Kit Carson, un saggio, vecchio eroe

KitCarson-AlbertarelliNel luglio di 75 anni fa il settimanale Topolino era ai vertici delle vendite, rivaleggiando con il classico Corriere dei Piccoli e con l’innovativo Avventuroso. Due anni prima Nerbini aveva fatto la scelta della vita, sbagliata, cedendo Topolino a Mondadori, che lo trasformò, grazie anche all’apporto di un maestro del fumetto come Antonio Rubino, in un giornalino pieno di storie e di personaggi, scelti fa i migliori di quegli anni. C’erano Topolino e l’Uomo Nuvola, Audax, gli eroi salgariani e quelli venuti da Saturno, Brick Bradford e Cino e Franco, trasformati in Guido e Daria e Tim e Tom, nonché una storia lacrimosa di Yambo, Gioietta Portafortuna, disegnata da Rino Albertarelli. Dal numero 238, datato 15 luglio 1937, apparve anche Kit Carson, il cavaliere del West, sommariamente presentato già sul numero precedente, con poche righe – arricchite da un gustoso quanto involontario refuso – che dovevano stuzzicare la curiosità dei giovani lettori. Kit Carson era presentato come KitCarson"la più famosa guida del West, l’eroe che nel 1856 guidò gli americani fino alla California attraverso le Montagne Rocciose" (autore dell’impresa era stato in realtà l’esploratore J. C. Fremont, anche se un Kit Carson faceva parte della spedizione). "La sua vista (!) – si legge più avanti – è tutta una serie di vicende emozionanti, di scoperte, di battaglie". Amico degli indiani, che lo chiamavano "il più grande viso pallido del mondo", Carson talvolta dovette anche combatterli. Nessuno mai riuscì a vincerlo e il suo nome è entrato nella leggenda. Per la verità l’inizio della prima avventura avviene in tono dimesso, con Kit Carson che si confida con il suo amico più stretto, il barbuto Zio Pam. "Ho intenzione di lasciare il West, che ne pensi Pam?". "Sciocchezze – è la secca replica – per un trapper come te non c’è posto migliore del West". Poi l’arrivo di un ragazzo inseguito dai banditi li riporta alla realtà, e i due diventano subito due eroi della Frontiera. Dicono poche parole (Dobbiamo pigliarlo con il lazo, prima che se la svigni in altra direzione), forse il linguaggio non è elegante – non manca neppure la classica battuta "Pendaglio da forca" – ma i gesti sono efficaci. Tutta la saga di Kit Carson e Zio Pam, che Albertarelli ha disegnato fino al numero 302, e che è stata ripresa poi da Walter Molino nel 1939, scorre su questi binari, con scene di grande effetto, inseguimenti, combattimenti, complotti, come avviene in qualsiasi storia del West. Ma Kit Carson è diverso da tutti gli altri eroi della Frontiera, con quei baffoni spioventi, i capelli bianchi, KitCarson-Bonellila schiena forse un po’ curva per il peso degli anni. Ma è un personaggio credibile, un cavaliere che combatte in difesa dei deboli, che non teme di affrontare pericoli più grandi, proprio come faceva don Chisciotte contro i mulini a vento. Nel 1948 Kit Carson sarebbe tornato di nuovo sulla scena, non più come protagonista, ma come fedele compagno di Tex Willer, in quella saga ultrasessantennale (la più longeva del fumetto italiano) creata dalla coppia Bonelli-Galleppini che hanno dato a Carson le stesse caratteristiche di quello originale. Se Tex è l’immagine del decisionismo e dell’impulsività, Kit Carson è quella della riflessione e della saggezza. Le sue parole sono spesso interpretate da Tex come parole di pessimismo, ma invece sono solo il frutto dell’esperienza. Insieme i due si completano, e forse è per questo che hanno vinto mille battaglie. (Carlo Scaringi).

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