Museo del fumetto: luci e ombre per le mostre 2012

Ha preso ufficialmente il via il programma 2012 del Museo del fumetto di Lucca. Ci sono sorprese piacevoli, e perfino qualche delusione. Se è vero che le esposizioni di quest'anno sono soprattutto centrate sulle celebrazioni degli anniversari di Dago, Diabolik e Martin Mystère, be', è altrettanto riscontrabile che i tre tributi procedono con un passo decisamente diverso l'uno dall'altro. Il percorso espositivo del Muf, anziché disegnare un crescendo, emozionalmente (e contenutisticamente) rappresenta piuttosto l'ordine inverso. La visita inizia infatti con la sezione dedicata a Dago. Le opere di Carlos Gomez – tutti originali che l'artista ha selezionato e spedito dall'Argentina e che si sommano alle tavole della storia ambientata a Lucca, già messe in mostra in più occasioni – sono capaci di esaltare il bianco e nero. Tutti originali che svelano l'abilità di Gomez. Che – vuoi per necessità, vuoi per istinto – è riuscito a disegnare alcune copertine dinamiche e dettagliate perfino su supporti improbabili come il residuo di una e-mail stampata. Si prosegue poi con la sezione dedicata a Diabolik. Gli appassionati non potranno certo restare indifferenti di fronte alle cento copertine originali selezionate dalla casa editrice Astorina. Peccato però per quei neon colorati che condizionano prepotentemente la fruizione delle tavole esposte nelle vecchie teche che appartengono al vecchio Muf. D'accordo, le mostre sono state allestite a basso costo. E questo appare evidente. Altrettanto evidente è il fastidio provocato dai neon multicolor, che impediscono la visione piena di alcune opere originali. Come ad esempio quella del numero uno, Il re del terrore. Un secondo piano è interamente dedicato al volume 'Diabolik visto da lontano', realizzato in occasione del suo quarantesimo compleanno. Peccato che le tavole di Baldazzini, Cavazzano, Giardino, Mastantuono, Mattotti, Milazzo Palumbo, Toppi e di tutti gli altri non siano proposti in originale. Si tratta solo di stampe. Che, di fatto, vanificano l'incanto di omaggi di così alto livello. Chiude il percorso il tributo a Martin Mystère. C'è spazio per il numero 100 a colori e per le copertine di Giancarlo Alesssandrini. Peccato che anche qua manchino gli originali. Nemmeno uno dei disegni in mostra è stato realizzato di pugno. Ecco perché le tre mostre, che saranno presto ampliate con nuove sezioni, dimostrano uno squilibrio di offerta: se Dago è imperdibile e Diabolik propone copertine storiche, Martin Mystère non si può che archiviare come 'tributo'. Un tributo forse evitabile. Fortunatamente sembra che il Museo possa presto ospitare una retrospettiva di Alessandrini. Ovviamente con disegni originali. Clicca qui per accedere alla galleria fotografica.

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