Bartezzaghi parla anche per i professionisti del fumetto

libridoI fumettisti si incontrano, anche con gli illustratori (ma non solo: anche coi traduttori e altri ancora, possibilmente), per affrontare poi con gli editori (ma non solo, probabilmente anche coi produttori e altri ancora, magari) tutte le “problematiche” complesse che lo sviluppo della tecnologia porta inesorabilmente a galla (quanto ti devi far pagare la tua opera, se ora questa viene stampata su carta, diffusa in digitale, modificata in formati i più diversi, magari infarcita di contenuti aggiuntivi – e chi li fa, tra l’altro, questi contenuti? – quali nuovi diritti devi tenere in considerazione, quante ulteriori competenze professionali devi inglobare nel tuo lavoro quotidiano e via così, in una lunga lista, Puffo redattorein parte ancora persino inesplorata dai pupazzettari e dai loro cugini…). Oggi Stefano Bartezzaghi su la Repubblica (click qui) affronta il tema del “librido”, o “libroide” e l’argomento, si faccia attenzione, è delicatissimo e fondamentale (ne avevamo già parlato diverse volte ben per tempo, qui su afNews), anche per il futuro delle professioni creative, non solo per gli editori (che già ci marciano alla grande, chi più, chi meno), ma proprio per tutti i creativi, che siano scrittori, sceneggiatori, disegnatori, illustratori, o informatici. Da leggere con cura per rifletterci su e agire, subito (poi non lamentatevi dicendo che non siete stati avvisati per tempo!), di conseguenza. “Devi pensare quadrimensionalmente!” diceva, grosso modo, il profossor Emmet L. Brown in Ritorno al Futuro… Quando il tuo committente ti chiederà fumetti in 3D, sarai capace di realizzarli con la stessa alta qualità e professionalità che ci mettevi nei tuoi fumetti “pensati bidimensionalmente”? Sarai capace di “pensare almeno tridimensionalmente”? La sfida non è più solo teorica, ormai.

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