Non solo “tecnico”, non solo regista, semplicemente artista: Francesco Giroldini

Proseguendo nel nostro ciclo di interviste di approfondimento sulla “MILA Family“; ovvero il team di professionisti dietro alla lavorazione dell’ormai assai noto, e atteso, cortometraggio in CG diretto da Cinzia Angelini, abbiamo il piacere di ospitare questa volta una delle autentiche “punte di diamante” di questa poliedrica produzione, ovvero Francesco Giroldini. Ennesima eccellenza “fuggita” dal nostro ingrato Belpaese, Francesco è, tra le tante altre cose, il talentuoso Lighting Supervisor del progetto “MILA”, ma soprattutto un artista a tutto tondo che non si riconosce in una singola definizione e, pur dedicandosi con passione alla sua attuale specializzazione “tecnica”, non rinuncia a una visione “autoriale” del proprio lavoro; avremo modo di conoscerne le idee, l’arte e il percorso professionale attraverso una interessante ed articolata “chiacchierata” di cui oggi vi proponiamo la prima parte:

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Comincerei con una breve introduzione sulla tua formazione artistica e professionale.
Il mio nome e’ Francesco Giroldini, sono nato a Milano e ho vissuto la mia infanzia in un piccolo paesino dell’hinterland chiamato San Donato Milanese. Nel 2006 ho lasciato l’Italia per conseguire una laurea in Computer Animation alla Ringling College of Art and Design, in Sarasota, Florida. Dopo una breve esperienza professionale alla Pixar, ho lavorato in Dreamworks Animation e poi a Blue Sky Studios, dove tuttora svolgo le mie mansioni. Alcuni dei film a cui ho collaborato: “L’era Glaciale 5”, “Snoopy & Friends”, “Rio 2”, “Mr. Peabody and Sherman“, “Le 5 Leggende”, “Madagascar 3”, “Il Gatto con Gli Stivali”, “Kung Fu Panda 2” e “Megamind”.
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“Rio 2” (2014 – Property of 20th Century Fox)

Sin da bambino ho sempre avuto la passione per il disegno al punto da guadagnarmi il soprannome di “talebano”(!) dalla bidella perché ogni giorno le lasciavo il banco pieno di disegni e scarabocchi da pulire. Alle superiori scelsi l’ITSOS di Milano, semplicemente perche volevo evitare a tutti i costi di studiare latino, ma per pura coincidenza feci una delle scelte migliori della mia vita: all’ITSOS fui introdotto al mondo della grafica, della fotografia e del cinema. Una delle memorie più vivide dei miei anni all’ITSOS riguarda una delle mie classi di cinema, quando il professore ci mostrò un film di Roman Polanski, e mentre noi eravamo completamente immersi nel film, lui, al buio, e senza che nessuno se ne accorgesse, tracciò sulla lavagna per oltre un’ora una mappa della struttura del film. Non capita spesso di incontrare professori tanto appassionati, e penso che il suo modo di insegnare e far amare il cinema agli studenti abbia avuto una grande influenza su di me.

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“Mr. Peabody & Sherman” (2014 – Property of Dreamworks Animation)

Allo stesso tempo fui introdotto al mondo della Computer Graphic, grazie al mio interesse, o forse sarebbe meglio dire ”dipendenza” dai videogiochi, sui quali riversai buona parte della mia gioventu’. Due di questi che in particolare ebbero un effetto profondo su di me furono le serie di Final Fantasy e “Metal Gear solid”. Entrambe mi lasciarono a bocca aperta per via della qualita delle loro storie, la complessità della loro resa cinematografica, e in particolare l’efficacia grafica delle loro sequenze animate. Fu cosi che decisi di imbarcarmi da autodidatta nello studio della CG . Senza neanche possedere un computer, acquistai un paio di guide su programmi quali Lightwave, Maya e 3Dsmax e incominciai a leggerle ogni giorno durante il tragitto per andare a scuola. Alle fine delle superiori avevo già completato un corto animato per metà in Flash e per metà in Maya nonché accumulato un certo grado di esperienza lavorativa con un paio di progetti multimediali da libero professionista.

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“Madagascar 3” (2012 – Property of DreamWorks Animation)

Dopo il diploma, trascorsi un anno in Italia a lavorare presso un paio di piccoli studi televisivi ma una volta ricevuta la lettera di ammissione alla Ringling College of Art and Design, presentai le dimissioni e mi trasferii negli USA (dove risiedo tuttora) per continuare i miei studi. Dopo tre anni di fatiche, e molte notti insonni, ottenni un impiego in Pixar per uno stage sull’illuminazione, dove venni reso edotto sull’arte della cinematografia digitale. Una volta tornato a scuola per il mio ultimo anno di studi realizzai un corto chiamato “The Monk and The Monkey” insiema ad un amico, Brendan Carroll, e poi, una volta laureato, fui assunto dalla Dreamworks Animation di San Francisco, in qualità di Lighting e Compositing Artist. Dopo tre anni in California, e la produzione di un altro corto animato, “Animation Tag Attack“, accettai infine un’ offerta di Blue Sky Studios, a New York, città in cui vivo ormai da quasi tre anni.

