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Quando i fumetti insegnano la storia

Quando i fumetti insegnano la storia

scan041Negli anni Ottanta Enzo Biagi firmò una serie di grossi volumi, editi da Mondadori, nei quali raccontava a fumetti diverse pagine di storia, da quella dell’Italia alla seconda guerra mondiale, dagli Stati Uniti alla Russia, e così via. Erano dei veri “mattoni”, anche per le dimensioni, peraltro ben illustrati da alcuni tra i migliori disegnatori italiani. Ma avevano il difetto di essere freddi, didascalici, aridi, quasi una sequenza di volti e situazioni senza la suggestione del racconto. Molto meglio allora, seppure limitate a un momento storico ben definito, le collane che quasi nello stesso periodo proponevano le edizioni Dardo (“Eroica” e “Supereroica”) già realizzate da un editore inglese, con un abbondante apporto di disegnatori italiani. Il secondo conflitto mondiale era raccontato forse con eccessiva enfasi, e visto quasi sempre dalla parte dei vincitori, in un’involontaria esaltazione della guerra. Che era assente invece nelle storie di Ernie Pike, sceneggiate da German H. Oestereld, e disegnate spesso da Hugo Pratt. Ernie Pike era un inviato di guerra, ispirato alla figura di un vero giornalista, che raccontava il conflitto dalla parte di coloro che lo subivano, vittime civili o soldati al fronte, mettendo in rilievo gli aspetti drammatici e tragici invece di quelli eroici. Facendo un salto dal passato ai giorni nostri, si scopre che c’è un’esigenza sempre più scan042diffusa di scrivere e disegnare la storia, non tanto quella antica e lontana, ma quella dei nostri giorni, che non è ancora entrata nei manuali scolastici, praticamente fermi alla “grande guerra”, o poco più. Il risultato è che i giovani, non tutti ovviamente, sanno poco o nulla degli “anni di piombo”, delle guerre più o meno locali, dei “muri” che faticano a crollare e così via. Qualche coraggioso editore (Lizard-Rizzoli, il Becco Giallo, BD, ecc.) sta dando spazio a vari giovani autori, sceneggiatori e disegnatori, che raccontano in vere e proprie “graphic novels” di decine di tavole episodi del passato recente, da Chernobil al delitto Moro, dalla bomba alla stazione di Bologna (“Il treno” di Andrea Vivaldo e Andrea Laprovitera) a “Un delitto emiliano“ in cui Alberto Guarnieri ed Emilio Laguardia rievocano un misterioso caso maturato negli anni Settanta. C’è anche chi, come Tonino Pettinato, si è spinto indietro nei tempo per rileggere a modo suo, pur nel rispetto della storia, l’epopea di Garibaldi. Sono molti i personaggi e gli avvenimenti proposti da questi fumetti, utili sotto l’aspetto storico-cronachistico, che non sempre però riescono a coinvolgere il lettore. Molto migliori, nella loro semplicità, i due volumi (Storie d’Italia) proposti dal Giornalino. Senza retorica i molti autori (dallo sceneggiatore Francesco Artibani, passato dal mondo disneyano a quello del Risorgimento, ai vari disegnatori, Ivo Milazzo, Giorgio Cavazzano, Sergio Toppi e altri di eguale spessore) hanno raccontato i Borboni, la breccia di Porta Pia, le guerre, la Resistenza e altre storie di 150 anni da non dimenticare, malgrado tutto. Ci sono molte lacune in questi tentativi di scrivere la Storia a fumetti: manca per esempio il periodo del brigantaggio, che non era solo meridionale (il bandito Tiburzi era maremmano, il Passatore romagnolo, ecc., e le loro imprese avventurose meriterebbero di finire in un fumetto), e altri momenti, alcuni comunque presenti già in qualche collana delle edizioni Bonelli, come Volto Nascosto sulle vicende coloniali fine Ottocento, o Martin Mystère che qualche anno fa ha dedicato almeno una dozzina di episodi ai “mysteri italiani” che Alfredo Castelli ha scoperto navigando tra passato e presente. (Articolo di Carlo Scaringi).

English Francois Post di - sabato 7 maggio 2011 - Carlo Scaringi, Storia - Commenti, in coda
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