Hergé non era fascista, ne’ nazista e nemmeno… incivile! 

Periodicamente se ne parla, anche perché gli estremisti violenti ci godono a trovare un personaggio famoso da acquisire con entusiasmo o rigettare con veemenza. Come i neo ultracomunisti mettono sul rogo questo o quel noto personaggio per sembrare loro puri e immacolati e giustificati nella loro ira violenta, così i neo nazifascisti cercano di pulire la loro immagine con la beneficenza o tentando di far credere che questo o quel grande personaggio era “dei loro” e quindi anch’essi dovrebbero esser considerati grandi e degni e giustificati in ogni loro azione. Ovviamente, invece, restano tutti indegni, quelli che oggidì usano la violenza in politica, punto e basta.
Per giunta qua e là, per ignoranza, sbagliano pure nella scelta dei grandi personaggi.

Pur pubblicate in forma microscopica, le strisce di Tintin furono di consolazione alla popolazione, giovane e non, di Bruxelles, durante l’occupazione nazista.

Hergé è uno di quelli che, a motivo della pubblicazione dei suoi fumetti sul quotidiano Le Soir durante l’occupazione tedesca e per le amicizie scoutistiche con persone che furono, loro sì, convintamente dalla parte sbagliata della Storia e dell’Umanità, si è trovato (e periodicamente si trova) a essere segnalato ad arte da violenti di destra e di sinistra.

Il punto però è che, come spiega in dettaglio per l’ennesima volta Jean-Luc Remy, Hergé non era razzista, ne’ antisemita, ne’ fascista, ne’ nazista e, per giunta, nemmeno collaborazionista (incivique), a quanto pare. Amico fedele anche di chi ha grandemente sbagliato, questo sì, ingenuo e lento a capire la politica, magari, condizionato fin quasi al plagio, può darsi.
Ma la sua storia personale e quella di Tintin lo pongono, appiattimenti iniziali sui luoghi comuni compresi (tanto diffusi ovunque in quel periodo e, purtroppo, anche dopo, a differenza sua che maturando ne prese apertamente le distanze), proprio da un’altra parte.
Certo, per affermarlo bisogna conoscere la storia e la Storia.
Le ignori? Tutti siamo ignoranti sulla maggior parte delle faccende, ovvio, per questo ci si affida reciprocamente a chi, invece, ha competenza specifica accreditata e adeguata documentazione.
In questo caso, stavolta, ti consiglio la lettura dell’intervento di Jean-Luc Remy su Bruce Lit, qui di seguito. In coda all’articolo, c’è un altro corposo intervento di Remy nelle note, da leggere assolutamente giacché affronta un’altra questioncina storica su Hergé e Leblanc.

Leggi qui l’articolo citato: http://www.brucetringale.com/herge-pendant-loccupation/

On a beau le répéter : Hergé n’était ni raciste, ni antisémite et encore moins collabo’. Mais pourquoi, ce procès dure ? On appelle Jean-Luc Rémy à la défense chez Bruce Lit…

… Hergé n’a jamais été considéré par la justice Belge par comme « incivique »…

Giacché appariva tra i collaboratori del quotidiano Le Soir occupato dai tedeschi, sia pure solo come autore della già esistente serie per bambini Tintin, la Resistenza lo inserì nell’elenco dei traditori. Ma quando poi, dopo la guerra, si organizzarono i processi, Hergé ne fu escluso.

Vignetta di Stanislas Barthélémy dal fumetto biografico Les Aventures d’Hergé

[En parlant d’une action, d’un fait] Qui témoigne d’un manque de civisme.

− En emploi subst., région. (Belgique). Collaborateur des Allemands pendant la Seconde Guerre mondiale. Les groupements de résistance apportèrent à la chasse des inciviques une aide qui fut souvent précieuse (P. StruyeLa Répression de l’incivisme ds R. gén. belgenov. 1945, p. 25).

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