PUÒ L’ARTE SALVARCI DALLA GUERRA?

c.s.: Roma, 14 marzo 2018. Il 2018 è l’anno in cui ricorre il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Mentre in tutta Europa si organizzano eventi commemorativi in strutture dedicate o sul web, in Italia il fumetto celebra questa importante ricorrenza con il volume War Painters, scritto e disegnato da Laura Scarpa, in uscita ad aprile 2018 per conto della casa editrice ComicOut di Roma.

Pescando nel grande repertorio della Storia l’autrice ci offre tre racconti che, sullo sfondo della Grande Guerra, hanno per protagonisti alcuni degli eroi meno noti e meno celebrati del terribile evento che segnò una intera epoca.

In Die Kriegsmaler, il racconto che apre il volume, il protagonista è un “pittore di guerra” austriaco, ovvero uno dei tanti illustratori che vennero mandati al fronte per “raccontare” per immagini la quotidianità del conflitto.

Il secondo racconto, Bellezza, trae spunto dalla vera storia di Anna Coleman Ladd, la scultrice britannica che prestò la sua arte per ricostruire i volti distrutti dei soldati reduci dal fronte.

Protagonista del terzo e ultimo racconto, Pane e lardo (ispirato da un episodio realmente accaduto al fronte) non è un’artista in particolare ma una forma di espressione artistica, forse la più popolare, quella della “canzone”. La musica, dunque, anima la storia di un’amicizia nata tra le trincee e stroncata da un “ordinario” atto di violenza.

In War Painters le storie raccontano la Storia. E tramite queste Laura Scarpa si interroga sul potere salvifico che l’arte può esercitare nei tempi più bui:

L’arte tenta di salvarci, sempre e comunque. Ma il potere, la violenza, la stupidità, la sopraffanno. Quello che resta è il tentativo nobile di combatterli”.

L’ARTE AL TEMPO DELLA GUERRA…

Due delle storie che appaiono in War Painters sono state scritte e disegnate per la rivista digitale in lingua inglese «Aces Weekly», su invito del suo direttore, l’autore inglese David Lloyd (il disegnatore di “V for Vendetta”). La terza si è aggiunta da sé, per completare e chiudere il concetto racchiuso nelle prime due: ovvero il rapporto dell’arte rispetto alla guerra, al suo desiderio e sforzo per agire sul dolore e, in ambito sociale, come cura o semplicemente consolazione.

In War Painters tre sono le arti affrontate e tre gli eserciti (come se essere da un lato o l’altro di un confine, dovesse cambiare gli uomini).

Si comincia con la pittura che è alla base della storia di Die Kriegsmaler (erano pittori di guerra). Lo scenario è quello delle Alpi, al mobile confine con l’Italia, nella primavera 1916.

Protagonista del racconto è un kriegsmaler, un “pittore di guerra”, uno dei tanti pittori e disegnatori che l’esercito austroungarico mandava al fronte per disegnare le scene di guerra. Di varia qualità artistica, le loro opere finivano sui giornali, venivano messe in mostra, diventavano manifesti e, soprattutto, cartoline.

Molti erano ottimi pittori e illustratori, e in alcuni casi si vede l’evoluzione psicologica e stilistica delle loro opere durante i lunghi anni di guerra. A questi oscuri eroi del disegno è dedicata la storia.

La scultura è l’espressione artistica centrale al secondo racconto, Bellezza (il volto), ispirato dalla figura della scultrice statunitense Anna Coleman Ladd.

Grazie al suo aiuto, e a quello del marito medico, molti soldati francesi “riguadagnarono la faccia”, distrutta da bombe o proiettili. Fu con la Grande Guerra che iniziò seriamente a evolversi la chirurgia estetica. Ma mentre questa scienza muoveva allora i primi passi, con i primi riusciti trapianti di pelle, per buona parte i volti, spesso non solo feriti, ma mancanti di intere parti ossee, mascelle, nasi, zigomi e tempie erano ricuciti alla meglio. In Inghilterra lo scultore Francis Derwent Wood dette vita a un servizio specifico per i soldati, ricostruendo in maniera meticolosa (grazie all’ausilio di loro foto precedenti) i volti. In Francia Anna Coleman Ladd fondò un laboratorio per la ricostruzione dei volti distrutti, permettendo così a chi vedeva nello specchio un mostro deforme e ripugnante, di ritornare a muoversi nel mondo civile. Alla fine della guerra la Coleman aveva realizzato maschere per circa 185 soldati.

La terza storia, Pane e lardo (la canzone), è ambientata sul fronte italiano.

Se i diari scritti al fronte da molti soldati sono stati strumento di consolazione, sollievo, ma anche riflessione e presa di coscienza, la poesia lo è stata in modo più distillato.

E la poesia trova, al fronte, un’altra forma collettiva e importante di espressione, quella della canzone, i cui i versi dicono quello che, spesso, non poteva essere dichiarato dai soldati, rendendolo collettivo e liberatorio attraverso la musica.

In Pane e lardo il racconto di un episodio realmente accaduto si intreccia con una canzone, intonata dai soldati italiani, e con il suono di un’armonica, suonata da un fante austriaco. Un momento di solidarietà e vicinanza tra nemici che verrà spezzata dal gesto spietato e stolido di un ufficiale.

