I fumetti “neri” nascono con Fantax

Fantax1La Francia è stata la patria del romanzo d’appendice, a puntate, che i quotidiani collocavano a fondo pagina. Di solito erano storie di facile lettura, spesso a fosche tinte, con intrighi familiari e no, delitti, rapimenti e così via, quasi l’equivalente dei chilometrici sceneggiati televisivi di oggi. Arsenio Lupin, Rocambole e soprattutto Fantomas erano i protagonisti di maggior richiamo, e quindi era logico che quando qualcuno volle trasferire quel mondo, diciamo così, letterario nei fumetti, la scelta cadde subito su Fantomas, trasformato per l’occasione in Fantax. L’idea fu realizzata da due francesi, Pierre Mouchot (detto Chott, nato giusto un secolo fa, il 7 giugno 1911 e moto nel 1966) e Marcel Navarro (1922 – 2004) che il 15 luglio 1946 crearono, dopo un rodaggio nel mondo editoriale, la figura di Fantax, il tipico giustiziere in maschera, il volto coperto e una grande F sul torace, protagonista di imprese quasi sempre al limite della credibilità. Mouchot non era un gran disegnatore, spesso Fantaxoriginalepreferiva ispirarsi alle vignette di altri fumetti, per cui fu spesso accusato, non sempre ingiustamente, di plagio. Navarro era un giornalista dalla scrittura facile e creava storie ben congegnate, con intrecci verosimili e con personaggi ricorrenti, il che imprimeva alla serie un andamento seriale, utile per catturare i lettori. Nel 1948 l’editore Giovanni De Leo (che per un anno tra il 1945 e il ’46 aveva pubblicato Il Cow boy) importò Fantax in Italia, sperando di ottenere il successo. Ma i tempi non erano maturi per storie e personaggi così crudi, e spesso violenti, come Fantax e De Leo ebbe noie con moralisti e giudici (come era accaduto anche in Francia a Mouchot) per cui dopo una ventina di numeri Fantax lasciò il posto a un altro eroe, anch’esso in maschera, disegnato da Gallieno Ferri, praticamente al suo esordio. La collaborazione fra la coppia francese e De Leo sarebbe continuata ancora per qualche tempo, con due eroi diversi fra loro, Mouchotcome Big Bill le Casseur (il massacratore), giustiziere del West ovviamente mascherato, e Robin Hood, su cui è superfluo dire altro. Sono storie che oggi è facile definire banali, ben costruite ma anche prevedibili, senza nemmeno le novità che c’era in Fantax e neppure quella violenza. Robin Hood infatti era rappresentato come un bandito scanzonato e irriverente, ma qualcuno vi ravvisò i segni di una istigazione alla violenza e all’indisciplina, che valsero all’editore una condanna a tre mesi. Sfiduciato, De Leo interruppe anzitempo le collane e la collaborazione con Mouchot, vanificando un’iniziativa e dei personaggi senz’altro in anticipo sui tempi. Una quindicina di anni dopo Diabolik avrebbe rilanciato e dato dignità al fumetto “nero”, anche allora ostacolato e condannato dai soliti moralisti da strapazzo. (Articolo di Carlo Scaringi).

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