Annecy: quante “regine” dell’animazione, in riva al lago @annecyfestival

 Quest’anno il festival di Annecy ospita numerose e autentiche protagoniste dell’animazione mondiale, cui rende omaggio in diverse maniere…

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Una di esse, “regina” lo è anche di nome: Regina Pessoa, talentuosa animatrice portoghese che conquistò il Cristallo di Annecy nel 2006 per il miglior corto con il suo “Història tràgica con final felìz” (ormai il film d’animazione lusitano più premiato della storia), ha disegnato il manifesto di questa edizione, poi ripreso da una sua altrettanto illustre collega, Florence Miailhe, cui verrà conferito proprio ad Annecy il premio alla carriera, la quale ne ha “animato” i disegni in un suggestivo teaser a base di ritagli e ombre cinesi…

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…rimando evidente a un’altra “regina” dell’animazione, e delle ombre, ovvero la pioniera Lotte Reiniger, la quale almeno per il popolo del Festival resta senza discussione “la prima” a realizzare un lungometraggio in animazione, ovvero “Le avventure del Principe Achmed”? Alla sua arte, e al suo coraggio nell’opporsi sempre alla barbarie nazista, la scuola Gobelins ha voluto tributare un (bel) video:

Stesso discorso per Alison de Vere, celerbe animatrice e designer britannica, prima donna a ricevere un premio al Festival di Annecy. Nata in Pakistan (Peshawar) il 16 settembre 1927, si formò artisticamente alle Royal Academy Schools, entrando nel mondo dell’animazione a partire dal gradino più basso, scalandone man mano le posizioni. Negli anni ’50 lavorò per un quinquennio presso il celebre studio Halas & Batchelor, per poi passare a collaborazioni come free-lance su produzioni pubblicitarie televisive, effetti speciali e similia. Nel 1968, diventa supervisore degli sfondi per il film d’animazione ideato dai Beatles e diretto da George Dunning “The Yellow Submarine”. Come assistente al disegno, specialità per cui divenne soprattutto nota, Alison collabora con Heinz Edelmann, illustratore e designer tedesco. Tra il 1970 e il 1980 realizza commercials per Wyatt Cattaneo Productions, presso i cui studios crea due film riconosciuti a livello internazionale, “Cafe Bar” (1975) e “Mr Pascal” (1979), entrambi premiati ad Annecy. Del 1987 è “The Black Dog: a soul journey” e del 1994 “Psyche and Eros“, entrambi commissionati da Channel 4. Carattere mite e poco propenso all’apparire, Vera seppe nel suo essere un’artista autentica non perdere di vista l’umiltà del mestiere, coniugando la propria alta sensibilità con una professionalità di ferro, immune all’autoreferenzialità comune in ambiente artisitico e dedita a fare semplicemente al meglio il proprio lavoro, soprattutto nell’ambito dei prodotti per l’infanzia. Dal matrimonio, poi concluso in divorzio, con il pittore Karl Weschke ebbe il figlio Ben che fu suo partner artistico fino alla morte di lei, il 2 gennaio 2001. 

Oggi é stata la volta di Evelyn Lambart di ricevere il dovuto omaggio: forse in modo meno traumatico di quanto si vede nel video, “Eve” fu davvero capace di tagliare il cordone ombelicale che la legava ad un artista geniale quanto egocentrico e ingombrante come Norman McLaren e tracciare da sola il proprio cammino artistico, esempio per molte altre artiste dopo di lei.

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