(Animation Tag Attack; Francesco ha diretto il segmento 11: )

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“Le 5 Leggende” (2012 – Property of DreamWorks Animation)

Studiare arte e cinematografia all’estero: i pro e contro di una scelta.

L’educazione negli Stati Uniti è un’esperienza fantastica, e la consiglio vivamente a chiunque se lo possa permettere dal punto di vista finanziario. Il vantaggio più grande di studiare in America, secondo me, non sta semplicemente nella qualità dell’educazione, ma soprattutto nell’opportunità per uno studente straniero di rimanere qui a lavorare dopo essersi laureato. Personalmente, la ragione per cui scelsi di studiare negli Stati Uniti, piuttosto che in Francia o Inghilterra, furono la grande scelta e varietà delle opportunità lavorative nel campo dell’intrattenimento disponibili in questo contesto, e l’altissimo livello della formazione che si riscontrava di conseguenza nei lavori degli studenti delle scuole di animazione Americane.

La maggior parte degli studi di animazione più grandi al mondo (Disney, Pixar, Dreamworks, Blue Sky, ILM, Laika, e Reel FX) hanno sede qui negli Stati Uniti e tendono ad assumere artisti che non necessitano di complicati permessi di soggiorno per poter iniziare a lavorare. Fortunatamente, il permesso di soggiorno da studente permette a un neo laureato straniero di lavorare in America per un intero anno dopo aver conseguito la laurea, senza dover coinvolgere il governo o il dipartimento dell’immigrazione. Questa opportunità permette a un artista estero di competere alla pari con artisti Americani, fungendo anche da “ponte”, successivamente, tra un permesso di soggiorno da studente e uno lavorativo.

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“The Monk and the Monkey” (2010 – Property of Francesco Giroldini and Brendan Carroll)

Onestamente, quando decisi di studiare Computer Animation non avevo idea che ci fosse una differenza tanto profonda tra film animati del tipo di “Toy Story” e quelli live action con personaggi animati, genere “Avatar“. L’unica cosa che mi importava, era imparare tutti gli aspetti tecnici ed artistici su come si creano animazioni al computer, per poter dare vita alle mie storie in autonomia, senza il bisogno di dover assumere un esercito di attori e assistenti di produzione. Una volta arrivato al Ringling College of Art and Design fui molto sorpreso quando realizzai di essere circondato da gente quasi “ossessionata” dai film di animazione con protagonisti animali parlanti, invece che da appassionati di cinema tradizionale. Una volta superato il “trauma” iniziale, impiegai un paio d’anni prima di trovare la mia voce dal punto di vista artistico e stilistico. Dopo l’esperienza in Pixar, decisi che specializzarmi nel campo della cinematografia fosse la scelta più saggia, e mi dedicai pertanto alla produzione di  un corto in animazione che potesse dimostrare la mia abilita nel campo. Il risultato di questa scelta fu il già citato “The Monk and The Monkey”, realizzato con Brendan Carroll.

