Il volto oscuro della Corea del Nord

CoverPyongyang300piccolaQualche anno fa Igort – grande viaggiatore e preciso disegnatore – ci ha mostrato, in alcuni volumi, l’immagine della Russia più profonda, quella che da Mosca si stende fino nel cuore profondo dell’Asia, scoprendo un mondo escluso dai giri turistici, forse arretrato, fermo, immobile, ma soprattutto nel quale non sembra mai esserci posto per venti di rinnovamento. Laggiù, dove l’Asia finisce, c’è un Paese che da oltre mezzo secolo sembra schiacciato da un’immensa nube nera che, come quelle evocate in tante storie di fantascienza, appiattisce tutto, trasformando panorami forse colorati – i fiori e le foglie crescono ovunque – in immagini uniformi, grigie, monotone, al limite squallide. Questo mondo sembra inventato dai più pessimisti scrittori di fantascienza, e invece è una drammatica realtà che di tanto in tanto si anima e minaccia, più con parole che con armi, il resto del mondo. In questo Paese chiuso è difficile entrare, ogni tanto qualche giornalista infrange le barriere burocratiche e politiche e alza il sipario su una realtà forse più amara di quanto sia spesso possibile immaginare. Il giornalista canadese Guy Delisle è stato laggiù una dozzina di anni fa e ha raccontato quello che ha visto non con la cinepresa, ma con la matita, disegnando tutto quello che vedeva, con realismo e con onestà, dai controlli polizieschi ai negozi vuoti, alla rassegnazione che si legge sui volti. Ne è uscito un volume dal semplice titolo "Pyongyang", dal nome della capitale, che in quasi duecento pagine ci racconta quello che accade in quell’universo chiuso, irraggiungibile, freddo, squallido, più nero che grigio, nel quale pochi milioni di nordcoreani vivono alla peggio un’esistenza senza prospettive, pianificata al ribasso, dove i "cari leaders" si passano il bastone del comando da padre in figlio, quasi come dinastie medievali. Il libro è stato pubblicato nel 2004 e ora viene proposto in italiano dalla Rizzoli-Lizard, non tanto per far conoscere un originale disegnatore, quanto per mostrare il volto amaro di una realtà che sopravvive al passato. (Carlo Scaringi).