Ci vuol poco per essere razzisti

DennisRazzistaRecentemente è stata argomento di discussione in rete fra esperti di fumetto, una vignetta della serie Dennis the menace di Hank Ketcham del 13 maggio 1970 (che vedete qui accanto). L’evidenza del razzismo “ambientale” (al di là delle reali intenzioni dell’autore) sta anzitutto nella rappresentazione grafica del bimbo di colore, rappresentazione decisamente stereotipata secondo schemi ormai assolutamente riconoscibili come “istintivamente razzisti” da chiunque ci abbia riflettuto su almeno una volta nella vita (o da chiunque sia vittima di una qualunque forma di razzismo). Gli stessi schemi presenti davvero molti anni prima TintinCongoItalia20111(in un ambiente storico e culturale in cui il razzismo strisciante e manifesto era mostruosamente diffuso e radicato a livello generale e avrebbe dato i suoi tragici e terribili esiti pochi anni dopo) nelle storie del primo Tintin (disegni riconosciuti come “umanamente scorretti e riprovevoli” dallo stesso autore che, infatti, anni dopo provvide a cambiare un sacco di immagini nelle storie seguenti proprio per ovviare agli errori del passato e a farne ammenda). Ma nel caso di Dennis siamo già negli anni settanta del secolo scorso e le problematiche razziali, negli USA, erano già BlackSchulzstate affrontate con forza. Eppure… Da notare che, due anni prima, lo Schulz dei famosissimi Peanuts aveva, invece, usato una corretta e ben diversa presentazione grafica. Perché, allora, lo scivolone di Ketcham? Pigrizia grafica, forse, o pigrizia mentale nel riconoscere gli abituali perversi schemi stereotipati di cui sopra (che valgono nei confronti delle pelli di ogni colore e anche per molto altro ancora)? O che altro? Chissà. Gli esperti ne discutono. Noi, invece, possiamo riflettere sul concetto di rispetto, che ce n’è sempre bisogno e, a differenza del razzismo, non ci farà male.

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