Vite…e voci da cartoni

Durante il festival Cartoons on the bay 2011 conclusosi oggi a Rapallo, tra le altre anteprime è stato possibile assistere alla proiezione di un ‘piccolo’ documentario indipendente dal titolo “Vita da cartoni”, agile excursus sulla storia del cinema d’animazione dalle origini ai giorni nostri attraverso tecniche, volti e personaggi del settore; ma anche un doveroso tributo al suo rapporto con il sonoro e la musica, ormai divenuti elementi imprescindibili per la riuscita di un buon ‘cartone animato’. Il film nella sua prima parte ripercorre l’evoluzione tecnologica ed espressiva dell’animazione tramite filmati e testimonianze di artisti storici quali Bruno “The Great” Bozzetto (che racconta come suo padre gli costruì la prima rudimentale ma efficacissima macchina da ripresa) e Marco Pagot (lo slancio utopico e vitale della giovinezza in fondo sta tutto nel sogno ostinato del draghetto Grisù: “farò il pompiere!”), ma abbiamo anche il piacere di rivedere i ‘fumetti in tivvù’, scrigno di tesori ‘made in Italy’ in cui si riconosce una precisa identità autoriale nostrana molto più di quanto non accada con molta della produzione odierna…nella seconda parte del documentario le voci e le canzoni prendono il sopravvento, e per chi era piccolo nei primi anni Settanta come sempre è difficile non lasciar la briglia sciolta ai ricordi risentendo la “voce” di Heidi, Francesca Guadagno, ma soprattutto il fervore con cui Franco Migliacci, autore della storica sigla tv, mette finalmente a posto gli spiritosoni che per anni hanno ironizzato sulle ‘visioni lisergiche’ della pastorella: è vero, le montagne possono ‘sorridere’ a chi le ama, e se un cane è in  grado di ‘dare la mano’ , una capretta avrà pure il diritto di salutarti, o no?! Questo apparente delirio soltanto per dire che ‘quelle’ sigle, quelle dei cartoni (tra cui i nuovi ‘anime’ giapponesi) e dei telefilm, erano realizzate da fior di musicisti in vena di sperimentazioni e dotati di grande rispetto verso il prodotto su cui lavoravano, e hanno contribuito non poco al loro successo (talvolta addirittuta sopravvivendogli!): il Galaxy Express di Leiji Matsumoto sarebbe stato la stessa cosa senza i mitici Oliver Onions? Maurizio ‘Sandokan’ De Angelis è tra coloro che hanno contribuito maggiormente al progetto, e Franco Fasano, autore negli anni ’90 di ‘remake’ di hits quali ‘Remì’, ammette di essersi trovato un pò in imbarazzo nel riprendere (peraltro con ottimi risultati) brani ormai entrati nell’immaginario e nel linguaggio comune di tante persone. Nel documentario purtroppo per motivi di tempo mancano ‘ensembles’ amatissimi come le ‘Mele Verdi’ o i ‘Cavalieri del Re’ ma si parlerà anche di loro nel libro che uscirà in cofanetto col dvd del film (ci sarà probabilmente anche un cd) prossimamente per Tunuè e Beat Records: il volume è scritto da Fabio Bartoli e si distacca in parte dal film pur mantenendone l’impostazione di fondo oltre a un paio di contributi a firma dell’autrice del documentario. Lei si chiama Elettra Dafne Infante , lavora da tempo nella regia con esperienze anche nel doppiaggio e già in una voce del Grande Dizionario della Canzone Italiana si era occupata di 115 sigle tv, da Johnny Bassotto a Capitan Harlock: con questo progetto nato due anni fa e realizzato caparbiamente col solo ausilio di un pugno di collaboratori entusiasti si propone di offrire “… un viaggio, il più possibile completo, sul mondo dell’animazione, ovvero tecnica, storia, arte ma anche sigle, doppiaggio, ma soprattutto vuole essere un viaggio visto con gli occhi del cuore e dei ricordi […]  – A proposito del contributo dei genitori già citato in altro modo per Bruno Bozzetto: “…nella bio che ho scritto su di loro per il libro parlo anche del papà di Nino e Toni Pagot, il nonno di Marco e Gi, e della sua straordinaria abilità e inventiva sia nel capire e incoraggiare l’indole dei figli, che nell’inventare nuovi modi per fare l’animazione lavorando alle macchine da presa di allora…quello che ci hanno trasmesso questi straordinari artisti è qualcosa di speciale […] rivedere alcuni di questi cartoni mi ha fatto sentire immediatamente gli odori e i sapori di quegli anni, come se li avessero in qualche modo custoditi e protetti dall’usura del tempo. Che poi in realtà, il loro più grande dono secondo me, è proprio questo.” Ovvero, il potere di farci aprire all’improvviso quello scrigno dimenticato che giace nel solaio della nostra memoria, riportandoci d’incanto a quel tempo “in cui tutto era buono”, o almeno cosi ci sembrava: un regalo davvero inestimabile. “Vita da cartoni” sarà in  concorso ai prossimi premi David di Donatello, ma al di là dell’esito finale si merita già un posto nella videoteca degli ‘innamorati’ dei buoni vecchi ‘cartoni animati’.

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