Una approfondita appendice (corredata da un ricco apparato iconografico) racconta i retroscena di queste tre storie, dal punto di vista delle opere e delle arti che le hanno ispirate.

Così Maurizio Lucchi, nel saggio L’Apocalisse formato 9×14 ci racconta, con dovizia di particolari, la vera storia dei Kriegsmaler, i pittori austriaci in divisa che portavano al braccio una fascia di colore giallo-nero con la scritta “Kunst” (arte). Il loro compito principale era, ovviamente, quello di supportare la propaganda.

Le loro illustrazioni, “scatti” realizzati sul campo di battaglia, dal vivo, vennero riprodotte su cartoline utilizzate per mostre collettive, pubblicate sui giornali dell’epoca.

Infine, Laura Scarpa tratteggia un ritratto di Anna Coleman Ladd e, in Canzoni e poesie, ci parla, in dettaglio, della canzone che ha dato spunto alla storia di “Pane e lardo”.

Una curiosità: molti grandi artisti ebbero il ruolo di raccontare le immagini del fronte, in ogni esercito. Ne citiamo alcuni: Norman Rockwell, Otto Dix, Egon Schiele, Felix Vallotton. Anche le donne compaiono tra gli artisti di guerra e alcune raggiunsero il fronte insieme ai reparti combattenti: Fritzi Ulreich, Stephanie Hollenstein, Tanna Kasimir-Hoernes.

LA PREFAZIONE AL VOLUME DI LAURA SCARPA

Il fumetto è scambio e collaborazione. Tutte le storie nascono da intrecci e scoperte. Questo libro nasce dalla lettura di un altro volume, lo splendido e sottile I fogli del Capitano Michel, di Claudio Rigon (per Einaudi), anomalo racconto e interpretazione di “pizzini” da campo, dove un semplice ordine o informazione, svela sottili possibilità, umori e accadimenti. Da quel libro la voglia di raccontarlo e di raccontare la Prima Guerra Mondiale, terribile e umana, a fumetti.

L’incontro con l’autore, poi, mi ha fatto scoprire le montagne del fronte più combattuto, l’Altopiano veneto.

Altro incontro, quello con il giornalista Maurizio Lucchi, oggi direttore de «La Prealpina», appassionato di cartoline e piccoli cimeli di quel periodo, oltre che delle opere di Hugo Pratt; ho così scoperto l’anima e la presenza dei Kriesgmaler, pittori che disegnavano al fronte, in prima linea.

Sollecitata da David Lloyd, disegnatore di V for Vendetta, a collaborare con «Aces Weekly», la sua rivista online, mi è venuto spontaneo pensare a un racconto sul “disegnare” la guerra.

E da questo si è sviluppato il pensiero, diventato altri due fumetti, sul rapporto tra guerra e arte.

Di recente, rileggendo le Lezioni americane di Italo Calvino, ci ho trovato Marcel Proust, che – a cavallo tra Otto e Novecento – guardava gli aerei e comprendeva come la velocità dei trasporti influenzasse tutta la vita, arte compresa. La vita cambia l’arte, e forse viceversa. Mi sono chiesta, in questa pagine, se dunque l’arte può in qualche modo salvarci dalla guerra e dal male, o se è solo illusione. A voi rispondere.”

L’AUTRICE

Nata a Venezia nel 1957, si trasferisce a Milano e quindi a Roma.

È autrice di fumetti, illustratrice, editor e docente allo IED e direttrice della Scuola di Fumetto online da lei creata.

Come autrice ha scritto e disegnato storie su per le più note riviste italiane, da «Linus» a «Il Corriere dei Piccoli», «Snoopy», «Lupo Alberto Magazine» (con il personaggio di Martina), «Blue», «Mondo Naif» e «Internazionale», e alcuni libri di cui è autrice completa, tra cui Amori lontani, per Kappa edizioni e, nel 2017, Sous les étoiles. per Delcourt (Francia)., prossimamente per Hachette.

Presente in diverse antologie, come La vita inattesa (Rizzoli Lizard 2014) e la rivista «Crisma» di LabAquattro.

Pubblica una vignetta settimanale “Visto da Laura” su «La Prealpina», quotidiano di Varese.

Per il web, disegna Caffè a colazione, e pubblica sulla rivista digitale «Aces Weekly», diretta da David Lloyd.

Come editor ha curato da «il Corriere dei Piccoli» a «Blue» e «ANIMAls» e dirige il magazine «Scuola di Fumetto».

Scrive saggi e testi di didattica, tra i quali Praticamente Fumetti, Fumetto Facile, Disegnare Dylan Dog e Hugo Pratt – le lezioni perdute oltre a vari titoli della collana Lezioni di Fumetto.

Presiede l’Associazione Culturale ComicOut, che si occupa della diffusione e studio del fumetto.

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WAR PAINTERS

1915-1918. Come l’arte salva dalla guerra”

Autore: Laura Scarpa

Editore: ComicOut

Formato: album orizzontale 28×21

Pp. 96, colore

Prezzo: euro 19,90

In tutte le librerie dal 12 aprile 2018