Barbarella, la più bella dello spazio

scan461All’inizio di aprile 1962, il giorno 2 per la precisione, il mensile V-Magazine pubblicava la prima puntata di un’originale storia fantascientifica, ideata e disegnata da Jean-Claude Forest (1930-1998). Il personaggio riscosse subito successo (cinque anni dopo, ottobre 1967, sarebbe arrivato su Linus) sia per i contenuti fiabeschi e fantasiosamente tecnologici, che per il disegno, vivace e curato, che proponeva un’eroina spaziale al centro di avventure al limite della morale, di mezzo secolo fa. In qualche modo Barbarella ha anticipato altri personaggi femminili, italiani soprattutto, come Valentina, Isabella, Satanik, ecc., che proponevano un nuovo ruolo della donna di carta, non più eterna fidanzata in attesa delle nozze. Barbarella, ha detto Forest, "è una donna finalmente libera, padrona delle sue azioni e del suo corpo", è insomma il segno di una ribellione che tuttavia nasce e si sviluppa in un ambiente insolito, al di fuori della Terra. Barbarella viaggia trascan462 i pianeti, combatte ovunque il male e offre agli uomini rapide visioni della sua fresca epidermide, che spunta da provvidenziali squarci nella tuta spaziale. Nel corso delle sue avventure finirà anche per amoreggiare con un robot pieno di difetti ("I miei slanci hanno qualcosa di meccanico" dice), ma la nostra eroina non ha nulla di torbido, di proibito, come altre sue compagne di quel periodo. Barbarella, col suo volto acerbo da bambina, ricorda Brigitte Bardot, celebre diva di quegli anni. "Il nome – disse una volta Forest – l’ho scelto pensando a una ragazza un po’ selvaggia, e quindi barbara, ma al tempo stesso gentile, da qui la scelta del diminuitivo, quasi un vezzeggiativo". Con il volto di B.B., allora moglie di Roger Vadim, Barbarella era destinata a divenire anche una star dello schermo, Ma quando il regista riuscì a fare il film, si era ormai sposato con Jane Fonda, e sarà lei l’eroina spaziale in una pellicola peraltro inferiore al fumetto. Nel film infatti il mondo fantastico dove Forest aveva collocato Barbarella – la città dei fiori giganti, la città medusa, l’ottocentesca Antar e la perversa Sogo, i pescecani alati e naturalmente tanti robot – ha perso molto del fascino originale. Resta solo Barbarella, eroina passata come una meteora nell’universo del fumetto, ma rimastavi il tempo sufficiente per venir ricordata per la sua bellezza, il suo coraggio, la sua passione e le sue avventure, così diverse da quelle di tanti altri eroi dell’immaginario. (Carlo Scaringi).

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