Dei, di Crippa e Tenderini

Nella moltitudine di proposte (generalmente di ottima fattura) del mercato franco-belga, è raro che un titolo riesca, in qualche modo, a spiccare per originalità e qualità. Il sottoscritto ritiene che ciò sia successo nel novembre 2010, per opera di due italiani: Alessandro Crippa ed Emanuele Tenderini. I due autori – già affermati in suolo italico e non – con la loro ultima fatica, Dei (Ankama), hanno dato una originale interpretazione di una serie di archetipi già ampiamente sviscerati, anche in chiave umoristica: la base di partenza sono… gli dei dell’Olimpo. La mente parte, quasi automaticamente, verso un’altra rivisitazione umoristica degli dei: la serie in due volumi Olimpo S.p.A., dell’atipico duo Cerami-Ziche. Le due opere sono tanto riuscite quanto differenti tra loro: l’approccio di Crippa e Tenderini è certamente più «adulto», per cominciare. La storia, ambientata a Nova Roma nel 4010 d.Z. (dopo Zeus), parte dalla figura classica degli dei olimpici antropomorfi, con gli stessi vizi e virtù degli uomini. L’originalità scatta già con il meccanismo di nascita e vita di un dio: tre regole fondamentali prevedono che questi nasca quando qualcuno crede in lui (1), abbia tanto più potere quanti più fedeli lo seguano (2), muoia quando rimane senza fedeli (3). Insomma, la divinità – inteso come “essere dei” – come l’audience televisivo! Proprio da questi presupposti nasce il diabolico piano di Zeus, che sta perdendo la propria leadership: eliminare, una ad una, le nuove religioni, grazie all’aiuto dei fidati Marte, Venere e Bacco. Anche se… (per proseguire, leggere il libro, please!) Da un punto di vista meramente narrativo, lo sceneggiatore riesce a ordire una trama in cui mescola, pagina dopo pagina, le carte, e riesce, come in abile gioco di prestigio, a far ritornare tutto al proprio posto. Cliffhanger intriganti e posizionati nei punti giusti, dotte referenze mostrate, laddove necessario. Tenderini ritorna a disegnare, e lo fa in maniera eccellente: con uno stile che strizza l’occhio ai videogiochi, alla BD classica (ça va sans dire) e alla sintesi della pubblicità, riesce a raccontare senza sbavature una storia che, si vede, è scritta apposta per lui. Cos’altro aggiungere? Nell’attesa che questo volume esca anche in italiano, il consiglio per chi capisce il francese è: da leggere, senza dubbio! Post scriptum: una ulteriore recensione è stata pubblicata su Mega (rivista/catalogo di Alastor) di questo mese, come segnalato qui e qui.