Topolino 3000, o più?

Topolino3000-2000-25000-1Tanti anni fa c’erano Floyd Gottfredson e Carl Barks, storici creatori delle migliori storie di topi e paperi, ma nessuno, o quasi, li conosceva perché Walt Disney da capitalista poco illuminato vietava agli autori di firmare le loro opere. Poi arrivò – nella primavera del 1949 – il primo Topolino nel formato attuale con la storia di un divertente viaggio nell’Inferno dantesco: a Walt Disney piacque molto e permise agli autori (Angelo Bioletto, disegnatore già noto per il Feroce Saladino e altre figurine anni Trenta, e a Guido Martina, per l’occasione definito “verseggiatore”) di firmare quella storia. Il divieto totale ovviamente non decadde, ma intanto si era aperta una breccia. Oggi il settimanale Topolino è arrivato al numero 3000 e ospita unicamente storie italiane [nel numero 3000, NdR]. Ma nel 1949 la percentuale era di appena il 6%, e nel 1951 non ne fu pubblicata nessuna. E’ inutile rimpiangere il passato, ed è meglio guardare con fiducia a un futuro di successi per il “Disney made in Italy”, come dimostra appunto il numero 3000 che ospita oltre una dozzina di storie dei migliori autori italiani, dagli sceneggiatori Tito Faraci, straordinario a passare dal western e dall’horror bonelliani all’umorismo disneyano, Francesco Artibani, Bruno Enna e altri, ai molti disegnatori tutti bravi, da Giorgio Cavazzano a Silvia Ziche, Corrado Mastantuono, Andrea Freccero e così via. Non sarebbe stato male inserire anche qualche storia classica di ieri, se non altro per rendere omaggio a quegli autori, dallo sceneggiatore Carlo Chendi ai disegnatori Giovan Battista Carpi, Romano Scarpa, Luciano Bottaro e altri ancora, che hanno spianato la via ai loro “eredi”. Sarà per un’altra volta, magari in occasione di un altro numero mitico, il n. 3333, che più o meno dovrebbe corrispondere al n. 4000 di una storia infinita, iniziata alla fine dl 1932 e continuata fino alla guerra e oltre, con almeno 700 numeri pubblicati nel vecchio formato giornale. (Carlo Scaringi).