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Nel 1952 una parte dell’opinione pubblica francese (giornali e politici vari) scatenò una campagna di stampa contro i fumetti di Tarzan, accusati – citiamo alla rinfusa – di proporre un personaggio solitario, con carattere asociale, eccessivamente muscoloso e per di più neppure sposato religiosamente con Jane. Poi tempi cambiano e qualche anno dopo un autorevole settimanale come l’Express presentava in copertina un bellicoso Asterix, un eroe di carta che tuttavia aveva il merito di anticipare la “grandeur” gollista ed esaltare lo sciovinismo francese. Negli stessi anni in Italia i benpensanti cattolici e alcuni esponenti del PCI erano singolarmente uniti nella condanna, sia pure con motivazioni differenti, dei fumetti, difesi invece, in un’alleanza altrettanto insolita, da Gianni Rodari e Giovannino Guareschi. All’inizio degli anni Sessanta l’arrivo di Diabolik e altri eroi neri provocò altre condanne morali, analoghe a quelle di una parrocchia romana che insieme ai film vietati aveva stilato un elenco di fumetti “pericolosi”, da non leggere assolutamente, da Tex a Mandrake e via elencando. Anche gli Stati Uniti non furono indenni da questo virus distruttivo, e nel periodo a cavallo degli anni Cinquanta ci fu una vera caccia alle streghe che colpì non solo Hollywood e i registi più impegnati, ma anche il mondo dei fumetti, accusato di diffondere ideali di violenza e magari di immoralità, principalmente attraverso i comic-books che vendevano milioni di copie, lette quasi esclusivamente dai giovani. Le frecce degli accusatori colpirono principalmente i fumetti polizieschi e di avventura, quasi sempre piuttosto dozzinali, e magari violenti per l’epoca, assolvendo invece i personaggi bellicisti, da Steve Canyon a Johnny Hazard, ecc., accusati dagli italiani di essere strumenti di propaganda filoamericana (la guerra fredda era al suo culmine). Ovviamente c’erano negli Stati Uniti anche fumetti di qualità, conservatori o liberal, (Pogo, Li’l Abner, Little Orphan Annie o i Peanuts, ecc.) che spesso anche con ironia rappresentavano la realtà americana, come ci ricorda il ponderoso saggio di un docente della Columbia University, David Hajdu, “Maledetti fumetti”, pubblicato da Tunuè. E’ un viaggio nel tempo e nel malcostume di anni ormai lontani quando pregiudizi duri a morire rendevano difficile, un po’ in tutto il mondo, il cammino dei fumetti. (Articolo di Carlo Scaringi).
Post di afNewsInfo - lunedì 21 febbraio 2011 - Carlo Scaringi, Recensioni e Segnalazioni - Commenti, in coda
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