Da Bowie a Bradbury: le “animate” interviste di Blank on Blank

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Non potevamo che partire dal “Duca Bianco”, non è così?
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“This is Major Tom to Ground Control. I’m stepping through the door, And I’m floating in a most peculiar way. And the stars look very different today.” – “Space Oddity”, David Bowie
reed
“Candy came from out on the Island In the backroom she was everybody’s darlin’ But she never lost her head Even when she was giving head She says, Hey babe Take a walk on the wild side!” – Lou Reed
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Voce e cuore della trasmissione radio “A Prairie Home Companion”, immortalata nell’ultimo, struggente film di Robert Altman “Radio America”, Garrison Keillor è il tipo di conduttore/intrattenitore radiofonico che vorrei essere: con la voce tiene avvinti migliaia di ascoltatori, con la fantasia li trasporta altrove, con il cuore fa loro recuperare antiche memorie e nostalgie.
wilder
“Si-può-FARE!!!” – chi non ricorda il magnifico dottor Frankestein (oppure Frankestine?) del film di Mel Brooks, di cui fu complice in più di una esilarante impresa? Ma per me Gene Wilder è, anzitutto, il memorabile, inquietante e “roaldhaliano” Willy Wonka che, assai meglio di Johnny Depp, impartisce severe e meritate lezioni a coloro che non sanno apprezzare le meraviglie della sua Fabbrica di Cioccolato: “stayn’ here you’ll be free… if you really want to be!”
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“Sin dalla più tenera infanzia i bambini convivono con emozioni dirompenti… paura ed ansia fanno intrinsecamente parte della loro vita quotidiana… devono confrontarsi meglio che possono con continue frustrazioni. Proprio attraverso la fantasia i bambini giungono alla catarsi. È il migliore strumento per dominare le Cose Selvagge.” – Maurice Sendak
b2brb
“C’era come un odore di Tempo, Nell’aria della notte. Tomàs sorrise all’idea, continuando a rimuginarla. Era una strana idea. E che odore aveva il Tempo, poi? Odorava di polvere, di orologi e di gente. E che suono aveva il Tempo? Faceva un rumore di acque correnti nei recessi bui d’una grotta, di voci querule, di terra che risuonava con un tonfo cavo sui coperchi delle casse, e battere di pioggia. E, per arrivare alle estreme conseguenze: che aspetto aveva il Tempo? Era come neve che cade senza rumore in una camera buia, o come un film muto in un’antica sala cinematografica, cento miliardi di facce cadenti come palloncini di capodanno, giù, sempre più giù, nel nulla. Così il tempo odorava, questo era il rumore che faceva, era così che appariva. E quella notte – Tomàs immerse una mano nel vento fuori della vettura – quella notte tu quasi lo potevi toccare, il Tempo.” – “Cronache Marziane”, di Ray Bradbury

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