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In un universo come quello disneyano, ricco di topi e paperi e altri animali che vogliono imitare gli uomini, c’è un solo animale che resta sempre se stesso, anzi neppure se ne lamenta, perché in fondo Topolino è un buon padrone, e basta una carezza per farlo scodinzolare e magari sorridere. Quest’animale ha la lingua penzoloni, le orecchie cascanti, una coda fina fina e due occhioni grandi così: si chiama Pluto e come tale ha debuttato nel 1931 nel cortometraggio “The Moose Hunt”. Il nome glielo ha dato il suo creatore, ovviamente Walt Disney, dopo che il simpatico cucciolone era apparso, nel 1930, in due brevi filmati, “The Chain Gang”, accanto a Topolino e senza nome, in un ruolo anonimo e marginale, e nel secondo “Picnic” dove si chiama Rover. Ma quando diventa Pluto, assume carattere e personalità e praticamente per l’intero decennio prima del conflitto sarà una presenza quasi fissa nella produzione disneyana, quasi sempre accanto a Mickey Mouse e Minnie, raramente insieme a Paperino. Floyd Gottfredson ha inserito Pluto in decine di storie a fumetti, cercando di dargli anche un ruolo importante. Ma la personalità del cagnolone si esprime meglio nei filmati, che permettono di dare ampio spazio a corse, combattimenti, inseguimenti, ecc. Pluto è comparso in oltre un centinaio di cortometraggi, quasi sempre accolto con divertimento e urla di gioia dai più piccoli. Nel 1941 il simpatico cane ricevette anche un premio Oscar per il film “Qua la zampa”, a differenza di Topolino che nel 1932 aiutò papà Disney a vincere la famosa statuetta per la creatività della sua produzione. Nello zoo disneyano c’è almeno un altro cagnone famoso, Pippo, creato nel 1932, e da allora impegnato a umanizzarsi, ma senza successo, perché per essere un vero cane per prima cosa bisogna essere felici di esserlo, come Pluto appunto, o come Snoopy. (Articolo di Carlo Scaringi).
Post di afNewsInfo - domenica 10 luglio 2011 - Carlo Scaringi - Commenti, in coda
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