Ma evidentemente non da tutti, qualcuno ha scritto al museo del cinema lamentandosene perché trovava portare i cani al cinema scandaloso… Purtroppo il Museo del cinema ha ascoltato la lamentela dicendo a Fasano che non faranno iniziative simili almeno per un po’ di tempo.

Il fatto che una serata trovata piacevole da tutti non possa essere più replicata a causa di una persona che ignorava il fatto, più volte ripetuto, che ci sarebbero stati dei cani o che si trovava lì per vedere un altro film e ha visto i cani nell’ingresso del cinema è abbastanza rattristante. Chi scrive pensa che il museo dovrebbe difendere le proprie iniziative invece di saltare subito alla negazione.

Ultimo studio a salire sul palco è “Robin, robe incredibili” uno studio della cui esistenza Emiliano Fasano ha scoperto per caso vedendo le animazioni che avevano fatto per il gruppo “Lo stato sociale” durante il concerto del Primo maggio.

Manda una registrazione del concerto. Mentre i cantanti si sgolano e si agitano cantando canzoni satiriche sul paese sempre più in malora negli schermi intorno al palco scorrono le immagini delle facce di vari politici animate in cut out.

Riccardo Antonio Silvio Antonino, professore al Politecnico di Torino e cofondatore dello studio viene invitato sul palco e racconta come siano arrivati a fare le animazioni per il gruppo.

Tutto iniziò un anno fa quando voleva imbucarsi alla festa della Scuola Holden, ma all’ingresso c’era un attento controllo per far entrare solo gli invitati. Non sapeva come fare e discusse del problema con Leo Ortolani, che gli consigliò di andare lì dicendo d’essere Zerocalcare…

Con forti dubbi sulla validità di questo piano Riccardo andò alla scuola e, nonostante la mancanza della minima somiglianza con Zerocalcare, entrò alla festa.

Fu lì che incontrò uno del gruppo e parlando con lui ebbe la proposta di fare le Visual del concerto che avrebbero fatto una ventina di giorni dopo. Nonostante il poco tempo accettò e sembra davvero contento di lavorare con loro.

Le visual per il concerto del primo maggio le hanno fatte con due settimane di tempo. Non è molto contento del risultato ma era il meglio che potevano fare.

Sono venuti all’Aperitoon per mostrare a tutti il loro progetto maggiore. Una serie animata fantascienza da dieci episodi in CGI fatta utilizzando la Moction Capture. Per parlarne meglio chiama sul palco Mark Gore Collega sceneggiatore che porta gli occhiali da sole anche di notte.

Il titolo è “Reverie Dawnfall”, una serie Cyberpunk che restando nelle tematiche del genere vuole evitare i cliché che vengono subito in mente. La storia racconta di un futuro dove l’inquinamento ha raggiunto livelli così alti da rendere irrespirabile l’aria rendendo la città/cupola l’unico posto abitabile. L’ambientazione è un pianeta che potrebbe o non potrebbe essere la terra. Non ci sono intervalli tra notte e giorno, tutto è perennemente immerso in una luce crepuscolare che tinge il cielo d’intensi colori da alba o tramonto. Gli unici abitanti del pianeta sono gli umani e la sola altra razza in grado di sopravvivere all’inquinamento, gli insetti. Che con varie dimensioni hanno sostituito sia gli animali d’allevamento che quelli da compagnia assumendo i nomi delle specie estinte.

La civiltà è allo sbando, le multinazionali chimiche e farmaceutiche hanno un potere enorme. Il governo è completamente impotente contro di loro e non sa come fronteggiarle.

In questo ambiente inquinato nascono molto facilmente umani con malattie o deformità. Una di queste è Nadya, la protagonista, che soffre di sinestesia. Può sentire i colori con gli altri sensi oltre la vista e vederli può scatenare in lei sensazioni fisiche e mentali che a volte la rendono in grado di scoprire cose nascoste. In questo modo viene a conoscenza di qualcosa che non avrebbe dovuto conoscere.

La seguono la sua migliore amica Jameela, una focomelica che ha costruito da se le proprie protesi riciclando rottami e il suo gatto/insetto Alep. Più altri personaggi di cui non si ha avuto il tempo di parlare.

La storia sembra davvero intrigante e i disegni fatti da Edoardo Audino conferiscono un bel design a ambienti e personaggi.

Le varie deformità non sono inventate ma sono tutte malattie reali che possono essere provocate da determinati tipi di sostanze inquinanti. Nella storia è chiaro che i ricchi possono curarsi e i poveri no.

Hanno pianificato la storia e adesso stanno lentamente producendo un episodio pilota. Il target di riferimento sono gli Young adults e non gli dispiacerebbe poterla produrre per un canale virtuale come Netflix o gli altri.

Hanno la possibilità di usare la Motion Capture e di poter contare su una validissima collaboratrice che ha fatto esperienza a Londra e che considerano un genio del settore.

Chi scrive è rimasto molto impressionato da questo progetto.

Quest’è stata l’Aperitoon di maggio. Un’immersione nei più promettenti tra i giovani studio della città. Sempre di più, sempre migliori.

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