Arf, L’isola dei cani. Una storia vista dai cani.

Giovedì 26 alle 21:00 al Cinema Massimo di Torino si è svolta una proiezione in anteprima de “L’isola dei cani”, il nuovo film d’animazione di Wes Anderson. Grazie a una divertente iniziativa tra l’attento pubblico erano presenti anche venti cani (purtroppo i posti per i cani erano andati subito esauriti e chi scrive non ha potuto portare il suo).

 

Prima della proiezione Emiliano Fasano, che ha organizzato l’evento, ha introdotto il film per poi passare la parola alla rappresentante di “Lolo Groups, l’associazione di veterinari e volontari che organizza eventi in cui è possibile portare i cani. Il loro compito è proprio quello di permettere ai cani di viaggiare senza problemi. Per la serata assicurano la loro assistenza ai cani presenti in sala, la presenza di vaschette con acqua ecc.

per spiegare meglio come vengono fatti i film a pupazzi in Stop Motion viene invitato a parlare Massimo Ottoni. Autore di cortometraggi nella stessa tecnica di grande bellezza.

Ottoni spiega brevemente la lavorazione e elenca i dati diffusi sul numero di persone che hanno lavorato a “L’isola dei cani”. Un lavoro lento e complicato che procede con pochi secondi realizzati al giorno per anni, ma i risultati ottenuti sono strabilianti.

Il numero di film in Stop Motion prodotti sta crescendo e ottengono premi prestigiosi. Presentato al festival di Berlino il film si è aggiudicato l’orso d’oro come miglior film. Ottoni spera che questi successi possano spingere anche i produttori italiani a provare a investire nella produzione e distribuzione di un lungometraggio in stop motion.

Poco prima della proiezione la rappresentante della 20 century Fox avverte che, essendo una proiezione in anteprima, non sono permesse riprese di nessun genere. Vista la particolare situazione (i cani in sala) non useranno i puntatori laser per dare avvertimenti. Ma agiranno.
Per quanto riguarda il film chi scrive pensa che sia davvero fantastico.

L’estetica è potente e le musiche sono, come in ogni altro film del regista, davvero belle e intense. Le scene forti hanno un ritmo forsennato e opprimente di tamburi giapponesi, quelle poetiche una dolcissima canzone.
Gran parte del film è ambientato su un’isola disabitata e resa immondezzaio dopo una serie di disastri naturali. Lì è un susseguirsi di paesaggi apocalittici tra cumuli di rifiuti, resti di palazzi, segni di terremoto, eruzioni vulcaniche, maremoti, fabbriche ormai macerie rugginose o desolati stabilimenti abbandonati che emergono spettrali in mezzo al nulla.
La città giapponese è stata fatta mischiando insieme l’estetica classica dei palazzi antichi e quella delle città del futuro immaginate nei telefilm di fantascienza anni ’60.
Altra scelta coraggiosa, i dialoghi degli umani sono quasi soltanto in giapponese. Fin dall’inizio si viene avvertiti del fatto che le traduzioni non saranno fatte per tutto, ma anche senza queste si capisce lo stesso cosa succede.
La storia non risparmia scene forti. Ci sono risse tra cani, cani che sono stati usati come cavie, ferite, morte, malattie, deperimento, sangue e complotti malvagi tra umani corrotti.

Ma quasi ogni scena, per quanto cruda, ha sempre un contrasto che la rende anche un po’ comica. Una battuta bizzarra o un modo di rispondere agli altri imbarazzato che cambia il modo di vedere.
I cani che discutono tra loro democraticamente appaiono molto più evoluti degli umani guidati da rabbia e rancore.
Il bambino protagonista che raggiunge l’isola/prigione per i cani diventa un eroe simile a quelli delle leggende antiche che combatte contro un numero immenso di nemici per la giustizia.


Altra nota di pregio sono i pupazzi. I cani con espressivi occhi umani bilanciano bene realismo e fantasia. Gli umani hanno espressioni estreme da anime anni ’60/’70 e risultano anche loro realistici e fantastici allo stesso tempo. In alcune scene le animazioni di espressioni facciali e movimento del corpo sono da applauso.
Come in molti film del regista torna la critica sociale in cui dei ragazzini lottano contro un corrotto mondo di adulti indifferenti che ottusamente seguono capi crudeli. Anzi, forse per specchio dei tempi è addirittura più forte che in precedenza.

Ma i legami affettivi tra cani e umani mostrano che esiste ancora speranza.
Gente. Questo è un film da andare a vedere di corsa!

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