Tintin durante la Guerra

Tintin durante la guerra - sullo sfondo Crepax su Off-Side - foto Goria dalla serie Fumetto su Fumetto - click qui

Argomento delicato, sul quale si torna periodicamente (garantito, quando al cinema arriverà il secondo episodio del Tintin di Spielberg e Jackson), quello del periodo in cui il Belgio era occupato dalla Germania nazista e Hergé (il creatore di Tintin) pubblicò le sue avventure sul quotidiano principale di Bruxelles (lo è ancora oggi), Le Soir, forzatamente controllato dagli occupanti. Prima di poter tornare a pubblicare fumetti, Hergé, subito dopo la fine della guerra, dovette rendere conto alla giustizia del Belgio liberato, circa la sua partecipazione a quel giornale in quel periodo terribile. Fu giudicato e assolto, così poté accettare l’offerta di un eroe della Resistenza Belga, Raymond Leblanc (fondatore della editrice Le Lombard), che lo voleva assolutamente alla guida di un settimanale per ragazzi intitolato, manco a dirlo, Tintin, e che aprì i battenti il 26 settembre 1946. Risolto quindi il dubbio di “collaborazionismo” e assodato ormai da molti anni (grazie alla ricca documentazione d’epoca messa infine a disposizione dalla Fondazione Hergé) che il papà di Tintin non fu nazista e neppure fascista, la pubblicazione delle edizioni originali dell’epoca delle storie di Tintin di quegli anni drammatici continua e offre a tutti la possibilità di verificare personalmente il contenuto effettivo dei suoi racconti per bambini e ragazzini (e l’assenza di riferimenti apologetici o di sostegno del totalitarismo di qualsivoglia tipo). I bei volumi, in formato “all’italiana” (ne abbiamo parlato anche recentemente: click qui), contengono una messe di informazioni e commenti a fianco delle strisce (che sono molte di più di quelle che poi sarebbero state pubblicate nelle versioni rimontate per gli albi a colori, nei quali lo spazio era limitato), come potete vedere in coda a questo articolo. Appassionati e collezionisti non se ne perdono uno. Come abbiamo avuto modo di scrivere in precedenza (click qui), fino al momento dell’invasione Hergé non aveva perso occasione per dare addosso a fascismo e nazismo, con vignette e con inserti in altri dei suoi fumetti in cui c’era spazio per la satira e persino su Tintin in modo sostanzialmente esplicito (Musstler, il perfido dittatore della Borduria, doveva il suo nome a Mussolini e Hitler, era chiaro a tutti, e apparve ne Lo Scettro di Ottokar, avventura pubblicata a puntate dal 4 agosto 1938 al 10 agosto 1939). Anche quelli andrebbero letti, per rendersi conto del pensiero dell’autore. Che poi non abbia avuto il fegato di esporsi durante l’occupazione e si sia limitato, per sbarcare il lunario (come i suoi altrettanto famosi colleghi), a fare fumetti d’avventura senza più alcun riferimento alla realtà contemporanea (come invece faceva prima e avrebbe fatto di nuovo dopo), lo abbiamo già rilevato a suo tempo, e, francamente, lo si può anche comprendere. Il risultato, comunque, dal punto di vista letterario è stato ottimo, e proprio a quegli episodi si è rifatto Spielberg per la sua versione cinematografica.

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