Che aristocratici quei ladri!

Aristo30Aristocratici NataleIn un mondo di ladri (di carta, ma non solo) come quello degli anni Sessanta e dintorni, accanto a Diabolik e ai suoi imitatori dai nomi imbottiti di lettere “k”, un posto importante lo hanno occupato anche Alan Ford e quella strampalata banda guidata, ovviamente, dal Numero Uno, e il gruppo degli Aristocratici. Se il primo va ricordato per la longevità ultradecennale e la singolarità delle imprese, narrate da Luciano Secchi e a lungo disegnate da Magnus, i secondi hanno avuto una vita molto più breve, almeno sul Corriere dei Ragazzi dove sono apparsi giusto quarant’anni fa, restandovi per un paio di anni. Poi la casa editrice trasformò il glorioso AristocraticiCastelli519ex Corrierino nel Corrier Boy e gli Aristocratici emigrarono, vivendo un decennio di successi sui periodici di mezzo mondo. Ricordando quella stagione, Alfredo Castelli – ideatore della serie, disegnata quasi sempre da Ferdinando Tacconi – ha scritto, nel volume che l’ANAF gli dedicò nel 1991 (“Castelli 25”), che i guadagni ottenuti “mi permisero di sperperare un bel po’ di denaro viaggiando qua e là”. Erano altri tempi, come altri ladri erano gli Aristocratici, un gruppo guidato da un Conte che con intelligenza e un linguaggio forbito, pieno di citazioni scespiriane naturalmente inventate, li portava a compiere imprese mirabolanti, non tanto per sete sg10p000p001di guadagno, quanto per punire altri ladri e malfattori, sfruttatori di deboli e ingenui. Più che eredi di Robin Hood, gli Aristocratici sono dei virtuosi del furto che a differenza dei “Soliti ignoti” del famoso film (ricordati in una storia ambientata a Milano) riescono a portare a termine le loro imprese, anche perché oltreAristocraticiCastelli407 al Conte del gruppo fanno parte sua nipote Jean, un mago dell’elettronica come Fritz, un robusto irlandese, Mister Moose, muscoloso quanto basta e un italiano con i baffi e con tutti i difetti del latin lover. Il Conte li guida perfettamente, nel lavoro sono sempre impeccabili, ognuno svolge senza errori, o quasi, il suo compito e nessuno perde lo stile british né tanto meno la classica bombetta. Sono molto inglesi, anche se il Conte saristocratici000520embra disprezzare i suoi connazionali (“Sono stupidi questi inglesi, mi chiedo sempre come hanno fatto a vincere la guerra” è una delle sue riflessioni preferite, anzi, errore!,  è di Fritz, il tedesco – correzione postuma, si vedano i commenti – NdR), come inglese è l’ispettore Allan di Scotland Yard, eterno sconfitto di ogni episodio. Nelle imprese degli Aristocratici si avverte spesso l’influsso sia di Diabolik che dei primi film di 007 per il massiccio uso di trucchi ingegnosi, marchingegni tecnologici e trovate quasi improbabili e fantascientifiche con cui il gruppo realizza i suoi colpi. I dialoghi di Castelli sono pieni di locuzioni inglesi, da My God a Well, da By Jove a Wonderful, Alfredo Castelli anni settanta - da Il Giornalino 15 del 9 aprile 1972mentre il Conte definisce ovviamente “disdicevole” qualunque comportamento fuori le righe. Il disegno di Tacconi è sempre preciso, incisivo e accentua il taglio intelligente e umoristico dell’intera serie che accanto a vicende realistiche propone anche qualche tuffo nell’immaginario del passato facendo incontrare gli Aristocratici con Sherlock Holmes, Tarzan, Dick Tracy o l’ispettore Clousout. Se, esagerando un po’, Alan Ford e i suoi compagni sono “brutti, sporchi e cattivi”, gli Aristocratici sono “belli, eleganti e buoni”, forse un po’ fuori tempo, ma tanto divertenti e intelligenti. (Carlo Scaringi).

7 risposte a “Che aristocratici quei ladri!”

  1. Splendido articolo, Carlo! Così come stupendi, stupefacenti e assolutamente rimarchevoli sono “Gli Aristocratici” che – a dispetto delle tirstanzuole buzzurraggini del cosdiddetto mondo ‘mmmoderno & tendytrendy” – sempre e comunque vivono & lottano assieme a noi! :-)

  2. Chiedo scusa, una precisazione: il Conte non disprezza affatto gli inglesi e la frase “Sono stupidi questi inglesi, mi chiedo sempre come hanno fatto a vincere la guerra” è di Fritz, il tedesco.

  3. E’ vero, Lorenzo! Scaringi si scusa: “Qualcuno confonde lucciole con lanterne, altri sbagliano le nuvolette, e si scusano… :-) Ma visto il carattere del Conte, una frase del genere gli sarebbe andata bene… ;-) Scusa degli impicci e buon lavoro. Carlo.”

  4. Bellissimo articolo.
    Ho sempre voluto leggere “Gli Aristocratici”, qualcuno mi potrebbe indicare un volume dove sono raccolte tutte le loro storie?
    Grazie :)

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