Gli eroi di carta a tavola

AndersenCiboTex preferisce una bistecca alta così coperta da una montagna di patatine, con un generoso boccale di birra per mandar via la polvere della prateria. Zagor invece spesso salta il pranzo, perché per lui viene prima il lavoro e poi il piacere, con gran disappunto di quel grassone di Cico che sogna sempre pranzi luculliani. Dylan Dog, squattrinato e vegetariano, se la cava con una pizza, meglio se in compagnia della ragazza di turno. Gli altri personaggi che affollano le collane edite da Bonelli non hanno quasi mai questi problemi, sembrano talora moralisti, quasi puritani, fedeli al motto che “Bacco, tabacco e Venere…” con quel che segue. Ma bene o male quasi tutti gli eroi di carta s’imbattono col problema del cibo. Il mensile Andersen – la rivista sulla cultura negli anni scolastici fondata da Schiaffino e Giromini – ha dedicato il numero estivo alla presenza e al ruolo del cibo nell’immaginario, dal cinema alla letteratura, ai fumetti. Su questo tema è intervenuto Luca Boschi con vari esempi che ripercorrono un secolo di nuvolette “gastronomiche” sia pure con qualche lacuna. Si parte dalla fine dell’Ottocento con le famose torte di mele della Tordella che piacevano tanto ai Katzenjammer Kids e si arriva alle copertine natalizie del Corriere dei Piccoli o di Topolino degli anni d’oro, con grandi e festose tavolate con tutti i personaggi che facevano gli auguri di rito. Ma bisogna ricordare anche gli incubi che i crostini al formaggio provocavano nell’ingordo protagonista di una serie di tavole che Winsor McKay disegnava alternandole con quelle di Little Nemo, ancora con sogni e magari incubi ma pieni di fantasia, colore e poesia. Ne vanno dimenticati lo stufato con i cavoli che Dinty, il cuoco dell’osteria sotto casa, preparava per un Arcibaldo che non sopportava i pasticcini e il te di Petronilla e le altre signore o i dolci di Nonna Papera, entrati nella storia del fumetto e della gastronomia. Passando in Italia, ecco due esempi, forse minori ma pur sempre d’autore, apparsi sul Corrierino. Il primo è di Bruno Angoletta che nel 1928 e ’29 disegnò le storielle di Sor Lardo Mortadella, un grassone ovviamente goloso ossessionato dalla bilancia, PoldoSbaffinima vivendo a Bologna e dintorni tutti i buoni propositi di una dieta rigorosa, finivano in fumo. L’altro è di Antonio Rubino – un maestro del fumetto umoristico, e non solo – che nel 1934 disegnò le avventure di Pentolino e Guà-Guà, un’assortita coppia formata da un piccolo imbroglione e da un papero ammaestrato che spendevano il ricavo delle loro truffe in fumanti piatti di lasagne. Erano anni di crisi, forse non si moriva di fame, ma si tirava la cinghia e molti sognavano un bel pranzetto. Un po’ come come Poldo, l’amico di Popeye, che però si accontenta solo di una montagna di panini, meglio se gratis. Lo aiutavano a sopravvivere, un po’ come gli spinaci, un vero e prezioso ricostituente per Braccio di Ferro che ne ingurgitava lattine intere, aprendole con i denti. I produttori di Crystal City, riconoscenti, gli hanno innalzato un monumento nella piazza principale. Si potrebbe continuare, ma basta sfogliare qualche albo di ieri o di oggi per scoprire che molti eroi di carta hanno spesso gli stessi vizi degli uomini, compreso quello di mangiare. (Carlo Scaringi).