Pennac sulla vignetta di Charlie: “une connerie”, e la libertà d’espressione…

Ne ho parlato ieri (click qui) e, in fondo, qui poteva anche bastare. Se oggi ci torno su è solo perché anche Daniel Pennac ha detto la sua e visto che la sua, ovviamente, conta più della mia, vale la pena pubblicarla. Resta il fatto aggiuntivo, di cui ho parlato ieri, che (al di là del pessimo gusto manifestato) l’associazione automatica tra l’allocuzione “all’italiana” e “Mafia” (evidenziata dalla seconda vignetta, che voleva essere “esplicativa” e invece ha solo sottolineato il fallimento professionale della prima, che era effettivamente incomprensibile, imho) è di per sé vergognosa per chi la fa, specialmente se è un vignettista satirico fustigatore dei mal costumi (altrui). E che dire del fatto che il citato vignettista (oltre a non aver fatto ridere – cosa che purtroppo può capitare spesso ai vignettisti satirici, date, come dicevo nel mio articolo, le difficoltà intrinseche del mestiere che prevedrebbe, essendo satira, di “castigare ridendo mores“) sia convinto che le case di Amatrici e dintorni siano state costruite dalla Mafia e non dalla gente del posto? Forse ha informazioni (sbagliate) che io non ho. E adesso passiamo a Pennac:

Il n’y a certainement rien de pire pour des dessinateurs, et plus encore pour les caricaturistes, que de devoir expliquer leur création. Charlie Hebdo, une fois encore, entraîne l’indignation du peuple italien, profondément choqué dans son ensemble par un dessin, puis un second, évoquant le tremblement de terre qui a détruit trois villages du centre du pays. Près de 300 morts, plus de 400 blessés. Et une caricature, et une autre, qui provoquent une colère nationale. Selon Daniel Pennac, la liberté d’expression est à défendre, mais la « connerie » est bien là…

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