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“The Monk and the Monkey” (2010 – Property of Francesco Giroldini and Brendan Carroll)
Entrare in realtà come Pixar, DreamWorks e Blue Sky Studios: in Italia appare un miraggio, ma in realtà come funziona?
Il College che scelsi, The Ringling College of Art and Design ha la reputazione di “sfornare” regolarmente alcuni tra i migliori cortometraggi animati della produzione globale, e quindi viene monitorato assiduamente dai più grandi studi di animazione e videogames americani. Ogni anno studios del calibro di Dreamworks Animation, Sony, Pixar, Blue Sky Studios ed EA intervistano centinaia di studenti con l’obbiettivo di identificare quelli più in gamba e offrire loro opportunità di lavoro o di semplici stages. Alla fine del mio terzo anno di studi, ero già preparato a passare l’estate lavorando al mio corto, e non mi aspettavo di ricevere offerte di lavoro, tanto meno dalla Pixar! Per pura coincidenza uno dei miei compagni di classe che aveva fatto uno stage in Pixar l’anno prima, mi suggerì di mandare loro una demo reel, cosa che feci senza nutrire nessuna aspettativa: fui molto sorpreso quando decisero di intervistarmi e quindi “arruolarmi” per uno stage di illuminazione. Una volta tornato a scuola applicai sul mio progetto tutto quello che avevo imparato in Pixar, e subito dopo aver completato il corto ricevetti molte offerte di lavoro tra cui una da parte di Dreamworks Animation, che accettai immediatamente.
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“The Monk and the Monkey” (2010 – Property of Francesco Giroldini and Brendan Carroll)
 Parlaci meglio della tua specializzazione di Lighting Composer. Hai dei modelli professionali di riferimento?
La decisione di specializzarmi non fu facile, e inizialmente ero assolutamente contrario all’idea di non dare il meglio di me in ogni aspetto di produzione perché per me era più importante creare un corto fatto bene da ogni punto di vista rispetto al produrre materiale per la mia demo reel. Alla fine del terzo anno, ero ancora convinto che una volta laureato avrei potuto trovare lavoro sia come generalista o regista, ma col tempo mi resi sempre più conto delle difficoltà che gli studenti internazionali devono affrontare per rimanere negli Stati Uniti, e decisi che la scelta più saggia era quella di specializzarmi e trovare lavoro in uno dei grandi studios di animazione. Per questa ragione preparai quattro demo reels, una per ogni area di specializzazione: “Animazione”, “Modeling + Texturing”, “Illuminazione & Compositing” e “Generalista” e li mandai alle principali case di produzione del settore negli Stati Uniti. Quando Pixar venne a intervistarmi e mi chiese in cosa mi sarei voluto specializzare, scelsi il campo della Illuminazione perché pensavo fosse l’area di produzione dove mi sarei sentito maggiormente a mio agio. Personalmente pur lavorando nel dipartimento di Illuminazione e Compositing da più di sei anni, tendo ancora a considerarmi un regista e non un semplice tecnico cinematografico, nonostante il fatto che da un paio di anni non abbia più completato un mio progetto in animazione.
Per questa ragione, tendo ad avere un grande numero di modelli professionali di riferimento, sia nel mondo del cinema tradizionale che in quello dell’animazione. I nomi che mi vengono in mente appartengono a registi del calibro di Stanley Kubrick, Steven Spielberg, Christopher Nolan, David Fincher, Paolo Sorrentino, Pete Docter, Brad Bird e Hayao Miyazaki, ma anche eccellenti direttori di fotografia come Roger Deakins, Hoyte van Hoytema, Janusz Kamiński, Jeff Cronenweth, e Robert Elswit. Dedico di norma alcune ore a studiare le loro tecniche di illuminazione, o pittoriche, e le loro scelte narrative. Alcuni degli illustratori che hanno un influenza importante sul mio stile sono Ken Pak, Dice Tsutsumi, Tim Lamb, Guillermo Real, e Kevin Dart.
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“The Monk and the Monkey” (2010 – Property of Francesco Giroldini and Brendan Carroll)
 La tua esperienza con MILA di Cinzia Angelini: pensi possa essere l’apripista di un nuovo modo di produrre animazione, non solo a livello indipendente?
MILA al momento è senza dubbio una gemma rara, ma spero che con lo sviluppo di nuove piattaforme di produzione via WEB come Nimble e Artella e con opzioni di finanziamento collettivo come Indiegogo e Kickstarter, film come MILA diventeranno realtà più consuete. Al momento ci sono una marea di difficoltà nel gestire un progetto così grande e che coinvolge tanti collaboratori in tutto il mondo, ma sono sicuro che nei prossimi anni lo sviluppo tecnologico permetterà una collaborazione istantanea su un progetto senza essere limitati dalla connessione internet, dalla mole di lavoro richiesto e dal numero di collaboratori simultanei.
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“Mila” (2017? – Property of Mila Production)
Cosa pensi del panorama italiano nel settore? E’ competitivo a livello internazionale? Hai qualche autore o realtà da segnalare?
A dire la verità non ne ho la più pallida idea! Le mie esperienze lavorative in Italia hanno lasciato alquanto a desiderare, e da quando sono arrivato qui non mi sono più  guardato indietro, per cui non sono al corrente del livello delle opportunità lavorative in Italia o sulla presenza di artisti italiani notevoli. Ogni tanto chiedo in giro se qualcosa è cambiato da quando me ne sono andato, ma mi sembra che tutto sia più o meno lo stesso di allora, ovvero “tristezza e desolazione”. Io ho lavorato soltanto un anno in patria, ma è un esperienza che non augurerei al mio peggior nemico! Ho perso il conto delle notti che ho dovuto passare a dormire al lavoro su un materassino gonfiabile per via di cambiamenti di produzione all’ ultimo minuto, su orribili progetti per cui, tra l’altro, mi fu chiesto di costruire vari chilometri di percorso ferroviario completamente a mano, alle dipendenze di  un boss che si rifiutava di concedermi un aumento con la scusa che mi avrebbe “dato alla testa”! Sono felice di lavorare qui negli Stati Uniti e personalmente consiglio a tutti di fare del proprio meglio per riuscire a fuggire dall’Italia.
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“Il Gatto con gli stivali” (2011 – Property of DreamWorks Animation)

Dalla tua esperienza e opinione, pensi che il progetto di Women in Animation di raggiungere la parità di diritti professionali uomo/donna entro il 2025 sia fattibile? Il mondo dell’animazione è effettivamente maschilista come molti lo dipingono oppure le cose stanno diversamente?

La mia esperienza personale conferma lo scenario suggerito dalle statistiche che appaiono sul sito di Women In Animation, ovvero che la maggior parte degli studenti nelle scuole di animazione sono sì di sesso femminile ma una volta laureate la maggior parte di queste potenziali artiste scompaiono dai radar e l’ambiente lavorativo si caratterizza fortemente “al maschile”. In generale, siamo ancora lontani dall’obbiettivo WIA dei 50/50, ma sono ottimista che la situazione possa solo migliorare considerando che fino a pochi anni fa era impensabile anche solo provare a proporre un film animato con una ragazza come protagonista, mentre da qualche anno sembra che le eroine siano quasi diventate una prassi, in cinema come in tv. Alcuni dipartimenti, come le Risorse Umane, sono tendenzialmente composti da donne, ma ci sono anche sezioni più “artistiche” in cui  la percentuale delle donne non è irrilevante; di contro, altri dipartimenti, tradizionalmente considerati “tecnici” (Rigging, Effetti Speciali, Simulazione Di Tessuti, Ricerca e Sviluppo) risultano pressoché “dominati” dagli uomini. Io penso di essere fortunato perché tutti gli studios dove ho lavorato sino ad ora qui in America si sono dimostrati consapevoli dell’importanza di mantenere una sorta di equilibrio tra i due sessi, mentre realtà produttive più piccole sembrano avere maggiori difficolta a riconoscere, e ad affrontare, questo tipo di discriminazione.

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“Snoopy & Friends” (2015 – Property of 20th Century Fox)

La dicotomia 2D/3D è effettiva, secondo te, oppure costituisce un pretesto per non investire su un tipo di animazione più autoriale?

La separazione tradizionale tra animazione tradizionale “bidimensionale” e quella cosiddetta “in 3D” non è più evidente come lo era anni fa, e al giorno d’oggi è considerato uno standard avere produzioni animate che incorporano elementi di animazione tradizionale, 3D e stop-motion tutti nella stessa pellicola. Il progresso tecnologico finalmente permette la creazione di film digitali che sembrano animati in maniera tradizionale (per esempio “Snoopy & Friends“, “Paperman“, “Feast”) e viceversa (“Klaus”), in un mix di tecniche di animazione tradizionale, stop-motion e 3D (“Coraline”,Boxtrolls”, “Il Piccolo Principe“). In generale credo che la tecnologia dietro i film di animazione sia progredita più velocemente dell’abilità del pubblico di comprenderne e apprezzarne il processo, al punto che la maggior parte di esso crede ancora che tutto venga o disegnato a mano o generato al computer senza il bisogno di alcuna regia o direzione artistica. Con l’avvento della Virtual Reality, sono sicuro che arriveranno anche nuovi metodi di animazione, ibridi tra 2D, 3D e stop motion, ma ho i miei dubbi che il pubblico finalmente comincerà a comprendere il carico di tempo, fatica e competenza che sono necessari per realizzare questo tipo di di lavoro.
D’altra parte, per tutti noi che ci stiamo dentro, è di certo assai eccitante vivere e sperimentare in tempo reale i vari mutamenti “sismici” che avvertiamo prepararsi sotto i nostri piedi.

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“Snoopy & Friends” (2015 – Property of 20th Century Fox)

Progetti tuoi attualmente in cantiere?

Al momento lavoro a piccole illustrazioni, a un paio di fumetti, e forse a un corto indipendente ma senza scadenze precise visto che tra il lavoro in Blue Sky Studios e il ruolo da supervisore dell’Illuminazione su Mila, non mi rimane molto tempo libero. Di solito, una volta uscito da lavoro, mi trovo a mio agio a disegnare e pitturare a mano libera, piuttosto che stare ancora di fronte allo schermo di un computer!

[1- continua]

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“Kung Fu Panda 2” (2011 – Property of DreamWorks Animation)

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